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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera V > San Vitaliano di Capua Condividi su Facebook

San Vitaliano di Capua Vescovo

Festa: 3 settembre e 16 luglio

Caudium, VII sec. - Montevergine, Avellino, 699

La sua identificazione con il Vitaliano venerato a Capua è antica, ma non priva di problemi, poiché le tradizioni di Capua e Benevento ne rivendicarono entrambe la memoria episcopale. Le notizie biografiche più dettagliate provengono invece da una Vita anonima redatta molti secoli dopo gli avvenimenti, probabilmente in ambiente beneventano alla fine del XII secolo. In essa Vitaliano appare come un vescovo scelto dal popolo, perseguitato da avversari che lo calunniarono e costretto infine a lasciare la sede episcopale. Dopo una miracolosa salvezza dalle acque del Garigliano, egli avrebbe scelto la vita eremitica sul Monte Partenio, dove edificò un oratorio dedicato alla Vergine e morì. Il suo culto assunse particolare rilievo a Catanzaro, dove le reliquie sono tradizionalmente venerate dal XII secolo.

Patronato: Catanzaro; San Vitaliano; Sparanise.

Etimologia: Vitaliano, derivato da Vitale, con il significato di 'relativo alla vita', 'vitale'.

Emblema: Bastone pastorale, abiti episcopali.

Martirologio Romano: A Montesarchio in Campania, san Vitaliano, vescovo.


Il ‘Martirologio Romano’ riporta al 3 settembre: “Caudii in Campania, sancti Vitaliani, episcopi”. Questa memoria ripresa dal ‘Martirologio Geronimiano’, fa pensare che Vitaliano fosse un abitante del Sannio, nella Valle Caudina; l’antica “Caudium” corrisponde oggi alla città di Montesarchio sulla via Appia, situata tra Capua e Benevento.
Queste due città nel passato si contesero il santo come loro vescovo, infatti Capua lo annovera al 25° posto della sua lista episcopale; nulla toglie che sia stato per qualche tempo anche vescovo della vicina Benevento.
Una leggendaria ‘Vita’ fu scritta alla fine del XII secolo, forse da un chierico beneventano, con l’intenzione di affermare la consacrazione del monte Partenio, chiamato poi anche Montevergine, già prima della venuta di san Guglielmo da Vercelli (1142), fondatore del veneratissimo santuario della Madonna e della Congregazione benedettina ‘Verginiana’.
S. Vitaliano, vissuto nel VII secolo, fu acclamato vescovo dal popolo di Capua, contro la sua volontà, in seguito divenne oggetto di calunnie e di volgari insinuazioni, da parte dei suoi nemici, che in ogni circostanza non mancano mai, i quali non si sa come, lo fecero apparire in pubblico vestito da abiti femminili, onde accusarlo di impudicizia.
Vitaliano si difese apertamente, smascherando le insidie dei suoi calunniatori, poi lasciò la città, ma fu catturato, legato in un sacco di cuoio e gettato nel fiume Garigliano; la protezione divina lo salvò dalla morte e lo fece approdare incolume sulla costa ad Ostia, dopo che il fiume l’ebbe trasportato fino al mare; inoltre la città fu punita con siccità, carestia e peste.
Allora i capuani si recarono dal vescovo, pregandolo di tornare in sede, ma Vitaliano non volle fermarsi stabilmente a Capua e si ritirò sul Monte Partenio, dove eresse un oratorio sacro dedicato alla Vergine e dove morì nel 699.
Prima del 716, il suo corpo sarebbe stato traslato da Montevergine (Partenio) a Benevento dal vescovo Giovanni, alcuni studiosi dicono nel 914 a causa delle scorrerie dei saraceni.
Nel 1122 papa Callisto II, trasferendo a Catanzaro il vescovado di ‘Tres Tabernae’, fece dono alla città delle reliquie del santo; credenze dell’epoca affermavano, ma senza fondamento, che le reliquie del santo vescovo fossero state portate ad Osimo (Ancona), generando così un equivoco riguardante s. Vitaliano, effettivo vescovo di Osimo (sec. VIII), identificandolo con quello di Capua, il cui giorno di festa è lo stesso 16 luglio.
Nel 1311 Pietro Ruffo, conte di Catanzaro, edificò in quella cattedrale un’apposita cappella per riporvi le reliquie di s. Vitaliano; risulta che nel 1583 dopo la rovina della cappella, il vescovo Nicolò Orazio, ne fece la ricognizione canonica, sistemando le reliquie in una nuova cassetta foderata di velluto.
In epoca imprecisata il sepolcro di s. Vitaliano avrebbe pure cominciato a trasudare un umore detto manna. Catanzaro, la città delle tre V (Vento, Velluti, Vitaliano), venera s. Vitaliano come suo patrono principale il 16 luglio, che è forse la data della traslazione dei suoi resti mortali da Montevergine a Benevento e poi a Catanzaro, inoltre ne celebra la festa del patrocinio nella domenica ‘in albis’.
Ne sperimentò più volte la protezione in occasione di terremoti e nel 1922 celebrò con solennità il settimo centenario dell’arrivo delle reliquie.
Il culto di s. Vitaliano vescovo, si diffuse nei secoli in Campania; il famoso “Calendario Marmoreo” di Napoli, scolpito nel IX secolo, lo ricorda al 3 settembre; si ritiene che il suo culto a Napoli sia giunto con i capuani, qui rifugiatosi nel 595. Chiese in suo onore sorsero in vari Comuni campani e il Comune di S. Vitaliano, provincia di Napoli ma diocesi di Nola, porta il suo nome.

Autore: Antonio Borrelli
 


 

Le fonti più antiche non permettono di stabilire con sicurezza né l'anno di nascita di Vitaliano né la sua origine familiare. Il Martirologio Romano, seguendo una tradizione già presente nel Martyrologium Hieronymianum, lo colloca a Caudium, nell'antica Campania. Caudium era una città del Sannio situata lungo la via Appia, nell'area dell'odierna Montesarchio, tra Benevento e Capua.
Questa indicazione ha portato alcuni studiosi a considerare Vitaliano originario della Valle Caudina. La tradizione capuana, tuttavia, lo considera proprio vescovo e lo inserisce al venticinquesimo posto nella successione episcopale della città. Anche Benevento ne rivendicò la memoria, tanto che alcune antiche testimonianze lo qualificano come vescovo beneventano. Gli Acta Sanctorum, già nella loro analisi critica della documentazione, rilevavano l'incertezza sulla sede episcopale, osservando che alcune fonti associano Vitaliano a Benevento anziché a Capua.
È quindi prudente considerare storicamente sicura soprattutto l'esistenza di un Vitaliano, vescovo venerato in area campano-sannita nel VII secolo, mentre l'esatta successione delle sue sedi episcopali rimane discussa.

Il vescovo di Capua
La tradizione agiografica racconta che Vitaliano, apprezzato per la sua vita cristiana, fu acclamato vescovo dal popolo e dal clero di Capua, nonostante la sua personale riluttanza ad assumere l'incarico.
La Vita medievale presenta quindi il nuovo vescovo come un pastore impegnato nella vita morale e religiosa della comunità, ma ben presto osteggiato da alcuni avversari. La loro ostilità sarebbe giunta fino alla calunnia.
Secondo il racconto agiografico, durante la notte gli furono sottratti gli abiti e sostituiti con vesti femminili. Al mattino Vitaliano sarebbe uscito senza accorgersi dell'inganno, suscitando scandalo e dando ai suoi nemici l'occasione per accusarlo di comportamento indecoroso.
L'episodio appartiene chiaramente alla tradizione agiografica e non può essere assunto come un fatto storico documentato. La sua prima attestazione appartiene infatti alla Vita medievale, molto posteriore al periodo nel quale sarebbe vissuto il santo. Il motivo delle false accuse, tuttavia, svolge nella narrazione una funzione precisa: presenta Vitaliano come un uomo perseguitato ingiustamente e fedele alla propria integrità anche quando la reputazione pubblica viene compromessa.

L'esilio e il racconto del Garigliano
Secondo la Vita, Vitaliano riuscì a dimostrare la propria innocenza, ma preferì comunque abbandonare Capua. Mentre si dirigeva verso Roma per sottoporre la propria vicenda all'autorità ecclesiastica, sarebbe stato raggiunto dai suoi persecutori.
La tradizione narra che fu rinchiuso in un sacco di cuoio e gettato nel Garigliano. Invece di morire, sarebbe stato trasportato dalle acque fino al mare e avrebbe raggiunto la costa presso Ostia, dove alcuni pescatori lo avrebbero trovato ancora vivo.
Anche questo episodio appartiene alla narrazione agiografica e non dispone di una documentazione contemporanea. Il racconto acquista però un particolare significato all'interno della Vita: la salvezza di Vitaliano viene presentata come segno della protezione divina e come risposta alle calunnie subite.
La stessa tradizione collega alla sua partenza una serie di calamità abbattutesi su Capua: siccità, carestia e pestilenza. I cittadini, riconoscendo il torto commesso, avrebbero chiesto al vescovo di ritornare.
Vitaliano sarebbe tornato nella città, perdonando i suoi persecutori e pregando per la popolazione. La pioggia avrebbe quindi posto fine alla siccità e alle calamità.
Il motivo della punizione collettiva seguita al torto commesso contro il santo e della successiva pioggia liberatrice appartiene al repertorio tradizionale delle leggende agiografiche. Non deve pertanto essere utilizzato come testimonianza storica di un'effettiva epidemia o siccità verificatasi in quegli anni.

La scelta dell'eremitaggio
Dopo il ritorno a Capua, Vitaliano avrebbe rifiutato di riprendere stabilmente l'esercizio dell'episcopato. La tradizione lo presenta infatti come un uomo ormai orientato verso una forma più radicale di vita ascetica.
Dopo una permanenza in un luogo identificato dalle tradizioni locali con l'area di Caserta, si sarebbe ritirato sul monte Partenio, destinato nei secoli successivi a essere conosciuto come Montevergine. Qui avrebbe costruito un piccolo oratorio dedicato alla Vergine Maria e una cella per la propria vita solitaria.
Questo elemento è particolarmente importante nella storia della tradizione di Montevergine. La Vita medievale sembra infatti voler collegare la presenza cristiana sul monte a un'epoca anteriore all'arrivo di san Guglielmo da Vercelli, fondatore nel XII secolo del grande centro monastico destinato a diventare il santuario di Montevergine.
Non è possibile dimostrare storicamente che Vitaliano abbia fondato il primo insediamento cristiano sul monte, ma il suo nome rimase profondamente legato alla tradizione religiosa di quel luogo.

La morte e la tradizione delle reliquie
La tradizione più diffusa colloca la morte di Vitaliano a Montevergine il 16 luglio 699. Questa data, tuttavia, non possiede lo stesso grado di certezza della sua memoria liturgica, poiché le fonti antiche non consentono di ricostruire con precisione la cronologia della sua vita. Il Martirologio Romano attuale lo colloca infatti genericamente nel VII secolo.
Secondo la tradizione, il suo corpo rimase inizialmente presso il luogo della morte. In seguito sarebbe stato trasferito a Benevento, probabilmente per essere posto al sicuro dalle incursioni che interessarono l'Italia meridionale. Anche la data di questa traslazione è discussa: alcune tradizioni la collocano prima del 716, altre nel 914.
Un momento decisivo nella storia del culto fu il trasferimento delle reliquie a Catanzaro nel XII secolo. L'arcidiocesi di Catanzaro-Squillace considera documentato il loro arrivo nel 1122, collegandolo alla riorganizzazione della sede episcopale e all'intervento di papa Callisto II.
Nel 1311 il conte Pietro Ruffo fece edificare nella cattedrale di Catanzaro una cappella destinata ad accogliere le reliquie di Vitaliano insieme a quelle di sant'Ireneo e san Fortunato. Nel 1583, dopo la rovina della cappella, il vescovo Nicolò Orazio procedette a una ricognizione delle reliquie, che furono nuovamente sistemate.

Il culto a Catanzaro
Catanzaro sviluppò nei confronti di Vitaliano una devozione particolarmente intensa, tanto da considerarlo proprio patrono principale. Il 16 luglio, data tradizionalmente associata alla traslazione delle reliquie, è la ricorrenza principale del suo culto nella città calabrese.
La città lo invocò soprattutto in occasione di calamità naturali. La memoria del santo si intrecciò così alla storia civile e religiosa di Catanzaro, dove la sua protezione fu tradizionalmente invocata contro terremoti e altre calamità.
Il suo culto, tuttavia, non rimase limitato alla Calabria. La memoria di Vitaliano si diffuse in diverse località della Campania. Il Calendario Marmoreo di Napoli, monumento epigrafico del IX secolo, lo ricorda al 3 settembre, confermando l'antichità della sua memoria liturgica in area campana.
Il santo è inoltre legato alla toponomastica di San Vitaliano, presso Nola, e alla devozione di altre comunità campane, tra cui Sparanise.

Le due memorie liturgiche
La presenza di due date, 3 settembre e 16 luglio, è legata alla diversa storia del culto.
Il 3 settembre è la memoria riportata dal Martirologio Romano: Caudii in Campania, sancti Vitaliani, episcopi. La Congregazione per il Culto Divino la registra nella forma ufficiale del Martirologio.
Il 16 luglio, invece, è soprattutto la memoria propria della tradizione di Catanzaro, dove il santo è venerato come patrono e dove sono custodite le reliquie che la tradizione gli attribuisce.
Questa doppia ricorrenza ha contribuito anche alla confusione con un altro san Vitaliano, vescovo di Osimo, commemorato anch'egli il 16 luglio. La distinzione tra i due personaggi è necessaria per evitare sovrapposizioni nelle fonti agiografiche.

La tradizione di Montevergine
Il legame tra Vitaliano e Montevergine rappresenta uno degli aspetti più caratteristici della sua memoria. La tradizione lo considera infatti uno dei primi uomini di vita eremitica associati al monte prima della fondazione di san Guglielmo da Vercelli.
La Vita medievale di Vitaliano sembra avere anche una precisa finalità territoriale: affermare l'antichità della presenza cristiana e mariana sul Partenio, prima dello sviluppo del grande santuario verginiano nel XII secolo. Per questo motivo la narrazione deve essere utilizzata con cautela dallo storico, distinguendo ciò che può riflettere una memoria antica da ciò che fu elaborato per sostenere l'identità religiosa del luogo.

La figura di Vitaliano tra storia e agiografia
La documentazione disponibile non consente di ricostruire una biografia continua di Vitaliano. Le fonti liturgiche antiche attestano però la memoria di un vescovo chiamato Vitaliano, collegato all'area di Caudium e quindi al territorio campano-sannita. La tradizione successiva lo identificò con il vescovo di Capua e costruì attorno alla sua figura un racconto molto più articolato.
È dunque necessario distinguere due livelli. Da una parte vi è la memoria antica di Vitaliano, vescovo venerato nel VII secolo e ricordato dal Martirologio Romano. Dall'altra vi è la Vita medievale, che racconta l'elezione episcopale, le calunnie, il tentato omicidio, la salvezza miracolosa, il ritorno a Capua e infine la scelta eremitica a Montevergine.
La seconda non può essere letta come una cronaca del VII secolo. È una testimonianza della devozione e della cultura religiosa medievale, preziosa soprattutto per comprendere come le comunità cristiane interpretarono la figura del santo e la inserirono nella storia dei propri territori.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-08-19

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