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San Felice di Verona Vescovo

Festa: 19 luglio

Verona, VI sec.

Occupa il diciassettesimo posto nella serie dei vescovi veronesi quale ci è fornita dall'autorevolissimo Velo di Classe. Tale nome si trova anche in una iscrizione (sec. XI o XII) dell'antica pieve di S. Stefano in Verona insieme con il nome di altri presuli veronesi, autentici o no; le sue reliquie riposerebbero nella stessa chiesa. L'Ordo veronese del sec. XI, detto Carpsum, nel calendario porta: "Iulius a IIII Natalis sancti Felicis confessoris" cui da mano del sec. XIII fu aggiunto il predicato et martiris. Molto probabilmente si volle identificare il vescovo con un omonimo martire veronese quale ci è riferito dal Martirologio Geronimiano al 2 agosto.
La tradizione locale pone l'episcopato di s. Felice contemporaneamente al dominio ostrogoto in Italia e precisamente quando Teodorico amava soggiornare lungamente a Verona di cui aveva fatto la sua residenza preferita tanto da essere chiamato, nelle saghe germaniche, Teodorico di Verona. Una chiesa sui colli della città sarebbe stata dedicata a s. Felice, ed il nome rimase al castello fortificato in seguito costruito, anche dopo la distruzione della chiesa stessa (1407).

Etimologia: Dal latino 'Felix', che significa contento, felice.

Emblema: Abiti vescovili altomedievali, bastone pastorale.


La ricostruzione della figura di San Felice si basa su un insieme di testimonianze documentarie frammentarie ma concordi nel collocarlo nella sequenza episcopale veronese. La fonte più autorevole e antica è il cosiddetto 'Velo di Classe', un prezioso manufatto tessile liturgico dell'VIII secolo, originariamente conservato a Ravenna, che reca ricamati i nomi e le effigi dei primi pastori della diocesi. In questo elenco, Felice occupa il diciassettesimo posto.
A questa testimonianza si aggiunge un'iscrizione databile tra l'XI e il XII secolo, rinvenuta nell'antica pieve di Santo Stefano a Verona, che menziona il suo nome accanto a quello di altri presuli locali. Tali riscontri confermano la storicità del personaggio, distinguendolo da figure puramente leggendarie o omonime.

Il ministero episcopale
La tradizione locale, supportata dal contesto storico, colloca l'episcopato di Felice durante il regno ostrogoto, in particolare nel periodo in cui Teodorico il Grande stabilì a Verona la sua residenza preferita, al punto da essere ricordato nelle saghe germaniche come Teodorico di Verona. In questo scenario, il vescovo Felice si trovò a esercitare il suo ministero in una città che fungeva da crocevia tra il mondo romano-bizantino e quello germanico.
Il suo ruolo non fu meramente spirituale, ma anche di mediazione sociale e di mantenimento della coesione comunitaria in un'epoca di profondi mutamenti istituzionali. La mancanza di atti specifici o di una 'Vita' coeva non permette di dettagliare le sue azioni pastorali, ma la persistenza del suo nome negli elenchi episcopali indica un governo della diocesi riconosciuto e rispettato dalla comunità.

La tradizione agiografica e il culto
La memoria liturgica di San Felice è attestata nell'Ordo veronese dell'XI secolo, noto come 'Carpsum'. Nel calendario di questo manoscritto si legge la dicitura 'Iulius a IIII Natalis sancti Felicis confessoris'. Successivamente, una mano del XIII secolo intervenne aggiungendo a margine il predicato 'et martiris'. Gli studiosi ritengono che questa aggiunta tardiva sia il frutto di un tentativo di identificare il vescovo con un omonimo martire veronese, menzionato dal Martirologio Geronimiano alla data del 2 agosto. Questa sovrapposizione è un fenomeno comune nell'agiografia medievale, dove si cercava di nobilitare la figura di un confessore associandola a un martire locale.
Nonostante questa confusione tardiva, il nome di Felice è stato mantenuto nel Martirologio Romano alla data del 19 luglio come vescovo e confessore. Con la riforma del Proprio diocesano veronese del 1961, la celebrazione della sua festa è stata soppressa nel calendario locale, pur rimanendo la sua memoria storicamente accertata.

Il Velo di Classe
Il 'Velo di Classe' è una delle fonti più significative per la storia della Chiesa di Verona nei primi secoli. Si tratta di un frammento di tessuto liturgico altomedievale, ricamato con rappresentazioni di santi e vescovi. La sua presenza a Ravenna e la menzione di Felice come diciassettesimo vescovo forniscono un ancoraggio cronologico e istituzionale fondamentale, confermando che il suo episcopato era già riconosciuto come legittimo e parte della successione apostolica della diocesi entro l'VIII secolo.

Castel San Felice
Una traccia toponomastica della devozione verso il santo è ravvisabile nella geografia urbana di Verona. La tradizione indica che una chiesa sui colli della città fosse dedicata a San Felice. Sebbene l'edificio di culto sia stato distrutto nel 1407, il nome è sopravvissuto nel tempo, trasmettendosi alla fortificazione militare costruita successivamente nella stessa area, nota ancora oggi come Castel San Felice. Questo costituisce un raro esempio di come la memoria di un antico pastore abbia plasmato la toponomastica cittadina ben oltre la scomparsa delle sue strutture religiose originarie.

Curiosità
L'aggiunta manoscritta 'et martiris' nel codice 'Carpsum' rappresenta un classico esempio di interpolazione agiografica medievale. Gli amanuensi, nel corso dei secoli, tendevano ad arricchire le vite dei santi confessori con attributi martiriali per aumentarne il prestigio liturgico, talvolta fondendo involontariamente due figure distinte che condividevano lo stesso nome e la stessa area geografica di culto.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-07-15

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