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San Manetto dell'Antella Sacerdote e fondatore

20 agosto

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20 agosto 1268

Priore Generale dell’Ordine dei Servi di Maria, fu uomo di grandi capacità organizzative e direttive, tanto che si attribuiscono a lui le prime fondazioni in terra di Francia. Fu lui ad accogliere Arrigo di Baldovino, primo di quella schiera di laici che si aggregò all’Ordine dei Servi. La tradizione pone il giorno della sua morte il 20 agosto 1268. Benedetto XIII il 30 luglio 1725 confermò il suo culto, poi Leone XIII lo ha canonizzato insieme agli altri 6 Fondatori il 15 gennaio 1888. L’ultima edizione del Martirologio Romano prima del Concilio Vaticano II ricordava San Manetto Confessore al 20 agosto. Oggi la festa comune dei Sette Fondatori è al 17 febbraio nella forma ordinaria del rito romano ed il 12 dello stesso mese nella forma extraordinaria.



Nato agli inizi del XIII secolo, presumibilmente a Firenze, il suo nome si trova incluso nella lista dei sette beati fiorentini fondatori dell'Ordine dei servi di s. Maria canonizzati da Leone XIII con la bolla Inter Apostolicis muneris del 15 gennaio 1888.
I suoi dati biografici, fissati dalla seconda metà del secolo XV e ripresi nella storiografia successiva, furono riassunti nel 1618 da Giani nel primo volume dei suoi Annales e riprodotti, con l'aggiunta del cognome Dell'Antella, nella seconda edizione dell'opera a cura di Garbi. Secondo gli Annales Manetto era sacerdote nel 1245 e intervenne in quello stesso anno al primo concilio di Lione; fondatore nel 1252 del convento di S. Maria dei Servi di Bologna, fu primo provinciale di Toscana nel 1260.
Stando alla documentazione archivistica e letteraria, si può accertare che il nome di Manetto compare, come ultimo nella prima lista di diciannove frati detti "servi di santa Maria" che, con il priore del monte Senario "frater Filiolus" (fra Bonfiglio), s'impegnarono nel convento di Cafaggio di Firenze, il 7 ottobre 1251, a non possedere alcun bene immobile neppure in comune, mentre risulta terzo nel successivo elenco di ventuno frati che il 5 settembre 1257 costituirono, con il generale Iacopo da Siena, il capitolo generale dell'Ordine in cui si decise una svolta in senso apostolico-mendicante. È dunque tra i frati della prima generazione, partecipe degli sviluppi intercorsi nel primo decennio.
Ricompare, quale primo priore di Lucca, testimone il 1 febbraio 1264 in un atto di vendita effettuato da fiorentini guelfi esuli in quella città a favore dei frati di Firenze (cfr. Dal Pino, 1972, pp. 1028 s.) e non lo è più nel settembre-ottobre di quell'anno; deve essere in seguito passato a reggere il convento di Cafaggio dove risulta priore in una vendita ai frati fatta in ottobre 1265 da Arrigo (Enrico) di Baldovino, uomo di penitenza e intimo dei fondatori dell'Ordine. In quel momento era stato eletto (probabilmente il 24 maggio, festa di Pentecoste), senza abbandonare però la titolarità conventuale, priore generale, come risulta da una lettera inviata ai frati a nome di Clemente IV, il 29 di quel mese, dal cardinale Rodolfo Grosparmi; nella lettera, attestate le dimissioni del predecessore e l'elezione di Manetto, era confermata la norma contenuta nell'epistola pontificia Inducunt nos relativa al diritto dell'Ordine a tenere un proprio capitolo, concessa il 23 luglio 1263 da Urbano IV e reiterata dal nuovo papa l'8 giugno del 1265.
La Legenda de origine Ordinis, nella parte redazionale posteriore al 1317, presenta Manetto al momento della sua elezione con queste parole: "pulcer aspectu et delicatae naturae" (n. 61), quasi a volerne spiegare le dimissioni due anni dopo e senza accennare alla sua appartenenza al gruppo dei fondatori.
Durante il primo anno di generalato, inoltre, si manifestarono, dopo la prima del 18 maggio 1265, ripetute testimonianze della presenza dei servi a Bologna, la prima oltre l'Appennino. Il 4 dicembre fu emanata una lettera d'indulgenza di Clemente IV per i frati di quella città che stavano edificando de novo la loro chiesa, nonché una lettera papale indirizzata il 21 di quello stesso mese a Manetto e ai frati circa la potestà coattiva nei confronti degli "apostati" dell'Ordine.
Il secondo anno di governo sarebbe dovuto iniziare con la conferma di Manetto per la Pentecoste, ma è probabile che il capitolo generale sia stato procrastinato per l'incerta situazione successiva alla sconfitta e morte di re Manfredi a Benevento il 26 febbraio 1266. È comunque certo che Manetto fu riconfermato in carica poiché in tale veste compare il 25 febbraio 1267, in occasione della concessione ai frati di Bologna da parte del cardinale legato Simone Paltanieri di avere nel loro oratorio, in attesa di una struttura più attinente, un altare "viatico" (Chartularium, p. 295).
Manetto si dimise da priore generale nel capitolo tenuto probabilmente per la Pentecoste, il 5 giugno 1267, dove fu sostituito da Filippo Benizi da Firenze, e morì forse nell'agosto del 1268.
Manetto condivise con gli altri fondatori espressioni di culto e iconografia e ne godette anche di proprie. Le raffigurazioni cumulative, moltiplicatesi a partire dalla loro beatificazione (Alessio Falconieri nel 1717, i restanti sei nel 1725) e presenti presto in tutte le chiese dell'Ordine, fino a quella per monte Senario di Pietro Annigoni del 1985, rappresentano nella maggior parte l'apparizione della Madonna ai fondatori.
Singolarmente Manetto, già rappresentato con teschio meditativo in uno dei nielli posti a ornamento della preziosa coperta del Mare magnum omnium privilegiorum concesso ai servi da Innocenzo VIII nel 1487, diede il suo nome a una delle grotte di penitenza presenti sui fianchi del monte Senario. Le sue storie furono effigiate nella cappella della Natività di Maria alla Ss. Annunziata di Firenze fatta abbellire da Donato di Bartolomeo Dell'Antella nel 1602, e particolarmente nell'altra a lui dedicata, edificata nel 1726-27, nel retro della chiesa di monte Senario, a seguito di un cospicuo lascito testamentario di Donato di Nicolò Dell'Antella del 6 gennaio 1666, nel quadro di una committenza tesa ad accogliere la figura di Manetto all'interno della propria identità familiare.


Autore:
Franco Andrea Dal Pino


Fonte:
www.treccani.it

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Aggiunto/modificato il 2021-02-25

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