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Sant Coloma de Queralt, Spagna, 5 dicembre 1908 - Navés, Spagna, 22 agosto 1936
Fu un giovane chierico clarettiano, originario di Santa Coloma de Queralt, nella Catalogna meridionale, che concluse la propria formazione religiosa nel clima drammatico della persecuzione contro la Chiesa durante la guerra civile spagnola. Nato nel 1908 in una famiglia di condizioni semplici, prima di entrare nella Congregazione dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria lavorò come praticante di farmacia e partecipò attivamente all'Azione Cattolica del suo paese. Entrato nel noviziato clarettiano di Vic nel 1934, emise la professione religiosa il 15 agosto 1935 e l'anno seguente fu destinato allo studentato di Solsona per gli studi filosofici. Lo scoppio della guerra civile lo costrinse alla clandestinità e a continui spostamenti tra diverse case del Solsonès. Durante questo periodo continuò a vivere da religioso, dedicandosi alla preghiera, al catechismo e ai lavori quotidiani delle famiglie che lo ospitavano. Vidal Balsells non ignorava il pericolo. Secondo le testimonianze raccolte nella causa, considerava persino il martirio una grazia e, parlando dei suoi persecutori, insisteva sulla necessità di comportarsi secondo l'insegnamento di Cristo, cioè perdonando. Il 22 agosto 1936 fu condotto con l'inganno fuori dal rifugio di Navès e fucilato nei pressi di Torrecanuda. Aveva ventisette anni. Nel 2017 fu beatificato a Barcellona insieme a 108 compagni martiri clarettiani.
Etimologia: Dall'ebraico Yosef, 'Dio aggiunga' o 'Dio accresca'.
Emblema: Palma del martirio; abito clarettiano o veste ecclesiastica; libro.
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Giuseppe Vidal Balsells nacque a Santa Coloma de Queralt il 5 dicembre 1908, nella provincia di Tarragona, allora appartenente alla diocesi di Vic. Era figlio di Antonio Vidal, conducente di muli, e di Teresa Balsells. Fu battezzato tre giorni dopo la nascita nella parrocchia di Santa Maria e ricevette la confermazione il 6 maggio 1914. La sua formazione si svolse nel contesto della normale educazione cattolica dell'epoca. Da giovane si distinse nell'ambiente ecclesiale locale e fu membro attivo dell'Azione Cattolica. Prima di scegliere la vita religiosa lavorò a Viladrau come praticante di farmacia. Questa esperienza professionale, relativamente breve, precedette il passaggio definitivo alla vocazione clarettiana. L'attività nell'Azione Cattolica è significativa per comprendere il profilo di Vidal Balsells. La sua religiosità non rimase confinata alla pratica personale, ma si accompagnò a una partecipazione concreta alla vita apostolica del laicato cattolico.
La vocazione clarettiana Nel 1934, all'età di venticinque anni, Giuseppe entrò nel noviziato dei Missionari Clarettiani a Vic. Il 14 agosto di quell'anno iniziò il noviziato, sotto la guida del padre José Arner Margalef. Compiuto l'anno di prova, emise la professione religiosa temporanea il 15 agosto 1935. Il dato della professione è confermato dalla documentazione ufficiale della Santa Sede. Il suo percorso era quello di un religioso destinato al sacerdozio. Nell'agosto 1935 si trasferì a Solsona, dove entrò nello studentato filosofico. Il corso di logica iniziò il 1° ottobre. Le testimonianze della causa lo descrivono come intelligente, laborioso e dotato di buona volontà, pur incontrando qualche difficoltà negli studi filosofici, anche perché la sua formazione precedente non aveva seguito in modo sistematico il percorso umanistico. Le testimonianze ricordano inoltre un giovane di carattere energico e talvolta impetuoso, ma educato, cordiale e attento verso gli altri. È un particolare interessante perché restituisce alla figura del martire una dimensione autenticamente umana, lontana da una rappresentazione idealizzata.
La persecuzione e la clandestinità L'estate del 1936 trasformò radicalmente la situazione. Lo scoppio della guerra civile spagnola fu accompagnato, in diverse zone della Catalogna, da una violenta persecuzione religiosa. Le comunità clarettiane furono disperse e i religiosi costretti a cercare rifugio presso famiglie conosciute o in case rurali. Vidal Balsells lasciò Solsona insieme ad altri studenti e iniziò una lunga serie di trasferimenti. Passò attraverso San Miguel de Olius, Clará, Guillenya, Cal Rial, Les Planes de Besora e infine Navès. La continua mobilità rispondeva alla necessità di evitare che i religiosi fossero individuati e, nello stesso tempo, di non compromettere la sicurezza delle famiglie che li ospitavano. Durante questo periodo il giovane clarettiano continuò a vivere secondo la propria vocazione. Nelle case dove trovò ospitalità insegnava il catechismo ai bambini e aiutava nelle attività quotidiane, anche nei lavori più semplici, come pulire i cortili e accudire il bestiame. Le testimonianze raccolte nel processo sottolineano soprattutto il carattere religioso e caritatevole delle sue conversazioni. Un tema ricorrente nei suoi discorsi era il comportamento da tenere nei confronti dei persecutori. Vidal Balsells sosteneva che il cristiano dovesse seguire l'esempio di Gesù Cristo e quindi perdonare. Non si trattava soltanto di un principio teorico: nelle circostanze in cui viveva, il perdono assumeva per lui una precisa dimensione personale.
La consapevolezza del martirio Le testimonianze sulla sua ultima fase di vita presentano un elemento particolarmente significativo. Vidal Balsells non sembrava dominato dal terrore della morte. Affermava di essere disposto ad accettare il martirio come una grazia speciale di Dio. L'unico dolore che dichiarava di temere era quello di dover lasciare i genitori anziani. Il 15 agosto 1936, a Rotés, rinnovò i voti religiosi nelle mani del padre Codinachs, superiore dello studentato. Poco dopo chiese il permesso di recarsi dai genitori, nella speranza di raggiungere un luogo più sicuro. Il permesso gli fu accordato. Il viaggio verso Santa Coloma de Queralt, tuttavia, non ebbe successo. Giunto nei pressi di Pinós, Vidal Balsells fu costretto a tornare indietro a causa degli allarmi e degli spari. Rientrò quindi nel Solsonès e raggiunse nuovamente Navès, passando per Les Planes. Trovò ospitalità presso la casa rurale di Grifé.
La cattura Nel tentativo di comunicare con la famiglia, scrisse una lettera ai genitori chiedendo loro di venire a prenderlo. La lettera finì però nelle mani del Comitato di Santa Coloma de Queralt. Un gruppo composto da uomini provenienti da Santa Coloma e da Solsona si recò quindi alla casa dove il giovane era nascosto. Gli uomini dissero di essere venuti per accompagnarlo dai genitori. Secondo le testimonianze, alcuni di loro erano conoscenti dello stesso Vidal Balsells e si presentarono in abiti civili. Il giovane non comprese che si trattava di una trappola. La testimonianza di José Argerich, padrone della casa di Grifé, è particolarmente importante per ricostruire gli ultimi momenti. Vidal Balsells accolse con fiducia gli uomini che erano venuti a prenderlo, convinto che lo avrebbero accompagnato verso casa. Prima di partire salì nella propria stanza per cambiarsi. Gli uomini lo sollecitarono a fare presto e arrivarono a controllare personalmente che si stesse preparando. Gli chiesero inoltre se vi fossero altri suoi compagni provenienti dalla stessa regione. Ignaro del destino che lo attendeva, salutò gli uomini con parole che acquistano, alla luce degli avvenimenti successivi, un significato particolarmente drammatico: disse che li avrebbe salutati fino alla fine della guerra e che, una volta giunto a casa, avrebbe scritto loro.
Il martirio a Navès Il gruppo accompagnò Vidal Balsells fino alla località di Creu de Pantiner, dove era stata lasciata un'automobile. Da lì partirono in direzione di Berga, anziché verso Santa Coloma de Queralt. Dopo circa undici chilometri, davanti alla casa di Torrecanuda, nel territorio di Navès, Giuseppe Vidal Balsells fu ucciso. La documentazione della causa e gli Acta Apostolicae Sedis fissano il martirio al 22 agosto 1936. La tradizione biografica precisa che l'esecuzione avvenne intorno alle nove o alle dieci di sera. Il corpo fu ritrovato il giorno successivo sulla strada. Le testimonianze riferiscono che erano stati uditi numerosi colpi d'arma da fuoco durante la notte. Vidal Balsells fu inizialmente sepolto nel cimitero di Navès. Il luogo del martirio fu successivamente ricordato da una semplice croce, sulla quale venne posta un'iscrizione che richiama il significato attribuito dalla comunità cristiana alla sua morte. La documentazione locale lo considera il primo martire della comunità clarettiana di Solsona e uno dei primi testimoni della persecuzione religiosa nella regione.
La traslazione dei resti Il 12 maggio 1939, terminata la guerra civile, i resti di Giuseppe Vidal Balsells furono trasferiti dal cimitero di Navès a quello di Solsona. In seguito il suo nome rimase legato alla memoria dei due martiri clarettiani della comunità di Solsona, Vidal Balsells e il fratello coadiutore Julián Villanueva Olza. Il fatto che Vidal Balsells sia ricordato insieme a Villanueva Olza permette anche di comprendere la particolare situazione della comunità clarettiana di Solsona nel 1936. Dei sessanta martiri appartenenti al gruppo processuale legato alla diocesi di Solsona, cinquantotto provenivano dalla comunità di Cervera, mentre due appartenevano direttamente alla comunità di Solsona: Vidal Balsells e Villanueva Olza.
La causa di beatificazione La causa dei martiri clarettiani legati alla diocesi di Solsona fu avviata a livello diocesano nel 1948. Il processo relativo a Jaime Girón e ai suoi 59 compagni, nel quale fu compreso anche Giuseppe Vidal Balsells, fu aperto a Solsona l'11 febbraio 1948 e concluso il 26 dicembre 1954. La validità dell'inchiesta diocesana venne riconosciuta dalla Santa Sede nel 2000. La causa fu successivamente riunita a quella di altri gruppi di martiri clarettiani, fino a comprendere 109 membri. La Congregazione delle Cause dei Santi esaminò il loro martirio come testimonianza resa a Cristo e alla fede cattolica durante la persecuzione religiosa degli anni 1936-1937. Il 21 dicembre 2016 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto che riconosceva il martirio di padre Matteo Casals, di Teófilo Casajús, di Fernando Saperas e dei loro 106 compagni. Il riconoscimento riguardava quindi anche Giuseppe Vidal Balsells.
La beatificazione La beatificazione fu celebrata il 21 ottobre 2017 nella Basilica della Sagrada Familia di Barcellona. Il rito fu presieduto, in rappresentanza di papa Francesco, dal cardinale Angelo Amato, allora prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Furono beatificati insieme 109 martiri clarettiani, in quella che fu la più grande beatificazione di martiri appartenenti a una sola congregazione religiosa celebrata fino ad allora. La Lettera apostolica di beatificazione fu successivamente pubblicata negli Acta Apostolicae Sedis. Il documento pontificio riconosce ufficialmente Matteo Casals, Teófilo Casajús, Fernando Saperas e i 106 compagni come martiri e stabilisce che la loro memoria possa essere celebrata ogni anno il 1° febbraio. Per questa ragione è opportuno distinguere nella scheda tra la data del martirio di Vidal Balsells, 22 agosto, utilizzata anche per la sua memoria individuale in diverse repertoriazioni agiografiche, e la memoria liturgica comune dei 109 martiri clarettiani, 1° febbraio, stabilita nella Lettera apostolica di beatificazione.
Il gruppo dei 109 martiri clarettiani Giuseppe Vidal Balsells appartiene al gruppo dei 109 martiri clarettiani beatificati nel 2017. Il gruppo comprendeva religiosi appartenenti alle comunità di Cervera, Solsona, Barcellona, Sabadell, Lleida, Vic, Sallent, Castro Urdiales e Valencia. La causa riuniva sacerdoti, chierici, studenti e fratelli coadiutori, rappresentando le diverse forme della vita religiosa clarettiana. La beatificazione ebbe quindi anche una forte dimensione ecclesiale e congregazionale. L'immagine ufficiale dei nuovi beati presentava il Cuore di Maria al centro, secondo la tradizione spirituale della Congregazione fondata da sant'Antonio Maria Claret, mentre le fiamme simboleggiavano il carattere missionario della loro vocazione. Nel caso di Vidal Balsells, tuttavia, il significato della testimonianza rimane fortemente personale. Non fu sacerdote, non ebbe il tempo di svolgere un lungo ministero e non lasciò opere scritte di particolare rilievo. La sua importanza risiede soprattutto nella coerenza con cui, in pochi anni di vita religiosa, trasformò la vocazione missionaria in una testimonianza estrema di fede.
Autore: Giampietro Cattini
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