Il nome di Gwenfrewi, patrona del Galles, appare piú spesso nella forma inglese Winifred o Winifrid; un'altra forma è Guineura. Non c'è alcuna testimonianza della santità e neppure dell'esistenza di Gwenfrewi anteriore a due Vitae del sec. XII, cioè cinque secoli dopo l'epoca presunta della santa. La cosiddetta Vita prima fu scritta probabilmente da un monaco di Basingwerk intorno all'anno 1200; la secunda, che invece è la piú lunga e piú antica, è opera di Roberto, priore di Shrewshury intorno all'anno 1139. Il nome di Gwenfrewi non appare, d'altra parte, prima del sec. XIII nei Calendari gallesi. Dalle due Vitae la storia di Gwenfrewi risulta abbastanza interessante; suo padre era Teuyth, figlio di Eylud, il quale visse nel Tegeingl (Flintshíre) e fu valoroso soldato e comandante sotto re Eliuth. Madre di Gwenfrewi era Gweolo, figlia di Bugi e sorella di s. Beuno (v.). Teuvth dette a s. Beuno della terra a Svchnant, ove questi costruí una chiesetta. In cambio s. Beuno divenne il maestro spirituale di Gwenfrewi, figlia unica di Teuyth. Una domenica, era il 22 giugno, i genitori di Gwenfrewi la lasciarono sola in casa per andare alla Messa. Disgraziatamente Caradog di Hawarden, figlio del re Alauc, che era andato a caccia ed era assetato, venne alla casa di Teuvth a cercare acqua. Quando comprese che Gwenfrewi era sola le fece proposte sconvenienti; benché allarmata, Gwenfrewi saggiamente disse di volersi ritirare in un'altra camera per indossare il suo abito migliore, e scappò, andando a Sychnant a chiamare in aiuto s. Benno. Adirato, Caradog la inseguí a cavallo e, raggiuntala davanti alla chiesa, l e tagliò la testa. Nel punto in cui cadde la testa scaturí una sorgente, chiamata poi Holvwell. Quando lo zio s. Beuno giunse. rimise la testa di Gwenfrewi al suo posto e, come fu detto, solo una cicatrice, come una linea bianca, rimase attorno al collo della santa, quindi maledisse Der la sua perfidia Caradog, che morí in una maniera orribile. Vi sono diversi resoconti contrastanti su quello che accadde a Gwenfrewi dopo la sua meravigliosa guari gione. La Vita prima afferma che Gwenfrewi si recò a Roma, ma ne tornò per presenziare ad un concilio di monaci e eremiti britannici sulla riunione degli eremiti in conventi. La Vita seconda, invece, narra che s. Beuno lasciò Holywell per Clynnog, nel regno di re Cadvallon, figlio di Cadfan, intorno al 630. mentre, probabilmente, Gwenfrewi vi rimase dopo la sua partenza per sette o otto anni, fondando un convento per vergini. Si dice pure che trascorse un periodo di tempo a Bodfari con s. Deifer (v.), che la mandò a Henllan da s. Sadwrn (v.), che a sua volta la mandò a Gwytherin da s. Elerio (v.) il quale mise Gwenfrewi nel vicino convento di sua madre, Theonia. Gwenfrewi succedette a Theonia come superiora di undici vergini. e morí a Gwytherin il 2 o 3 novembre, circa quindici anni dopo la sua decapitazione (650?). Fu sepolta da s. Elerio. La sorgente di Holywell, ora molto impoverita da scavi vicini, è stata sempre nota per il volume dell'acqua che vi scaturiva ed è la piú famosa fonte sacra delle isole britanniche continuando ad attrarre molti pellegrini, che vi si curano con risultati positivi confermati dalle autorità mediche. Altre fonti dedicate a Gwenfrewi si trovano a Woolston (Shropshire) e ad Oxford (Holywell). Le reliquie di Gwenfrewi furono translate con grande solennità nell'abbazia di Shrewsbury nel 1138, come riferisce la Vita secunda scritta da Roberto priore di Shrewsbury, nel 1139 o 1140. Nel 1398 l'arcivescovo Arundel di Canterbury ordinò che si celebrasse la festa di Gwenfrewi nell'arcidiocesi di Canterbury, ordine rinnovato dal successore Chichele nel 1415 . Da allora la sua popolarità è cresciuta: Gwenfrewi è diventata la patrona del Galles e la sua intercessione è invocata ovunque si reciti la preghiera per il paese. La festa di Gwenfrewi è celebrata il 3 novembre probabilmente il giorno della sua morte, mentre il 22 giugno si celebrava la ricorrenza della sua decollazione; alcuni calendari menzionano invece Gwenfrewi al 19 ed al 20 settembre. Gwenfrewi e lo zio s. Beuno sono effigiati su un pulpito del XIV sec. nel refettorio dell'abbazia di Shrewsbury. Una statua di Gwenfrewi, conservata alla sua fonte, la mostra con un ramo di palma ed un pastorale e, sebbene non fosse una principessa, il capo è coronato.
Autore: Joachim Dolan
|
Fonte:
|
|
|
Spunti bibliografici su
Agiografia a cura di
LibreriadelSanto.it
- Roberto Olivato,
Sacrari, santi patroni e preghiere militari,
Edizioni Messaggero, 2009 - 312 pagine
- Benedetto XVI,
I santi di Benedetto XVI. Selezione di testi di Papa Benedetto XVI,
Libreria Editrice Vaticana, 2008 - 151 pagine
- F. Agnoli, M. Luscia, A. Pertosa,
Santi & rivoluzionari,
SugarCo, 2008 - 184 pagine
- Piero Lazzarin,
Il libro dei Santi. Piccola enciclopedia,
Edizioni Messaggero, 2007 - 720 pagine
- Lanzi Fernando, Lanzi Gioia,
Come riconoscere i santi e i patroni nell'arte e nelle immagini popolari,
Jaca Book, 2007 - 237 pagine
- Mario Benatti,
I santi dei malati,
Edizioni Messaggero, 2007 - 224 pagine
- Ratzinger J.,
Santi. Gli autentici apologeti della Chiesa,
Lindau Edizioni, 2007 - 160 pagine
- Maria Vago,
Piccole storie di grandi santi,
Edizioni Messaggero, 2007 - 64 pagine
- KLEINBERG A.,
Storie di santi. Martiri, asceti, beati nella formazione dell'Occidente,
Il Mulino, 2007 - 360 pagine
- Dardanello Tosi Lorenza,
Storie di santi e beati e di valori vissuti,
Paoline Edizioni, 2006 - 208 pagine
- Sicari Antonio M.,
Atlante storico dei grandi santi e dei fondatori,
Jaca Book, 2006 - 259 pagine
- Butler Alban,
Il primo grande dizionario dei santi secondo il calendario,
Piemme, 2001 - 1344 pagine
- Giusti Mario,
Trenta santi più uno. C'è posto anche per te,
San Paolo Edizioni, 1990 - 220 pagine
Altri suggerimenti...
_______________________
Aggiunto il 2002-06-24
Letto da 4127 persone
|