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Santi Lucilla, Flora, Eugenio e compagni Martiri
Festa:
29 luglio
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Roma, III sec.
Il Martirologio Romano li ricorda il 29 luglio e attesta che perirono a
Roma al tempo dell'imperatore Gallieno. La passio, scritta probabilmente
nel sec. IX, non è altro che un plagio di quella dei santi Luceia e
Auceia con qualche insignificante variazione. Con molta verosimiglianza
essa fu composta nel monastero di S. Fiora sul monte Amiata, perché, in
appendice, si racconta che i loro corpi, seppelliti dapprima in un
suburbio di Ostia, al tempo del papa Benedetto III sarebbero stati
trasferiti ad Arezzo; durante il viaggio però la giumenta che li
trainava si fermò sul monte Titano, a due miglia da Arezzo ed ivi
sorsero una basilica ed un monastero che, insieme col paesetto vicino,
presero il nome di S. Fiora. Da quel luogo il culto dei nostri santi si diffuse non soltanto in
Italia, ma anche in Germania, Svizzera, Francia e Spagna, dove parecchie
città dicono di possederne alcune reliquie.
Etimologia: Flora deriva da flor, fiore; Lucilla è diminutivo di lux, luce; Eugenio deriva dal greco eugenés, ben nato, di nobile stirpe.
Emblema: Palma del martirio, corona, due vergini, talvolta con Eugenio convertito.
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Le uniche informazioni considerate sostanzialmente sicure provengono dal Martirologio Romano, che ricorda Lucilla, Flora, Eugenio e i loro compagni come martiri a Roma durante la persecuzione dell’imperatore Gallieno, intorno agli anni 260-265. Oltre a questo dato, la documentazione contemporanea è praticamente assente e non consente di ricostruire con precisione le loro vicende personali.
La tradizione agiografica Secondo una tradizione sviluppatasi nel Medioevo, Flora e Lucilla erano due sorelle romane, celebri per la loro fede cristiana e per la scelta della verginità consacrata. Durante un soggiorno presso Ostia sarebbero state rapite da un africano di nome Eugenio. Colpito dalla fermezza e dalla testimonianza delle due giovani, Eugenio si sarebbe convertito al cristianesimo, condividendone successivamente il destino. Quando Gallieno emanò nuovi provvedimenti contro i cristiani, tutti affrontarono il martirio insieme ad altri compagni, rimanendo fedeli alla loro professione di fede fino alla morte. Gli studiosi sottolineano tuttavia che questo racconto deriva da una Passio del IX secolo, oggi ritenuta largamente priva di valore storico perché dipendente da testi agiografici precedenti, dei quali riprende quasi integralmente la struttura narrativa.
La traslazione delle reliquie Un elemento fondamentale della loro storia cultuale è rappresentato dalla traslazione delle reliquie. La tradizione racconta che, durante il pontificato di Benedetto III, nell’IX secolo, i corpi dei martiri furono trasferiti dal territorio di Ostia verso Arezzo. Durante il viaggio l’animale che trasportava il carro si sarebbe fermato miracolosamente sul colle Titano, presso l’attuale Santa Fiora. L’episodio fu interpretato come un segno della volontà divina e determinò la costruzione di una basilica e di un monastero benedettino dedicati alle due sante. Nel XII secolo i monaci trasferirono definitivamente il monastero entro la città di Arezzo, portando con sé le reliquie, ancora oggi conservate nella storica Badia delle Sante Flora e Lucilla. Anche questo episodio appartiene alla tradizione medievale, pur essendo documentata l’antica venerazione delle reliquie nella città toscana.
Diffusione del culto Dal monastero aretino il culto dei martiri si diffuse progressivamente in Toscana e successivamente in altre regioni d’Italia. Tra Medioevo ed età moderna numerose chiese furono dedicate a Flora e Lucilla; diverse località della Germania, della Francia, della Svizzera e della Spagna affermarono inoltre di custodire reliquie attribuite ai santi. Questa ampia diffusione testimonia la notevole fortuna della loro devozione, anche se le basi storiche della loro vicenda restano limitate.
Culto e liturgia Il Martirologio Romano celebra i santi il 29 luglio. La loro memoria continua a essere particolarmente viva ad Arezzo e a Santa Fiora, dove il culto affonda le proprie radici nella tradizione medievale della traslazione delle reliquie. Nel corso dei secoli la loro devozione ha lasciato numerose testimonianze artistiche, architettoniche e liturgiche.
Iconografia Nell’arte Flora e Lucilla sono generalmente raffigurate come due giovani vergini con la palma del martirio e la corona. Eugenio compare talvolta accanto a loro come convertito e martire. Alcune rappresentazioni includono il carro della traslazione delle reliquie o la Badia aretina.
Curiosità - La Passio dei santi è oggi considerata dagli studiosi un adattamento di un testo agiografico precedente e non una testimonianza diretta degli eventi. - Il nome della località toscana di Santa Fiora è strettamente collegato all’antico culto di Flora e Lucilla. - La Badia delle Sante Flora e Lucilla di Arezzo costituisce ancora oggi il principale centro della loro venerazione storica.
Autore: Giampietro Cattini
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