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Tagaste, Numidia romana (oggi Souk Ahras, Algeria), circa 360 - Ippona o Tagaste, 429 o 430
Fu uno dei più stretti amici e collaboratori di sant'Agostino e una delle figure più autorevoli della Chiesa africana tra IV e V secolo. La sua vicenda personale si intreccia quasi completamente con quella del grande vescovo d'Ippona: condivise gli studi, l'adesione al manicheismo, la conversione al cristianesimo, il battesimo ricevuto a Milano nel 387 dalle mani di sant'Ambrogio e, successivamente, la scelta della vita monastica. Divenuto vescovo della sua città natale di Tagaste intorno al 394, esercitò il ministero episcopale per circa quarant'anni distinguendosi nella riforma del clero, nella promozione della vita monastica e nella difesa della fede cattolica contro il donatismo e il pelagianesimo. Le principali notizie sulla sua vita provengono dalle Confessioni, dalle lettere e da altre opere di sant'Agostino, che lo ricordò sempre con profondo affetto e stima.
Etimologia: Dal greco Alypios, 'privo di dolore', 'senza afflizione'. Oppure 'che ha le ali ai piedi', dal latino
Emblema: Abiti vescovili, libro, pastorale, spesso raffigurato accanto a sant'Agostino.
Martirologio Romano: Commemorazione di sant’Alipio, vescovo di Tagaste in Numidia, nell’odierna Algeria, che fu dapprima allievo di sant’Agostino e poi suo compagno nella conversione, collega nel ministero pastorale, strenuo commilitone nelle lotte contro l’eresia e infine compartecipe della gloria celeste.
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Alipio nacque a Tagaste, nell'attuale Algeria nord-orientale, probabilmente intorno al 360, da una famiglia appartenente alla classe dirigente municipale. Frequentò fin da giovane le scuole insieme ad Agostino, con il quale instaurò un'amicizia destinata a durare tutta la vita. Dopo gli studi a Cartagine seguì il percorso delle discipline giuridiche a Roma. Agostino lo descrive come uomo integro, amante della giustizia e capace di resistere alle pressioni dei potenti. Celebre rimase il suo rifiuto di favorire un influente senatore che pretendeva decisioni contrarie alla legge, episodio che contribuì a consolidarne la reputazione morale.
La conversione insieme ad Agostino Come Agostino, anche Alipio aderì per alcuni anni al manicheismo, deluso dalle risposte che il cristianesimo sembrava offrire ai grandi interrogativi dell'esistenza. Trasferitosi a Milano, prese parte al cammino spirituale guidato dalla predicazione di sant'Ambrogio. Durante il soggiorno a Cassiciaco partecipò alle conversazioni filosofiche che precedettero la conversione definitiva del gruppo di amici raccolti attorno ad Agostino. Nella notte di Pasqua del 387 ricevette il battesimo insieme ad Agostino e ad Adeodato, entrando così pienamente nella Chiesa cattolica. Questo evento segnò la svolta decisiva della sua vita.
Il ritorno in Africa e la vita monastica L'anno successivo fece ritorno in Africa. A Tagaste condivise con Agostino un'esperienza di vita comune fondata sulla preghiera, sullo studio della Sacra Scrittura e sulla povertà evangelica. Questa comunità rappresentò uno dei nuclei originari del monachesimo agostiniano e costituì un modello destinato a influenzare profondamente la vita religiosa occidentale. Successivamente accompagnò Agostino a Ippona, continuando a collaborare con lui nell'organizzazione della comunità monastica e nella formazione del clero.
Vescovo di Tagaste Verso il 394 Alipio fu eletto vescovo della sua città natale, quando Agostino era ancora presbitero. Per quasi quattro decenni guidò la diocesi di Tagaste con grande equilibrio pastorale. Promosse la disciplina ecclesiastica, favorì la formazione dei sacerdoti e sostenne la diffusione della vita monastica. La sua fama attirò anche personalità di rilievo, come santa Melania la Giovane, che trascorse diversi anni nei monasteri di Tagaste sotto la sua guida spirituale.
Difensore dell'ortodossia Alipio fu tra i principali protagonisti della lotta contro il donatismo, che da decenni divideva la Chiesa africana. Partecipò nel 411 alla celebre Conferenza di Cartagine, nella quale rappresentò il gruppo dei vescovi cattolici durante il confronto ufficiale con i donatisti. Intervenne inoltre contro il pelagianesimo, collaborando strettamente con Agostino. Partecipò al Concilio di Milevi del 416 e fu incaricato da papa Zosimo di delicate missioni ecclesiastiche. Visitò più volte Roma, consegnando al papa importanti opere di Agostino e mantenendo i rapporti tra la Chiesa africana e la Sede Apostolica. San Girolamo gli espresse pubblicamente la propria stima per il contributo dato alla condanna dell'eresia pelagiana.
Gli ultimi anni Le ultime notizie documentate risalgono al 428, quando inviò ad Agostino alcuni scritti del pelagiano Giuliano di Eclano sollecitandone la confutazione. È generalmente ritenuto che fosse presente a Ippona durante gli ultimi giorni di sant'Agostino, morto nel 430 mentre la città era assediata dai Vandali. La tradizione colloca la morte dello stesso Alipio nello stesso anno oppure poco prima, anche se la data precisa rimane incerta. Autore: Giampietro Cattini
Le notizie sulla vita di Alipio sono contenute quasi totalmente nelle opere del suo grande amico, s. Agostino, con il quale divise gli errori della gioventù, la conversione e le fatiche dell'apostolato.
Alipio nacque a Tagaste da genitori che erano tra i maggiorenti del paese: "parentibus primatibus municipalibus". Piccolo di statura, ma di animo forte e di indole virtuosa, strinse un'affettuosa ed intima amicizia con s. Agostino tanto che questi lo chiama ripetutamente "frater cordis mei".
Più giovane di qualche anno del suo amico che era nato, come si sa, nel 354, ne frequentò le scuole di grammatica nel paese natale e le scuole di retorica a Cartagine; lo precedette a Roma, dove si recò per studiare diritto, e lo accompagnò a Milano. A Roma fu assessore del comes delle elargizioni per l'Italia e diede, in questa circostanza, rari esempi di illibatezza e di disinteresse. Resistette energicamente alle pretese d'un senatore potentissimo che tentava di indurlo a commettere illegalità, restando indifferente, tra le meraviglia universale, sia alle minacce che alle lusinghe: "anima rara", scrive s. Agostino, "che non faceva caso dell'amicizia e non paventava l'inimicizia di un uomo così potente, famosissimo per gli innumerevoli mezzi che aveva di far del bene o di far del male". L'amicizia con Agostino valse a ritrarlo, momentaneamente, dalla passione per i giuochi del circo, ma lo trascinò nel manicheismo.
Con l'amico Alipio visse il travaglio del ritorno alla fede; castissimo di costumi, egli fu di sostegno nella lotta contro le passioni, e lo sconsigliò dal prendere moglie per non rinunziare a vivere liberamente nell'amore della sapienza; fu presente alla crisi della conversione, e ne seguì l'esempio; si ritirò con lui a Cassiciaco, dove prese parte alle dispute di filosofia, e insieme con lui ricevette il battesimo il 25 aprile 387. L'anno seguente Alipio tornò in Africa e a Tagaste si ritirò con gli amici a vita cenobitica.
Nel 391 seguì Agostino nel monastero d'Ippona. Poco dopo viaggiò in Oriente e strinse amicizia con s. Girolamo. Fu caro a s. Paolino da Nola, che ne ammirava la santità e lo zelo.
Eletto vescovo di Tagaste, quando s. Agostino era ancora prete (394 ca), a fianco di lui, per quasi quarant'anni, rifulse nella Chiesa d'Africa come riformatore del clero, maestro di monachismo (s. Melania Iuniore passò sette anni a Tagaste sotto la sua direzione) e difensore della fede contro i donatisti e i pelagiani.
Nel 411 partecipò alla Conferenza di Cartagine, e fu tra i sette vescovi cattolici che sostennero le dispute con i donatisti. Nel 418, per incarico di papa Zosimo, si recò a Cesarea di Mauritania per affari ecclesiastici, e prese parte alla disputa di Agostino con Emerito, vescovo donatista. Contro i pelagiani si adoperò con tanto zelo che fu dagli eretici unito ad Agostino nell'odio e da Girolamo nel merito: auctoribus vobis haeresis caelestiana iugulata est. Nel 416 partecipò al concilio di Milevi (Numidia), e ne scrisse al papa Innocenzo. Per la causa pelagiana venne più volte in Italia, latore di opere agostiniane al pontefice Bonifacio e al comes Valerio. Nel 428, da Roma, inviò all'amico una replica di Giuliano, e insisté perché rispondesse. Sono le ultime notizie che abbiamo di lui. Si presume che fosse ad Ippona per la morte di s. Agostino, e che sia morto nello stesso anno 430.
Della sua opera letteraria non ci resta che la parte da lui presa nei dialoghi agostiniani Contra Academicos e De Ordine. E' commemorato fina dal 1584 nel Martirologio Romano al 18 ag. Dal sec. XVII con approvazione pontificia i Canonici Regolari e gli Eremiti di s. Agostino ne celebrano il culto.
Autore: Agostino Trapè
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