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Beato Giuseppe Ardil Lazaro Giovane laico, martire

Festa: 22 settembre

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Cartagena, Murcia, Spagna, 18 August 1914 - Cartagena, Murcia, Spagna, 22 settembre 1936

Fu un giovane laico di Cartagena, membro dell'Associazione dei Figli di Maria della Medaglia Miracolosa, ucciso il 22 settembre 1936 durante la persecuzione religiosa che accompagnò la guerra civile spagnola. Nato il 18 agosto 1914, ricevette il battesimo il giorno successivo nella parrocchia del Sacro Cuore e crebbe nell'ambiente della Casa della Misericordia di Cartagena, dove l'Associazione dei Figli di Maria era stata promossa dalle Figlie della Carità. Le fonti ecclesiastiche lo ricordano come impiegato d'ufficio e come giovane impegnato nella formazione cristiana dell'associazione. La sua vicenda è strettamente legata a quella di Modesto Allepuz Vera ed Enrique-Pedro Gonzálbez Andreu, anch'essi membri dell'associazione e uccisi con lui. La documentazione ufficiale della causa attesta che i tre furono catturati, detenuti e infine fucilati a Cartagena. La tradizione documentaria della causa riferisce inoltre che Giuseppe si consegnò spontaneamente dopo l'arresto dei fratelli, temendo per la loro vita, e che affrontò la morte insieme ai compagni nel segno del perdono. Il suo martirio fu riconosciuto dalla Santa Sede nel 2016 e la beatificazione ebbe luogo a Madrid l'11 novembre 2017. La memoria liturgica del gruppo è celebrata il 6 novembre, mentre il 22 settembre rimane la data del suo martirio.

Etimologia: Dall'ebraico Yosef, 'egli aggiunga', 'Dio aggiunga'.


José Ardil Lázaro nacque a Cartagena il 18 agosto 1914. I documenti biografici utilizzati nella causa di beatificazione indicano come genitori Antonio Ardil e Pastora Lázaro. Fu battezzato il giorno seguente nella parrocchia del Sacro Cuore di Cartagena. La documentazione ufficiale pubblicata negli Acta Apostolicae Sedis conferma la data di nascita e precisa che il giovane lavorava come scrivano in un ufficio.
Il padre era già morto quando Giuseppe raggiunse l'età adulta. Il fratello Antonio era seminarista e, secondo la biografia trasmessa dalla causa, la famiglia viveva dello stipendio che Giuseppe ricavava dal suo lavoro d'ufficio. Questo dato aiuta a delineare una condizione familiare nella quale il giovane aveva assunto precocemente una responsabilità concreta.

La Casa della Misericordia e i Figli di Maria
La formazione di Giuseppe si sviluppò nell'ambiente della Casa della Misericordia di Cartagena. Le Figlie della Carità avevano promosso nel 1918, presso questa istituzione, l'Associazione dei Figli di Maria della Medaglia Miracolosa. L'associazione divenne progressivamente un importante centro di formazione religiosa e umana per i giovani della città.
Giuseppe vi entrò inizialmente come bambino esterno. In seguito, insieme al fratello Antonio, divenne aspirante e quindi membro dell'Associazione dei Figli di Maria. La documentazione della causa lo descrive come assiduo nella formazione proposta dall'associazione e particolarmente impegnato nelle attività del gruppo. Le formule elogiative presenti nelle biografie devozionali vanno però comprese nel loro genere letterario: sono testimonianze sulla memoria che l'associazione conservò di lui, più che descrizioni verificabili di ogni singolo aspetto della sua personalità.
L'ambiente nel quale Giuseppe si formò non era semplicemente quello di una devozione privata. L'Associazione dei Figli di Maria di Cartagena costituiva una realtà organizzata di giovani laici cattolici, collegata alla spiritualità della Medaglia Miracolosa e, negli anni Trenta, inserita nel più ampio movimento dell'apostolato cattolico. La sua appartenenza costituisce quindi un elemento importante per comprendere perché, durante la persecuzione del 1936, l'identità religiosa di questi giovani divenisse particolarmente visibile.

La persecuzione a Cartagena
La guerra civile spagnola, iniziata nel luglio 1936, fu accompagnata in varie zone della Spagna da una violenta persecuzione contro persone e istituzioni legate alla Chiesa cattolica. La Santa Sede, nel decreto relativo alla causa di Vicente Queralt Lloret e dei suoi venti compagni, ha riconosciuto il martirio dei candidati proprio nel contesto della persecuzione religiosa e ha identificato nell'odium fidei la motivazione del martirio.
A Cartagena la persecuzione colpì anche l'ambiente della Casa della Misericordia e dell'Associazione dei Figli di Maria. Il gruppo dei sette laici di Cartagena inserito nella causa comprendeva Francisco García Balanza, Modesto Allepuz Vera, Enrique-Pedro Gonzálbez Andreu, José Ardil Lázaro, Isidro Juan Martínez, Francisco Roselló Hernández e Rafael Lluch Garín, quest'ultimo appartenente alla diocesi di Valencia.
La vicenda di Giuseppe va quindi inserita in un contesto documentato più ampio. Non si trattò di un episodio isolato, ma della persecuzione di un gruppo di cattolici laici e sacerdoti legati alle opere della Famiglia Vincenziana e all'Associazione dei Figli di Maria. La documentazione ecclesiastica successivamente raccolta nella causa considerò la loro uccisione come martirio in odio alla fede.

L'arresto
Il 12 agosto 1936 Giuseppe fu cercato nella propria abitazione. Secondo la biografia conservata nella documentazione della causa, in quel momento si trovava nascosto a Murcia. Non trovandolo, i persecutori arrestarono i suoi due fratelli, Antonio e Romana. Venuto a conoscenza dell'accaduto e ritenendo che la vita dei familiari fosse in pericolo, Giuseppe decise di presentarsi spontaneamente in carcere. Questa circostanza è riportata nelle biografie della causa e nelle testimonianze successive, mentre la documentazione ufficiale degli Acta Apostolicae Sedis si limita a confermare che fu catturato e rimase detenuto prima dell'esecuzione. È quindi opportuno distinguere il dato generale, ufficialmente attestato, dal particolare della consegna volontaria, trasmesso dalla documentazione biografica della causa.
Il 18 agosto furono arrestati anche Modesto Allepuz Vera e il giorno successivo Enrique-Pedro Gonzálbez Andreu. I tre giovani rimasero così uniti fino alla conclusione della loro vicenda. Secondo la documentazione diocesana relativa alla causa, durante il procedimento giudiziario confermarono la loro appartenenza all'Associazione della Medaglia Miracolosa e alla realtà ecclesiale nella quale si erano formati.

Il carcere e il processo
Giuseppe trascorse in carcere le settimane precedenti alla morte e compì proprio durante la detenzione i ventidue anni. Le fonti biografiche lo ricordano come un giovane che non abbandonò la propria appartenenza religiosa nonostante la situazione di pericolo. La documentazione ufficiale della Santa Sede conferma che lui, Modesto ed Enrique-Pedro furono catturati e, dopo un periodo di prigionia, fucilati il 22 settembre 1936.
Le fonti della diocesi di Cartagena riferiscono che i tre furono sottoposti a un processo davanti al tribunale popolare e condannati a morte. La ricostruzione dettagliata del procedimento appartiene però soprattutto alla documentazione della causa di beatificazione; per questo va evitato di ricostruire nei particolari il processo sulla base delle sole narrazioni agiografiche. Il dato storicamente più sicuro è che furono sottoposti a giudizio, detenuti e successivamente condotti all'esecuzione.

Il martirio
Il 22 settembre 1936 Giuseppe Ardil Lázaro, Modesto Allepuz Vera ed Enrique-Pedro Gonzálbez Andreu furono fucilati nel cimitero di Cartagena. Gli Acta Apostolicae Sedis registrano per Giuseppe la data del 22 settembre 1936 e la sua professione di scrivano in un ufficio; la pagina ufficiale del Dicastero delle Cause dei Santi lo inserisce fra i sette laici dell'Associazione dei Figli di Maria di Cartagena che subirono il martirio.
Particolarmente significativa è la testimonianza relativa agli ultimi momenti. La documentazione della causa riferisce che i tre giovani furono accompagnati al cimitero sotto scorta e che, prima dell'esecuzione, manifestarono il perdono nei confronti dei loro persecutori. Un atto notarile del 1° agosto 1939, nel quale prestarono testimonianza tre dei miliziani che li avevano custoditi, costituisce una delle fonti utilizzate per la ricostruzione di questa scena. Secondo tale testimonianza, i tre dichiararono di non voler nutrire odio o rancore e chiesero che il loro sangue non provocasse ulteriori spargimenti di sangue.
La tradizione della causa riferisce inoltre che, prima della partenza dal carcere, i giovani si prepararono religiosamente e rimasero uniti fino alla morte. Il significato più importante di questa testimonianza non sta negli elementi emotivi della narrazione, ma nel fatto che il comportamento attribuito loro al momento dell'esecuzione corrisponde alla ragione per la quale la Chiesa ha riconosciuto il martirio: la morte subita come testimonianza della fede cristiana.

La memoria del martire
La memoria di Giuseppe rimase legata alla Casa della Misericordia e all'Associazione dei Figli di Maria. La sua vicenda fu ricordata insieme a quella degli altri giovani martiri di Cartagena e successivamente inserita nella causa unitaria dei martiri della Famiglia Vincenziana. Il nulla osta per l'avvio della causa risale al 27 novembre 2003; l'inchiesta diocesana fu celebrata dal 4 marzo 2004 al 6 giugno 2008 nella diocesi di Valencia, dopo il trasferimento della competenza per i candidati morti nelle diocesi di Cartagena e Barcellona.
Il 1° dicembre 2016 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto sul martirio di Vicente Queralt Lloret e dei venti compagni. Il gruppo comprendeva sei sacerdoti della Congregazione della Missione, cinque sacerdoti diocesani, due Figlie della Carità e sette laici dell'Associazione dei Figli di Maria della Medaglia Miracolosa. Giuseppe Ardil Lázaro era uno di questi sette laici.
La beatificazione si svolse a Madrid l'11 novembre 2017. Papa Francesco ricordò il giorno seguente all'Angelus i nuovi Beati e li presentò come membri, alcuni, della Congregazione della Missione e, altri, dell'Associazione della Medaglia Miracolosa, tutti uccisi in odio alla fede durante la persecuzione religiosa della guerra civile spagnola.

Le reliquie
Dopo la beatificazione, le reliquie dei sette martiri laici e del sacerdote Pedro Gambín Pérez furono riunite nella chiesa di Santa María de Gracia a Cartagena. La celebrazione dell'inumazione delle reliquie ebbe luogo il 1° febbraio 2019 e una cappella del tempio venne destinata alla loro conservazione e venerazione. Tra i resti conservati sono esplicitamente indicati quelli del Beato José Ardil Lázaro.
Questo elemento è importante anche dal punto di vista della storia del culto: la memoria di Giuseppe non rimane confinata alla documentazione della causa, ma è legata oggi a un luogo concreto di venerazione a Cartagena, insieme agli altri martiri della comunità ecclesiale cittadina.

L'Associazione dei Figli di Maria
L'Associazione nella quale Giuseppe si formò nacque nel contesto della Casa della Misericordia di Cartagena e fu promossa dalle Figlie della Carità. Nel corso dei suoi primi decenni divenne una realtà significativa della formazione cristiana dei giovani della città. La sua storia permette di comprendere meglio la vicenda dei sette laici martiri: non erano semplicemente persone accomunate dalla sorte, ma appartenevano alla stessa rete associativa e spirituale.
La Medaglia Miracolosa costituiva il simbolo caratteristico dell'associazione. Per questo la memoria iconografica e devozionale dei sette giovani è normalmente collegata alla medaglia, anche se non è documentato per Giuseppe un attributo iconografico personale specifico.

Il valore della testimonianza sul perdono
Uno degli aspetti più significativi della memoria di Giuseppe è il perdono manifestato nelle ore precedenti l'esecuzione. La notizia non deriva soltanto da una tradizione orale posteriore: la causa richiama un atto notarile del 1° agosto 1939 nel quale tre dei miliziani che avevano accompagnato i giovani riferirono la scena della loro partenza per il luogo dell'esecuzione. Si tratta quindi di una testimonianza posteriore di tre anni ai fatti, da utilizzare criticamente ma non da ignorare.
Il riconoscimento ecclesiale del martirio non dipende tuttavia dall'autenticità di ogni dettaglio narrato nelle biografie successive. La Santa Sede ha riconosciuto ufficialmente il martirio dei ventuno compagni nel 2016, collocando la loro morte nel contesto della persecuzione religiosa e dell'odium fidei.

Il 22 settembre e il 6 novembre
Il 22 settembre è la data storica della morte di Giuseppe Ardil Lázaro e dei suoi due compagni Modesto Allepuz Vera ed Enrique-Pedro Gonzálbez Andreu. Non coincide però con la memoria liturgica ufficiale del gruppo.
Il Dicastero delle Cause dei Santi indica infatti il 6 novembre come memoria liturgica dei Martiri Spagnoli Vincenziani. Il 22 settembre deve quindi essere indicato come anniversario del martirio, mentre il 6 novembre è la festa liturgica del gruppo dei Beati al quale Giuseppe appartiene. Questa distinzione corregge un'ambiguità presente in alcune schede divulgative.

Curiosità
- Giuseppe compì ventidue anni mentre si trovava in carcere, poche settimane prima della sua morte.
- Il fratello Antonio, seminarista, poté rimanere accanto a Giuseppe e agli altri due giovani fino agli ultimi momenti prima dell'esecuzione, secondo la testimonianza trasmessa dalla causa.
- L'Associazione dei Figli di Maria della Medaglia Miracolosa di Cartagena, alla quale Giuseppe apparteneva, celebrò nel 2018 il proprio centenario, confermando la continuità storica della realtà nella quale egli si era formato.
- Nel 2019 le reliquie di Giuseppe furono collocate nella cappella dedicata ai sette martiri laici e al sacerdote Pedro Gambín Pérez nella chiesa di Santa María de Gracia di Cartagena.

Cronologia
- 18 agosto 1914 - Giuseppe Ardil Lázaro nasce a Cartagena, nella regione di Murcia, in Spagna.
- 19 agosto 1914 - Riceve il battesimo nella parrocchia del Sacro Cuore di Cartagena.
- 1918 - Le Figlie della Carità promuovono presso la Casa della Misericordia di Cartagena l'Associazione dei Figli di Maria della Medaglia Miracolosa.
- Anni Venti-Trenta - Giuseppe cresce nell'ambiente della Casa della Misericordia e diventa prima aspirante e poi membro dell'Associazione dei Figli di Maria.
- 12 agosto 1936 - Viene cercato nella propria abitazione; secondo la biografia della causa, dopo l'arresto dei fratelli decide di presentarsi volontariamente.
- 18 agosto 1936 - Viene arrestato Modesto Allepuz Vera.
- 19 agosto 1936 - Viene arrestato Enrique-Pedro Gonzálbez Andreu.
- 22 settembre 1936 - Giuseppe Ardil Lázaro, Modesto Allepuz Vera ed Enrique-Pedro Gonzálbez Andreu vengono fucilati nel cimitero di Cartagena.
- 1 agosto 1939 - Tre dei miliziani che avevano custodito i giovani rendono davanti a un notaio una testimonianza sugli ultimi momenti dei tre martiri.
- 27 novembre 2003 - Viene concesso il nulla osta per l'avvio della causa unitaria dei martiri della Famiglia Vincenziana.
- 4 marzo 2004 - 6 giugno 2008 - Si svolge l'inchiesta diocesana della causa.
- 1 dicembre 2016 - Papa Francesco autorizza la promulgazione del decreto sul martirio di Vicente Queralt Lloret e dei suoi 20 compagni.
- 11 novembre 2017 - Giuseppe Ardil Lázaro viene beatificato a Madrid insieme agli altri martiri della causa.
- 1 febbraio 2019 - Le reliquie dei sette martiri laici e di Pedro Gambín Pérez vengono collocate nella chiesa di Santa María de Gracia a Cartagena.
- 6 novembre - Memoria liturgica dei Martiri Spagnoli Vincenziani.

Valutazione storico-critica
- Identità e dati fondamentali solidi. La nascita di Giuseppe Ardil Lázaro il 18 agosto 1914, la sua appartenenza all'Associazione dei Figli di Maria, la professione di scrivano e la morte a Cartagena il 22 settembre 1936 sono confermate dalla documentazione ufficiale degli Acta Apostolicae Sedis e dal Dicastero delle Cause dei Santi.
- Il martirio è ufficialmente riconosciuto. Il decreto autorizzato da papa Francesco il 1° dicembre 2016 riconobbe il martirio di Vicente Queralt Lloret e dei venti compagni, tra cui Giuseppe, come uccisi in odio alla fede durante la persecuzione religiosa in Spagna.
- La biografia personale rimane relativamente scarna. Le fonti consentono di ricostruire con sufficiente sicurezza nascita, ambiente familiare, lavoro, formazione nell'Associazione e arresto, ma non permettono di costruire una biografia dettagliata della sua vita quotidiana senza ricorrere alle testimonianze della causa e alla memoria associativa.
- La consegna volontaria presenta un grado documentario diverso. Il fatto che Giuseppe fosse stato ricercato, che i fratelli fossero stati arrestati e che egli si fosse poi presentato volontariamente è attestato nelle biografie della causa, ma il dettaglio non compare nella sintetica scheda biografica degli Acta Apostolicae Sedis. È quindi corretto presentarlo come testimonianza della documentazione processuale, non come elemento indipendentemente verificato da una fonte contemporanea ai fatti.
- La testimonianza del perdono ha una fonte precisa. Il racconto degli ultimi momenti è collegato a un atto notarile del 1° agosto 1939, quindi posteriore al martirio. Il documento costituisce una testimonianza importante, ma deve essere letto tenendo conto della sua data e del contesto della causa.
- Persona storica e memoria del martire vanno distinte. La documentazione sulla vita di Giuseppe è limitata rispetto a quella sulla sua morte e sulla successiva causa di beatificazione. La storia della sua appartenenza ai Figli di Maria, della persecuzione a Cartagena, della causa e delle reliquie è invece ampiamente documentata.
- La data liturgica richiede una precisazione. Il 22 settembre è la data del martirio, mentre il Dicastero delle Cause dei Santi indica il 6 novembre come memoria liturgica dei Martiri Spagnoli Vincenziani.
- Non risultano elementi attendibili per attribuirgli miracoli, patronati personali o particolari attributi iconografici. La sua identificazione cultuale è legata soprattutto alla Medaglia Miracolosa e al gruppo dei martiri della Famiglia Vincenziana.

Fonti e bibliografia essenziale
- Dicastero delle Cause dei Santi, Martiri Spagnoli Vincenziani, scheda ufficiale della causa: dati sulla beatificazione, memoria liturgica, composizione del gruppo, contesto del martirio e biografia essenziale di José Ardil Lázaro.
- Francesco, papa, Angelus, 12 novembre 2017, testo ufficiale della Santa Sede: ricordo dei Beati Vicente Queralt Lloret e 20 compagni e qualificazione del loro martirio nel contesto della persecuzione religiosa durante la guerra civile spagnola.
- Sala Stampa della Santa Sede, Promulgazione di Decreti della Congregazione delle Cause dei Santi, 2 dicembre 2016: decreto relativo al martirio di Vicente Queralt Lloret e dei 20 compagni.
- Acta Apostolicae Sedis, vol. CX, 2018, p. 1026: dati biografici ufficiali relativi a Giuseppe Ardil Lázaro, alla sua professione e alla sua uccisione il 22 settembre 1936.
- Acta Apostolicae Sedis, vol. CXI, 2019, testo delle Lettere apostoliche relative ai Beati Vicente Queralt Lloret e 20 compagni: documentazione pontificia della beatificazione e inquadramento canonico del gruppo.
- Diocesi di Cartagena, documentazione sulla causa dei martiri vincenziani e sulla successiva collocazione delle reliquie nella chiesa di Santa María de Gracia.
- Biografia di José Ardil Lázaro, pubblicata dalla Basilica della Medaglia Miracolosa: dati anagrafici, formazione presso la Casa della Misericordia, arresto e testimonianza sugli ultimi momenti.
- Elias Fuente, Paúles e Hijas de la Caridad. Mártires 1936, Madrid, La Milagrosa, 1942, citato nella documentazione successiva relativa ai martiri della Famiglia Vincenziana.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-09-11

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