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Roma, III e IV sec.
Floriana e Faustina appartengono a quel gruppo di martiri romani il cui ricordo è stato conservato dalla liturgia molto più che dalla documentazione storica. I loro nomi compaiono infatti nel più antico elenco occidentale dei martiri, il Martirologio Geronimiano, ma nessuna passio, nessun racconto antico e nessun documento coevo permette di ricostruirne con sicurezza la vita o il martirio. La loro memoria, celebrata il 9 luglio, testimonia come la Chiesa abbia custodito anche il ricordo di figure ormai avvolte dall'oscurità del tempo, riconoscendo nel loro nome il segno di una fede vissuta fino al sacrificio supremo. Gli studiosi moderni considerano il loro caso uno dei numerosi problemi ancora aperti dell'antica agiografia romana, dove tradizione liturgica, dati topografici e trasmissione manoscritta non sempre coincidono.
Emblema: Palma del martirio
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L'unica attestazione antica di Floriana e Faustina si trova nel Martirologio Geronimiano, compilazione che raccoglie memorie di martiri provenienti da diverse tradizioni locali. Alla data del 9 luglio vi si legge: "Romae ad guttam iugiter manantem natale virginum Florianae, Faustinae, Anatholiae, Felicitatis". L'espressione latina indica la commemorazione, a Roma, "presso la sorgente che scorre continuamente", delle vergini Floriana, Faustina, Anatolia e Felicita. Questa notizia costituisce praticamente tutto ciò che la storia conserva con certezza sulle due martiri.
Un testo che pone numerosi interrogativi Gli studiosi hanno da tempo osservato che il passo del Martirologio Geronimiano presenta varie difficoltà. Anzitutto, Anatolia è normalmente ricordata insieme a santa Vittoria e la sua memoria cade il giorno successivo, il 10 luglio. Anche Felicita è generalmente commemorata in altra data ed è identificata con la celebre madre dei sette fratelli martiri. La presenza dei quattro nomi nello stesso elenco fa pensare che, nel corso della trasmissione manoscritta, possano essersi verificati accorpamenti o errori di copiatura, fenomeno non raro nei più antichi martirologi. Ulteriore elemento di incertezza è rappresentato dal fatto che alcuni manoscritti riportano Floriana e Faustina addirittura come nomi maschili, segno evidente delle difficoltà incontrate dai copisti nel trasmettere un testo già antico e poco chiaro.
Il luogo della sepoltura Anche l'indicazione topografica è problematica. L'espressione "ad guttam iugiter manantem" ("presso la sorgente che sgorga continuamente") non è stata identificata con sicurezza dagli archeologi. Il bollandista Hippolyte Delehaye la giudicò irreperibile. Il cardinale Cesare Baronio, invece, ritenne che essa si riferisse alla zona delle Acque Salvie, lungo la via Laurentina, nei pressi dell'attuale Abbazia delle Tre Fontane. La denominazione deriverebbe dalla presenza di una sorgente naturale. Non esistono tuttavia prove archeologiche definitive che consentano di localizzare il sepolcro delle due martiri.
L'oratorio di santa Faustina Un elemento interessante proviene da un'iscrizione del VII secolo. Essa documenta l'esistenza di un oratorio dedicato a santa Faustina presso la Massa Maralis, nel fondo Capitone, al dodicesimo miglio della via Latina. Non è possibile stabilire con assoluta certezza se questa Faustina coincida con la martire ricordata il 9 luglio, ma il dato testimonia comunque l'esistenza di un culto antico dedicato a una santa con questo nome nell'area romana.
Il culto liturgico Nonostante la scarsità delle notizie storiche, Floriana e Faustina sono state conservate nei martirologi successivi grazie all'antichità della loro commemorazione. La loro memoria liturgica cade il 9 luglio, data mantenuta anche nei repertori agiografici moderni. Il culto non risulta associato a particolari tradizioni popolari né a specifici patronati, ma costituisce un esempio significativo della continuità della memoria ecclesiale verso i primi martiri romani, anche quando la loro vicenda personale è andata perduta. Curiosità In alcuni manoscritti medievali i loro nomi vengono riportati come maschili, circostanza che rende ancora più complessa la ricostruzione storica. L'espressione latina "ad guttam iugiter manantem è uno dei problemi topografici ancora discussi dagli studiosi dell'antica Roma cristiana. L'eventuale collegamento con le Acque Salvie rimane una tradizione autorevole ma non dimostrata archeologicamente.
Autore: Giampietro Cattini
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