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† Pakistan, 31 luglio 2025
Nabeel Masih, un giovane cristiano pachistano, arrestato a soli 16 anni con una falsa accusa di blasfemia. Nabeel era analfabeta, non usava i social media, ma è stato accusato di aver condiviso un post su Facebook. Questo è bastato per condannarlo a dieci anni di prigione. Dietro le sbarre ha sofferto dolori indicibili, negato delle cure mediche di cui aveva disperato bisogno. È uscito su cauzione dopo più di quattro anni, ma le ferite – fisiche e dell’anima – erano ormai profonde. Il 31 luglio 2025, a soli 24 anni, Nabeel ci ha lasciati, ucciso non solo da malattia e abbandono, ma da un sistema ingiusto che lo ha privato della giovinezza, della libertà e della vita.Nabeel è morto con la fede nel cuore. Il suo unico “crimine” era essere cristiano. Il suo sangue grida al cielo. Questa non è solo la morte di un giovane innocente. È l’ennesima prova che le leggi sulla blasfemia in Pakistan vengono usate come armi contro le minoranze religiose, distruggendo vite e famiglie.
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