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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera F > Santi Friardo e Secondello di Vinduneta Condividi su Facebook

Santi Friardo e Secondello di Vinduneta Eremiti

Festa: 1 agosto

Friardo: Isola di Vinduneta, oggi Besné, Francia, intorno al 570; Secondello: Vinduneta, seconda metà del VI sec.

Eremiti vissuti nell'isola di Vinduneta, presso Nantes. La loro vicenda è conosciuta soprattutto grazie a san Gregorio di Tours, che ne tramanda una narrazione nella quale gli elementi storicamente attendibili convivono con motivi tipici della letteratura agiografica del tempo. Friardo, di umili origini contadine, cercò una vita di silenzio, preghiera e penitenza ritirandosi in un'isola della Loira. Qui fu raggiunto dal diacono Secondello, con il quale condivise una rigorosa esperienza ascetica ispirata ai Padri del deserto. La loro fama di santità attirò numerosi visitatori e discepoli, pur senza distoglierli dall'ideale della solitudine. La tradizione conserva episodi miracolosi e insegnamenti spirituali che illustrano soprattutto la loro profonda umiltà e la lotta contro la vanagloria. Alla morte di Secondello seguirono gli ultimi anni di Friardo, assistito infine dal vescovo san Felice di Nantes.

Etimologia: Friardo è probabilmente di origine germanica e significa 'protetto dalla pace'; Secondello deriva dal latino Secundellus, diminutivo di Secundus, cioè 'secondo', 'favorevole'.

Emblema: Abito da eremita, croce, cappella, fontana, isola, vespe.

Martirologio Romano: Nell’isola di Besné presso Nantes in Francia, santi Friardo e Secondello diacono, eremiti.


Il VI secolo rappresentò per la Gallia un periodo di profonde trasformazioni politiche e religiose. Dopo la conversione dei Franchi, il cristianesimo conobbe una progressiva diffusione anche nelle campagne. Accanto ai monasteri sorsero numerose esperienze eremitiche, ispirate agli esempi orientali e caratterizzate da una vita austera, dedicata alla preghiera e al lavoro manuale.

Friardo, il contadino divenuto eremita
Secondo Gregorio di Tours, Friardo nacque nel territorio di Nantes da una famiglia di contadini. Fin da giovane manifestò una particolare inclinazione alla preghiera e al raccoglimento, suscitando l'incomprensione dei compagni di lavoro.
Uno degli episodi più noti, appartenente alla tradizione agiografica, racconta che durante una mietitura uno sciame di vespe aggredì i lavoratori. Friardo si raccolse in preghiera, fece il segno della croce e gli insetti cessarono immediatamente di molestare i presenti. Più che un dato storico, il racconto vuole evidenziare la fiducia assoluta del santo nella protezione divina.

L'isola di Vinduneta
Desideroso di una vita ancora più ritirata, Friardo si stabilì sull'isola di Vinduneta, generalmente identificata con l'attuale Besné, nella regione della Loira Atlantica. All'epoca il luogo era isolato dalle acque e dalle vaste paludi della Grande Brière, offrendo condizioni ideali per la vita contemplativa.
Ogni eremita disponeva di una piccola cella costruita con materiali semplici e conduceva un'esistenza fatta di preghiera, digiuno e lavoro.

L'arrivo del diacono Secondello
Alla solitudine di Friardo si unì il diacono Secondello, del quale le fonti non tramandano notizie anteriori. Pur vivendo separatamente, i due conducevano una comune esperienza spirituale, incontrandosi per la preghiera e sostenendosi reciprocamente.
Per un periodo si aggregò anche Sabaudo, già funzionario del re Clotario, che tuttavia ritornò successivamente al proprio monastero. Questo episodio testimonia come la fama degli eremiti esercitasse un forte richiamo anche su uomini provenienti da ambienti molto diversi.

La lotta contro la vanagloria
Uno degli episodi più significativi riguarda Secondello. Uscito eccezionalmente dall'isola per predicare e assistere alcuni malati, tornò profondamente soddisfatto del bene compiuto.
Friardo lo ammonì con delicatezza ma con fermezza, osservando che il demonio avrebbe potuto servirsi proprio di quel sentimento di compiacimento per insinuare la superbia. Poco dopo, secondo il racconto di Gregorio di Tours, il tentatore si presentò a Secondello assumendo perfino l'aspetto di Cristo, ma il diacono lo respinse semplicemente tracciando il segno della croce. L'episodio riflette uno dei temi più frequenti della spiritualità monastica antica: il discernimento degli spiriti e il pericolo della vanagloria.

Gli ultimi anni di Friardo
Secondello morì prima del suo compagno. Attorno a Friardo continuarono invece a raccogliersi alcuni discepoli attratti dalla sua fama di santità.
Quando comprese che la morte era vicina, chiese di poter ricevere la visita del vescovo san Felice di Nantes, che lo stimava profondamente. Secondo la tradizione, il vescovo era impegnato in altre incombenze pastorali e gli fece chiedere di attendere. Friardo obbedì serenamente e morì soltanto dopo l'arrivo del presule, verso il 570. Anche questo episodio, probabilmente elaborato dalla tradizione, vuole mettere in risalto l'obbedienza e l'umiltà dell'eremita.

Il culto
Le tombe dei due santi sono conservate nella cripta della chiesa di Besné. I loro antichi sarcofagi in pietra calcarea, decorati con motivi vegetali, costituiscono una delle testimonianze archeologiche più interessanti del loro culto.
Nel 1642 il vescovo di Nantes istituì una confraternita dedicata ai due santi, arricchita di indulgenze da papa Urbano VIII. Soppressa durante la Rivoluzione francese, essa fu ricostituita nel 1846 con nuove indulgenze concesse da Pio IX.
La diocesi di Nantes celebra localmente san Friardo il 10 agosto e san Secondello il 29 aprile, mentre il Martirologio Romano li ricorda insieme il 1 agosto.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

«C’era nell’isola di Vinduneta, presso la città di Nantes, un uomo di una santità straordinaria, chiamato Friardo, recluso».
Così comincia l’ingenuo racconto di Gregorio di Tours, che si interessava molto più dei miracoli e delle cose meravigliose che delle precisazioni storiche sulle vite dei santi. Nato nel territorio di Nantes da famiglia contadina, Friardo si distingueva già nella sua giovinezza dai compagni di lavoro per la pietà e il raccoglimento, al punto da eccitare i loro scherni e brutti tiri. Un giorno, durante la mietitura, essendo stati punti da uno sciame di vespe, furono però contenti di essere ricorsi a Friardo perché costui si mise in ginocchio, fece un segno di croce, e le vespe si nascosero nel loro buco.
In seguito, per trovare maggiore raccoglimento e applicarsi alla penitenza, si ritirò in un’isola della Loira, Vinduneta, concordemente identificata con Besné, oggi divisa dal fiume dalle paludi della Grande Brière. Quivi visse col diacono Secondello, avendo ciascuno la sua celletta. Un abate, Sabaudus, nel passato servitore del re Clotario, si unì a loro, ma ritornò poi al suo monastero. La vita di Friardo e di Secondello, rimasti soli, si svolse come quella dei padri del deserto, seminata di fatti meravigliosi e di interventi diabolici. Secondello uscì una volta dall’isola per andare a predicare e a guarire dei malati. Al suo ritorno, era tutto felice per quanto aveva fatto: Friardo vide in tutto questo una trappola del demonio che lo voleva riempire di vanagloria, così, allorché il tentatore apparve a Secondello nuovamente, sotto l’aspetto di Cristo, questi si accontentò di cacciarlo con un segno di croce.
Secondello morì per primo, ma dei discepoli vennero a sostituirlo, attirati dalla santità di Friardo. Quando giunse anche per costui l’ora di morire, il vescovo di Nantes, san Felice, che lo aveva in grande stima, lo andò ad assistere negli ultimi momenti e a seppellirlo. Sentendosi molto malato, Friardo aveva fatto pregare il vescovo di andare a visitarlo. San Felice, troppo occupato, fece dire al sant’uomo di attendere, e Friardo, obbedendo, attese Barrivo del vescovo prima di morire. Si era verso il 570.
La sua pietà era semplice come la sua vita. Gregorio di Tours cita la preghiera che gli veniva senza posa alle labbra: «Adiutorium nostrum in nomine Domini» e menziona anche i segni di croce che si faceva sulle orecchie e sugli occhi, di cui si facevano beffe i suoi compatrioti.
Le tombe di san Friardo e di san Secondello, in pietra calcarea, con disegni raffiguranti piante di felce, sono tuttora conservate nella cripta della chiesa di Besné, dove si venerano anche le loro reliquie. Il vescovo di Nantes, nel 1642, eresse in loro onore una confraternita, dotata di indulgenze dal papa Urbano VIII, che si disciolse durante la Rivoluzione francese, ma fu ristabilita nel 1846 con nuove indulgenze accordate da Pio IX.
La diocesi di Nantes festeggia Friardo il 10 agosto e Secondello il 29 aprile. La chiesa e la parrocchia di san Besné sono sotto il patronato di san Friardo e Secondello ha la sua cappella circondata da un boschetto di lauri, a una certa distanza, presso una fontana, là dove i due santi venivano ogni giorno ad incontrarsi.
Il Martyrologium Romanum pone la data del culto al 1° agosto.


Autore:
Jean Evenou


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-07-27

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