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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera M > Beato Mino d’Altimanno Ugurgeri da Siena Condividi su Facebook

Beato Mino d’Altimanno Ugurgeri da Siena Francescano

Festa: 6 settembre

† Siena, Italia, 6 settembre, primi decenni del XIV sec.

Appartenente a una delle famiglie più illustri della Repubblica di Siena, gli Ugurgeri, Mino scelse di abbandonare i privilegi del rango nobiliare per vestire l'abito dei Frati Minori Conventuali nel convento di San Francesco a Siena. La sua esistenza si colloca in un periodo cruciale per la storia dell'ordine francescano e per la stessa Siena, città che viveva l'apogeo della sua potenza economica e culturale. La scelta di Mino di entrare in religione non fu un caso isolato, ma si inseriva in un più ampio movimento di nobili senesi che, influenzati dalla predicazione francescana e dal clima di rinnovamento spirituale, abbracciarono la vita religiosa. Le notizie biografiche giunte fino a noi sono frammentarie, filtrate principalmente attraverso cronache conventuali e documenti tardi. Ciò che emerge con chiarezza è la fama di santità di cui godette in vita, testimoniata dalla persistenza del suo culto dopo la morte, avvenuta il 6 settembre, data in cui la tradizione locale ne celebra la memoria. La sua figura si inserisce nel ricco panorama della santità francescana senese, che annovera nomi come San Bernardo Tolomei e il Beato Antonio Patrizi.

Etimologia: Mino deriva dal germanico Alamanno, che indica l'appartenenza alla popolazione degli Alemanni; significa uomo di tutti o tutto uomo.

Emblema: Abito francescano marrone, teschio, crocifisso, giglio.


Mino nacque a Siena nella potente famiglia Ugurgeri, che annoverava tra i suoi membri alcune delle personalità più influenti della vita politica e sociale della città. Gli Ugurgeri erano una delle casate che dominavano il panorama senese del Due-Trecento, con interessi che spaziavano dal commercio bancario alle cariche pubbliche.
Il padre, Altimanno (o Alamanno), dava il nome al figlio secondo l'uso del tempo. La scelta del nome Mino, diminutivo di Alamanno, collegava il giovane alla tradizione familiare e al tempo stesso alla storia delle popolazioni germaniche che avevano influenzato l'Italia medievale. Crescere in una famiglia del genere significava essere destinati a ricoprire ruoli di prestigio nella vita civile, seguire la carriera delle armi o del governo cittadino.
Tuttavia, la Siena del tempo era anche un crogiolo di fervore religioso. La città aveva accolto con entusiasmo la predicazione di San Francesco d'Assisi, e il convento francescano era diventato uno dei centri spirituali più importanti della Toscana. In questo ambiente, Mino maturò la vocazione religiosa.

L'ingresso nell'ordine francescano
La decisione di entrare nell'ordine dei Frati Minori Conventuali rappresentò una rottura radicale con le aspettative familiari e sociali. Per un giovane della sua condizione, significava rinunciare a potere, ricchezze e prospettive di carriera mondana per abbracciare una vita di povertà, obbedienza e preghiera.
Il convento di San Francesco a Siena, dove Mino vestì l'abito, era stato fondato nella prima metà del Duecento e costituiva un punto di riferimento spirituale per l'intera città. Qui il giovane nobile iniziò il suo percorso formativo, studiando le Sacre Scritture, la teologia e la regola francescana, sottoponendosi alla disciplina della vita conventuale.
La scelta di Mino non fu probabilmente vista di buon occhio dalla famiglia, che perdeva un membro destinato a importanti carriere. Tuttavia, col tempo, l'esempio del giovane frate potrebbe aver influenzato altri membri della casata, creando un legame speciale tra gli Ugurgeri e l'ordine francescano.

La vita conventuale e la fama di santità
Della vita di Mino nel convento sappiamo poco nei dettagli, ma le fonti concordano nel descriverlo come un religioso esemplare, dedito alla preghiera, allo studio e alle opere di carità. La sua formazione nobiliare non andò perduta, ma fu messa al servizio della comunità religiosa e della città.
Secondo le cronache, Mino si distinse per l'umiltà con cui viveva la sua condizione di frate, nonostante le origini aristocratiche. Non cercava privilegi o trattamenti di favore, ma anzi sembrava voler compensare con un maggiore rigore la sua precedente condizione sociale. Questa attitudine gli valse il rispetto e la stima dei confratelli.
La sua spiritualità si caratterizzava per una profonda devozione alla Passione di Cristo e per l'amore verso la povertà francescana. Non mancano le testimonianze che lo descrivono mentre si dedica all'assistenza dei poveri e dei malati, portando conforto non solo spirituale ma anche materiale a chi ne aveva bisogno.
In un'epoca in cui Siena era percorsa da tensioni politiche e sociali, la figura di Mino rappresentava un punto di riferimento spirituale. La sua appartenenza a una famiglia potente e al tempo stesso la sua scelta radicale di povertà evangelica lo rendevano un testimone credibile del messaggio francescano.

Gli ultimi anni e la morte
Mino morì il 6 settembre, probabilmente nei primi decenni del XIV secolo, nel convento dove aveva trascorso gran parte della sua esistenza. La data precisa dell'anno di morte non ci è giunta con certezza, ma il contesto storico e le fonti disponibili collocano l'evento nella prima metà del Trecento.
La morte del frate nobile non passò inosservata. Secondo le consuetudini del tempo, la fama di santità di cui aveva goduto in vita si consolidò dopo la morte, alimentando una devozione popolare che si manifestò presso la sua tomba. I confratelli iniziarono a tramandare la memoria delle sue virtù, e ben presto si parlò di grazie e favori celesti ottenuti per sua intercessione.
La sepoltura avvenne nella chiesa conventuale di San Francesco, in un luogo che divenne meta di preghiere e visite da parte dei devoti. Per secoli, la sua tomba rimase un punto di riferimento per i fedeli senesi che cercavano conforto spirituale o intercessione nelle difficoltà.

La famiglia Ugurgeri e il francescanesimo senese
La figura di Mino si inserisce in un contesto più ampio di adesione dell'aristocrazia senese all'ideale francescano. Gli Ugurgeri non furono l'unica famiglia nobile a dare all'ordine francescano membri destinati alla venerazione popolare. Questo fenomeno testimonia quanto profondamente la spiritualità francescana avesse penetrato tutti gli strati della società senese del tempo.
La scelta di Mino potrebbe aver ispirato altri membri della famiglia o aver rafforzato i legami tra gli Ugurgeri e il convento francescano, in un rapporto di reciproco sostegno spirituale e materiale che durò per generazioni.

Il culto
Il culto del Beato Mino si sviluppò spontaneamente dopo la morte, alimentato dalla fama di santità di cui aveva goduto in vita. Non risulta un processo formale di beatificazione, ma il culto fu riconosciuto per tradizione immemorabile, secondo la prassi medievale. La memoria liturgica fu fissata al 6 settembre, giorno della morte.

Le reliquie
In origine conservate nella chiesa di San Francesco a Siena, le reliquie del beato andarono disperse con le soppressioni napoleoniche e gli sconvolgimenti che interessarono i conventi italiani tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo. Oggi non resta traccia materiale della sua sepoltura.

Iconografia
Le rappresentazioni del Beato Mino sono rare. Quando presente, viene raffigurato con l'abito francescano marrone, spesso con attributi che richiamano la sua condizione nobiliare (come il giglio della purezza) e la meditazione sulla morte (teschio). Talvolta compare in atto di preghiera davanti al crocifisso.

Fonti documentarie
Le principali fonti sulla vita del beato sono costituite da cronache francescane del XVI-XVII secolo, in particolare gli Annales Minorum del Wadding, e da documenti dell'archivio conventuale di San Francesco a Siena, in gran parte perduti o dispersi.

Curiosità
- La famiglia Ugurgeri continuò a essere una delle più influenti di Siena anche dopo l'ingresso di Mino in convento, mantenendo per secoli stretti legami con l'ordine francescano.
- Il nome Mino era tipico della toponomastica e dell'onomastica senese medievale, derivante spesso da Alamanno o Germano, a testimonianza dei legami storici con le popolazioni longobarde e franche.
- Nel convento di San Francesco a Siena si conservava, fino alle soppressioni, una cappella dedicata al beato, dove i fedeli si recavano a pregare.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-08-20

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