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Beato Lorenzo Palomino Villaescusa Sacerdote e martire

9 agosto

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Salobreņa, Spagna, 22 agosto 1867 - 9 agosto 1936

Lorenzo Palomino Villaescusa nacque a Salobreña il 26 agosto 1867. A ventuno anni entrò nel Seminario di San Cecilio a Granada e fu ordinato sacerdote il 9 marzo 1895. Trascorse quasi interamente il ministero nella sua città natale, salvo i primi mesi di sacerdozio ad Adra e un periodo di quindici anni come missionario in Argentina, precisamente a Córdoba, per assistere gli emigrati da Granada. I poveri, ogni volta che lo cercavano, trovavano in lui riparo e aiuto. All’alba del 19 luglio 1936 fu ricercato da alcuni miliziani: fuggì, ma tornò in paese qualche tempo dopo, perché gli fu detto che, se avesse pagato una multa, non gli sarebbe stato fatto del male. Invece, lo stesso giorno, fu arrestato nuovamente insieme al suo parroco, il quale ottenne la libertà per entrambi, ma don Lorenzo volle restare a Salobreña. Al mattino del 9 agosto venne portato via di casa. Prima di morire, supplicò che venisse risparmiato un suo cugino, padre di tre figli, con cui era stato arrestato: vennero invece uccisi entrambi. Sepolti in una fossa comune nel cimitero di Motril, furono successivamente riesumati, identificati e sepolti nel cimitero di Salobreña. Don Lorenzo fu incluso in un gruppo di sedici martiri della diocesi di Granada, beatificati nella cattedrale di Santa Maria dell’Incarnazione a Granada il 26 febbraio 2022, sotto il pontificato di papa Francesco.



Lorenzo Palomino Villaescusa nacque a Salobreña il 26 agosto 1867. La sua città costituiva una delle comunità cristiane più antiche della diocesi di Granada: nel Concilio di Elvira del 300 era stata rappresentata dal sacerdote Silvano.
A ventuno anni, nel 1888, entrò nel Seminario di San Cecilio, da poco trasferitosi in Plaza de Gracia dalla precedente sede, che sorgeva alla cattedrale di Granada.
A causa dell’età, avanzata secondo l’epoca, seguì solo i sei anni di Teologia, ma con voti eccezionali. Ricevette la tonsura il 24 febbraio 1893, passò rapidamente a tutti gli ordini minori e maggiori ricevendo il presbiterio il 9 marzo 1895, a ventisette anni.
Dopo alcuni mesi ad Adra come coadiutore, andò a Salobreña con la stessa posizione. Sette anni dopo, nel 1903, partì per l’Argentina: era un periodo in cui l’emigrazione spagnola e le rivolte dei lavoratori si facevano sempre più frequenti.
Fu assegnato come coadiutore alla parrocchia del Pilar, a Córdoba: assisteva gli emigrati da Granada, ma anche gli italiani e gli honduregni. Lavorò nella Villa Miseria, ossia nel quartiere povero della città, insegnando religione e cultura di base. Riuscì a integrarsi pienamente, benché quell’ambiente fosse ostile alla presenza dei sacerdoti.
I poveri, ogni volta che lo cercavano, trovavano in lui riparo e aiuto. A loro dava tutto quello che aveva e anche di più, sia riguardo al cibo sia al vestiario. Quella lunga esperienza, durata quindici anni, forgiò ulteriormente il suo carattere.
Tornato a Salobreña, fu di nuovo coadiutore lì, nonché incaricato di Lobres. La sensibilità verso i poveri non lo abbandonò: insieme a una delle sue sorelle, coltivava e distribuiva la canna da zucchero, le patate e il mais che crescevano nei campi ereditati da suo padre.
Tuttavia, proprio all’inizio della guerra civile spagnola e della persecuzione, fu tradito proprio da una delle persone che aiutava. Quando il 19 luglio 1936, all’alba, fu ricercato da alcuni miliziani, dovette assistere all’incendio della chiesa di Nostra Signora del Rosario, perché gli aggressori gli sottrassero la chiave; venne anche mutilata la venerata immagine del Cristo del Perdono.
Don Lorenzo fuggì attraverso un’altra porta e si rifugiò in una fattoria a Molvízar con un amico di famiglia. Fu informato che se fosse tornato a Salobreña non gli sarebbe successo nulla, com’era accaduto al parroco Antonio Morales Moreno.
Si presentò allora al Municipio, subì una multa di 500 pesetas e fu posto in libertà, ma lo stesso giorno venne arrestato di nuovo insieme al parroco. I due furono portati nella chiesa parrocchiale che era stata distrutta e costretti a scendere nella cripta del tempio, che in altri tempi serviva da sepolcreto: don Lorenzo rifiutò e fu minacciato di morte nella stessa sacrestia. Il parroco ottenne la libertà del coadiutore e la propria e andò a Malaga.
Invece don Lorenzo rimase a Salobreña, ma fu prelevato da casa la mattina presto del 9 agosto. Insieme a un suo cugino, padre di tre figli, venne portato allo zuccherificio. Prima di morire implorò: «Non uccidete mio cugino, che è padre di famiglia; uccidete me, che non ho obblighi» poi esclamò: «Che Dio abbia pietà di tutti noi». Quindi si scagliò contro il plotone di esecuzione, ordinando al cugino di scappare: un miliziano, però, gli sparò alle spalle.
Don Lorenzo non aveva ancora sessantanove anni; fu sepolto con il cugino in una fossa comune nel cimitero di Motril. I due cadaveri furono successivamente riesumati, identificati e sepolti nel cimitero di Salobreña.
Don Lorenzo fu inserito nella causa che comprendeva altri tredici sacerdoti e due giovani laici (uno era seminarista), tutti della diocesi di Granada, uccisi nel corso della persecuzione della guerra civile spagnola. La loro beatificazione si svolse nella cattedrale di Santa Maria dell’Incarnazione a Granada il 26 febbraio 2022, sotto il pontificato di papa Francesco.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2022-02-25

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