Le notizie biografiche su Evangelista e Pellegrino ci sono pervenute principalmente attraverso tradizioni orali e testi redatti diversi secoli dopo la loro morte. La più antica menzione documentata si trova nel Catalogo dei Santi e Beati dell'Ordine Agostiniano, annesso alle Costituzioni promulgate dal cardinale Gerolamo Seripando nel 1543, dove i due vengono citati esplicitamente come beati di Verona. La tradizione, ripresa in seguito da autori come F. Pona e R. Bagata, li colloca nella prima metà del XIII secolo, un'epoca in cui la città scaligera era attraversata dalle turbolenze legate alle lotte di fazione e alla tirannide di Ezzelino da Romano. Secondo queste fonti, entrambi sarebbero nati da famiglie nobili veronesi e, fin dalla giovane età, avrebbero mostrato una spiccata inclinazione alla pietà, al raccoglimento e allo studio.
La vocazione e la vita religiosa Il legame tra i due giovani si strinse ulteriormente quando iniziarono a frequentare lo stesso maestro e la chiesa agostiniana di Santa Maria di Montorio, situata a circa sette chilometri da Verona. Qui, secondo il racconto agiografico, la Vergine Maria sarebbe apparsa loro in sogno, mostrando la caratteristica cintura dell'Ordine e invitandoli a entrare nella comunità degli Eremitani di Sant'Agostino. Accolti nell'Ordine senza difficoltà, Evangelista e Pellegrino si distinsero per un rigore ascetico notevole. La tradizione riporta che prediligevano la preghiera all'aperto, anche durante i rigidi inverni, spiegando al priore che tale consuetudine era sostenuta dalla frequente visione della Vergine. Nonostante avessero ricevuto l'ordinazione sacerdotale, i due beati richiedevano per sé i compiti più umili del convento, solitamente riservati ai frati laici, vivendo in uno spirito di profonda obbedienza, povertà e servizio reciproco.
Il transito e le criticità storiche La narrazione della loro morte è intrisa di elementi soprannaturali tipici dell'agiografia medievale. Evangelista, preavvisato da un angelo della sua fine imminente, sarebbe morto improvvisamente in coro durante le divine ufficiature. Poco tempo dopo, sarebbe apparso all'amico Pellegrino per annunciargli che anche il suo pellegrinaggio terreno stava per concludersi. Dal punto di vista della critica storica, i Bollandisti hanno espresso forti riserve su questi dettagli, respingendo in blocco le aggiunte romanzesche introdotte dagli agiografi successivi. In particolare, R. Bagata, basandosi sulla Tabula Sanctorum Ecclesiae Veronensis del 1518, aveva inizialmente identificato il compagno di Pellegrino con un certo Alberto, portando i Bollandisti a ipotizzare una sovrapposizione tra le figure di Evangelista e Alberto. Tuttavia, l'iscrizione sull'altare dei due beati a Sant'Eufemia e la menzione nel catalogo del 1543 confermano che la denominazione 'Evangelista e Pellegrino' è storicamente consolidata e distinta da altre figure, come il Beato Albertino da Verona, pure agostiniano e venerato nella stessa città.
La venerazione e le reliquie I corpi dei due beati furono traslati nella chiesa di Sant'Eufemia a Verona nel 1262, quando la comunità agostiniana si stabilì definitivamente in città, abbandonando la sede di Montorio. Inizialmente collocati sotto l'altare di Sant'Anna, i resti furono oggetto di una ricognizione nel 1637 e successivamente spostati all'altare di Sant'Agostino. Durante l'occupazione napoleonica del 1796, la chiesa fu requisita e trasformata in ospedale militare, costringendo a un nuovo spostamento delle reliquie. Queste fecero ritorno nel 1807 nella cappella degli Angeli e, infine, il 20 marzo 1836, furono collocate sotto la mensa dell'altare maggiore, dove tuttora riposano. Il 17 novembre 1837, Papa Gregorio XVI riconobbe ufficialmente il loro culto, conferendo loro il titolo di beati e proclamandoli protettori della nobiltà veronese.
Iconografia Nell'arte sacra veronese, i due beati sono rappresentati con l'abito tradizionale degli Eremitani di Sant'Agostino, composto da una tonaca scura e dalla caratteristica cintura di cuoio. Spesso sono raffigurati in atteggiamento di preghiera contemplativa, talvolta con l'immagine della Vergine Maria che porge loro la cintura, simbolo della loro vocazione.
Culto La devozione verso i due beati è rimasta costante a Verona, sostenuta dalla presenza fisica delle loro reliquie in Sant'Eufemia, chiesa che ha mantenuto un forte legame con la spiritualità agostiniana nel corso dei secoli.
Curiosità Prima della riforma del Proprio diocesano, la memoria liturgica dei due beati era celebrata il 20 marzo con rito doppio e proprie lezioni. Questa data non era casuale: coincideva con il giorno della traslazione definitiva delle loro reliquie sotto la mensa dell'altare maggiore della chiesa di Sant'Eufemia, avvenuta nel 1836. Solo in un secondo momento la festa fu spostata al 27 luglio, data attualmente in vigore nel calendario liturgico. Autore: Enrico Quiri
Beati EVANGELISTA e PELLEGRINO di Verona
La più antica biografia di questi due beati, quella di F. Pona, posteriore però di ben quattro secoli ai fatti che narra, e alla quale attinsero quanti in seguito parlarono dell’argomento, li fa nascere da nobili famiglie veronesi, mentre la città era tiranneggiata da Ezzelino da Romano, tra il 1226 e il 1259. Portati per indole naturale fin dai primi anni alla pietà e al raccoglimento, appena si conobbero, strinsero profonda amicizia. Frequentavano con grande profitto lo stesso maestro e con grande devozione la stessa chiesa, quella agostiniana di santa Maria di Montorio, a circa sette chilometri dalla città. Una notte, in sogno, la Vergine presentò loro la caratteristica cintura degli Agostiniani, invitandoli ad abbracciare quell’Ordine. Vi furono accolti senza difficoltà.
Con dure penitenze superarono le tremende tentazioni del diavolo e gli allettamenti del mondo. Preferivano pregare all’aperto, in ginocchio, anche d’inverno: al priore, che ne chiedeva il motivo, dovettero confessare che ve li attirava la frequente visione della Vergine, la stessa che avevano visto altra volta, in sogno. Queste grazie d’orazione erano accompagnate dal dono dei miracoli, che attiravano, attorno ai due monaci, folle di bisognosi. Eppure, benché avessero ricevuto il sacerdozio, volevano per sé i più umili servizi del monastero, quelli di solito lasciati ai frati laici.
Evangelista, avvertito da un angelo che presto sarebbe morto, soffrì solo di dover lasciare l’amico. Colto da morte improvvisa, in coro, durante le divine officiature, non molto tempo dopo comparve a Pellegrino per annunziargli che presto anch’egli avrebbe finito il suo pellegrinaggio terreno.
Non sappiamo quanto ci sia di vero in queste notizie. I Bollandoti le respingono in blocco. Probabilmente il Pona ha colorito con la fantasia e le reminiscenze classiche le vaghe tradizioni che correvano in città sui due beati o quanto aveva scritto nel 1576 R. Bagata. Anzi, quest’ultimo, fondandosi sulla Tabula Sanctorum Ecclesiae Veronensis del 1518 e su F. Coma (che nel 1477 aveva pubblicato un’opera sulle antichità veronesi) invece che Evangelista, dà per compagno a Pellegrino un Alberto, da non confondersi col beato Albertino di Verona, pure agostiniano. I Bollandisti pertanto identificano Evangelista con Alberto. L’iscrizione, però, che il Bagata stesso aveva letto sull’altare dei due beati a Sant'Eufemia, parlava di Evangelista e Pellegrino: forse quell’iscrizione era posteriore al Catalogo dei Santi e Beati dell'Ordine Agostiniano annesso alle Costituzioni dello stesso Ordine promulgate dal cardinale Gerolamo Seripando nel 1543, ove si parla dei beati Evangelista e Pellegrino di Verona. Questo catalogo sarebbe quindi la più antica testimonianza della dicitura Evangelista anziché Alberto. Comunque, da allora Evangelista e Pellegrino sono i nomi dei due beati agostiniani, i cui corpi riposano a sant'Eufemia di Verona. Vi furono trasportati nel 1262, quando gli Agostiniani di santa Maria di Montorio secondo il Pona, di sant'Agostino di Batiorco presso Montorio secondo il Biancolini, vennero a stabilirsi in città nella chiesa di sant'Eufemia. Collocati da prima sotto l’altare di sant'Anna, quei resti, dopo la ricognizione del 1637, passarono a quello di sant'Agostino. Vi restarono fino al 1796, quando la chiesa fu requisita dai francesi e trasformata in ospedale militare. Vi tornarono nel 1807 e furono deposti nella cappella degli Angeli, per passare il 20 marzo 1836 sotto la mensa dell’altare maggiore, ove tuttora riposano.
Il 17 novembre 1837 il papa Gregorio XVI riconobbe loro il titolo di beati; in quell'occasione furono proclamati protettori della nobiltà veronese. Sono ora commemorati dalla Chiesa veronese il 27 luglio, ma prima della riforma del Proprio diocesano erano festeggiati il 20 marzo, con rito doppio e proprie lezioni.
Autore: Ireneo Daniele
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