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Beato Antonio Artero Moreno Seminarista e martire

Festa: 15 settembre

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Pozoblanco, Córdoba, Spagna, 12 marzo 1912 - Valencia, Spagna, 15 settembre 1936

Nacque in una famiglia di contadini profondamente cristiana a Pozoblanco, nella provincia di Córdoba. Fin dalla giovane età manifestò una chiara vocazione al sacerdozio, entrando nel Seminario di San Pelagio a soli tredici anni. Il suo percorso formativo fu caratterizzato da impegno e dedizione: studiò teologia con profitto e ricevette gli Ordini Minori, inclusa la tonsura nel giugno 1935. La Guerra Civile Spagnola interruppe brutalmente il suo cammino quando, il 15 agosto 1936, Pozoblanco cadde nelle mani delle milizie repubblicane. Antonio fu arrestato nella casa di famiglia, davanti alla madre e a una sorella, unicamente per la sua condizione di seminarista. Deportato a Valencia insieme ad altri duecento concittadini, fu imprigionato nelle navi-carcere Legzapi e Azurmendi, dove sopportò condizioni disumane per quasi un mese. Il 15 settembre 1936, senza alcun processo, fu fucilato sulle spiagge vicine a Valencia insieme ad altri prigionieri. Prima di partire per l'esilio forzato verso Valencia, aveva detto ai genitori parole profetiche: "Fidatevi del trionfo: non lo vedrò ma lo vedrete voi". La sua beatificazione, celebrata il 16 ottobre 2021 a Córdoba da Papa Francesco insieme ad altri 126 martiri, ha riconosciuto il suo martirio in odio alla fede.

Etimologia: Antonio deriva dal greco 'Antónios', probabilmente da 'antios' (che va contro) o 'anthos' (fiore); Artero potrebbe derivare da 'arte' (abilità).

Emblema: Abito da seminarista, palma del martirio, catena (simbolo della prigionia).


Antonio Artero Moreno venne alla luce in una casa di Pozoblanco, centro agricolo della comarca di Los Pedroches, nel cuore dell'Andalusia. I suoi genitori, Rogelio Artero Pérez e María Catalina Moreno Ruiz, erano contadini che lavoravano la terra con fatica e dignità, appartenenti a quella classe sociale rurale che costituiva l'ossatura della Spagna profonda. La famiglia viveva con semplicità ma con saldi principi cristiani, e Antonio ricevette fin dai primi anni un'educazione religiosa improntata sulla frequenza ai sacramenti e sulla partecipazione alla vita parrocchiale.
Il 15 marzo 1912, appena tre giorni dopo la nascita, fu battezzato nella parrocchia di San Sebastián de Pozoblanco, la chiesa principale della cittadina. Cinque anni dopo, il 6 maggio 1917, ricevette il sacramento della confermazione dalle mani di monsignor Ramón Guillamet, vescovo di Córdoba, che in quella occasione visitò la parrocchia. Questi sacramenti dell'iniziazione cristiana segnarono profondamente il cammino di fede del giovane Antonio, che crebbe mostrando una religiosità sincera e una precoce attrazione verso la vita ecclesiastica.

L'ingresso in seminario e gli studi teologici
Nel settembre del 1925, quando aveva appena compiuto tredici anni, Antonio compì un passo determinante: il 5 settembre scrisse una lettera al vescovo di Córdoba chiedendo formalmente l'ammissione al Seminario di San Pelagio. Alla richiesta allegò la presentazione del parroco locale, redatta il 3 settembre, che attestava: 'Giovane di buona condotta morale e religiosa, frequenta i santi sacramenti, partecipa puntualmente agli atti di culto e in lui si osservano motivazioni per lo stato ecclesiastico'. Queste parole del parroco non erano formule di rito ma rispecchiavano una realtà osservabile nella vita quotidiana del giovane.
Antonio entrò così in seminario nell'anno accademico 1925-1926, iniziando un percorso di formazione che lo avrebbe accompagnato per oltre un decennio. Gli anni del seminario furono per lui un periodo di crescita umana, intellettuale e spirituale. Studiò con applicazione e serietà, percorrendo le tappe del curriculum seminaristico: filosofia, teologia fondamentale, teologia morale, Sacra Scrittura, diritto canonico. I documenti conservati nell'archivio diocesano testimoniano il suo rendimento: nel secondo corso di teologia, anno 1934-1935, ottenne una valutazione media di 'merito-benemerito', indicativa di un profitto più che dignitoso.
Parallelamente agli studi, Antonio ricevette gli ordini minori, tappe intermedie nel cammino verso il sacerdozio. Il Bollettino della diocesi di Córdoba del 15 giugno 1935 documenta che aveva ricevuto la tonsura clericale, il primo degli ordini minori che lo ascriveva ufficialmente allo stato clericale. Aveva allora ventitré anni e si avvicinava al completamento della formazione teologica, essendo già arrivato al quarto anno di teologia. Secondo le testimonianze raccolte dopo la sua morte, avrebbe ricevuto in totale quattro ordini minori, anche se la documentazione ufficiale conserva traccia certa solo della tonsura.

Il contesto storico: la Spagna del 1936
Per comprendere pienamente la vicenda di Antonio Artero Moreno è necessario inquadrare il drammatico contesto storico in cui si trovò a vivere. La Spagna degli anni Trenta del Novecento attraversava un periodo di profonde tensioni sociali e politiche. La proclamazione della Seconda Repubblica nel 1931 aveva introdotto riforme che riducevano drasticamente l'influenza della Chiesa cattolica nella società spagnola: soppressione del finanziamento statale al clero, legalizzazione del divorzio, espulsione dei gesuiti, chiusura di scuole religiose. Queste misure, percepite da molti cattolici come una vera e propria persecuzione, crearono un clima di crescente ostilità.
Le elezioni del febbraio 1936 videro la vittoria del Fronte Popolare, coalizione di sinistra che accentuò le politiche anticlericali. Nelle settimane successive si moltiplicarono gli incendi di chiese, le aggressioni a religiosi, le manifestazioni contro il culto cattolico. Il 17 luglio 1936, un colpo di stato militare guidato dal generale Francisco Franco diede inizio alla guerra civile spagnola, un conflitto che avrebbe insanguinato il paese per quasi tre anni e causato oltre mezzo milione di morti.
Nelle zone controllate dai repubblicani, specialmente nei primi mesi della guerra, si scatenò una violenta persecuzione religiosa contro la Chiesa cattolica, considerata alleata dei nazionalisti. Migliaia di sacerdoti, religiosi e laici impegnati furono assassinati senza processo, le chiese furono chiuse o trasformate in stalle o garage, il culto pubblico fu proibito. La regione dell'Andalusia, e in particolare la provincia di Córdoba, fu uno dei teatri più drammatici di questa persecuzione.

L'arresto a Pozoblanco e la deportazione
Pozoblanco, la città natale di Antonio, rimase inizialmente sotto il controllo della Guardia Civil fedele alla Repubblica. Ma il 15 agosto 1936, festa dell'Assunzione di Maria, la cittadina cadde nelle mani delle milizie repubblicane dopo giorni di pressione. Quel giorno, che le fonti locali descrivono come 'giorno di profondo dolore e desolazione' per alcuni e 'giorno di vittoria e vendetta' per altri, segnò l'inizio di quella che fu definita 'la grande persecuzione'.
Antonio si trovava nella casa familiare quando i miliziani vennero a prelevarlo. L'arresto avvenne davanti alla madre María Catalina e a una delle sorelle, impotenti di fronte alla brutalità degli eventi. La motivazione era chiara: il suo status di seminarista, di chierico, lo rendeva un bersaglio nella logica della persecuzione anticlericale. Prima dell'arresto, secondo quanto riferito da testimoni, Antonio aveva avuto modo di parlare con don Antonio Muiño, direttore del collegio salesiano di Pozoblanco, dicendogli: 'Signor Direttore, ciò che soffro, solo per Dio lo soffro, solo per Lui, e se dobbiamo morire, moriremo per Dio e per la Patria'.
Nella notte tra il 15 e il 16 agosto, Antonio fu condotto insieme a numerosi altri prigionieri alla stazione ferroviaria. Due treni partirono a mezzogiorno e al tramonto del 16 agosto 1936, diretti verso una destinazione allora sconosciuta. Circa duecento uomini di Pozoblanco e di altri villaggi di Los Pedroches furono caricati su quei convogli della morte. Solo pochi sarebbero tornati.

La prigionia a Valencia e il martirio
Il viaggio di Antonio terminò a Valencia, città sulla costa mediterranea rimasta fedele alla Repubblica e divenuta capitale del governo repubblicano. Qui fu imprigionato insieme ad altri detenuti sulle navi-carcere Legazpi e Azurmendi, vecchie imbarcazioni trasformate in luoghi di detenzione galleggiante. Le condizioni a bordo erano disumane: sovraffollamento estremo, scarsità di cibo e acqua, igiene precaria, maltrattamenti continui. Molti prigionieri, tra cui Antonio, sopportarono queste sofferenze per diverse settimane senza perdere la fede né la dignità.
Da Valencia, numerosi prigionieri furono prelevati senza processo e fucilati in diverse località: le spiagge del Saler, la Malvarrosa, i pressi di Benimamet. Antonio Artero Moreno fu tra le vittime del 15 settembre 1936. Quel giorno, a soli ventiquattro anni, fu condotto al luogo dell'esecuzione e fucilato dai miliziani marxisti, ricevendo così la palma del martirio. Le circostanze precise della sua morte non sono documentate, ma la data è certa e attestata da multiple fonti.
Il luogo della sepoltura rimane sconosciuto. Molto probabilmente Antonio fu sepolto in una fossa comune a Valencia, come migliaia di altre vittime della repressione repubblicana. La sua morte, avvenuta lontano dalla terra natale, non fu nemmeno registrata nel registro civile di Pozoblanco. Solo in seguito, quando fu istruita la causa di beatificazione, la morte fu annotata d'ufficio nel registro di Pozoblanco il 12 dicembre 1941, per decreto del giudice municipale sostituto.

Le ultime parole e la testimonianza
Secondo le testimonianze raccolte dopo la guerra e conservate nell'archivio della segreteria del vescovado di Córdoba, Antonio, prima di essere portato via da Pozoblanco, avrebbe detto ai genitori: 'Fidatevi del trionfo: non lo vedrò ma voi sì'. Parole che rivelano una consapevolezza lucida del proprio destino e una fede incrollabile nella vittoria finale del bene, anche al di là della propria esistenza terrena. Queste parole, tramandate dalla tradizione orale familiare e parrocchiale, costituiscono un testamento spirituale che sintetizza l'atteggiamento con cui Antonio affrontò il martirio.
Nell'archivio diocesano di Córdoba è conservato un documento intitolato 'Alunni di questo Seminario morti per Dio e per la Patria', redatto probabilmente negli anni immediatamente successivi alla guerra. Alla voce dedicata ad Antonio si legge: 'Morto: assassinato. A Paterna (Valencia), il luogo in cui si trovano i suoi resti e la data esatta della sua morte erano sconosciuti'. Il documento aggiunge che Antonio fu portato a Valencia 'con la fede nel trionfo' e si esprime l'auspicio che 'sia morto con gli stessi sentimenti che lo hanno animato nel dire addio ai genitori e ai fratelli'.

Il culto e la beatificazione
La causa di beatificazione di Antonio Artero Moreno fu istruita nell'ambito del processo più ampio riguardante i martiri della guerra civile spagnola nella diocesi di Córdoba. Come per migliaia di altri casi, si trattò di documentare le circostanze della morte, raccogliere testimonianze, verificare che l'uccisione fosse avvenuta 'in odium fidei', cioè in odio alla fede, e non per motivi politici. Antonio fu riconosciuto come martire, ucciso esclusivamente per il suo status di seminarista e per la sua fede cattolica.
Il 16 ottobre 2021, nella cattedrale seicentesca di Córdoba, oltre tremila persone parteciparono alla messa di beatificazione presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, per mandato di Papa Francesco. In quella cerimonia furono beatificati Juan Elías Medina e 126 compagni, tra cui Antonio Artero Moreno. Il gruppo comprendeva sacerdoti, seminaristi, religiosi e laici di diverse età e condizioni sociali, tutti uccisi tra il 1936 e il 1939 nella provincia di Córdoba. Tra i 127 beati vi erano cinque seminaristi, una religiosa delle Hijas del Patrocinio, un fratello francescano e numerosi laici impegnati nella vita pastorale.
La memoria liturgica di Antonio si celebra il 15 settembre, anniversario del suo martirio. Non essendo stato canonizzato, il suo culto è limitato alle diocesi e alle regioni che lo hanno richiesto, in particolare alla diocesi di Córdoba e alla regione dell'Andalusia.

Il contesto della persecuzione a Pozoblanco
La vicenda di Antonio non può essere compresa isolatamente dal contesto più ampio della persecuzione religiosa che colpì Pozoblanco e l'intera comarca di Los Pedroches. Secondo la documentazione storica conservata e gli studi pubblicati, tra cui il lavoro del sacerdote don Francisco Granados Lara 'Un cuore di fuoco. Vita e scritti del beato martire Bartolomé Blanco Márquez (1914-1936)', la città conobbe una delle pagine più drammatiche della guerra civile in Andalusia.
Dei circa duecento uomini deportati da Pozoblanco e dai villaggi vicini il 16 agosto 1936, solo pochi fecero ritorno. La maggior parte fu fucilata a Valencia o nei dintorni nelle settimane successive. Tra le vittime vi furono numerosi sacerdoti, seminaristi e laici impegnati nella vita parrocchiale. La diocesi di Córdoba nel suo complesso pagò un prezzo altissimo: centinaia di sacerdoti e religiosi furono assassinati, le chiese furono profanate, il culto pubblico fu soppresso.

Curiosità
- Antonio aveva solo 13 anni quando scrisse la lettera al vescovo chiedendo l'ammissione al seminario, dimostrando una maturità vocazionale precoce.
- La sua morte non fu registrata nel registro civile di Pozoblanco al momento del decesso, ma solo nel 1941, cinque anni dopo la fine della guerra, quando fu istruita la causa di beatificazione.
- Nell'archivio diocesano di Córdoba è conservato un documento che lo include tra gli 'Alunni di questo Seminario morti per Dio e per la Patria', testimonianza del clima patriottico-religioso del dopoguerra spagnolo.
- Antonio faceva parte di un gruppo di circa 200 deportati da Pozoblanco e dalla comarca di Los Pedroches, di cui solo pochi sopravvissero.

Cronologia
- 12 marzo 1912: Nasce a Pozoblanco (Córdoba, Spagna)
- 15 marzo 1912: Riceve il battesimo nella parrocchia di San Sebastián de Pozoblanco
- 6 maggio 1917: Riceve la confermazione dalle mani del vescovo Ramón Guillamet
- 5 settembre 1925: Scrive al vescovo chiedendo l'ammissione al seminario
- 1925-1926: Entra nel Seminario di San Pelagio di Córdoba
- 15 giugno 1935: Riceve la tonsura clericale (primo ordine minore)
- 1934-1935: Completa il secondo corso di teologia con valutazione 'merito-benemerito'
- 15 agosto 1936: Viene arrestato a Pozoblanco davanti alla madre e alla sorella
- 16 agosto 1936: Deportato a Valencia su un treno della morte
- Agosto-settembre 1936: Imprigionato sulle navi-carcere Legazpi e Azurmendi
- 15 settembre 1936: Viene fucilato a Valencia, martire
- 12 dicembre 1941: La sua morte viene registrata nel registro civile di Pozoblanco
- 16 ottobre 2021: Beatificato a Córdoba da Papa Francesco insieme ad altri 126 martiri.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Era il figlio del matrimonio formato dai contadini Rogelio Artero Pérez e Maria Catalina Moreno Ruiz. Fu battezzato il 15 marzo 1912 nella Parrocchia di San Sebastian de Pozoblanco. Il sacramento della Confermazione lo ricevette da Mons. Ramon Guillamet in quella parrocchia del 6 maggio 1917.
Il 5 settembre 1925, all'età di 13 anni, scrisse al Vescovo chiedendo la sua ammissione al Seminario di San Pelagio. Ha aggiunto alla sua stesura la relazione obbligatoria del suo parroco (3 settembre), che appoggia la sua richiesta: "Giovane buona condotta morale e religiosa", frequenta i Santi Sacramenti, frequenta gli atti di culto in modo tempestivo e in cui si osservano motivazioni per lo stato ecclesiastico.
Entrò nel corso 1924-1925, studiando fino al quarto di Teologia e ricevendo quattro Ordini Minori, di cui solo l'Ordine Primario Tonsura è documentato il 15 giugno 1935, nel Bollettino della diocesi di Cordoba (78 (1935), 161). Pubblica anche i suoi appunti negli esami regolari del secondo corso di Teologia, corso 1934-1935, con un punteggio medio di "merito-benemerito" (ibid., 185).
Gli eventi di Pozoblanco, dopo la rivolta militare e l’inizio della Guerra Civile, sono noti per l’abbondante documentazione conservata e i numerosi scritti pubblicati sull’argomento. Una delle ultime, con numerose e preziose documentazioni e testimonianze, è il libro del sacerdote Don Francisco Granados Lara, Un cuore di fuoco. Vita e scritti del beato martire Bartolomé Blanco Marquez (1914-1936) (BAC, Madrid 2009). Secondo lui, la città fu la prima nelle mani della Guardia Civile fino a quando, sotto la pressione delle milizie repubblicane, fu consegnata loro il 15 agosto 1936. Questo giorno fu per molti, un giorno di profondo dolore e desolazione, e per altri fu un giorno di vittoria e vendetta. Un giorno si intitola il giorno della grande persecuzione.
Don Antonio fu arrestato in quella data per il suo status clericale, nella casa di famiglia e davanti a sua madre e una delle sue sorelle. È arrivato a unirsi a molti altri vicini locali già in prigione. La libertà di tutto e il rispetto per le loro proprietà e le persone erano stati concordati con i repubblicani in precedenza, ma nulla di tutto ciò era soddisfatto. I detenuti, tra cui Don Antonio, furono introdotti in condizioni dolorose su due treni che partirono con destinazione sconosciuta a mezzogiorno e al tramonto del 16 agosto 1936.
Furono portati in alcune navi da prigione a Valencia, i Legzapi e la "Azurmendi", dove hanno sopportato condizioni dolorose per diversi mesi. Molti di loro, senza alcun processo, sono stati girati sulle vicine Playas del Saler, le salope Malvarrosa e le salopette di Benimamet. Circa 200 uomini provenienti da Pozoblanco e da altri villaggi di Los Pedroches partirono per Valencia. Sono solo tornati.
Don Antonio fu ucciso dai marxisti a Valencia il 15 settembre 1936, ricevendo così la palma del martirio. Non si sa dove sia stato sepolto, forse in qualche fossa comune a Valencia. Alla morte fuori dalla sua terra, la sua morte non fu poi registrata nel registro civile di Pozoblanco. Fu in seguito, quando la causa generale fu indagata, e fu fatta in quella di Pozoblanco il 12 dicembre 1941, per decreto del giudice municipale alternativo.
L'Archivio della Segreteria del Vescovato di Cordoba, Sezione Statistica, conserva un documento dal titolo "Alumni di questo Seminario Morto per Dio e per la Patria". Ecco i dati di Don Antonio: Egli è morto: Assassinato. A Paterna (Valencia), il luogo in cui si trovano i suoi resti e la data esatta della sua morte, era sconosciuto. Fatti ottenuti: nei giorni della rivolta di Pozoblanco, parlando con D. Antonio Muiào, Direttore del Collegio Salesiano, dei lavori perché stavano accadendo nel momento in cui gli ha detto: “Signor. Direttore, ciò che soffro solo per Dio soffro, solo per Lui, e se abbiamo bisogno di morire, moriremo per Dio e per la Patria. Andare a Valencia dopo la consegna di Pozoblanco (...) dicendo addio ai suoi genitori disse loro: Fidati del trionfo: non lo vedrò ma lo vuoi. Con la fede nel trionfo fu portato a Valencia con molti altri da Pozoblanco, a cui fu detto, furono certi della sua vita. Speriamo che sia morto con gli stessi sentimenti che lo hanno incoraggiato a dire addio ai suoi genitori e ai suoi fratelli.
La sua beatificazione ha avuto luogo il 16 ottobre 2021 a Cordova.


Autore:
Miguel Varona Villar


Fonte:
www.diocesisdecordoba.es

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Aggiunto/modificato il 2026-09-07

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