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Sant' Antonio da Weert Sacerdote dei Frati Minori, martire

9 luglio

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Werten, Paesi Bassi, 1522 – Brielle, Paesi Bassi, 9 luglio 1572

Nel giugno 1572, un gruppo di calvinisti, i “Pezzenti del mare” o Gheusi, assediarono e conquistarono la cittadina di Gorcum (oggi Gorinchem), nei Paesi Bassi. Alcuni fedeli laici, il parroco e un gruppo di Frati Minori si rifugiarono nella rocca della città, ma anche la guarnigione che avrebbe dovuto difenderli venne sconfitta. Contrariamente a quanto promesso nelle trattative per la resa, vennero catturati undici Frati Minori, tre sacerdoti diocesani, un Canonico Regolare di Sant’Agostino e un sacerdote domenicano. Dal 26 giugno al 6 luglio rimasero incarcerati a Gorcum, poi vennero trasportati a Dordrecht. Di lì vennero condotti a Brielle, dove a essi vennero uniti altri tre sacerdoti diocesani. Sostennero lo scherno del popolo e disputarono più volte coi calvinisti, difendendo la Presenza Reale di Gesù nell’Eucaristia e il primato del Papa. Il 9 luglio 1572, benché Guglielmo d’Orange avesse ordinato di non toccare i prigionieri, vennero impiccati in diciannove; tre, invece, furono risparmiati perché rinnegarono la fede. Tra i Frati Minori era presente padre Antonio da Weert, del convento di Gorcum, impegnato nel predicare in difesa del cattolicesimo al fianco del confratello e compaesano padre Girolamo. Entrambi, con i loro compagni, furono beatificati da papa Clemente X il 24 novembre 1675 e canonizzati dal Beato Pio IX il 29 giugno 1867. I resti mortali dei diciannove martiri sono venerati nel santuario loro dedicato a Brielle, sorto sul luogo dell’impiccagione, e nella chiesa di san Nicola a Bruxelles. La loro memoria liturgica cade invece il 9 luglio, giorno della loro nascita al Cielo.

Martirologio Romano: A Brielle sulla Mosa in Olanda, passione dei santi martiri Nicola Pieck, sacerdote, e dieci compagni dell’Ordine dei Frati Minori e otto del clero diocesano o regolare, che per difendere dai calvinisti la dottrina della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia e l’autorità della Chiesa di Roma, patirono scherni e torture di vario genere, concludendo il loro martirio con l’impiccagione.


Antonio nacque nel 1522 nella piccola città di Werten nei Paesi Bassi, precisamente nella provincia del Limburgo, da famiglia benestante e cattolica.
Dotato d’ingegno vivace, di cuore generoso, di carattere espansivo, di spirito franco e magnanimo, chiese ed ottenne di far parte dell’Ordine dei Frati Minori. Dopo la vestizione, l’anno di noviziato, la professione religiosa e gli studi filosofici e teologici, venne consacrato sacerdote.
Insieme a padre Girolamo da Weert, nativo della sua stessa città, lavorò intensamente per predicare la parola di Dio. Svolse questo ministero non soltanto nelle chiese, ma anche sulle pubbliche piazze, lungo le strade, nelle borgate di campagna e nelle case private, passando di porta in porta, per fortificare nella fede, tanto minacciata dai calvinisti, i suoi concittadini.
Scopo  della sua predicazione era l’esposizione del Vangelo secondo gli insegnamenti della Chiesa cattolica e del Romano Pontefice. In uno dei suoi ultimi discorsi pronunciò queste solenni parole: «Fratelli miei, perseverate costanti nella preghiera insieme con Maria, la Madre di Gesù. Amate la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica, romana, che non ebbe mai tanto bisogno delle preghiere dei suoi figli come oggi. Siate vigilanti e rimanete saldi nella fede. La persecuzione si avvicina e sconvolgerà, e rovinerà e desolerà le nostre contrade».
Fu davvero profeta: nei Paesi Bassi la rivolta protestante, divenuta lotta nazionale contro gli Asburgo, scagliò i calvinisti contro i religiosi cattolici. Nel 1572, a Gorcum, i pirati detti Geusi del mare imprigionarono un domenicano, un agostiniano, quattro preti secolari e undici Frati Minori.
Durante la prigionia, furono seviziati in mille modi perché rinunciassero alla fede nell’Eucaristia e nel primato del Romano Pontefice; tutti rimasero saldi. In particolare padre Antonio, più volte torturato, sostenne i confratelli fino all’ultimo; sotto tortura, ringraziava il carnefice.
Il loro motto fu questa professione di fede, dettata loro da padre Nicola Pieck, Guardiano (ossia superiore) del convento dei Frati Minori Osservanti di Gorcum: «Il Papa è la pietra angolare, la roccia su cui è costruita la Chiesa di Cristo; staccarsi dal Papa è come staccarsi dalla Chiesa; rinunciare alla Chiesa è rinunciare a Gesù Cristo, di cui la Chiesa è sposa».
Una volta fu inviato loro in carcere un certo Jean Omal, già sacerdote cattolico e canonico della cattedrale di Liegi, poi calvinista, ma le sue parole non riuscirono a smuovere i prigionieri. Omal, pieno di furore, uscendo gridò: «Ebbene, vilissimi papisti, preparatevi alla più spietata e infame morte! Maledetti, vi pentirete della vostra ostinazione!».
Di lì a poco, infatti, Guglielmo de La Marck, conte di Lumley, comandante dei Gheusi, che già aveva assistito ad alcuni dei tentativi di far cedere i prigionieri, non solo non si attenne al decreto con cui il principe Guglielmo d’Orange impediva di far loro del male, anzi: dichiarò pubblicamente di voler disobbedire alle disposizioni, asserendo di voler vendicare la morte i calvinisti Horn ed Egmont, giustiziati dal Duca d’Alba come traditori.
Verso la mezzanotte fra l’8 e il 9 luglio, i prigionieri, in catene, vennero trascinati fuori città. Il luogo designato per l’esecuzione era un capanno nei pressi del convento agostiniano di Santa Elisabetta, usato come deposito di legna da ardere: lì si trovavano già due travi e una scala, ritenuti adatti per l’impiccagione.
Padre Antonio da Weert aveva circa cinquant’anni. Tre prigionieri, invece, furono risparmiati perché rinnegarono la fede. Insieme ai suoi compagni di martirio, venne canonizzato da Pio IX il 29 giugno 1867.


Autore:
Don Luca Roveda

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Aggiunto/modificato il 2021-07-29

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