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Beato Giovanni Lucena Rivas Sacerdote e martire

Festa: 27 luglio

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Baena, Cordova, Spagna, 4 gennaio 1895 - Puente Genil, Cordova, Spagna, 27 luglio 1936

Il beato Giovanni Lucena Rivas appartiene alla vasta schiera dei martiri della persecuzione religiosa scoppiata in Spagna durante la guerra civile del 1936. Sacerdote della diocesi di Cordova, esercitò il ministero con discrezione, competenza pastorale e profondo senso del dovere, dedicandosi soprattutto alla catechesi, alla formazione dei giovani e alla cura delle parrocchie affidategli. Uomo di notevole preparazione culturale, studiò anche presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, distinguendosi per gli eccellenti risultati accademici, ma dovette interrompere gli studi a causa di una grave malattia. Arrestato pochi giorni dopo lo scoppio della persecuzione anticlericale a Puente Genil, fu sottoposto a violenze e umiliazioni esclusivamente per la sua identità sacerdotale. Secondo le testimonianze raccolte nel processo di beatificazione affrontò la morte proclamando per due volte il grido "Viva Cristo Re", divenuto il simbolo della fedeltà di molti martiri spagnoli del XX secolo. È stato beatificato il 16 ottobre 2021 insieme ad altri diciannove compagni martiri della diocesi di Cordova.

Etimologia: Dall'ebraico Yehohanan e significa 'Dio ha avuto misericordia' oppure 'dono del Signore'.

Emblema: Abito talare, palma del martirio, croce.


Juan Lucena Rivas nacque il 4 gennaio 1895 a Baena, nella provincia di Cordova. Era figlio di Felipe Lucena Sevillano e Rafaela Rivas Rojano, una famiglia di modeste condizioni che, per motivi di lavoro, cambiò più volte residenza trasferendosi tra Baena, Rute e Aguilar de la Frontera.
Fin da giovane manifestò una chiara inclinazione al sacerdozio. Nel 1907 chiese di essere ammesso al Seminario di San Pelagio di Cordova. Le testimonianze dei suoi superiori lo descrivono come un ragazzo di ottima condotta, equilibrato, studioso e sinceramente orientato alla vita ecclesiastica.

Gli anni di Roma
Grazie ai brillanti risultati ottenuti negli studi, nel 1916 fu inviato a Roma per perfezionare la formazione teologica.
Frequentò la Pontificia Università Gregoriana risiedendo presso il Pontificio Collegio Spagnolo di San José, uno dei principali centri di formazione del clero spagnolo.
Nel marzo 1918 ricevette il suddiaconato dal cardinale Rafael Merry del Val, ma una grave malattia lo costrinse a interrompere gli studi e a rientrare in Spagna prima di completarli.

Ordinazione sacerdotale
Fu ordinato sacerdote il 14 giugno 1919.
Negli anni immediatamente successivi insegnò nel Seminario di Cordova, ricoprendo diversi incarichi didattici. Oltre al latino, impartì lezioni di catechismo, geografia, storia e formazione civile.
Collaborò anche con le Scuole dell'Ave Maria come cappellano, dedicandosi con particolare attenzione all'educazione religiosa dei ragazzi.

Il ministero pastorale
Nel dicembre 1921 fu nominato coadiutore della parrocchia di Santa Marina de Aguas Santas a Cordova.
Successivamente prestò servizio presso la parrocchia del Sagrario della cattedrale cittadina.
Nel 1923 assunse la guida della parrocchia di Nostra Signora della Purificazione a Puente Genil, della quale divenne parroco stabile nel 1928 dopo aver superato il concorso previsto dalla normativa ecclesiastica.
Il suo ministero fu caratterizzato da intensa attività pastorale: celebrazione quotidiana dell'Eucaristia, disponibilità per le confessioni, accurata amministrazione dell'archivio parrocchiale, promozione delle associazioni cattoliche e soprattutto una profonda riorganizzazione della catechesi. In una relazione inviata al vescovo nel 1930 documentò l'aumento significativo dei bambini coinvolti nell'istruzione religiosa, segno della sua costante attenzione educativa.
Curò inoltre la conservazione e l'arricchimento del patrimonio artistico delle undici chiese dipendenti dalla parrocchia.

La guerra civile e l'arresto
Dopo il colpo di Stato del luglio 1936 e il rapido precipitare della situazione politica, Puente Genil passò sotto il controllo delle milizie rivoluzionarie.
Numerosi sacerdoti della zona furono arrestati e uccisi.
Don Giovanni venne catturato il 24 luglio 1936 e rinchiuso nei carri ferroviari utilizzati come prigione improvvisata insieme ad altri detenuti. Le condizioni di detenzione furono estremamente dure: pochissima acqua, caldo soffocante, continue minacce e violenze psicologiche.

Il martirio
Il 27 luglio 1936 fu prelevato dal convoglio.
Secondo le testimonianze processuali, mentre veniva condotto al luogo dell'esecuzione fu colpito con una baionetta al volto, legato con le mani dietro la schiena, picchiato e costretto a rialzarsi dopo essere caduto a terra.
Trasportato al cimitero di Puente Genil, gli fu strappata dal collo una medaglia religiosa.
Poco prima della fucilazione proclamò due volte il grido "Viva Cristo Re".
Fu quindi ucciso insieme ad altri prigionieri e i corpi vennero successivamente dati alle fiamme.
La documentazione raccolta per la causa di beatificazione conclude che venne assassinato esclusivamente in odio alla fede cattolica e al suo ministero sacerdotale.

Il culto
La causa di beatificazione riconobbe formalmente il suo martirio.
Il 16 ottobre 2021, nella cattedrale di Cordova, fu beatificato insieme ad altri diciannove martiri della diocesi, tutti vittime della persecuzione religiosa del 1936.
La sua memoria liturgica ricorre il 27 luglio, giorno del martirio.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-07-22

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