|
>>> Visualizza la Scheda del Gruppo cui appartiene
Ontinyent, Valencia, Spagna, 2 luglio 1902 - Benisoda, Spagna, 21 settembre 1936
Nacque a Ontinyent, nella provincia di Valencia, il 2 luglio 1902. La sua vita si svolse interamente nell'ambiente della società valenciana dei primi decenni del Novecento, dove esercitò la professione di perito edile e maturò una intensa partecipazione alla vita ecclesiale. Durante gli anni di studio a Valencia fu tra i fondatori del turno di Santa Teresa dell'Adorazione Notturna e aderì all'Oratorio Parvo di San Filippo Neri. Tornato a Ontinyent, divenne uno dei fondatori e il primo presidente dell'Azione Cattolica nella parrocchia di San Carlo. La sua spiritualità aveva al centro l'Eucaristia, la preghiera quotidiana e il servizio al prossimo. Sposato con Rosario Romero Almenar nel 1926, condusse una vita familiare e professionale profondamente segnata dalla fede. Quando nel 1936 la persecuzione religiosa raggiunse anche Ontinyent, non abbandonò la propria città. Partecipò alla protezione della chiesa parrocchiale e custodì il Santissimo Sacramento affidatogli dal parroco. Arrestato nella notte tra il 20 e il 21 settembre, fu condotto a Benisoda insieme ad altri abitanti di Ontinyent. Morì fucilato il 21 settembre 1936, a 34 anni, perdonando i suoi persecutori. Fu beatificato da Giovanni Paolo II l'11 marzo 2001 insieme ad altri 232 martiri della persecuzione religiosa in Spagna.
Etimologia: Dall'ebraico 'Immanu'el', che significa 'Dio è con noi'.
Martirologio Romano: Nel villaggio di Benisoda nel territorio di Valencia in Spagna, beati martiri Vincenzo Galbis Gironés, padre di famiglia, ed Emanuele Torró García, che, conformandosi alla passione di Cristo, imitarono nel trionfo del martirio colui che avevano venerato.
|
Emanuele Torró García nacque a Ontinyent il 2 luglio 1902 e fu battezzato nella parrocchia di San Carlo. Trasferitosi a Valencia per gli studi, conseguì la formazione professionale di perito edile, attività che avrebbe esercitato nella vita adulta. Gli anni trascorsi a Valencia furono decisivi anche per la sua maturazione religiosa. Entrò in contatto con diverse realtà apostoliche e fu tra i fondatori del turno di Santa Teresa dell'Adorazione Notturna. Frequentò inoltre i Fratelli dell'Oratorio Parvo di San Filippo Neri, legati all'assistenza degli ammalati e degli ospiti dell'Ospedale Provinciale. La sua partecipazione a queste realtà mostra come la sua religiosità non fosse limitata alla pratica individuale, ma fosse inserita nella rete associativa cattolica dell'epoca. Fu anche confratello del Carmine e partecipava al Rosario dell'Aurora. Questa pluralità di impegni costituisce uno degli aspetti più caratteristici della sua formazione: Eucaristia, preghiera, devozione mariana e apostolato laicale erano strettamente uniti.
Il ritorno a Ontinyent Rientrato nella città natale, Torró divenne uno dei fondatori del centro di Azione Cattolica della parrocchia di San Carlo, del quale fu anche il primo presidente. La sua attività si collocava nel quadro di una presenza laicale organizzata, particolarmente significativa nella Chiesa spagnola dei primi decenni del Novecento. Nel 1926 sposò Rosario Romero Almenar. Le fonti non sono completamente concordi sulla presenza di figli: gli elenchi della causa e diverse fonti successive lo indicano come sposato senza figli, mentre una testimonianza pubblicata in ambito di Azione Cattolica parla di una figlia. Il dato, pertanto, non può essere considerato definitivamente accertato senza ricorrere direttamente alla documentazione anagrafica e processuale originale. La sua vita quotidiana era caratterizzata dalla partecipazione frequente alla Messa e alla Comunione, dalla recita del Rosario in famiglia e dall'appartenenza alla Terza Ordine di San Francesco. Le testimonianze raccolte durante il processo di beatificazione insistono soprattutto sulla continuità della sua pratica religiosa e sulla disponibilità verso gli altri.
La difesa della chiesa e la custodia dell'Eucaristia La crescente tensione politica e religiosa degli anni Trenta trasformò progressivamente la vita dei cattolici valenciani. Dopo le elezioni del febbraio 1936, Torró partecipò con altri uomini alla vigilanza notturna della chiesa parrocchiale di San Carlo, nel timore che potesse essere assaltata. Con lo scoppio della guerra civile e l'inizio della persecuzione religiosa, la situazione divenne rapidamente più grave. Secondo le testimonianze raccolte nella causa, il parroco affidò a Torró il Santissimo Sacramento, ritenendolo una persona degna di assoluta fiducia. Egli lo custodì nella casa della famiglia. La famiglia si riuniva inoltre nella casa dei genitori presso la fabbrica di carta La Clariana. In quelle circostanze, non essendo possibile partecipare pubblicamente alla liturgia, Torró leggeva le letture e le preghiere della Messa e poi i presenti ricevevano la Comunione. La pratica mostra quanto l'Eucaristia fosse diventata, per lui e per la sua famiglia, il centro della vita cristiana anche nelle condizioni eccezionali della persecuzione.
La scelta di non fuggire Le testimonianze del processo presentano Torró come consapevole del pericolo al quale andava incontro. Alcuni familiari gli suggerirono di nascondersi o di lasciare Ontinyent, ma egli non volle farlo. La sua decisione non appare legata ad alcuna attività militare o politica. La causa ecclesiastica lo presenta infatti come un laico impegnato nelle associazioni cattoliche, la cui morte fu riconosciuta come martirio per la fede. Nei giorni precedenti l'arresto, durante una veglia dell'Adorazione Notturna, sarebbe stato inoltre invitato a interrompere la riunione per il pericolo che correvano gli adoratori. Secondo le testimonianze raccolte nel processo, egli lasciò liberi coloro che volevano allontanarsi e dichiarò la propria disponibilità a offrire la vita in difesa della fede. Questi elementi vanno letti nel quadro della persecuzione religiosa del 1936 e non come una ricerca volontaria della morte. La causa di beatificazione considerò infatti determinante il fatto che la sua uccisione fosse collegata alla sua identità e alla sua pratica cristiana.
L'arresto Nella notte del 20 settembre 1936, mentre si trovava alla fabbrica La Clariana, Torró fu arrestato per ordine del comitato di Ontinyent. Quando la moglie gli domandò perché avesse scelto il vestito migliore, egli avrebbe risposto che lo indossava per andare al martirio. Prima di essere portato via, raccomandò alla moglie di perdonare i persecutori come egli stesso li perdonava. Il particolare del perdono ritorna con insistenza nelle testimonianze del processo e costituisce uno degli elementi più significativi della sua figura spirituale. Fu condotto insieme ad altri abitanti di Ontinyent verso Benisoda, dove era destinato all'esecuzione.
Il martirio a Benisoda Il 21 settembre 1936 Emanuele Torró fu fucilato nel territorio di Benisoda, insieme al beato Vincenzo Galbis Gironés e ad altri compagni. Aveva 34 anni. Secondo le testimonianze raccolte durante il processo, prima dell'esecuzione continuò a manifestare il proprio atteggiamento di perdono. In particolare, avrebbe consegnato ai suoi assassini i pochi sigari che portava con sé, come gesto concreto della volontà di non nutrire odio verso di loro. Torró e gli altri condannati pregarono il Rosario e cantarono la Salve. Le testimonianze riferiscono inoltre che morirono invocando Cristo Re. Un'altra tradizione legata agli ultimi momenti della sua vita racconta che, dopo essere stato colpito, Torró avrebbe iniziato a tracciare sul terreno, con il proprio sangue, le parole della Salve Regina, senza riuscire a completarle. Il particolare è tramandato nelle fonti agiografiche e nelle testimonianze relative alla causa, ma va distinto dal nucleo documentario certo costituito dall'arresto, dall'esecuzione e dal riconoscimento dei suoi resti. Il suo corpo fu sepolto in una fossa comune del cimitero di Benisoda insieme ad altri abitanti di Ontinyent, tra cui Vincenzo Galbis Gironés.
Il culto e la beatificazione Terminata la guerra, i resti di Torró furono riesumati e trasferiti nel cimitero di Ontinyent. In seguito furono portati solennemente nella chiesa parrocchiale di San Carlo, dove sono tuttora oggetto di venerazione. La causa di beatificazione fu inserita nel grande gruppo dei martiri dell'arcidiocesi di Valencia. Il decreto sul martirio fu promulgato il 18 dicembre 2000 da Giovanni Paolo II. Il riconoscimento ecclesiale stabilì che la morte di Torró e degli altri candidati della causa poteva essere considerata autentico martirio. L'11 marzo 2001 Giovanni Paolo II beatificò in piazza San Pietro, a Roma, Emanuele Torró García insieme a 232 compagni martiri. La sua memoria liturgica è celebrata il 21 settembre, giorno della morte, insieme alla memoria dei beati Vincenzo Galbis Gironés e degli altri martiri ricordati dal Martirologio Romano.
La spiritualità La figura di Torró è particolarmente significativa per la dimensione laicale della sua testimonianza. Non fu sacerdote né religioso, ma un professionista sposato che visse la propria fede nella famiglia, nel lavoro e nelle associazioni cattoliche. Il tratto più evidente della sua spiritualità è il legame con l'Eucaristia. L'Adorazione Notturna, la partecipazione frequente alla Messa, la custodia del Santissimo Sacramento durante la persecuzione e la celebrazione domestica della fede mostrano una religiosità fortemente eucaristica. Accanto all'Eucaristia emerge la dimensione associativa: Azione Cattolica, Adorazione Notturna, Oratorio Parvo di San Filippo Neri, Terza Ordine Francescana e devozione mariana. Non si tratta quindi di una spiritualità isolata, ma di una forma di cristianesimo laicale molto diffusa nella Chiesa valenciana del tempo. Il tratto che maggiormente caratterizza la sua testimonianza nel momento del martirio è tuttavia il perdono. Le fonti processuali insistono sul fatto che Torró non volle rispondere alla violenza con l'odio e raccomandò alla moglie di perdonare i suoi persecutori. La tradizione dei sigari consegnati ai carnefici rende visibile, attraverso un gesto semplice e concreto, questo atteggiamento.
Rapporti con il beato Vincenzo Galbis Gironés Torró condivise gli ultimi momenti della vita con Vincenzo Galbis Gironés, suo concittadino e anch'egli membro dell'Azione Cattolica. I due appartenevano alla stessa comunità cristiana di Ontinyent e furono arrestati e uccisi nello stesso contesto. Il Martirologio Romano li ricorda insieme a Benisoda, sottolineando che entrambi, conformandosi alla passione di Cristo, imitarono nel martirio colui che avevano venerato. La loro vicenda rappresenta così una delle testimonianze più significative della persecuzione religiosa subita dai laici cattolici dell'arcidiocesi di Valencia nel 1936.
Curiosità - Una delle testimonianze più singolari riguarda l'ultimo viaggio verso Benisoda. Secondo le deposizioni raccolte nella causa, Torró avrebbe continuato a pregare insieme agli altri condannati e, prima dell'esecuzione, avrebbe partecipato al canto della Salve. - Particolarmente significativo è anche il gesto dei sigari. Torró li consegnò agli uomini che lo stavano conducendo alla morte, spiegando attraverso quel gesto la propria volontà di perdonarli. La testimonianza fu riferita successivamente alla moglie da una delle persone coinvolte nell'esecuzione. - La documentazione della causa è insolitamente ricca di testimonianze familiari e oculari: furono ascoltati tredici testimoni, tra i quali parenti, conoscenti, compagni di apostolato e il sacerdote che assistette direttamente al momento del martirio.
Cronologia - 2 luglio 1902 - Nasce a Ontinyent, nella provincia di Valencia. - Anni Venti - Studia a Valencia e consegue la formazione di perito edile; entra nelle associazioni cattoliche e nell'Adorazione Notturna. - 1926 - Sposa Rosario Romero Almenar. - Anni Venti-Trenta - Fonda il turno di Santa Teresa dell'Adorazione Notturna e partecipa alla vita dell'Azione Cattolica di Ontinyent. - 1936 - Durante la persecuzione religiosa partecipa alla protezione della parrocchia di San Carlo e custodisce il Santissimo Sacramento. - 20-21 settembre 1936 - Viene arrestato e condotto verso Benisoda. - 21 settembre 1936 - Viene fucilato a Benisoda a 34 anni. - 18 dicembre 2000 - Viene promulgato il decreto sul martirio. - 11 marzo 2001 - Giovanni Paolo II lo beatifica in piazza San Pietro insieme agli altri 232 martiri. - 21 settembre - Memoria liturgica.
Significato della testimonianza - La figura del beato Emanuele Torró García appartiene a quella generazione di laici cattolici spagnoli che, negli anni della guerra civile, vissero la propria appartenenza religiosa in un contesto nel quale la professione pubblica della fede poteva diventare causa di persecuzione e di morte. - La sua vicenda non si distingue per incarichi ecclesiastici o per opere scritte di particolare rilievo, ma per la coerenza tra la vita ordinaria e la testimonianza finale. Professionista, marito e militante dell'Azione Cattolica, Torró costruì la propria esperienza cristiana attorno all'Eucaristia, alla preghiera, alla famiglia e al servizio ecclesiale. - Il riconoscimento del martirio da parte della Chiesa ha dato alla sua memoria una dimensione universale. La sua storia rimane soprattutto quella di un cristiano laico che, davanti alla persecuzione, non rinnegò la propria fede e volle accompagnare la propria morte con la preghiera e il perdono.
Autore: Giampietro Cattini
|