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Beati José Alonso Villar, Santiago Franco Mayo, Gregorio Diéz Pérez ed Abilio Saiz Lopez Martiri domenicani

Festa: 18 agosto

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† La Tejera, presso Navelgas, Tineo, Asturie, 18 agosto 1936

Questi quattro religiosi, beatificati da Papa Benedetto XVI il 28 ottobre 2007, appartenevano alla casa di Navelgas, provincia delle Asturie, dove i dominicani avevano stabilito la loro scuola apostolica, quando scoppiò la persecuzione religiosa in Spagna. Il 16 agosto 1936 li arrestarono, mentre i bambini della scuola, aspiranti alla vita religiosa, rimasero soli, piangendo. Hanno portato i detenuti nella prigione installata nei bassi della caserma della Guardia Civil, dove hanno pregato continuamente e, a quanto pare, sono riusciti a celebrare l'Eucaristia. Furono martirizzati il 18 agosto 1936 mattina a Santa Eulalia de Miño, Tineo, provincia delle Asturie, invocando Cristo Re.

Etimologia: Celestino, dal latino 'caelestis', celeste; José, forma spagnola di Giuseppe, dall'ebraico 'Yosef', Dio aggiunga; Santiago, forma spagnola tradizionale di San Giacomo, dall'ebraico 'Ya'akov'; Gregorio

Emblema: Abito domenicano, croce o palma del martirio.


Per comprendere la vicenda dei quattro martiri occorre considerare il ruolo della casa domenicana di Navelgas. I Frati Predicatori avevano sviluppato in questa località asturiana una presenza dedicata soprattutto alla formazione dei giovani attraverso una scuola apostolica. La documentazione dell'Archivio Storico della Provincia Domenicana di Spagna conserva numerosi documenti relativi alla costruzione, all'amministrazione e alla vita della casa. La scuola di Navelgas fu aperta il 5 gennaio 1929 e divenne uno dei luoghi nei quali la Provincia domenicana formava le nuove vocazioni.
La casa non era quindi soltanto una residenza religiosa. Era una comunità educativa, nella quale sacerdoti e fratelli cooperavano secondo compiti differenti. Questa dimensione spiega anche la particolare fisionomia del piccolo gruppo che sarebbe stato coinvolto nella persecuzione del 1936: un superiore anziano, due sacerdoti impegnati nella formazione e un fratello cooperatore addetto ai servizi della comunità.

Celestino José Alonso Villar
Celestino José Alonso Villar nacque a Margolles, nel territorio di Cangas de Onís, il 15 giugno 1862. Dopo aver partecipato da giovane a una missione predicata dai gesuiti a Cangas de Onís, maturò la decisione di entrare nella vita religiosa. Per prepararsi studiò latino con l'aiuto di un sacerdote a Infiesto. Entrò nel convento domenicano di Corias il 1° luglio 1881 e professò il 2 luglio 1882.
Compiuti gli studi filosofici e teologici, fu ordinato sacerdote a Oviedo il 19 giugno 1886. Ricevette il titolo di lettore in teologia e fu destinato al collegio di Vergara, dove si dedicò soprattutto all'insegnamento, distinguendosi anche nel campo delle scienze esatte.
Nel corso degli anni ricoprì diversi incarichi nell'Ordine. Nel 1904 fu priore a Corias e nel 1908 tornò a Vergara come priore. Nel 1912 venne nominato maestro dei novizi a Corias e successivamente svolse anche l'incarico di economo conventuale. Le fonti domenicane lo descrivono come uomo dotato di capacità di governo, capace di unire fermezza e bontà, e particolarmente apprezzato per le sue doti umane e spirituali.
A lui venne affidato un ruolo importante nello sviluppo della presenza domenicana a Navelgas. Fu superiore della casa e direttore della scuola apostolica. La documentazione d'archivio mostra anche il suo coinvolgimento concreto nella gestione del collegio e nelle questioni patrimoniali e amministrative della comunità. Un documento del 1925 conserva, per esempio, il contratto relativo alla costruzione del collegio di Navelgas, sottoscritto da Alonso Villar come rappresentante del convento di Corias.
Nel 1930 fu nominato superiore della casa di La Felguera, dove si trovò durante la rivoluzione delle Asturie dell'ottobre 1934. Dal 1933 era nuovamente alla guida della comunità di Navelgas. Quando nel 1936 iniziò la persecuzione religiosa, egli si trovava dunque in quella casa, insieme agli altri religiosi e ai giovani della scuola apostolica.
Il 7 agosto 1936 fu convocato dal comitato locale di Navelgas. Si presentò accompagnato dai confratelli che pregavano il Rosario. Il convento fu sottoposto a una richiesta di contribuzione economica e, il 12 agosto, Celestino e Gregorio furono arrestati e costretti a partecipare ai lavori di ricostruzione di un ponte. Dopo essere stati liberati e lasciati rientrare nella casa, furono nuovamente arrestati il 16 agosto insieme a Santiago Franco e ad Abilio Sáiz.

Santiago Franco Mayo
Santiago Franco Mayo nacque a Santa María del Páramo, nella provincia di León, il 28 marzo 1905. Entrò nella scuola apostolica di Corias e professò il 31 agosto 1921. Studiò filosofia a Corias fino al 1924 e proseguì la formazione teologica a Salamanca.
Fu ordinato sacerdote il 9 febbraio 1930. Le testimonianze raccolte dai confratelli lo ricordano come un religioso osservante, obbediente e profondamente legato alla vita comunitaria. Fu destinato alla scuola apostolica di Navelgas come professore e vi esercitò anche il ministero nella cappella pubblica del collegio.
La sua spiritualità era caratterizzata in particolare dalla devozione eucaristica e mariana. Le fonti domenicane sottolineano inoltre la sua capacità di consiglio e la sua fedeltà all'obbedienza religiosa. Nel momento della persecuzione avrebbe avuto la possibilità di mettersi in salvo, ma rimase con la comunità. La tradizione della causa interpreta questa scelta come una conseguenza della sua volontà di non sottrarsi ai doveri assunti nell'obbedienza religiosa.

Gregorio Díez Pérez
Gregorio Díez Pérez nacque a Gozón de Ucieza, nella provincia di Palencia, il 9 maggio 1910. Dal 1922 al 1926 frequentò la scuola apostolica di Las Caldas de Besaya. Entrò poi nel noviziato di Corias e professò il 17 agosto 1927, proseguendo nello stesso convento gli studi filosofici. La formazione teologica fu compiuta a San Esteban di Salamanca.
Fu ordinato sacerdote ad Ávila il 3 giugno 1934. Durante il soggiorno a Salamanca mostrò un particolare interesse per gli studi storici e collaborò con il domenicano Vicente Beltrán de Heredia, uno degli studiosi più importanti della teologia e della storia ecclesiastica spagnola del Novecento.
Terminata la formazione, Gregorio fu destinato alla scuola apostolica di Navelgas come professore. Le testimonianze lo descrivono come semplice, laborioso, disponibile e buon compagno. Viene ricordato anche per l'intensa vita di preghiera, l'umiltà, la devozione eucaristica e mariana e la disponibilità al servizio. La sua permanenza a Navelgas fu breve: appena due anni dopo l'ordinazione sacerdotale venne coinvolto nella persecuzione insieme al superiore Celestino e agli altri due confratelli.

Abilio Sáiz López
Abilio Sáiz López rappresentava una vocazione diversa da quella dei tre sacerdoti. Nacque a Montejo de Bricia, nella provincia di Burgos, il 2 febbraio 1894. Prima di entrare nell'Ordine esercitò il mestiere di falegname. La frequentazione del santuario di Nuestra Señora de Montesclaros contribuì alla maturazione della sua vocazione domenicana.
Entrò a Corias come fratello cooperatore e professò il 14 marzo 1931. Aveva una formazione diversa da quella dei confratelli sacerdoti, ma la sua presenza era indispensabile alla vita quotidiana della comunità. Aveva svolto anche il mestiere di fornaio e, nella scuola apostolica di Navelgas, si occupava soprattutto della cucina e del bestiame.
Le fonti lo ricordano come un uomo semplice e allegro, ma allo stesso tempo serio, osservante e dotato di intensa vita interiore. Era preciso nei compiti affidatigli e caratterizzato da una naturale disponibilità al servizio. La sua figura mostra come il gruppo dei martiri di Navelgas comprendesse non soltanto sacerdoti e formatori, ma anche un religioso impegnato nei servizi ordinari della comunità.

L'arresto e la prigionia
Il 16 agosto 1936 la situazione della comunità precipitò. Celestino e Gregorio, già arrestati alcuni giorni prima, furono nuovamente presi insieme a Santiago e Abilio. I giovani della scuola apostolica rimasero soli. Le testimonianze domenicane hanno conservato l'immagine dei ragazzi che, dopo l'arresto dei religiosi, rimasero nella casa in lacrime.
I quattro furono condotti nella prigione ricavata nei locali inferiori della caserma della Guardia Civil. Secondo le testimonianze raccolte nel corso della causa, durante la detenzione continuarono a pregare. La tradizione riferisce inoltre che riuscirono probabilmente a celebrare l'Eucaristia. Su questo particolare è opportuno mantenere una formulazione prudente, poiché la documentazione disponibile lo presenta come un'indicazione testimoniale e non come un fatto documentario ricostruibile in ogni dettaglio.

Il martirio a La Tejera
Nella notte tra il 17 e il 18 agosto i quattro religiosi furono condotti fuori dalla prigione. Il luogo del martirio è indicato dalle fonti domenicane come La Tejera, presso Navelgas, nel territorio di Tineo, nelle Asturie. La località di La Tejera appartiene all'area di Miño e si trova nelle vicinanze di Navelgas.
Furono uccisi nelle prime ore del 18 agosto 1936. La tradizione conservata dalle fonti domenicane riferisce che affrontarono la morte invocando Cristo Re. Per Celestino viene aggiunto un particolare: gli uccisori non riuscirono a spogliarlo dell'abito religioso. È un dettaglio tramandato nelle biografie della famiglia domenicana e significativo soprattutto nel contesto della memoria del martirio.
La morte dei quattro si inserisce nella più ampia persecuzione religiosa verificatasi in Spagna durante la guerra civile. Il loro caso non va tuttavia isolato dal contesto storico generale: appartenevano a una causa comprendente dieci domenicani della diocesi di Oviedo, provenienti dalle comunità di Navelgas, Corias e La Felguera. I dieci furono riconosciuti martiri dalla Santa Sede nell'ambito dello stesso procedimento.

La causa di beatificazione
La fama di martirio dei religiosi si mantenne negli anni successivi alla loro morte. L'arcivescovo di Oviedo avviò la causa di beatificazione con un processo ordinario celebrato dal 1958 al 1961. Il procedimento fu una causa di 'beatificazione seu declarationis martyrii', cioè finalizzata al riconoscimento del martirio.
Il 26 giugno 2006 fu promulgato il decreto con cui la Santa Sede riconobbe il martirio di Celestino José Alonso Villar e dei suoi nove compagni domenicani. Il gruppo comprendeva i quattro religiosi di Navelgas e altri sei domenicani appartenenti alle comunità di Corias e La Felguera.
Il 28 ottobre 2007 i dieci furono beatificati a Roma insieme a un ampio gruppo di martiri della persecuzione religiosa spagnola. La celebrazione fu presieduta dal cardinale José Saraiva Martins come delegato di Benedetto XVI. In quella stessa celebrazione furono proclamati beati 498 martiri della persecuzione religiosa in Spagna.
Il riconoscimento ecclesiale non fu quindi fondato su un miracolo postumo, come avviene ordinariamente nelle cause di canonizzazione non basate sul martirio, ma sul riconoscimento del martirio stesso. La Santa Sede ha infatti considerato la loro morte come testimonianza della fede cristiana nel contesto della persecuzione religiosa del 1936.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-08-09

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