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Suor Maria Agnese di San Carlo (Colombina Colombo) Cappuccina di Madre Rubatto

Testimoni

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Rovagnate, Lecco, 21 febbraio 1875 Alto Alegre, Brasile, 13 marzo 1901

Colombina Colombo, nativa di un piccolo paese agricolo nel Lecchese, partì diciannovenne per entrare tra le suore Terziarie Cappuccine di Loano (oggi denominate Suore Cappuccine di Madre Rubatto). Faceva parte del gruppo di sei religiose accompagnate dalla Madre fondatrice nella nuova missione di Alto Alegre, nel Nord-Est del Brasile. Nominata superiora del gruppo, si diede all’educazione delle bambine e delle ragazze indigene. Rimase uccisa nel massacro compiuto da indios di varie tribù il 13 marzo 1901, nel quale perirono anche tre sacerdoti Cappuccini, un fratello laico Cappuccino, tutte le sue consorelle e due Terziari francescani, oltre a più di 250 fedeli. I resti mortali di quelli che sono diventati noti come i “martiri di Alto Alegre” (ossia i Cappuccini, le suore e i due collaboratori laici) sono stati traslati nella nuova chiesa di Barra do Corda, costruita nel 1951, a cinquant’anni dal massacro.



Provenienza e vocazione
Colombina Colombo nacque a Rovagnate, in provincia di Lecco e diocesi di Milano, il 21 febbraio 1875. Lasciò il suo piccolo paese agricolo a diciannove anni, quando entrò tra le suore Terziarie Cappuccine di Loano.
Il suo parroco, commentando la sua partenza, la definì «il modello migliore delle giovani virtuose del paese». Vestì l’abito religioso a Genova il 9 luglio 1894 e assunse il nome di religione di suor Maria Agnese di San Carlo. Il 15 gennaio 1896 fu destinata alla missione di Montevideo dove, completato il noviziato canonico, emise, il 26 luglio 1896, la professione religiosa.

Inviata nella missione di Alto Alegre
Nello stesso anno era stata impiantata definitivamente la missione dei Frati Minori Cappuccini della Provincia lombarda in Alto Alegre, nel Nord-Est del Brasile. Per l’educazione delle bambine del luogo, i Cappuccini pensarono di chiedere l’apporto di una congregazione femminile; tuttavia ricevettero molti rifiuti, anche da congregazioni già ben avviate.
Nell’aprile 1898 il Ministro generale dell’Ordine, padre Bernardo da Andermatt, si rivolse a madre Maria Francesca di Gesù, al secolo Anna Maria Rubatto, la fondatrice (beatificata nel 1993) delle Terziarie Cappuccine di Loano. Lei aderì immediatamente alla proposta e accompagnò di persona sei suore, tutte molto giovani, scelte tra le componenti della comunità di Montevideo.

Un commiato fra le lacrime
Una consorella descrisse così la partenza del gruppo, avvenuta il 6 maggio 1899 da Montevideo: «Avevamo appena finito il pranzo – fatto più di lagrime che di cibo – quando sentimmo arrivare le vetture. All’annuncio del loro arrivo, la Madre disse: “Subito in cappella, figlie, a prendere la benedizione di nostro Signore”. Allora tutte fummo intorno: noi che restavamo si piangeva, mentre le partenti, genuflesse vicino a lei, piene di fervore, fecero di sé consacrazione a Gesù dicendo: “Buon Gesù, eccoci dinanzi a Voi. Voi sapete dove andiamo e perché andiamo. Piuttosto di vederci venir meno nella fede, nel nostro servizio o nel nostro amore, fate che ci massacrino o prendeteci con Voi nel modo che a Voi piace”».

L’arrivo in Alto Alegre
Le suore partirono in piroscafo alla volta di Rio de Janeiro, ma arrivarono alla missione di San Giuseppe della Provvidenza il 28 giugno 1899, dopo oltre un mese di viaggio per mare, in battello e infine a cavallo, attraverso la foresta, tra disagi e pericoli di ogni tipo. A loro si aggregò una postulante, che in seguito divenne novizia.
Il 30 giugno 1899, quindi appena due giorni dopo l’arrivo delle suore, fu inaugurato l’istituto femminile per le bambine e le ragazze indie, che venivano nutrite, tenute pulite e istruite dalle suore.

Vita in missione
Suor Agnese era stata scelta come superiora della comunità. Nelle sue lettere a madre Maria Francesca e alla superiora provinciale, suor Maria Annunziata, descrisse le gioie e le sofferenze della vita in missione.
Ad esempio, il 26 ottobre 1899 spiegò quale fosse la sorgente della felicità sua e delle consorelle, in una missiva per la superiora provinciale firmata a nome di tutte: «Noi formiamo la nostra felicità colle nostre care bambine, che già apprendono qualche cosa, ma il più di tutto mettiamo il nostro amore in Gesù. Oh se non fosse per Lui come faremo [faremmo] ad andare avanti?».
Non mancarono le sofferenze, come le continue malattie agli occhi delle consorelle e, dal febbraio 1900, l’epidemia di “sarampo” (una forma di rosolia), che decimò le bambine del collegio. La sua lettera alla fondatrice, del 28 febbraio 1900, contiene tutto il suo disagio: «Certo cara Madre che l’è un po’ dura vederle morire a duna a duna [ad una ad una], dopo tanti sacrifici che costano, ma si [se] è volontà di Dio si compia. [...] Madre sarà rumore del diavolo per disturbarci? Sarà prova o castigo?».

Uccisa nel massacro di Alto Alegre
Il 13 marzo 1901, verso le cinque del mattino, la missione di San Giuseppe della Provvidenza fu attaccata da un gruppo di indios armati. Primo a cadere fu padre Zaccaria da Malegno, mentre stava celebrando la Messa nella chiesetta della missione.
Secondo la testimonianza di una bambina di dieci anni, trovata dai soldati e riportata alla missione, riferita da Lupercinio Maranhão nella sua lettera del 16 luglio 1901 a madre Maria Francesca, suor Agnese era già morta mentre venivano uccisi contemporaneamente due consorelle e il superiore della missione, padre Rinaldo da Paullo.
Nella strage perirono quindi tre sacerdoti Cappuccini, un fratello laico Cappuccino, tutte e sette le suore Cappuccine (di cui una novizia) e due Terziari francescani, oltre a più di 250 fedeli, comprese quasi tutte le 44 bambine ospiti del collegio fondato dalle suore.

La memoria
I resti mortali di quelli che sono diventati noti come i “martiri di Alto Alegre” (ossia i Cappuccini, le suore e due collaboratori laici) sono stati traslati nella nuova chiesa di Barra do Corda costruita nel 1951, a cinquant’anni dal massacro.
A suor Agnese è stata dedicata una piazza di Rovagnate, che dal 2014, insieme a Perego, è parte del nuovo comune di La Valletta Brianza.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2017-09-17

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