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Beato Mariano da Roccacasale Religioso francescano

31 maggio

Roccacasale, L'Aquila, 13 gennaio 1778 - Bellegra, Roma, 31 maggio 1866

Nato da poveri ma pii genitori e dedito ai lavori campestri, all'età di 24 anni decise di entrare nell’Ordine Francescano e nel maggio 1802 vestì l’abito dei Frati Minori nel convento di S. Nicola in Arischia, come fratello laico; dopo alcuni anni avendo fatto la sua professione , passò al ritiro di S. Francesco in Civitella ora Bellagra, nella provincia romana. In questo convento trascorse oltre 50 anni di cui diciassette vivendo con il venerabile Franceschino da Ghisoni, emulandolo nelle più eroiche virtù. Frate Mariano fu addetto a vari compiti specie quello di portinaio che richiedeva molta prudenza e carità, essendo molto frequentato. Ebbe grande devozione verso la Madonna che chiamava “la mamma mia”, verso l’Eucaristia e la Passione di Gesù; per desiderio di povertà non volle mai una tonaca nuova, né sandali, né mantello. Pur non essendo un erudito, aveva letto solo uno o due testi religiosi, possedeva una straordinaria sapienza della spiritualità, tanto che anche dei sacerdoti si rivolgevano a lui per consigli spirituali; osservante fedele della Regola, la considerava la strada per la perfezione; come pure fu umile al livello più sublime. Il 23 maggio 1866 si ammalò gravemente e giacché aveva presagito la sua fine, si preparò intimamente, chiedendo gli ultimi Sacramenti e ripetendo continuamente come s. Francesco: “Mio Dio e mio tutto!”. Giovanni Paolo II l’ha beatificato il 3 ottobre 1999.

Martirologio Romano: Nel villaggio di Bellegra vicino a Roma, beato Mariano (Domenico) Di Nicolantonio da Roccacasale, religioso dell’Ordine dei Frati Minori, che, svolgendo la mansione di portinaio, aprì la porta del convento ai poveri e ai pellegrini, che assistette sempre con la massima carità.


Cosa c’è di più facile che essere per 50 anni il portinaio di un convento? Dipende da come lo si fa e perché lo si fa. Un certo Fra Mariano, ad esempio, lo ha fatto in modo talmente esemplare da trasformare quella portineria nell’anticamera del suo paradiso, come ha confermato autorevolmente la Chiesa al termine di un processo canonico durato più di 100 anni. Domenico Di Nicolantonio nasce a Roccacasale (in provincia di Roma) il 14 gennaio 1778 e fino ai 23 anni è un semplice pastore sul monte Morrone: la sua famiglia è molto povera e per sbarcare il lunario deve industriarsi come può. L’ambiente bucolico in cui vive, le lunghe interminabili ore di solitudine che lo mettono direttamente a contatto con Dio, lo portano a maturare il desiderio di entrare in convento tra i frati Minori.
Per 12 anni lo troviamo nel convento di Arischia, dove alterna il lavoro alla preghiera. Gli affidano l’orto e la falegnameria, gli chiedono di fare il cuoco e di andare alla questua: niente lo spaventa, niente lo delude, soltanto la vita comunitaria, che va un po’ a rilento in quegli anni di ripresa dopo la soppressione napoleonica degli ordini religiosi, quando la vita nei conventi deve ricominciare daccapo. Gli sembra di toccare il cielo con un dito quando viene a sapere che nel Ritiro di Bellegra si respira un clima spirituale più adatto alle sue esigenze. Vi giunge in pellegrinaggio nel 1815, per una specie di ritiro spirituale: vi resterà per tutta la vita.
Prima gli affidano l’incarico di cuoco della comunità, poi per le sue precarie condizioni di salute lo mandano a fare il portinaio. Nel ricevere in custodia la chiave del convento la bacia con devozione: in questo gesto c’è il segreto di tutta la sua vita. Non si tratta, come può sembrare, di aprire semplicemente la porta a chiunque bussa alla porta del convento, ma di accogliere soprattutto i tanti poveri che all’ora dei pasti si presentano per essere sfamati e hanno bisogno, insieme ad una scodella di minestra, di tanta carità. Si “specializza” così nell’ascolto e nella condivisione delle pene che quei poveracci si portano dietro e si trasforma in un dispensatore di pace per chi è agitato, demoralizzato, tormentato da malanni interiori. Che poi Fra Mariano presenta al Signore, nelle lunghe ore trascorse in adorazione davanti all’Eucaristia. Qui lo trovano la sera del 23 maggio 1866, disteso sui gradini dell’altare e subito capiscono che si tratta di cosa grave.
Muore il 31 maggio, festa del Corpus Domini, mentre i confratelli si preparano alla processione eucaristica. Un giorno, alla porta del convento, aveva bussato un giovane, alla ricerca di lumi e Fra Mariano lo aveva incoraggiato a diventare anche lui Frate Minore. E questi, con il saio indosso, per 40 anni sarà frate questuante. Sorpresa delle sorprese, Papa Woytila, il 3 ottobre 1999, li beatifica entrambi, Fra Mariano da Roccacasale e Fra Diego Oddi, due “facce” della stessa “medaglia” francescana: il primo, che ha indurito le ginocchia nello “stare”, il secondo che ha consumato i piedi nell’andare. La memoria liturgica del Beato Mariano è stata fissata al 30 maggio.


Autore:
Gianpiero Pettiti

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Aggiunto il 2017-05-30

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