Nicolò (o Nicola) de (o di o De) Mita nacque a Nusco (AV) il 15 dicembre 1687 da Paolo di Mita e Tarquinia di Aversa, entrambi ferventi cristiani, e lo stesso giorno venne battezzato nella chiesa della SS. Trinità da Don Cristoforo Moncelluzzo. Le prime fonti agiografiche sono le perizie mediche svolte sulle sue spoglie il 27 dicembre 1775 da Angelo Andrea Giannini, dottore fisico medico ordinario di Nusco, e Gaetano Catalano, dottore fisico medico ordinario della Terra di Cassano e il 29 dicembre 1775 da Giuseppe Maria de Luca, dottore fisico medico ordinario di Sant’Angelo de’ Lombardi e il già citato Gaetano Catalano (i tre medici vennero incaricati dal Vescovo Francesco Antonio Bonaventura, Vescovo della Diocesi di Nusco dal 26 novembre 1753 al 15 giugno 1788, e dall’Università di Nusco), conservate nell'archivio del notaio Giuseppe Santagata e riportate nella biografia “Vita del novello Servo di Dio D. Nicolò canonico de Mita della città di Nusco” scritta dal nuscano Fra' Amato Maria Sant'Agata, dottore in Sacra Teologia, ed edita a Napoli nel 1793 presso Gioacchino Milo; quest’ultima è una fonte bibliografica molto estesa, tanto che è divisa in due parti, come indicato nel sottotitolo (nel sottotitolo si legge “Divisa in due parti, nella prima delle quali si danno varie notizie appartenenti alla Italia, ed alla stessa città. E nella seconda si parla della vita sudetta”): la prima, costituita da 165 pagine, trattante la storia dell’Italia, naturalmente, come era uso all’epoca, avviandola da e farcendola di eventi biblici, per delineare poi la storia del territorio campano, in particolar modo nuscano e dei territori contigui; nella seconda parte, da pagina 166 a 346, l’autore descrive la vita e le opere del nostro. Inoltre è da citare il breve scritto in latino che riassume la sua vita e le opere messo in un’ampolla di vetro deposta insieme al corpo, titolato “Synopsis vite Domini Nicolai Canonici de Mita, cum eodem reposita in ampulla vitrea in arca depositi, cum servatur in capella Beatae Mariae Virginis de Monte Carmelo, in cornu Evangelii” (Sintesi della vita del Signor Nicola Canonico de Mita, custodita in un'ampolla di vetro deposta con lui nella bara conservata nella cappella della Beata Maria Vergine del Monte Carmelo, - anche se l’espressione “in cornu Evangelii ” è una locuzione tecnica che rimane tale in qualsiasi lingua è rendibile con - nel lato in cui si legge il Vangelo). Anche la lapide marmorea ne serba il ricordo; su di essa è incisa la seguente iscrizione: D . O . M . / NICOLAO . DE . MITÀ . / CANONICO . NUSCANO . BENEFICENTIA . MORUM . SUAVITATE . MODESTIA ET . FERVENTI . IN . DEUM . CHARITATE COMMENDATISSIMO . QUI . MIRIS . POST . MORTEM . EDITIS . MIRACULIS ANTEACTAE . VITAE SANCTITATEM OMNIBUS . LUCULENTISSIME . PROBAVIT VIXIT . AN . LXXXVIII . M . D .VIII OBIIT . XXIV. MEN . DEC . MDCCLXXV IN . PACE . PHILIPPUS. ET. JOANNES. DE. MITA. FRATRES PATRUO . BENEMERENTISSIMO LL . MM . P . A FE. P. E. Nicolò, ancora bambino, il 21 agosto 1696 ricevette il sacramento della Cresima dal Vescovo Benedetto Giacinto Sangermano (Bisignano (CS), 7 gennaio 1638 – Nusco (AV), 7 giugno 1702), Vescovo della diocesi di Nusco dal 7 ottobre 1680 fino al giorno della sua morte. Visse un'adolescenza encomiabile, durante la quale studiò il latino e ricevette una fervente educazione cristiana: il padre lo esortava alla devozione della Madonna e di una particolare immagine del Crocifisso, ma alcuni compagni lo spingevano a trasgredire; in età adulta ricordando alcuni compagni di scuola che lo volevano fuorviare dagli insegnamenti cristiani ripeteva: "Maledetta scuola! Maledetta scuola!". Il 20 dicembre del 1711 il Vescovo Giacinto Dragonetti (L'Aquila, 1653 circa – L'Aquila, 20 dicembre 1730, Vescovo di Nusco dal 5 marzo 1703 all'11 settembre 1724 giorno in cui fu trasferito e nominato Vescovo della diocesi dei Marsi, detta anche di Avezzano, sede suffraganea dell'arcidiocesi dell'Aquila) lo ordinò sacerdote, avendo concluso il noviziato frequentando la chiesa cattedrale di Nusco. Pur essendo canonico della cattedrale di Nusco frequentava le cappelle della Madonna delle Grazie, dei Santi Giovanni e Paolo e di Sant’Antonio da Padova e della Madre di Dio di Fontigliano (chiesa di Santa Maria Vetere), tutte fuori dell’abitato di Nusco. Era molto devoto ai Santi e in modo particolare a San Michele Arcangelo, affinché lo difendesse dal maligno, a San Filippo Neri per il dono delle lacrime (antico dono della Chiesa che si riceve dallo Spirito Santo incrociando gli occhi con quelli di Gesù così da rendere la preghiera e il cammino di conversione sempre più autentici e senza ipocrisia e lavare se stessi e dai peccati e piangere i peccati degli altri; pertanto per dono delle lacrime s’intende piangere e mortificare la propria carne per i peccati), a San Pasquale per l'amore perfetto al Santissimo Sacramento, a San Francesco di Sales per le doti di zelo e di carità verso il prossimo, di dialogo e visita verso i malati, di diplomazia e di equilibrio nella predicazione messi in pratica anche con l’affissione di manifesti in luoghi pubblici o sulle porte, a Sant’Antonio da Padova per la grazia della castità, a San Giuseppe sposo della Beata Vergine Maria e padre putativo di Gesù, a Sant’Anna madre di Maria, a San Francesco d'Assisi per l'amore alla passione di Cristo, a Sant’Amato primo Vescovo e Santo Protettore di Nusco. Fu un ottimo educatore e spinto da grande zelo praticava abbondanti donazioni soprattutto per l'istruzione dei bambini e le cure dei malati. Il suo saluto era “Amiamo Dio! Lodiamo Dio” o “Lodiamo Dio! Amiamo Dio!” e durante il periodo pasquale “Amiamo Dio! Amiamo Gesù Cristo!”. Esercitava obbedienza strettissima che lo portò a cercare continuamente l'amore di Dio, la meditazione e il rinnegamento di sé. Per quanto riguarda l'obbedienza, nella biografia scritta da Fra' Amato Maria Sant'Agata si legge un evento che può essere considerato un vero e proprio miracolo: tre giorni dopo che Don Nicola era morto, quando i medici, chiamati dal Vescovo Bonaventura e dalle autorità per redigere le perizie mediche, vollero prelevare del sangue, per analizzarlo e custodirlo come reliquia, dato che due tentativi non andarono a buon fine, il Vescovo dovette richiamarlo all’obbedienza e solo allora dal taglio che i medici fecero alla vena salvatella della mano destra sgorgò sangue tanto e in modo da non sembrava sangue di un morto ma di un uomo ancora vivo. Don Nicolò aveva anche il dono di scrutare l’animo delle persone, della profezia e della visione, grazie a cui predisse diversi eventi a suoi interlocutori o li mise a conoscenza di accaduti avvenuti a distanza a loro familiari; preannunciò anche come sarebbe avvenuta la sua morte e dove le sue spoglie sarebbero state sepolte. Per vivere appieno la fede, esercitava con grande devozione e passione gli esercizi spirituali e recitava con ferventi trasposizione e sentimento le preghiere e ascoltava con attenzione le omelie dei predicatori che si recavano a Nusco, come quelle tenute nei primi mesi del 1715 da padre Antonio Lucci (al secolo Angelo Nicola Lucci Agnone, 2 agosto 1682 – Bovino, 25 luglio 1752), appartenente all'Ordine dei Frati Minori Conventuali, dottore in teologia e Vescovo di Bovino dal febbraio 1729 alla morte e proclamato beato il 18 giugno 1989 da Papa Giovanni Paolo II (nato Karol Józef Wojtyła a Wadowice il 18 maggio 1920 – deceduto a Città del Vaticano il 2 aprile 2005; dal 27 aprile 2014 San Papa Giovanni Paolo II). Don Nicolò de Mita morì verso le ore 19 del 24 dicembre 1775, dopo aver pregato i Santi a cui era più devoto, la Madonna e Gesù Cristo e fatto Loro riverenza, assistito dalla nipote col marito, Felice, il quale mandò a chiamare il canonico Mungelli, che lo trovò già privo di sensi, ma quando lo chiamò aprì gli occhi e sorrise prima di spirare definitivamente. Avendo in comune il fervore per l'evangelizzazione e l'assistenza ai diseredati, conobbe certamente San Gerardo Maiella, essendo coevo e vivente nello stesso territorio e, con buone probabilità sentì parlare di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Nella biografia “Vita del novello Servo di Dio D. Nicolò canonico de Mita della città di Nusco”, da pagina 334 a 346, sono annoverati 10 miracoli avvenuti per intercessione di Don Nicolò de Mita dopo la sua morte, alcuni per imposizione di sue ex vesti – due scampati pericoli di vita per gestazioni con aborto interno e difficoltà di espulsione del feto, aiuto in un parto difficilissimo, guarigione da dolori o tumori, evitata perdita di un occhio perforato da uno stelo e uno per tocco di una ex parte del corpo (un dito) su un tumore alla mammella. Una strada del Comune di Nusco (AV), via de Mita Beato Nicola, lo ricorda già citandolo come Beato.
Autore: Angelo Cutolo
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