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Beato Davide Gunston Cavaliere di Malta, martire
Festa:
12 luglio
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Deptford, Inghilterra, 1510 - Southwark, Inghilterra, 12 luglio 1541
Di nobile famiglia, fu cavaliere dell'Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme o di Malta; poiché quest'Ordine faceva professione di fedeltà al papa pur possedendo abbondanti beni in Inghilterra, i cavalieri non erano ben visti dal re. L'8 ottobre 1540 Gunston fu segnalato al consiglio privato del re per la sua professione di fede cattolica, fu tratto in arresto e chiuso nella Torre di Londra. Nel processo gli venne imputato il fatto che a Malta ed in altri luoghi, dove aveva dimorato, aveva negata la supremazia spirituale del re ed aveva definito eretici coloro che ne approvavano e seguivano il modo di agire riguardo al papa. Condannato a morte, fu condotto nella prigione di Marshalsea e di là trascinato al luogo dell'esecuzione (che avvenne nel modo solito, cioè impiccagione e squartamento) a Southwark il 12 luglio 1541. Fu beatificato nel 1929.
Etimologia: Davide = amato, prediletto, dall'ebraico Dāwīd
Martirologio Romano: Presso Londra in Inghilterra, beato Davide Gunston, martire, che, cavaliere dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, non riconobbe il potere del re Enrico VIII negli affari spirituali e fu per questo sospeso al patibolo a Southwark.
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David Gonson nacque intorno al 1510 a Deptford, nel Kent, in una famiglia ben inserita nell'amministrazione marittima del regno d'Inghilterra. Suo padre, William Gonson, ricoprì importanti incarichi nella marina reale sotto Enrico VIII, giungendo a essere viceammiraglio e tesoriere della flotta. L'ambiente familiare offriva al giovane Davide prospettive di una brillante carriera al servizio della monarchia. Nulla lasciava prevedere che proprio la fedeltà alla Chiesa cattolica lo avrebbe portato a entrare in conflitto con quella stessa Corona alla quale la sua famiglia era da tempo legata. Le fonti conservano poche notizie sulla sua giovinezza; tuttavia il rango familiare e i rapporti con l'aristocrazia spiegano il suo successivo ingresso nell'Ordine di San Giovanni.
L'ingresso nell'Ordine di San Giovanni Il 20 ottobre 1533 Davide fu ricevuto come cavaliere dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, l'attuale Sovrano Militare Ordine di Malta. L'ammissione comportava non soltanto l'appartenenza a un prestigioso ordine cavalleresco, ma anche precisi obblighi religiosi. I cavalieri professavano infatti voti religiosi secondo la propria condizione e riconoscevano nel Romano Pontefice la suprema autorità della Chiesa. Come gli altri giovani cavalieri della "Lingua d'Inghilterra", Davide trascorse un periodo di formazione e di servizio nel Mediterraneo, partecipando alla vita militare e ospedaliera dell'Ordine. Tale esperienza contribuì a consolidare la sua identità religiosa e il senso di appartenenza a un'istituzione internazionale che faceva della difesa della fede e dell'assistenza ai malati la propria missione fondamentale.
La crisi provocata da Enrico VIII Mentre Davide prestava servizio nell'Ordine, l'Inghilterra attraversava una delle più profonde fratture della propria storia. Il rifiuto di papa Clemente VII di dichiarare nullo il matrimonio di Enrico VIII con Caterina d'Aragona portò il sovrano a rompere progressivamente i rapporti con Roma. Con l'Atto di Supremazia del 1534 il re si proclamò "Capo Supremo della Chiesa d'Inghilterra", imponendo ai sudditi il riconoscimento della nuova situazione ecclesiastica. L'Ordine di San Giovanni, per la sua natura religiosa e per il vincolo di obbedienza al Papa, divenne inevitabilmente sospetto agli occhi della Corona. Nel 1540 il Parlamento decretò la soppressione dell'Ordine in Inghilterra e la confisca dei suoi beni. I cavalieri presenti nel regno furono costretti a scegliere tra la sottomissione al nuovo ordinamento religioso e la fedeltà agli impegni assunti con la professione religiosa.
Il ritorno in patria e l'arresto Nel 1540 Davide rientrò in Inghilterra, trovando un clima profondamente mutato rispetto a quello lasciato pochi anni prima. La soppressione dell'Ordine aveva ormai privato i cavalieri inglesi delle loro basi e dei loro beni. Il governo considerava con particolare diffidenza quanti continuavano a riconoscere l'autorità del Pontefice. L'8 ottobre 1540 Davide fu arrestato e rinchiuso nella Torre di Londra. Le accuse mosse contro di lui non riguardavano delitti comuni, bensì il rifiuto di accettare il primato spirituale del sovrano e la persistente adesione alla Chiesa di Roma. Per le autorità inglesi si trattava di un atto di tradimento; per la Chiesa cattolica costituiva invece una testimonianza di fedeltà alla propria coscienza e alla comunione ecclesiale.
Il martirio Dopo mesi di prigionia, Davide fu condannato a morte. Il 12 luglio 1541 venne condotto a St. Thomas Waterings, presso Southwark, luogo abitualmente destinato all'esecuzione dei condannati per alto tradimento. Subì il supplizio previsto dalla legislazione inglese: impiccagione, sventramento e squartamento. Questa pena, riservata ai presunti traditori della Corona, fu applicata a numerosi cattolici che rifiutarono di riconoscere la supremazia religiosa del re. Secondo la valutazione costante della Chiesa, Davide non morì per motivi politici, bensì in odio alla fede (in odium fidei), poiché la causa sostanziale della sua condanna fu il rifiuto di rompere la comunione con il Romano Pontefice. Per questo motivo è venerato come martire della Riforma inglese insieme a numerosi altri testimoni della stessa persecuzione.
La beatificazione e l'eredità Il 15 dicembre 1929 papa Pio XI proclamò beato Davide Gunston insieme ad altri centosei martiri d'Inghilterra e del Galles, riconoscendo ufficialmente il valore della loro testimonianza durante le persecuzioni del XVI e XVII secolo. Nell'Ordine di Malta la sua memoria occupa un posto particolare. Egli rappresenta infatti uno dei membri dell'Ordine che offrirono la vita pur di rimanere fedeli ai voti professati e alla comunione con la Santa Sede. Nei registri storici dell'Ordine, accanto al suo nome, una mano successiva annotò significativamente l'espressione "The Good Knight" ("Il buon cavaliere"), sintetizzando la fama di integrità morale e di fedeltà che accompagnò il suo ricordo.
Autore: Giampietro Cattini
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