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Beato Pietro Aredio Labrouhe de Laborderie Sacerdote e martire

1 luglio

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Saint-Yrieix, Francia, 24 maggio 1756 - Rochefort, Francia, 1° luglio 1794

Pierre-Yrieix Labrouhe de Laborderie nacque a Saint-Yrieix, nel dipartimento francese dell’Alta Vienne, il 24 maggio 1756. Fu sacerdote della diocesi di Limoges e canonico di Clermont-Ferrand. Poiché si era rifiutato di prestare giuramento sulla Costituzione Civile del Clero, fu imprigionato nella nave, impropriamente detta pontone, «Les Deux Associés». Il mezzo avrebbe dovuto salpare verso la Guyana, ma non poté a causa dello scarso stato di conservazione e del blocco navale imposto dalla flotta inglese. Come altri sacerdoti prigionieri, anche lui rimase fedele a Dio e alla Chiesa, secondo i propositi che avevano assunto. Morì il 1° luglio 1794, ancora sulla nave, per una malattia, probabilmente tifo. Il suo corpo fu seppellito sull’isola di Aix. Fu beatificato dal Papa san Giovanni Paolo II il 1° ottobre 1995, compreso in un elenco di sessantaquattro sacerdoti e religiosi morti per la fede durante la prigionia nei pontoni di Rochefort.

Martirologio Romano: Nel braccio di mare antistante Rochefort sulla costa francese, beati Giovanni Battista Duverneuil, dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, e Pietro Aredio Labrouhe de Laborderie, canonico di Clermont-Ferrand, sacerdoti e martiri, che durante la rivoluzione francese, detenuti insieme in una galera a causa del loro sacerdozio, morirono consunti da malattia.


Tra i sacerdoti e i religiosi che, per essersi rifiutati di giurare sulla Costituzione Civile del Clero, furono destinati alla deportazione, c’era anche Pierre-Yrieix Labrouhe de Laborderie, nato a Saint-Yrieix, nel dipartimento francese dell’Alta Vienne, il 24 maggio 1756, sacerdote della diocesi di Limoges e canonico di Clermont-Ferrand.
La nave «Les Deux Associés», impropriamente detta pontone, avrebbe dovuto salpare per la Guyana, luogo dove i prigionieri avrebbero dovuto essere deportati, ma non poté: era fatiscente e non avrebbe comunque potuto partire, a causa del blocco navale imposto dalla flotta inglese.
Insieme ai suoi compagni di prigionia sulla nave, il sacerdote subì stenti di ogni genere, condizioni di vita miserevoli e maltrattamenti crudeli. Secondo la testimonianza di uno dei sopravvissuti, «Era pieno dello spirito e delle virtù del suo stato, che onorava costantemente mediante la purezza dei suoi costumi e una grande delicatezza di coscienza».
Pur avendo la proibizione di pregare ad alta voce e di parlare in latino, i sacerdoti e i religiosi continuarono, per quanto possibile, la loro vita di preghiera. Stilarono anche un elenco di nove propositi, alcuni dei quali sono riportati nel Proprio della Liturgia delle Ore dei Carmelitani Scalzi (alcuni membri di quell’Ordine erano sulla stessa nave):
«[I prigionieri di questa nave] non dovranno preoccuparsi con inutili inquietudini per la rimessa in libertà; ma dovranno approfittare del tempo di detenzione, meditando sugli anni passati, facendo santi propositi per il futuro, al fine di incontrare, nella schiavitù dei corpi, la libertà delle loro anime.
Nell’eventualità che Dio dovesse permettere di riottenere, totalmente o parzialmente, la libertà, per la quale sospira la natura, eviteranno di abbandonarsi al giubilo smisurato, quando ne giungesse la notizia. Conservando un animo sereno, mostreranno di aver patito, senza mormorare, la croce loro imposta e che sarebbero stati disposti a sopportarla più a lungo, con coraggio e come veri cristiani che non si lasciano abbattere dalle avversità.
Nel caso che venissero loro restituiti gli effetti personali, non mostreranno alcuna avidità nel reclamarli, ma manifesteranno con modestia e nuda verità quanto potranno richiedere, e riceveranno, senza lamentele, quanto verrà loro dato; faranno tutto ciò abituati, come dovrebbe essere, a disprezzare i beni della terra e ad accontentarsi del poco, sull’esempio degli apostoli.
Non soddisfaranno la curiosità di quanti potrebbero incontrare sulla propria strada, non risponderanno alle vuote domande sul loro passato, faranno intravedere che hanno sopportato pazientemente i propri patimenti, senza entrare in particolari e senza mostrare nessun risentimento verso coloro che ne sono stati gli autori e gli strumenti.
Conserveranno il silenzio più severo e assoluto circa i difetti dei fratelli e le debolezze in cui potrebbero essere caduti nella loro dolorosa situazione, circa il loro stato di salute e la durata della loro pena; conserveranno la stessa carità verso tutti quelli la cui opinione religiosa sia diversa dalla loro; eviteranno ogni sentimento di durezza o animosità, limitandosi al compatimento interiore e sforzandosi di condurli sul cammino della verità con la loro dolcezza e moderazione.
Non mostreranno nessuna afflizione per la perdita dei loro beni, nessuna fretta nel recuperarli, nessun risentimento contro coloro che ne possiedono».
Pierre-Yrieix Labrouhe de Laborderie morì il 1° luglio 1794, consumato dalla malattia, probabilmente tifo, che imperversava sulla nave. Venne sepolto sull’isola di Aix, dove venivano fatti sbarcare i moribondi.
Fu beatificato dal Papa san Giovanni Paolo II il 1° ottobre 1995, compreso in un elenco di sessantaquattro sacerdoti e religiosi, i soli, fra quanti erano deceduti nei pontoni di Rochefort, di cui si era potuta reperire sufficiente documentazione.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2020-08-05

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