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Sant' Elerio di Jersey Eremita
Festa:
16 luglio
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Tongres (odierna Tongeren), Belgio, circa 510-520 - Isola di Jersey, circa 555
Visse nel secolo VI, ma la Vita ci è nota attraverso una passio composta
dopo il secolo X sulla scorta di una biografia più antica, ora perduta.
Secondo questo scritto, Elerio nacque a Tongres da un nobile pagano di
nome Sigoberto. All'età di sette anni fu affidato alle cure di un certo
Cuniberto che lo istruì nelle lettere e nella religione cristiana.
Ucciso Cuniberto dal padre, il quale temeva che il figlio abbracciasse
il Cristianesimo, Elerio fuggì a Thérouanne dove rimase per cinque anni;
ma poiché si spargeva già la fama delle sue virtù e dei miracoli da lui
operati si recò a Nanteuil presso l'abate Marculfo che lo battezzò e lo
autorizzò a recarsi nell'isola di Jersey per vivervi da eremita. Quivi,
dopo quindici anni di aspra penitenza, fu ucciso in una scorreria di
pirati e il suo corpo fu trasferito da un discepolo a Beaubec, in
Normandia. Sebbene Elerio sia stato inserito di recente nei martirologi,
il suo culto è però molto antico. Nell'isola di Jersey un villaggio
porta il suo nome; chiese a lui dedicate si trovano nelle diocesi di
Coutances e Rennes, dove già se ne celebrava la festa agli inizi del
secolo XVIII.
Etimologia: Dal germanico 'heil' (salute, sacro) o adattamento del latino 'Hilarius' (ilare, gioioso), latinizzato in Helerius.
Emblema: Abito monastico ascetico, pietra di preghiera, ascia o ferita al capo (simbolo del martirio)
Martirologio Romano: Nell’isola di Jersey nel Mare del Nord, sant’Elerio, eremita, che si tramanda sia stato martirizzato dai pirati.
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Le notizie sulla giovinezza di Elerio (latino: Helerius; francese: Saint Helier; jèrriais: Hélyi) ci sono pervenute attraverso una Passio composta dopo il X secolo, che rielabora fonti più antiche. Secondo questo racconto, nacque a Tongres, nell'odierno Belgio, da una famiglia nobile di tradizione pagana. All'età di sette anni, fu affidato alle cure di un precettore di nome Cuniberto, che lo istruì nelle lettere e lo introdusse alla fede cristiana. La tradizione riporta che il padre, ostile alla nuova fede del figlio, avrebbe ucciso Cuniberto, costringendo Elerio alla fuga. Questo episodio, sebbene presenti i tratti tipici del topos agiografico del conflitto domestico, indica probabilmente un reale contrasto familiare legato alla sua conversione. Elerio trovò rifugio a Thérouanne, dove rimase per cinque anni, dedicandosi allo studio e alla preghiera.
La chiamata e la missione a Jersey La fama delle sue virtù giunse all'abate Marculfo, fondatore dell'abbazia di Nanteuil. Marculfo accolse Elerio, lo battezzò formalmente e ne riconobbe la vocazione eremitica. Intorno alla metà del VI secolo, l'abate lo inviò, insieme al compagno Romardo, nell'isola di Jersey (all'epoca nota come Agna o Andium). L'isola era abitata da una piccola comunità di pescatori, ancora legata a credenze pagane o a un cristianesimo superficiale. Elerio scelse di stabilirsi su un isolotto roccioso accessibile solo con la bassa marea, un luogo che oggi corrisponde all'area nota come L'Hermitage. Qui condusse una vita di estrema austerità, dedicandosi alla preghiera contemplativa e all'assistenza spirituale degli abitanti del luogo, che gradualmente si radunarono intorno alla sua figura.
Gli ultimi anni e il martirio Dopo quindici anni di vita eremitica, intorno al 555, la pace di Elerio fu interrotta da un'incursione di pirati, verosimilmente sassoni, che in quel periodo flagellavano le coste della Manica. Secondo la tradizione, gli incursori lo decapitarono mentre pregava sulla sua roccia. Un discepolo, Romardo, riuscì a recuperare il corpo e a dargli sepoltura. La notizia del martirio si diffuse rapidamente, consolidando la sua reputazione di santità e trasformando il luogo della sua morte in una meta di venerazione.
Il culto e la toponomastica Il culto di Sant'Elerio è antichissimo e precede le formalizzazioni medievali. L'intera parrocchia e la capitale del Baliato di Jersey portano il suo nome (Saint Helier). Chiese a lui dedicate si trovano anche nelle diocesi normanne e bretoni, in particolare a Coutances e Rennes, dove la sua festa era già celebrata all'inizio del XVIII secolo. La sua memoria è rimasta viva nella tradizione locale, che lo invoca come protettore contro le malattie della pelle e le tempeste marine, riflettendo il suo legame con il territorio e il mare.
Le reliquie Le spoglie di Elerio rimasero a Jersey per un periodo imprecisato. In epoca medievale, a causa delle incursioni vichinghe e per ragioni di sicurezza, le reliquie furono traslate sul continente, trovando collocazione definitiva nell'abbazia di Beaubec, in Normandia. Questa traslazione è documentata in fonti monastiche normanne e contribuì a diffondere il suo culto nella Francia settentrionale.
Iconografia Nell'arte, Sant'Elerio è raffigurato come un eremita con abiti semplici e logori, spesso in ginocchio su una roccia. L'attributo principale è l'ascia o la ferita alla testa, che ricorda la modalità del suo martirio. Talvolta è rappresentato insieme a San Marculfo, a sottolineare il legame spirituale e missionario tra il maestro e il discepolo.
Autore: Enrico Quiri
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