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Mons. Salvatore Colombo Vescovo

Testimoni

Carate Brianza, Monza e Brianza, 22 ottobre 1922 - Mogadiscio, Somali, 9 luglio 1989


La figura del vescovo Salvatore Colombo, assassinato a Mogadiscio, in Somalia, 32 anni fa, sta per uscire dall’oblio in cui è rimasta immersa per oltre trent’anni.
I frati minori, Ordine cui apparteneva Colombo, hanno deciso di promuovere la causa di beatificazione del presule, nato a Carate Brianza il 22 ottobre 1922 e morto da martire il 9 luglio 1989 in terra somala, nell’adempimento della sua missione di pace e di evangelizzazione.
Anni fa un giovane frate, padre Massimiliano Taroni, tra i primi a raccogliere il vescovo agonizzante sul sagrato della Cattedrale di Mogadiscio dopo l’agguato, aveva provato a sollecitare l’avvio del procedimento canonico, senza però riuscire ad andare oltre qualche tiepido “vedremo”. Ma nel 2017, partendo proprio dalla testimonianza di padre Taroni, alcuni articoli di Avvenire hanno ricostruito la vicenda di Colombo, provando anche a gettare un po’ di luce sulle ragioni che potrebbero aver innescato il delitto, tuttora insoluto. E qualcosa si è finalmente mosso. I frati minori hanno compreso che era arrivato il momento di rendere giustizia alla memoria di un confratello che aveva pagato con la vita i suoi 42 anni di impegno a favore del popolo somalo. Così, nel giugno scorso, padre Claudio Bratti, vice postulatore della Provincia del Nord Italia, ha ricevuto l’incarico di iniziare a raccogliere testimonianze e documenti da presentare per l’inizio della causa. In pochi mesi, pur rallentato dalle difficoltà della pandemia, padre Bratti ha messo insieme una discreta mole di materiale. «Siamo ancora nella cosiddetta fase investigativa – spiega ad Avvenire – ma direi che siamo a buon punto. Il postulatore dell’arcidiocesi di Milano, monsignor Ennio Apeciti, mi ha mosso alcune osservazioni che ritengo superabili, ma ha dato parere positivo. Possiamo andare avanti. Non è facile, perché molti testimoni sono scomparsi. Ne abbiamo trovati 9 dei 20 richiesti. Ma entro un anno o poco più dovremmo essere in grado di affrontare il processo».
Nella sua ricerca padre Bratti è entrato in possesso del memoriale di padre Venanzio Tresoldi, all’epoca superiore dei frati minori in Somalia. Nel diario il religioso si interroga sul possibile movente del delitto, individuando sostanzialmente due piste. In primis quella legata alle tensioni politiche somale, provocate dalle frizioni tra il regime di Siad Barre e gli oppositori, che poi fecero deflagrare la guerra civile. Il vescovo Colombo stava mediando tra le due fazioni, nello sforzo di mantenere la pace. Quindi era un ostacolo per chi soffiava sul fuoco di uno scontro foriero di un’instabilità che perdura ancora oggi.


Autore:
Marco Birolini


Fonte:
Avvenire

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Aggiunto/modificato il 2021-02-07

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