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San Domenico Nicolao Dinh Dat Martire
Festa:
18 luglio
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Tonchino, Vietnam, 1803 circa - Nam Dinh, Vietnam, 18 luglio 1839
La figura di San Domenico Nicola Dinh Dat emerge dalla storia delle persecuzioni in Vietnam non come l'eroe infallibile, ma come il testimone di una grazia che si compie nella debolezza. Soldato di professione, si trovò a dover scegliere tra la fedeltà alla propria coscienza cristiana e la sopravvivenza fisica di fronte alle torture imposte dall'imperatore Minh Mạng. La sua vicenda è segnata da un momento di cedimento, seguito però da una reazione di straordinario coraggio spirituale: la richiesta volontaria di essere nuovamente processato per espiare la propria apostasia.
Etimologia: Domenico, dal latino 'Dominicus', appartiene al Signore; Nicola, dal greco 'Nikolaos', vincitore del popolo.
Emblema: Abito tradizionale vietnamita dell'epoca, palma del martirio, croce.
Martirologio Romano: Nella città di Nam Dinh nel Tonchino, ora Viet Nam, san Domenico Nicola Dinh Dat, martire, che, soldato, costretto a rinnegare la fede cristiana, dopo atroci supplizi calpestò la croce; ma pentitosi subito, per espiare la colpa dell’apostasia, scrisse all’imperatore Minh Mang di volere essere di nuovo processato come cristiano, morendo infine strangolato.
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Domenico Nicola Dinh Dat nacque nel Tonchino, nell'attuale Vietnam, intorno al 1803. Crebbe in un periodo di crescente ostilità verso il cristianesimo, culminata sotto il regno dell'imperatore Minh Mạng della dinastia Nguyễn. Il sovrano, intenzionato a eradicare la religione considerata straniera, emanò editti sempre più severi che imponevano ai cristiani di abiurare la propria fede, spesso attraverso il gesto simbolico e sacrilego del calpestamento della croce. Domenico, laico e soldato, viveva la sua fede con semplicità, ignaro che il suo percorso lo avrebbe portato a un confronto diretto con la macchina repressiva dello Stato.
La prova della tortura e la caduta Arrestato a causa della sua fede, Domenico fu sottoposto a interrogatori e a dure torture. Le cronache dell'epoca, confermate dal Martirologio Romano, riportano che, sotto il peso di atroci supplizi, il soldato cedette momentaneamente alla paura e calpestò la croce, compiendo l'atto formale di apostasia richiesto dalle autorità. Questo momento di debolezza, lungi dall'essere nascosto dalla tradizione agiografica, è invece conservato come parte integrante e fondamentale della sua testimonianza, rendendo la sua figura profondamente umana e vicina alle lotte interiori di ogni credente.
La scelta radicale: la lettera all'imperatore Tuttavia, la grazia operò in lui una trasformazione radicale. Pentitosi immediatamente del gesto compiuto sotto tortura, Domenico non accettò di vivere nel rimorso o nella menzogna. Con un atto di volontà libera e consapevole, decise di riparare alla propria caduta. Scrisse una lettera all'imperatore Minh Mạng, dichiarando apertamente la propria identità cristiana e chiedendo di essere nuovamente processato. Non fu una decisione dettata da fanatismo, ma da un profondo bisogno di coerenza interiore e di riconciliazione con Dio e con la comunità dei fedeli che aveva scandalizzato.
Il martirio per strangolamento La sua richiesta fu accolta. Riarrestato e processato per la seconda volta, Domenico confermò con fermezza la sua fede, rifiutando nuovamente di rinnegarla. La sentenza fu inevitabile. Il 18 luglio 1839, nella città di Nam Dinh, il soldato pentito fu condotto al patibolo e strangolato, sigillando con il sangue la sua ritrattazione e la sua fedeltà ritrovata. La sua morte non fu solo una fine, ma il compimento di un percorso di redenzione che trasforma la fragilità in forza eroica.
Il culto e la canonizzazione La memoria di Domenico Nicola Dinh Dat è stata custodita dalla comunità cattolica vietnamita attraverso i secoli, nonostante le persecuzioni. La sua figura è stata ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa universale quando Papa Giovanni Paolo II lo ha canonizzato il 19 giugno 1988, inserendolo nel gruppo dei 117 Martiri del Vietnam. La sua festa individuale è celebrata il 18 luglio, mentre il 24 novembre si ricorda l'intero gruppo dei martiri.
Curiosità - La lettera scritta da Domenico all'imperatore è considerata uno dei documenti più toccanti della storia delle missioni in Asia, poiché rappresenta un raro caso di apostata che chiede volontariamente di essere punito come cristiano per riparare al proprio tradimento. - Il suo nome è talvolta riportato nelle fonti come Dominique Nguyen Van Dat, riflettendo le diverse traslitterazioni dal vietnamita al francese e all'italiano utilizzate nei documenti ecclesiastici dell'epoca.
Autore: Enrico Quiri
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