Roberto nacque ad Avellino il 28 agosto 1990, ultimo di tre fratelli e fin da piccolo si distingueva per la sua sensibilità e l’amore verso Dio e il prossimo. La madre racconta che da ragazzo aveva avuto il presentimento che la sua vita sarebbe stata breve, lo diceva spesso. Sempre sereno e sorridente, mentre serve Messa all’altare o visita gli anziani, senza farsi notare e schivo nella sua generosità, era attratto dalla povertà francescana e dalla semplicità della vita dei frati. A 17 anni era stato alcuni giorni presso i Carmelitani di Arenzano (Ge) e i Francescani dell’Immacolata di Frigento (Av), restando attratto da questi ultimi, intenzionato ad abbracciare la loro forma di vita francescana nella luce dell’Immacolata, secondo lo spirito di San Massimiliano Kolbe. Nell’agosto 2009 però, compaiono i primi segni della malattia che porteranno Roberto ad abbracciare diversamente la Volontà di Dio. Da adolescente - racconta ancora la madre - ebbe un sogno-visione: gli venne mostrata da un lato la via larga rappresentata da un’autovettura con dei giovani che andavano verso divertimenti non sani e dall’altra vide Gesù che con le braccia aperte, in gesto di accoglienza ma anche di croce, invitava a seguirlo. È un episodio che ricorda un po’ le “due corone” di san Massimiliano, quando da ragazzo la Madonna gli presentò una corona bianca e una rossa; fu unico fatto straordinario nella vita del Santo, da cui tutto il suo futuro ricevette significato e valore; eccetto la mamma - come per il piccolo Raimondo, futuro Massimiliano, così per Roberto - nessuno seppe mai qualcosa di quel fatto, e fu la mamma a rivelarlo dopo l’eroica morte del suo santo figlio nei campi di concentramento di Auschwitz. Roberto scelse Gesù e volle restargli fedele fino alla fine; con la semplicità che lo caratterizzava abbracciò la croce, offrendola a Dio, dimenticando sé stesso per andare incontro agli altri. In famiglia la prova è vissuta con dignità e tanta Grazia di Dio, papà e mamma lo seguono nel percorso di cura iniziato a Brescia, aiutati e sostenuti dall’affetto dei parenti e dalla comunità. Roberto, ragazzo della porta accanto, puro, trasparente e di intensa e sentita preghiera, nel suo già esile corpo porta il peso di un linfoma celebrale affidandosi a Dio, trovando forza in Gesù Eucaristia, fiducioso nella presenza della Vergine Maria costantemente pregata con il Rosario che ama recitare fin da bambino, e spesso con anziani e persone sole nelle frequenti visite che faceva loro prima della Messa quotidiana, alla quale si mantiene fedele fin che può. Roberto non si ribella alla croce, si abbandona nonostante la fatica e la stanchezza, col rammarico nell’ultimo ricovero ad Avellino dove proseguì le cure, di non poter pregare come avrebbe voluto. Prega ormai nel suo corpo, conformato al Crocifisso, lì dove le labbra del cuore non hanno mai smesso di pronunciare i dolci nomi di Gesù e della Vergine Madre, in una ininterrotta ‘Ave Maria’. La Santa Vergine è stata una presenza costante, come un filo rosso nella vita di questo ragazzo, fin dal parto difficile per il quale la mamma si affidò proprio a Lei. L’incontro con Gesù, accolto nella freschezza dell’infanzia, aveva trasformato Roberto e reso apostolo fra i suoi amici e quanti incontrava che accoglieva con gioia e cercava di avvicinare a Dio, donando la luce del suo sorriso e del suo esempio nella vita ordinaria, e tutti portava nella preghiera. Roberto si è distinto per questa nota dominante che ha dato il tono e il senso alla sua vita e ad ogni attività, dalle visite agli anziani e ammalati al raccogliere i ragazzi del paese per il gruppo ministranti, alla vita in famiglia, dove è ricordato anche per i buoni dolci che amava fare: tutto partiva da Dio e a Dio ritornava, per Maria, in un dialogo semplice e costante coltivato nella preghiera. Nella cameretta di Roberto il libro della liturgia delle ore, tuttora aperto sull’altarino domestico dove campeggia una bella statuetta dell’Immacolata, ancora fa eco a questo dialogo nutrito dalla Parola di Dio; così le corone del Rosario alla testiera del letto, quelle rimaste, altre furono subito “saccheggiate” dagli amici che ne volevano un ricordo; e così, tra altre cose, due scatolette con tanti foglietti sui quali i nomi di tante persone (papa, vescovo, parroco, preti, ammalati, suore, parenti e amici, una signora conosciuta casualmente in autobus) o intenzioni di preghiera (pace nel mondo, drogati, gruppo di Azione Cattolica, bambini, sindaco, musulmani, ‘i nemici’, e finanche ‘prostitute’) ricordavano a Roberto per chi offrire la sua preghiera: una piccola invenzione che solo la Luce che viene da Dio Amore è capace di brevettare. Sono cose queste che non si improvvisano e che non erano frutto di facili entusiasmi o infatuazioni adolescenziali, altalenanti secondo i bisogni del momento, o idealizzazioni tipiche dell’adolescenza ma segni di una risposta data con naturalezza, come un giovane poteva darla e con la consapevolezza che poteva avere, ad uno Sguardo di predilezione di Dio. Dio è semplice e chiama i piccoli e i semplici per rivelare i misteri del Regno e dare loro la Sapienza che fa gustare la vita come dono di Dio per i fratelli, riflesso della Sua bontà, raggio della Sua Misericordia che salva. Madre Teresa di Calcutta, santa, diceva: “Se volete salvare i giovani di oggi, che sono tristi e violenti, non moltiplicate i divertimenti, moltiplicate invece le occasioni per fare del bene. Date ai vostri figli occasioni per fare del bene, per servire, per rendersi utili: saranno più sereni, saranno più contenti”. È questa la strada che ci ha insegnato Gesù e la vita di Roberto - e di tanti ragazzi e giovani che vivono con Gesù un rapporto di amicizia - ne è la prova. Roberto rese la sua anima a Dio il 29 gennaio 2011, in giorno di sabato, circondato dall’affetto dei suoi cari, in un abbraccio col papà e il fratello. Nell’ultima settimana su questa terra, tra le preghiere che riusciva a ripetere - racconta il fratello - cantava i canti della liturgia; si dice che “si muore come si vive”, e Roberto è partito proprio così, col sorriso sul volto. I suoi funerali, celebrati dal vescovo diocesano mons. Francesco Marino che conosceva Roberto e che lo aveva visitato anche in ospedale, furono partecipatissimi e molti già allora erano convinti di aver conosciuto un ragazzo speciale, dalla vita ordinaria ma non comune. Tanti amici e conoscenti, grandi e piccoli, lo accompagnarono alla sepoltura quel giorno freddo e piovoso di gennaio; le loro lacrime sembravano mescolarsi con quelle del Cielo che piangeva a dirotto, ma poi si aprì, facendosi sereno, per accogliere una vita deposta come seme nella terra, che nasceva alla Gloria. Tutti gettarono un ultimo sguardo su quella bara bianca, in quella tomba dove Roberto riposa in attesa della Resurrezione nel cimitero di Grottolella (Av).
PREGHIERA O Dio, che conosci e disponi i momenti della vita umana, Ti ringraziamo per aver donato a Roberto una fede semplice e viva, amore sincero ai fratelli, speranza certa nella Vita che in Te non ha fine; in tempo così breve ha concluso la sua esistenza terrena, vissuta in pienezza: noi lo affidiamo a Te, Padre buono, perché la sua giovinezza fiorisca accanto a Te nella Tua casa, e Ti chiediamo per intercessione della Vergine Maria, di aiutare anche noi a camminare nella fede, nella speranza e nella carità per contemplarTi un giorno nella Patria beata del Cielo. Amen. Padre nostro, Ave Maria, Gloria.
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