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Beato Antonio Prenafeta Soler Sacerdote e martire

Festa: 25 agosto

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El Vilosell, Spagna, 7 aprile 1875 - Valls, Spagna, 25 agosto 1936

Fu un sacerdote dell'arcidiocesi di Tarragona, nato a El Vilosell nel 1874 e ordinato presbitero nel 1900. Per molti anni svolse il ministero pastorale a Tarragona, dove fu rettore della parrocchia di San Francesco e professore del Seminario. La sua figura non fu legata soltanto alla vita parrocchiale: ebbe anche un interesse concreto per la storia e il patrimonio religioso della città, come dimostra il volume La Capella de Sant Magí, pubblicato nel 1928, e fu tra i promotori della rinascita della Confraternita di Sant Magí nel 1922. La sua sensibilità pastorale emerge anche da un documento del 1928, nel quale, insieme ad altri sacerdoti, difese presso il cardinale Francesc d'Assís Vidal i Barraquer l'uso della lingua catalana nella catechesi e nella predicazione, motivandolo con l'esigenza che la parola cristiana fosse realmente comprensibile ai fedeli. Allo scoppio della persecuzione religiosa del 1936 cercò rifugio presso una famiglia amica, ma fu individuato e arrestato. Condotto dapprima davanti a un comitato e poi detenuto su una nave-prigione, trascorse il periodo della prigionia nella preghiera, con particolare riferimento al Rosario. Il 25 agosto fu condotto a Valls e ucciso insieme ad altri sacerdoti, religiosi e laici. La Chiesa ha riconosciuto il carattere martiriale della sua morte e lo ha beatificato il 13 ottobre 2013 insieme ad altri martiri della persecuzione religiosa in Spagna.

Etimologia: Dal latino Antonius, nome gentilizio romano di etimologia discussa.

Emblema: Abito sacerdotale, palma del martirio, croce.


Antonio Prenafeta Soler nacque a El Vilosell, nella comarca delle Garrigues, il 7 aprile 1874, figlio di Antonio e Maria. Fu battezzato il giorno successivo. Le fonti disponibili non permettono di ricostruire nei dettagli la sua infanzia e la sua formazione scolastica, ma è documentato il suo successivo ingresso nel cammino ecclesiastico che lo condusse al sacerdozio.
Fu ordinato presbitero il 22 settembre 1900. La documentazione ecclesiastica lo presenta come un sacerdote di profonda sensibilità pastorale, particolarmente devoto a san Francesco d'Assisi e alla Vergine di Montserrat. La sua spiritualità avrebbe trovato espressione soprattutto nella vita sacerdotale quotidiana e nella cura delle persone affidate al suo ministero.

Il ministero a Tarragona
Prenafeta esercitò il ministero nell'arcidiocesi di Tarragona e giunse a ricoprire l'incarico di rettore della parrocchia di San Francesco d'Assisi, oltre a quello di professore del Seminario. La sua attività non si limitò quindi alla celebrazione dei sacramenti e alla cura pastorale della comunità, ma comprese anche l'insegnamento e l'interesse per la storia religiosa della città.
Un aspetto particolarmente significativo della sua personalità emerge dagli studi contemporanei sulla Chiesa tarragonese. Nel 1928, mentre il cardinale Francesc d'Assís Vidal i Barraquer era sottoposto a una crescente pressione politica, Prenafeta, in qualità di rettore di San Francesco, fu tra i sacerdoti che manifestarono solidarietà al proprio arcivescovo. La sua presa di posizione riguardava anche l'uso della lingua catalana nella vita pastorale.
In un testo conservato nella documentazione ecclesiastica, Prenafeta osservava che i bambini potevano incontrare difficoltà nel comprendere il catechismo quando veniva loro trasmesso in una lingua non familiare. La sua argomentazione era essenzialmente pastorale: la predicazione e la catechesi, secondo il sacerdote, dovevano raggiungere realmente il popolo e non trasformarsi in un esercizio linguistico estraneo alla vita quotidiana dei fedeli. Lo studio dell'Università Rovira i Virgili che ha pubblicato questa documentazione considera la testimonianza di Prenafeta nel quadro della più ampia difesa dell'uso pubblico del catalano nell'arcidiocesi di Tarragona.
Questo episodio è importante perché consente di vedere il futuro martire non soltanto nell'ultima fase della sua vita, ma come un sacerdote inserito nelle questioni pastorali e culturali della Tarragona del primo Novecento.

La devozione a Sant Magí
Un altro aspetto poco noto della sua attività riguarda la devozione a sant Magí, particolarmente radicata a Tarragona.
Prenafeta fu amministratore della cappella di Sant Magí presso il Portal del Carro. In questo ruolo contribuì alla riorganizzazione della devozione cittadina al santo. Il 17 gennaio 1922 venne indirizzata al cardinale Vidal i Barraquer una richiesta accompagnata dai primi statuti della nuova Confraternita di Sant Magí. L'approvazione arrivò pochi giorni dopo. La confraternita, fondata in quel contesto, sarebbe diventata una delle istituzioni della devozione tradizionale tarragonese.
La sua attenzione per il santuario e per la memoria religiosa di Tarragona non fu soltanto pastorale. Nel 1928 pubblicò infatti La Capella de Sant Magí, una monografia di 65 pagine dedicata alla cappella. Il volume è tuttora catalogato dalla Biblioteca de Catalunya e costituisce una testimonianza della sua attività di ricerca e divulgazione storico-religiosa.
La pubblicazione mostra un sacerdote interessato alla conservazione della memoria religiosa locale e al rapporto tra culto, storia e patrimonio. È un elemento che arricchisce sensibilmente il profilo di Prenafeta e impedisce di ridurre la sua figura alla sola vicenda del martirio.

La persecuzione del 1936
L'estate del 1936 cambiò radicalmente la situazione. Lo scoppio della guerra civile spagnola fu accompagnato in diverse zone del paese da una violenta persecuzione contro sacerdoti, religiosi e laici cattolici. La documentazione della causa considera Antonio Prenafeta tra coloro che furono uccisi in questo contesto a causa della loro fede. La Santa Sede, nella Lettera apostolica del 13 ottobre 2013, inserisce il suo nome tra i sacerdoti diocesani riconosciuti martiri.
Il 22 luglio 1936 Prenafeta lasciò la propria abitazione e si rifugiò presso Ramon Magarolas, in una casa di Tarragona. Il 25 luglio vi fu una perquisizione. Per proteggere il sacerdote, egli venne indicato come uno zio della padrona di casa, senza che Prenafeta fosse inizialmente informato dell'accaduto.
Quando venne a conoscenza del pericolo, la mattina del 26 luglio si avviò verso il municipio con l'intenzione di presentarsi spontaneamente. Durante il tragitto incontrò però un conoscente che gli consigliò di non farlo, avvertendolo che sarebbero venuti a cercarlo. Prenafeta tornò quindi nella casa dove era ospitato.

La preghiera prima dell'arresto
Secondo la testimonianza trasmessa dalla documentazione diocesana, Prenafeta, consapevole del rischio ormai imminente, si raccolse con la famiglia che lo aveva accolto davanti a un'immagine della Vergine del Claustro.
Durante la preghiera mariana, quando giunsero alle parole rivolte dalla madre al figlio, egli modificò spontaneamente la formula e pregò perché ogni male che fosse eventualmente caduto sulla famiglia ospitante ricadesse su di lui. In quella stessa preghiera affidò alla Vergine la propria parrocchia e chiese la grazia di poter essere un buon martire, riconoscendo con umiltà di non sapere se fosse stato un buon sacerdote.
Il racconto assume un particolare rilievo nella tradizione biografica di Prenafeta perché collega direttamente il suo atteggiamento spirituale alla morte che stava per affrontare. Va tuttavia considerato come una testimonianza agiografica trasmessa nel corso della causa e non come una fonte indipendente contemporanea all'evento.
La preghiera fu interrotta dal rumore alla porta. Erano gli uomini venuti a cercare il parroco di San Francesco. Alla domanda su chi fosse, Prenafeta rispose semplicemente: «Sono io». Fu quindi arrestato e condotto prima davanti al comitato e poi alla nave-prigione Cabo Cullera.

La prigionia
Durante la detenzione continuò la propria vita sacerdotale nelle condizioni estremamente difficili della prigionia. Le fonti diocesane ricordano soprattutto la preghiera del Rosario e l'incoraggiamento rivolto agli altri prigionieri, ai quali raccomandava fiducia nella Vergine e abbandono alla volontà di Dio.
Altre testimonianze relative al gruppo dei prigionieri tarragonesi collegano la sua detenzione alla nave-prigione Río Segre, dalla quale il 25 agosto furono prelevati numerosi sacerdoti, religiosi e laici destinati alla morte a Valls. La documentazione specificamente dedicata a Prenafeta, invece, indica con certezza il passaggio iniziale sulla Cabo Cullera; per questo la sequenza delle due navi va mantenuta con cautela nelle ricostruzioni biografiche.

Il martirio a Valls
Il 25 agosto 1936 Antonio Prenafeta fu condotto a Valls insieme ad altri prigionieri. Il gruppo venne portato nei pressi del cimitero della città e lì i prigionieri furono uccisi.
La Lettera apostolica di papa Francesco identifica con precisione Prenafeta come il numero 48 dell'elenco dei sacerdoti diocesani beatificati nel gruppo e stabilisce per lui la data del martirio: Valls, 25 agosto 1936. Lo stesso documento apostolico riconosce alla vicenda il carattere di martirio subito in odio alla fede.
La morte di Prenafeta si inserisce così nella più ampia persecuzione religiosa che colpì la Chiesa in Catalogna durante il 1936. Il suo caso non va separato dal contesto generale della guerra civile, ma neppure confuso con una semplice morte avvenuta durante un conflitto armato: il riconoscimento ecclesiale del martirio si fonda sulla motivazione religiosa dell'uccisione.

La beatificazione
Il 28 giugno 2012 papa Benedetto XVI autorizzò la promulgazione del decreto sul martirio relativo al gruppo guidato da Manuel Borràs Ferré e Agapito Modesto Pamplona Falguera e comprendente altri 145 compagni. Antonio Prenafeta è incluso nell'elenco ufficiale dei martiri diocesani.
La beatificazione fu celebrata a Tarragona il 13 ottobre 2013. La cerimonia fu presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza di papa Francesco. Antonio Prenafeta fu così proclamato beato insieme agli altri martiri del gruppo.
La sua memoria liturgica ricorre il 25 agosto, giorno della morte.

Un sacerdote legato alla vita religiosa di Tarragona
La figura di Prenafeta presenta una caratteristica non comune tra le biografie dei martiri del 1936: oltre alla testimonianza sacerdotale e al martirio, sono documentate attività pastorali e culturali che permettono di ricostruire una personalità più articolata.
Fu rettore di San Francesco, professore del Seminario, amministratore della cappella di Sant Magí e autore di una monografia dedicata alla cappella. La sua attività mostra una particolare attenzione alla religiosità popolare e alla conservazione della memoria storica della città.

Il rapporto con il cardinale Vidal i Barraquer
La documentazione del 1928 dimostra inoltre un rapporto di collaborazione e solidarietà con l'arcivescovo Francesc d'Assís Vidal i Barraquer. Prenafeta intervenne pubblicamente in un momento nel quale il cardinale era oggetto di pressioni politiche.
Il suo intervento sulla lingua catalana va letto anzitutto in chiave pastorale. Prenafeta sosteneva che la predicazione cristiana dovesse essere comprensibile al popolo e criticava l'imposizione di una lingua estranea alla vita quotidiana dei fedeli. Si tratta di una testimonianza documentaria importante per comprendere il suo modo concreto di intendere il ministero sacerdotale.

La Confraternita di Sant Magí
Nel 1922, mentre Prenafeta era amministratore della cappella di Sant Magí, furono presentati al cardinale Vidal i Barraquer gli statuti della nuova confraternita. L'iniziativa raccolse la devozione di diversi ambienti sociali della città e contribuì alla continuità della tradizione legata al santo eremita venerato nella Brufaganya.

Gli scritti
La pubblicazione oggi documentabile con certezza è La Capella de Sant Magí, stampata nel 1928 dalla tipografia Suc. de Torres & Virgili. Il volume conta 65 pagine ed è conservato nel catalogo della Biblioteca de Catalunya.
L'opera conferma che Prenafeta non fu soltanto un sacerdote impegnato nella pastorale, ma anche un autore interessato alla storia degli edifici e delle devozioni religiose di Tarragona.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-08-12

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