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Sant' Onofrio Eremita

Festa: 4 agosto

† Panaia presso Filogaso (Calabria), 4 agosto 995

Fu un eremita calabrese del X secolo, ricordato dal Martirologio Romano come «insigne per i digiuni e l'austerità di vita». Nato a Belforte, nel Vibonese, da una nobile famiglia, lasciò in giovane età la casa paterna, nonostante l'opposizione del padre, conte del luogo, per abbracciare la vita eremitica secondo la tradizione basiliana. Si ritirò in una grotta nei boschi di Panaia, dove lo raggiunse la sorella Elena. Condusse una vita di intensa preghiera, penitenza e mortificazione. Secondo la tradizione, riportata nel 1743 da padre Giovanni Fiore da Cropani nella Calabria Illustrata, morì il 4 agosto 995 a Panaia presso Filogaso.

Etimologia: Dal greco Onnophrios, probabilmente derivato dall'egiziano antico con il significato di 'colui che è sempre buono' oppure 'appartenente al dio buono'.

Emblema: Abito eremitico, bastone, grotta, croce, libro, bosco.

Martirologio Romano: Nei boschi di Panaia vicino a Catanzaro, sant’Onofrio, eremita, insigne per i digiuni e l’austerità di vita.


Le fonti concordano nell'indicare Onofrio come originario di Belforte, antico centro del Vibonese nei pressi dell'attuale Vazzano. Apparteneva a una famiglia di rango elevato: la tradizione identifica il padre come conte del luogo. Nulla è noto della sua data di nascita né della sua formazione, ma il contesto storico rimanda alla Calabria bizantina, profondamente segnata dalla presenza del monachesimo orientale.
Le testimonianze più antiche sono scarse e la ricostruzione della sua giovinezza dipende quasi interamente dalla tradizione agiografica locale.

La scelta della vita eremitica
Ancora giovane, Onofrio decise di lasciare la casa paterna nonostante l'opposizione della famiglia. Attratto dall'ideale ascetico dei monaci basiliani, cercò una completa separazione dal mondo.
Scelse una grotta immersa nei boschi di Panaia, luogo allora isolato e difficilmente accessibile, dove costruì una modesta cella e iniziò una vita fatta di continua preghiera, digiuni prolungati e severe mortificazioni.
La sua scelta riflette il diffuso movimento eremitico che tra IX e XI secolo caratterizzò gran parte della Calabria bizantina.

Elena, compagna di vita ascetica
La tradizione racconta che la sorella Elena, condividendo il medesimo ideale spirituale, raggiunse il fratello e visse anch'essa nei pressi dell'eremo.
Pur mantenendo la rigorosa separazione propria della vita ascetica, i due condivisero lo stesso orientamento spirituale, offrendo un raro esempio di fraternità consacrata nella tradizione eremitica calabrese.

L'incontro con il padre
L'episodio più noto della sua vita è riportato dal cappuccino Giovanni Fiore da Cropani nella Calabria Illustrata del 1743.
Durante una battuta di caccia, il padre sarebbe giunto casualmente all'eremo seguendo una preda. In un primo momento non riconobbe il figlio, ormai trasformato dall'austerità della vita penitente. Solo dopo il dialogo comprese chi fosse realmente.
Commosso, cercò inutilmente di convincerlo a ritornare nella dimora familiare oppure in un monastero. Onofrio rifiutò entrambe le proposte, deciso a concludere la propria esistenza nel silenzio della foresta, fedele alla vocazione ormai definitivamente scelta.
Gli studiosi considerano questo episodio appartenente alla tradizione agiografica, pur riconoscendone il valore simbolico nel rappresentare il definitivo distacco dal mondo.

Gli ultimi anni
Onofrio trascorse il resto della propria vita nell'assoluta austerità.
La fama della sua santità si diffuse progressivamente nelle comunità circostanti, che lo considerarono un autentico uomo di Dio.
Secondo la tradizione morì il 4 agosto 995 presso Panaia, assistito dagli angeli e lontano dagli uomini, particolare tipico della letteratura agiografica medievale.

Il culto
Dopo la morte il corpo venne trasportato nel vicino monastero basiliano situato nella località denominata Chao.
Intorno a questo monastero si sviluppò gradualmente un centro abitato che prese il nome di Sant'Onofrio, conservato ancora oggi dal comune della provincia di Vibo Valentia.
Il suo culto nacque spontaneamente dalla devozione popolare, favorita dalla fama di miracoli e grazie attribuite alla sua intercessione. Successivamente la Chiesa accolse questa venerazione inserendo il santo nel Martirologio Romano.
La memoria liturgica ricorre il 4 agosto con la seguente commemorazione: 'Nei boschi di Panaia vicino a Catanzaro, sant'Onofrio, eremita, insigne per i digiuni e l'austerità di vita'.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Sant’Onofrio era un eremita vissuto nel sec. X, ricordato nel Martirologio romano come “insigne per i digiuni e l’austerità di vita”.
Originario di Belforte, un centro del Vibonese nei pressi di Vazzano, apparteneva a una nobile famiglia.
Onofrio in giovane età abbandonò la sua casa contro la volontà del padre, conte del paese, per dedicarsi alla vita eremitica, secondo le regole basiliane, ritirandosi in una grotta in un folto bosco, lontano da tutti.
Lo seguì sua sorella Elena.
Sant’Onofrio visse fino a tarda età, distinguendosi per il suo spirito di orazione, i suoi prolungati digiuni e la sue mortificazioni della carne.
Una delle poche testimonianze su sant’Onofrio è quella di padre Giovanni Fiore da Cropani, frate minore dei cappuccini, riportata nel volume Calabria Illustrata del 1743,
Padre Fiore scrive: “fabbricatasi una celletta dentro un folto bosco, ivi prese a vivere vita d’angiolo in digiuni e penitenze. Avvenne intanto il conte padre a caccia, si pose in traccia d’una fiera, qual lo portò ov’era il santo. Non lo conobbe dapprima, ma poi nel discorso scortolo per suo figliolo, piangendone per tenerezza se l’abbracciò e strinse al petto. Ma quantunque l’avesse forzato di ritirarsi o nella casa paterna o nel monastero, non però poté conseguire né l’uno né l’altro, risoluto di terminare i suoi giorni tra quelle fiere; anzi seco trasse a vivere in sua compagnia Elena sua sorella. Così adunque consumato dalle mortificazioni, riposò placidamente nel Signore non veduto da uomini, ma assistito dagli angioli”.
Secondo Pietro Minniti, abate generale dei Basiliani e  Pietro Pompilio Rodotà, Onofrio morì a Panaia presso Filogaso, il giorno 4 agosto 995, mentre per Elia d’Amato, indica il 995 quale anno della sua morte.
Alla sua morte il suo corpo è stato trasportato nel vicino monastero esistente in località Chao.
Dopo la sua morte tutta la popolazione lo proclamò santo, grazie alle diverse grazie ottenute attraverso la sua intercessione.
Intorno al monastero dove fu sepolto, nel tempo si sviluppò il centro abitato che da lui prese il nome.
Infatti, il comune di Sant’Onofrio prese il nome dall’eremita del Chao, che aveva preso il suo nome in onore di Sant'Onofrio anacoreta. Era chiamato "del Chao", in quanto, nella zona è presente un pendio, simile a un burrone, chiamato anticamente dai greci Caos.


Autore:
Mauro Bonato

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Aggiunto/modificato il 2026-07-28

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