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Beata Maria Sapientia (Lucia Emmanuela) Heymann Martire

24 marzo

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Lubiesz, Polonia, 19 aprile 1875 - Nysa, Polonia, 24 marzo 1945

Lucia (o Łucja, in polacco) Emmanuela Heymann nacque il, presso Wałcz, nella Polonia nord-occidentale. A diciannove anni domandò di entrare nella congregazione delle Suore di Santa Elisabetta; il suo nuovo nome fu suor Maria Sapientia. Emise i voti perpetui il 2 luglio 1906. Dopo un periodo ad Amburgo, dove si specializzò come infermiera, nel 1927 venne inviata a Nysa, dove la sua congregazione aveva numerose opere: precisamente, la sua destinazione fu Santa Elisabetta, casa di riposo per suore anziane e malate. Nel corso della seconda guerra mondiale, anche a Nysa arrivarono le notizie relative a quanto accaduto in altri conventi: molte Suore di Santa Elisabetta avevano perso le loro case, erano state violentate, uccise o entrambe le cose. Le suore anziane moltiplicavano le loro preghiere, mentre suor Maria Sapientia le confortava come poteva. Il 24 marzo i soldati irruppero nella casa di Santa Elisabetta, ordinando alle suore di radunarsi nel refettorio, ma non considerando, per i loro scopi, quelle inferme. Un soldato aggredì, invece, una suora giovane: suor Maria Sapientia, che aveva assistito terrorizzata alla scena, si fece avanti supplicandolo di lasciarla, ma venne uccisa con un colpo di pistola. Insieme ad altre nove Suore di Santa Elisabetta, vittime della violenza e della persecuzione da parte dei soldati, fu beatificata l’11 giugno 2022 nella cattedrale di San Giovanni Battista a Breslavia, sotto il pontificato di papa Francesco. La memoria liturgica delle dieci suore ricorre l’11 maggio, giorno della nascita al Cielo della religiosa scelta a capo del gruppo, suor Maria Paschalis Jahn.



Lucia (o Łucja, in polacco) Emmanuela Heymann nacque il 19 aprile 1875 a Lubiesz, presso Wałcz, nella Polonia nord-occidentale, figlia di Jakub, contadino, e Apollonia, casalinga. In tutto ebbero dieci figli; la madre morì dando alla luce l’ultimo nato, quando  Łucja aveva dieci anni.
A diciannove, domandò di entrare nella congregazione delle Suore di Santa Elisabetta; il suo nuovo nome fu suor Maria Sapientia. Emise i voti perpetui il 2 luglio 1906. Dopo un periodo ad Amburgo, dove si specializzò come infermiera, nel 1927 venne inviata a Nysa, dove la sua congregazione aveva numerose opere: precisamente, la sua destinazione fu Santa Elisabetta, casa di riposo per suore anziane e malate.
Aveva un tatto particolare, nel vero senso della parola, con i malati: riconosceva, per esperienza, che toccarli stimolava in loro l’attaccamento alla vita. Anche con le suore defunte esercitava il tatto in modo delicato, sfiorando i loro corpi mentre li preparava per la sepoltura. Questa sua caratteristica si acuì mentre diventava sempre più anziana.
Nel corso della seconda guerra mondiale, anche a Nysa arrivarono le notizie relative a quanto accaduto in altri conventi: molte Suore di Santa Elisabetta avevano perso le loro case, erano state violentate, uccise o entrambe le cose. Il 22 marzo 1945, la superiora, suor Maria Arcadia Kroll, aveva chiesto alle giovani suore di andare via. Le suore anziane moltiplicavano le loro preghiere, mentre suor Maria Sapientia le confortava come poteva.
L’Armata Rossa arrivò a Nysa tra il 23 e il 24 marzo 1945. Anche lì, le suore vennero catturate, specie quando dovevano uscire dai conventi per andare a curare i malati a domicilio. Suor Maria Sapientia, nella sua lunga vita, aveva già assistito a scene simili, durante la prima guerra mondiale.
I soldati giunsero nella casa di Santa Elisabetta il 24. La loro irruzione fu tanto repentina che i testimoni dell’accaduto, successivamente, poterono offrire solo testimonianze frammentarie. Da quel che è stato possibile ricostruire, risulta che le suore ricevettero l’ordine di riunirsi nel refettorio, situato nel seminterrato; portarono lì anche le consorelle inferme, che gli aggressori non considerarono per i loro scopi.
Un soldato, a un certo punto, scorse una giovane suora, della quale non è stato tramandato il nome, seduta accanto al forno. L’afferrò per portarla con sé, ma quella gli resistette, chiedendo aiuto. Mentre gli altri soldati deridevano il compagno, incapace di tenere testa a una donna, perdipiù religiosa, suor Maria Sapientia assisteva spaventata.
Raccolse tutto il suo coraggio e si avvicinò al soldato, supplicandolo di smetterla. Dopo qualche attimo di esitazione, lui estrasse la pistola e sparò. Suor Maria Sapientia morì sul colpo; le mancava quasi un mese per compiere settant’anni.
Nello stesso giorno, in altre case di Nysa della medesima congregazione, furono uccise altre suore. I loro corpi e quello di suor Maria Sapientia vennero sepolti nel giardino della casa di Santa Elisabetta, ma negli anni ’60 del 1900 quella porzione di terreno venne espropriata, per costruirvi sopra una fabbrica di automobili. A quel punto le suore, nottetempo e all’insaputa delle autorità comuniste, traslarono i resti in una tomba comune, nello stesso giardino, dove trovarono sepoltura anche cinque laici.
Suor Maria Sapientia e altre nove Suore di Santa Elisabetta, vittime della violenza e della persecuzione da parte dei soldati, per la fama di martirio e di segni che da sempre le aveva circondate, furono beatificate nella cattedrale di San Giovanni Battista a Breslavia l’11 giugno 2022, nella Messa presieduta dal cardinal Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, come inviato di papa Francesco.
La loro memoria liturgica ricorre l’11 maggio, giorno della nascita al Cielo della religiosa scelta come capo del gruppo, suor Maria Paschalis Jahn.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2021-06-21

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