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Beata Maria Angela (Martina) Olaizola Garagarza Vergine visitandina, martire

18 novembre

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Azpeitia, Spagna, 12 novembre 1893 - Madrid, Spagna, 18 novembre 1936

Martina Olaizola Garagarza nacque il 12 novembre 1893 ad Azpeitia presso Guipúzcoa, nei Paesi Baschi. Entrò nel Primo Monastero della Visitazione di Madrid nel 1918 col nome di suor Maria Angela e fece la professione religiosa il 15 agosto 1922. Era una sorella esterna addetta alla foresteria. In tutte le sue azioni amava passare inosservata. Insieme a sei consorelle rimase nel monastero anche nel periodo iniziale della guerra civile spagnola: con loro si traferì, in seguito, in uno scantinato vicino. Dopo cinque mesi, il 18 novembre 1936, le monache furono prelevate da una pattuglia di miliziani anarchici: vennero fucilate mentre, tenendosi per mano, scendevano dal camion che le aveva condotte fuori città. L’unica superstite, suor Maria Cecilia, venne uccisa cinque giorni dopo. Insieme a lei e alle proprie compagne di martirio, suor Maria Angela fu beatificata dal Papa san Giovanni Paolo II il 10 maggio 1998 a Roma. I suoi resti mortali sono venerati nella cappella del Santo Sepolcro dell’abbazia della Santa Croce al “Valle de los Caidos” di Madrid.

Martirologio Romano: Presso Madrid in Spagna, beate Maria del Rifugio (Maria Gabriella) Hinojosa y Naveros e cinque compagne, vergini dell’Ordine della Visitazione di Santa Maria e martiri, che, durante la persecuzione, benché chiuse in monastero, furono arrestate con l’inganno dai miliziani e andarono incontro a Cristo Sposo uccise a fucilate.


I primi anni
Martina Olaizola Garagarza nacque il 12 novembre 1893 ad Azpeitia presso Guipúzcoa, nei Paesi Baschi. Ricevette la Cresima il 26 luglio 1899. I suoi familiari e i suoi fratelli, sette oltre a lei, erano attenti lavoratori, severi con sé stessi ma gentili con gli altri e molto devoti.
Anche Martina dovette trovare presto lavoro, come donna di servizio presso una famiglia di compaesani. Quando uno dei membri si ammalò di tubercolosi e dovette essere portato a Bidania, andò con lui. Tuttavia, poiché i suoi parenti erano preoccupati che venisse contagiata, tornò a casa.

Alla Visitazione di Madrid
Nel 1918, venticinquenne, entrò nel Primo Monastero della Visitazione di Madrid, in calle Santa Engracia, e assunse il nome di suor Maria Angela. Non parlava quasi per nulla il castigliano, ma imparò presto. Il 15 agosto 1922 emise l’oblazione, ossia l’atto di consacrazione nell’Ordine visitandino previsto per le sorelle esterne, vale a dire quelle che potevano avere contatti fuori dalla clausura.
Alcuni anni dopo, dal monastero di Annecy, la “Santa Sorgente” della Visitazione, arrivò l’ordine che anche le sorelle esterne fossero ammesse alla professione perpetua. Così, anche suor Maria Angela poté professare i voti, il 18 febbraio 1934.
Amava il silenzio e il raccoglimento e provava un grande desiderio di passare inosservata. Di fatto si con¬servano solo tre sue lettere. Svolse i suoi servizi solo nella foresteria del convento. Le sue doti principali erano la laboriosità e la prudenza.
Quando cominciarono a manifestarsi disordini contro la Chiesa e i conventi, uno dei nipoti di suor Maria Angela, Justo, venne a farle visita, per invitarla a venire ad Azpeitia per qualche tempo. Lei rispose: «Il mio posto è qui; per il resto, si compia la volontà di Dio».

La diaspora e il ritorno
Nel 1931, dopo la proclamazione della Seconda Repubblica spagnola, iniziarono a verificarsi incendi di chiese e di edifici sacri, anche a Madrid. Le monache sapevano qualcosa di ciò che stava accadendo, anche se non nei minimi dettagli.
Quando anche il monastero era sul punto di essere dato alle fiamme, madre Maria Gabriella riunì la comunità, composta da ottantatré suore: diede l’ordine di indossare abiti secolari e di uscire a piccoli gruppi. Sarebbero state scortate da parenti e amici: chi di loro non avesse avuto nessuno che le potesse accogliere, poteva rifugiarsi dai familiari delle altre.
Il 21 maggio, dieci giorni dopo l’evacuazione forzata, le Visitandine poterono fare ritorno dalle case dov’erano disperse. Tuttavia, la situazione non sembrava tornare pacifica. Per questa ragione, dopo un tentativo andato a vuoto di essere ospitate dalle consorelle in Belgio e in Francia, le monache si trasferirono ad Oronoz in Navarra, dove rimasero fino al marzo 1932.

All’epoca della guerra civile
Nei primi mesi del 1936, poiché continuava a non esserci tranquillità, la comunità fuggì di nuovo a Oronoz. Tuttavia, non volendo lasciare completamente abbandonato il monastero, la nuova superiora, madre Leocadia Aparici, stabilì che sette suore rimanessero tra le sue mura. Raccomandò poi che restassero unite quanto più fosse stato possibile, senza separarsi l’una dall’altra.
Suor Maria Gabriella rimase come responsabile del gruppo composto da altre sei consorelle: suor Teresa Maria Cavestany Anduaga, suor Giuseppa Maria Barrera Izaguirre, suor Maria Agnese Zudaire Galdeano, suor Maria Angela Olaizola Garagarza, suor Maria Engrazia Lecuona Aramburu e suor Maria Cecilia Cendoya Araquistain.

La denuncia
Nei quattro mesi seguenti, le monache cercarono di condurre la loro vita ordinaria, prima in monastero, poi in un seminterrato preso in affitto come nascondiglio. Tuttavia, a metà agosto, l’andirivieni di suor Maria Angela e di suor Maria Engrazia, anche lei sorella esterna, cominciò a destare sospetti: una donna denunciò la presenza nel rifugio. Lo scantinato fu perquisito più volte, ma le religiose, anche se non fu trovato nulla che le potesse incolpare, sentivano che la loro fine era imminente.
A novembre, dopo cinque mesi di permanenza, suor Maria Gabriella comunicò alle altre che il portinaio offriva loro la possibilità di fuggire una per volta, a intervalli separati, verso rifugi sicuri. Tutte rinnovarono la scelta di restare unite. Quando possibile, ricevevano la Comunione o perché qualche sacerdote, di nascosto, veniva a celebrare la Messa, o perché veniva portata dalla sorella di suor Teresa Maria.

Il martirio
Il 17 novembre 1936, dopo la quarta perquisizione, i miliziani si congedarono con un saluto che sapeva di minaccia: «A domani!». Le monache trascorsero il giorno successivo pregando e digiunando, in preparazione alla morte.
La sera seguente, si presentò loro una pattuglia della FAI (Federazione Anarchica Iberica) per caricarle su un camion. Mentre uscivano in strada, tutte si fecero il segno della croce. Qualcuno tra la folla che si era radunata ammirava il loro coraggio, ma altri gridavano: «Dovrebbero fucilarle qui sul posto, perché facendo il segno della croce ci sfidano».
Dopo un breve tragitto, furono condotte fuori città. Scese dal mezzo, si presero per mano, a due a due, per farsi coraggio: furono subito abbattute con scariche di fucili. Suor Maria Gabriella teneva per mano la più giovane di esse, suor Maria Cecilia: appena lei fu caduta, però, l’altra monaca fuggì impaurita nella notte. In seguito, si consegnò ai miliziani e venne uccisa all’alba del 23 novembre 1936, davanti al muro del cimitero di Vallecas, fuori Madrid.

La causa di beatificazione
Il nulla osta per l’avvio della causa di beatificazione delle sette Visitandine di Madrid porta la data del 2 luglio 1985. L’inchiesta diocesana, avviata a Madrid il 29 ottobre 1985, si concluse il 26 aprile 1989 e ottenne la convalida degli atti il 6 dicembre 1991.
La “Positio super martyrio”, consegnata nel 1992, è stata esaminata dai Consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi il 4 ottobre 1996 e, il 3 giugno 1997, dai cardinali e dai vescovi membri della medesima Congregazione.
Il 7 luglio 1997, il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto con cui suor Maria Angela e compagne venivano dichiarate ufficialmente martiri. Lo stesso Pontefice le beatificò il 10 maggio 1998 a Roma, fissando la loro memoria liturgica al 18 novembre, giorno della nascita al Cielo di tutte, tranne che di suor Maria Cecilia.
I resti mortali di suor Maria Angela, suor Maria Cecilia e suor Giuseppa Maria riposano nella chiesa dell’abbazia della Santa Croce al “Valle de los Caidos” (diventato poi tempio della riconciliazione nazionale) di Madrid, precisamente nella cappella del Santo Sepolcro. Quelli di suor Maria Gabriella, suor Maria Agnese, suor Teresa Maria e suor Maria Engrazia, invece, sono venerati nella cripta del monastero di calle Santa Engracia.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2020-08-05

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