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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera M > San Metodio di Olimpo Condividi su Facebook

San Metodio di Olimpo Vescovo e martire

Festa: 20 giugno

† 312 circa

Metodio nacque in Licia, nell'Asia Minore, intorno al III secolo d.C. e divenne vescovo di Olimpo e di Filippi. Morì martire nelle ultime persecuzioni romane, forse sotto Diocleziano, attorno all’anno 311. Metodio aveva una cultura filosofica molto ampia, e fu infatti un importante teologo e uno scrittore assai prolifico. Ha un posto importante nella storia della letteratura teologica, in quanto nelle sue opere combatté con successo varie tesi eretiche di Origene. In particolare, attaccò la dottrina origenista secondo la quale il corpo degli uomini, al momento della resurrezione, non sarà lo stesso che essi avevano in vita, e avversò anche l'altra dottrina (di stampo platonico) che affermava la preesistenza dell'anima alla nascita fisica. Tuttavia, è certo che Metodio avesse un grande rispetto per Origene, e riconosceva il suo grande contributo alla teologia della Chiesa. Come Origene, anche Metodio venne notevolmente influenzato dalla filosofia di Platone, e diede grande importanza all’interpretazione allegorica della Scrittura. Delle sue opere ci è pervenuto il dialogo Il simposio delle dieci vergini, a imitazione del Simposio di Platone, e (in traduzione slava) i trattati Sul libero arbitrio e Aglaofonte o Sulla resurrezione, in cui controbatteva le concezioni cosmologiche e antropologiche di Origene. È andata perduta invece la confutazione del libro di Porfirio Contro i cristiani, che si sarebbe chiamata, appunto, Contro Porfirio, insieme ad alcune opere esegetiche. Comunque, la maggior parte delle sue opere pervenuteci si trova in uno stato frammentario.

Martirologio Romano: Commemorazione di san Metodio, vescovo di Olimpo e martire, che scrisse opere dallo stile elegante e forbito e sul finire della persecuzione dell’imperatore Diocleziano ricevette egli stesso la corona del martirio.


Vescovo di Olimpo in Licia. L'unica notizia certa che abbiamo sulla sua vita è quella del suo martirio avvenuto con tutta probabilità durante la persecuzione di Diocleziano (forse nel 311?), in luogo imprecisabile. L'attività di Metodio va in ogni modo collocata negli ultimi decennî del sec. III e agl'inizî del IV, in un periodo cioè in cui le idee di Origene erano vivacemente discusse in Oriente. Metodio, deciso, seppure sempre corretto avversario di Origene, deve quasi certamente a questo fatto, capitale per intendere tutto il suo pensiero, il silenzio sdegnoso con il quale Eusebio di Cesarea, ha circondato il suo nome.
Buon conoscitore della letteratura cristiana greca (soprattutto di S. Paolo, di Ireneo, degli Apologisti) Metodio, come riuscì a rimanere avversario o, comunque, estraneo al mondo ideale di Platone, ai dialoghi del quale pure egli attinse pedissequamente la forma esteriore della grande maggioranza delle sue opere; così riuscì a mantenere, anche di fronte alle sue fonti cristiane, una posizione del tutto originale, soprattutto in grazia del suo singolare temperamento serenamente, ingenuamente ottimistico che contrasta con le turbinose vicende esterne vissute allora dalla chiesa cristiana e con le acri polemiche teologiche che la dividevano nell'interno. Ed è sintomatico osservare a questo proposito che anche nella polemica contro Origene Metodio ha assunto un atteggiamento caratteristico in quel periodo, in quanto, più che le idee trinitarie e cristologiche dell'alessandrino, egli ha preso di mira quelle concezioni cosmologiche e antropologiche di Origene che contrastavano tanto con le sue idee etiche ed escatologiche. 
Per Metodio la Chiesa è il corpo di Cristo, vera società mistica alla quale appartengono tutti i redenti che si dedichino all'imitazione di Cristo: imitazione che è il cardine della mistica metodiana e che, più che un atto di adesione intellettuale, è sforzo costante di adeguare le proprie alle azioni di Cristo. Fra le virtù necessarie a raggiungere quest'adeguazione, la castità è la eccellente in quanto consente di praticare tutte le altre virtù e quindi, in un certo senso, tutte le comprende. Una concezione come questa, che attribuisce tanta importanza alle opere e all'ascesi, implica la fede nella fondamentale bontà della natura e degli esseri creati (il male è per Metodio conseguenza del cattivo uso che l'uomo ha fatto del suo libero volere), implica la fede nella resurrezione dei corpi, spiega, infine, la tendenza schiettamente millenaristica dell'escatologia metodiana. Va peraltro osservato che il millenarismo di Metodio ignora quel certo che di edonistico che è nella concezione millenaristica tradizionale, e rispecchia chiaramente la tendenza ascetica delle sue dottrine etiche.
Delle opere di Metodio (ed. a cura di G. N. Bonwetsch, in Griechische christliche Schriftsteller der ersten drei Jahrhunderte, XXVII, Lipsia 1917), l'unica conservataci integralmente in greco è il Simposio delle 10 vergini, dialogo che vuol essere un contrapposto del Simposio platonico e nel quale 10 vergini presiedute da Areté esaltano ciascuna a suo modo la castità: il dialogo termina con un mirabile inno alla castità intonato da Tecla, alla quale le compagne rispondono in coro. In una traduzione slava del sec. XI, segnalata dal cardinale Pitra e tradotta in tedesco dal Bonwetsch, sono conservati anche due dialoghi, De libero arbitrio e De resurrectione, contro Origene (buona metà dell'originale greco del De resurrectione è conservato nel Panarion di Epifanio); un trattatello De Vita, nel quale Metodio volge a significato cristiano i precetti stoici sul disprezzo delle ricchezze e sulla serenità del saggio; un dialogo De lepra, e un De cibis, in cui interpreta simbolicamente i divieti alimentari e altre prescrizioni del codice sacerdotale del Vecchio Testamento. Delle opere perdute o frammentarie, va ricordato il Contra Porphirium, cronologicamente la prima confutazione nota dell'opera di Porfirio contro i cristiani.


Autore:
Mario Niccoli


Fonte:
www.treccani.it

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Aggiunto/modificato il 2026-06-20

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