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Sant' Ottaviano Eremita

Festa: 2 settembre

Africa settentrionale, VI sec. - Volterra, VI sec.

Vissuto nel VI secolo, giunse dalle coste dell'Africa settentrionale insieme ai compagni Giusto e Clemente, fuggendo dalle persecuzioni anticristiane. Mentre i suoi compagni si impegnarono attivamente nella lotta contro l'eresia ariana e Giusto fu elevato alla cattedra vescovile di Volterra, Ottaviano scelse una via radicalmente diversa: il silenzio della foresta. Ritiratosi oltre il corso del fiume Era, condusse un'esistenza di estrema austerità, nutrendosi di erbe e acqua e dedicandosi alla preghiera continua presso il cavo di un antico olmo. La sua figura, seppur avvolta da un'agiografia tardiva, incarna l'ideale dell'anacoreta che rinuncia a ogni onore terreno per cercare Dio nella solitudine.

Patronato: Compatrono secondario della città di Volterra (dal 1761).

Etimologia: Derivato di Octavius, che significa 'l'ottavo' (riferito all'ottavo mese o all'ottavo figlio).

Emblema: Abito eremitico ruvido, barba e capelli bianchi lunghi, bastone da viandante.


Le notizie sulle origini di Ottaviano sono legate indissolubilmente a quelle dei santi Giusto e Clemente. La tradizione, tramandata dalla Vita redatta nell'XI secolo dal monaco Blinderanno, colloca la loro partenza dall'Africa settentrionale nel VI secolo. Il gruppo, composto da ecclesiastici e laici, abbandonò la propria terra a causa di violente persecuzioni anticristiane e delle scorrerie barbariche. La navigazione li condusse sulle coste della Toscana, in un territorio segnato dalla presenza dell'eresia ariana e dall'instabilità politica.

L'arrivo a Volterra e la scelta eremitica
Giunti a Volterra, i tre compagni si impegnarono immediatamente nella difesa della fede e della comunità locale. Mentre Giusto e Clemente assumevano un ruolo di guida attiva, con Giusto che sarebbe stato eletto vescovo della città, Ottaviano maturò una vocazione differente. Rifiutando ogni forma di riconoscimento pubblico, si ritirò in una fitta selva situata oltre il corso del fiume Era. Qui visse come anacoreta, esponendosi alle intemperie e cibandosi esclusivamente di erbe e acqua. La sua dimora divenne il cavo di un maestoso olmo, luogo di preghiera continua e di digiuno. Secondo la tradizione, la sua santità si manifestò attraverso prodigi che attirarono la devozione degli abitanti di Volterra, i quali iniziarono a cercarlo per ottenere consiglio e conforto spirituale.

La morte e il ritrovamento prodigioso
Dopo anni di vita eremitica, Ottaviano si spense nella sua foresta. Il racconto agiografico narra che il suo corpo fu ritrovato da un giovane cacciatore, guidato dal suo sparviero che si era posato proprio sui rami dell'olmo che ospitava il santo. Alla vista del cercatore, Ottaviano apparve con la barba e i capelli bianchi e lunghi, in una posizione che lasciava trasparire l'immagine di un uomo ancora intento alla preghiera. Il corpo fu inizialmente sepolto ai piedi dell'albero, per poi essere traslato in una cappella edificata in suo onore, diventando il nucleo di un crescente culto locale.

Il culto e le reliquie
La popolarità di Sant'Ottaviano a Volterra rimase costante nei secoli. Nel 1761 fu formalmente eletto compatrono della città, con solenni celebrazioni che ne ribadirono il ruolo di protettore. Durante le epidemie di peste, la Chiesa di Volterra invocò ripetutamente il suo intervento. Nel 1822, le sue reliquie furono traslate nella Cattedrale di Santa Maria Assunta. Il corpo dell'eremita è conservato in un'Arca marmorea realizzata nel 1522 dallo scultore Raffaele Cioli da Settignano, opera commissionata come ex voto al termine di una grave pestilenza. L'arca è affiancata da angeli cerifori scolpiti da Andrea Ferrucci. Un prezioso busto reliquiario in argento e rame dorato, attribuito ad Antonio del Pollaiolo, completa il corredo artistico delle sue spoglie.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Nel VI secolo i Santi Ottaviano, Giusto e Clemente, insieme a un gruppo di cristiani tra i quali alcuni ecclesiastici, abbandonarono l’Africa settentrionale a causa di una persecuzione anticristiana. I nostri tre approdarono sulle coste della Toscana e si diressero a Volterra, il cui territorio era soggetto all’eresia degli Ariani e alle scorrerie dei barbari. Si misero a combattere gli eretici e dopo qualche tempo Giusto fu eletto vescovo.
Ottaviano si ritirò invece in una fitta selva, oltre il corso del fiume Era, dove visse, digiunando e pregando, presso il cavo di un olmo. Visse da anacoreta, soggetto alle intemperie, cibandosi di erbe e di acqua. Faceva prodigi e acquisì fama presso i volterrani. Passarono gli anni, un giorno Ottaviano fu trovato morto da un giovane cacciatore, il cui sparviero si era posato sull’olmo dimora del Santo. Aveva barba e capelli bianchi e lunghi, sembrava che ancora pregasse. Il corpo fu sotterrato ai piedi dell’albero e venne edificata una cappella. Le vicende dei Santi Ottaviano, Giusto e Clemente furono narrate, nel secolo XI, dal monaco Blinderanno.
La popolarità e il culto di Ottaviano si mantennero in città costanti nei secoli e fu eletto compatrono, nel 1761, in particolare, ebbero luogo solenni celebrazioni. Nel 1822 le reliquie vennero portate nella cattedrale di S. Maria Assunta e al Santo fu intitolata la canonica. Nella Cappella di Sant'Ottaviano il corpo dell’Eremita è conservato in un’Arca eseguita nel 1522 da Raffaele Cioli da Settignano in segno di ringraziamento al termine di una pestilenza. Gli angeli cerifori, ai lati dell'arca, sono di Andrea Ferrucci. Ottaviano è raffigurato in un prezioso busto reliquiario in argento e rame dorato, attribuito ad Antonio del Pollaiolo. La Chiesa di Volterra, in tempi di particolare calamità ed epidemie, ha sempre invocato il Santo eremita. Numerose raffigurazioni iconografiche di Sant’Ottaviano lo presentano mentre abbraccia Volterra, affidandola alla Madonna.
La memoria non è ricordata dal Martirologio Romano, ma inserita nel calendario della diocesi di Volterra al 2 settembre, in quanto patrono secondario della città.

Preghiera a Sant'Ottaviano
O sant’Ottaviano, eremita e amico del Signore,
in questo tempo, mentre l’Italia e il mondo
sono minacciati da una grave epidemia,
la Città di Volterra si affida nuovamente a te,
per essere sostenuta sulla strada della fedeltà al vangelo,
della speranza, dell’amore fraterno e della santità.
La tua intercessione ci liberi da ogni male,
e da questo contagio.
Come, nei secoli passati,
hai protetto Volterra da pestilenze e malattie
proteggici in questi giorni difficili,
dona fiducia alle famiglie,
agli ammalati e a coloro che li assistono.
Sostieni la comunità cristiana
nel coraggioso annuncio del vangelo.
Il tuo esempio e la tua intercessione
ci doni la forza per essere veri discepoli
di Gesù Cristo nostro Signore. Amen.


Autore:
Daniele Bolognini

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Aggiunto/modificato il 2026-08-18

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