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Beati Simone e Maddalena Bokusai Kyota, Tommaso e Maria Gengoro, e Giacomo Gengoro Martiri

Festa: 16 agosto

† Kokura, Giappone, 16 agosto 1620

Simone Bocousai Kiota e Maddalena sua sposa, Tommaso Ghengoro, Maria sua sposa e Giacomo loro figlio, sotto l’accusa di aver insegnato la dottrina cristiana nonostante gli editti dell’imperatore, furono condannati a essere crocifissi a testa in giù, come s. Pietro, da Yetsoundo, governatore di Concoura, capitale del Bougen. L’esecuzione ebbe inizio il 16 agosto 1620. due ore dopo la levata del sole. Simone e Maddalena, essendo alquanto avanzati in età, spirarono il giorno dopo, verso sera; Maria resistette più a lungo, sebbene non si sappia quanto; Tommaso e Giacomo, poiché erano ancor vivi dopo tre giorni, ebbero i fianchi trapassati a colpi di lancia. I loro corpi vennero bruciati e le ceneri sparse al vento. La beatificazione ebbe luogo nel 1867. Sono commemorati il 16 agosto.

Etimologia: Simone deriva dall'ebraico Shim'on, 'Dio ha ascoltato'; Maddalena significa 'originaria di Magdala'; Tommaso deriva dall'aramaico T'oma, 'gemello'; Maria deriva dall'ebraico Miryam, di etimologia disc

Emblema: Croce, crocifissione capovolta, palma del martirio; per Simone anche gli attributi del catechista.

Martirologio Romano: A Kokura sempre in Giappone, beati martiri Simone Bokusai Kyota, catechista, e Maddalena, coniugi, Tommaso Gengoro e Maria, anch’essi coniugi, e il piccolo Giacomo, loro figlio, che, per decreto del prefetto Yetsundo, furono crocifissi insieme a testa in giù in odio al nome di Cristo.


Il cristianesimo era giunto in Giappone nel 1549 con san Francesco Saverio e, soprattutto attraverso l'opera dei gesuiti, aveva conosciuto una notevole espansione. Nel corso della seconda metà del Cinquecento si erano formate comunità cristiane in varie regioni, particolarmente nel Kyushu, mentre alcuni membri delle élite militari e aristocratiche avevano aderito alla nuova religione.
La situazione mutò progressivamente. Toyotomi Hideyoshi aveva già promulgato nel 1587 un provvedimento contro i missionari cristiani, ma la sua applicazione era stata discontinua. Con l'affermazione del potere dei Tokugawa, la repressione divenne molto più sistematica. Nel 1614 il governo dello shogunato impose il divieto del cristianesimo e l'espulsione dei missionari. La proibizione colpiva anche i cristiani giapponesi, costretti sempre più spesso a praticare la propria fede clandestinamente.
È in questo contesto che deve essere collocata la vicenda dei cinque martiri di Kokura. Nel 1620 il cristianesimo non era soltanto una religione perseguitata: per le autorità dello shogunato era diventato anche un fenomeno da sorvegliare e reprimere attraverso le amministrazioni locali.

Simone Bokusai Kyota, catechista e laico cristiano
Le notizie biografiche su Simone sono scarse e provengono in larga misura dalla tradizione agiografica e dalle successive testimonianze raccolte nel contesto del riconoscimento dei martiri giapponesi.
Le fonti lo presentano come un laico giapponese che aveva prestato servizio militare e che, dopo questa esperienza, si era dedicato in modo particolare alla diffusione e all'insegnamento della fede cristiana. È indicato come catechista e come membro della Confraternita del Rosario. Alcune fonti secondarie gli attribuiscono anche la fondazione di una scuola destinata alla formazione cristiana. Questo particolare è plausibile nel quadro delle strutture catechetiche delle comunità giapponesi, ma non dispone della stessa solidità documentaria dell'identificazione di Simone come catechista.
Il suo ruolo è tuttavia importante per comprendere la natura della Chiesa giapponese perseguitata. Quando i missionari stranieri furono espulsi o costretti alla clandestinità, la sopravvivenza delle comunità dipendeva sempre più dalla responsabilità dei cristiani locali. Catechisti e laici assumevano compiti di istruzione, preghiera e coordinamento delle comunità.
Simone apparteneva dunque a quella componente indigena del cristianesimo giapponese che non considerava la fede una realtà esclusivamente legata alla presenza dei missionari europei. La sua vicenda testimonia il grado di maturazione raggiunto dalle comunità cristiane locali.

Maddalena, moglie di Simone
Maddalena è ricordata dal Martyrologium Romanum semplicemente come moglie di Simone. Le fonti moderne la identificano come laica cristiana e membro della Confraternita del Rosario. Le informazioni personali sulla sua origine, sulla famiglia e sulla formazione religiosa non sono sufficientemente documentate.
La sua presenza accanto a Simone conferisce alla vicenda una particolare dimensione familiare. Non fu soltanto testimone della persecuzione subita dal marito: condivise con lui la condanna e il supplizio.
La documentazione disponibile non consente di ricostruire con precisione la sua attività personale all'interno della comunità cristiana. È quindi opportuno evitare di attribuirle iniziative specifiche che le fonti non attestano. La sua figura emerge soprattutto attraverso la fedeltà condivisa con il marito fino alla morte.

Tommaso e Maria Gengoro
Accanto a Simone e Maddalena compare un'altra coppia cristiana, Tommaso Gengoro e Maria, genitori del piccolo Giacomo. Anche loro erano laici e membri della Confraternita del Rosario. La documentazione disponibile li presenta come appartenenti alla comunità cristiana locale di Fukuoka.
Le fonti agiografiche successive raccontano che Tommaso, Maria e il loro figlio si trovavano presso la famiglia di Simone quando furono arrestati. Questo particolare è riportato da fonti secondarie, mentre il Martyrologium Romanum si limita a presentarli come coniugi e genitori del piccolo Giacomo. È quindi preferibile considerare la circostanza dell'ospitalità come una notizia della tradizione agiografica, non come un dato documentario dello stesso livello del martirio.
La vicenda dei Gengoro mostra inoltre quanto la persecuzione potesse colpire interi nuclei familiari. Il cristianesimo non era ormai soltanto una scelta individuale: era diventato parte della vita domestica, della formazione dei figli e delle relazioni all'interno delle comunità.

Giacomo, il piccolo martire
Giacomo Gengoro, indicato in alcune fonti anche con il nome di Giacomo Bunzō, era il figlio di Tommaso e Maria. Il Martyrologium Romanum lo definisce esplicitamente un bambino. Altre fonti secondarie gli attribuiscono circa due anni di età, ma questo dato non è sufficientemente sicuro per essere assunto come certo nella scheda biografica.
La presenza di un bambino tra i condannati rende il gruppo di Kokura particolarmente drammatico. Giacomo non era un catechista né un protagonista dell'attività missionaria. La sua memoria è legata alla fede della sua famiglia e alla sorte condivisa con i genitori.
Le fonti che ricostruiscono il martirio riferiscono che Giacomo sopravvisse a lungo alla crocifissione e che, insieme a Tommaso, fu infine colpito con una lancia. Il particolare appartiene alla tradizione narrativa relativa al martirio; il dato fondamentale attestato dalla memoria liturgica è che il bambino fu crocifisso insieme ai genitori e a Simone e Maddalena.

L'arresto e la condanna
La causa immediata della condanna è ricordata nel Martyrologium Romanum in termini essenziali: i cinque furono messi a morte per ordine del prefetto Yetsundo e furono crocifissi a testa in giù in odio al nome di Cristo. La scheda di Santi e Beati conserva una tradizione più dettagliata, secondo la quale furono accusati di aver insegnato la dottrina cristiana nonostante i divieti delle autorità.
È significativo che la memoria liturgica attribuisca l'ordine a un'autorità locale. Nel sistema politico del Giappone Tokugawa la repressione del cristianesimo veniva infatti attuata anche attraverso i governatori e le amministrazioni dei singoli territori. La persecuzione non dipendeva esclusivamente da un'unica autorità centrale, ma si traduceva concretamente in arresti, interrogatori e condanne applicati localmente.
La tradizione collega inoltre il loro martirio all'attività catechetica di Simone. Questo elemento aiuta a comprendere perché un semplice laico potesse essere considerato particolarmente pericoloso dalle autorità: la sopravvivenza della Chiesa dipendeva sempre più proprio da persone capaci di trasmettere la fede in assenza dei missionari.

La crocifissione a testa in giù
Il supplizio ebbe luogo a Kokura il 16 agosto 1620. Il Martyrologium Romanum ricorda espressamente che i cinque furono crocifissi con il capo rivolto verso il basso. La modalità del supplizio richiama immediatamente la tradizione del martirio di san Pietro, che secondo la tradizione cristiana fu crocifisso a testa in giù.
La tradizione conservata da Santi e Beati aggiunge una serie di particolari: l'esecuzione sarebbe iniziata circa due ore dopo il sorgere del sole; Simone e Maddalena, già anziani, sarebbero morti il giorno successivo, mentre Tommaso e Giacomo sarebbero rimasti in vita più a lungo e sarebbero stati finiti con colpi di lancia. Maria avrebbe resistito per un periodo intermedio non precisato. I corpi sarebbero stati quindi bruciati e le ceneri disperse.
Questi dettagli appartengono alla tradizione agiografica trasmessa dalle fonti posteriori e non devono essere confusi con il nucleo storico più solidamente attestato: il luogo, l'anno, il gruppo dei cinque, la loro appartenenza cristiana, il ruolo catechetico di Simone, l'autorità di Yetsundo e la crocifissione a testa in giù.
Una ricerca storica giapponese sui martiri del periodo colloca anch'essa la crocifissione di Simone, Maddalena, Tommaso, Maria e del loro figlio a Kokura il 16 agosto 1620, confermando il quadro cronologico fondamentale.

Il significato del martirio
La vicenda dei cinque martiri assume un rilievo particolare nella storia del cristianesimo giapponese perché rappresenta una Chiesa che, dopo la partenza o la clandestinità di molti missionari, aveva ormai sviluppato una significativa capacità di autoconservazione.
Simone è ricordato come catechista, mentre gli altri erano laici e membri della Confraternita del Rosario. Non appartenevano quindi a un ordine religioso e non esercitavano un ministero sacerdotale. La loro testimonianza è quella di cristiani inseriti nella vita quotidiana, nelle relazioni matrimoniali e familiari.
Questo aspetto permette di leggere il loro martirio oltre la semplice dimensione della persecuzione. Essi mostrano il ruolo assunto dai laici nella conservazione della fede durante la clandestinità. La loro storia appartiene quindi alla storia delle comunità cristiane giapponesi locali, non soltanto alla storia delle missioni europee.

La beatificazione del 1867
Il riconoscimento ecclesiale arrivò più di due secoli dopo il martirio. Simone, Maddalena, Tommaso, Maria e Giacomo furono beatificati da papa Pio IX il 7 luglio 1867, insieme agli altri martiri giapponesi successivamente raccolti nel gruppo dei 205 martiri.
La loro memoria è inserita nel calendario al 16 agosto. Sono inoltre compresi nella commemorazione dei 205 martiri del Giappone celebrata il 10 settembre. La documentazione relativa ai cinque li identifica come laici della diocesi di Fukuoka e, per ciascuno degli adulti, segnala l'appartenenza alla Confraternita del Rosario.
Il loro culto, dunque, si inserisce nella più ampia memoria ecclesiale dei cristiani giapponesi perseguitati nel XVII secolo, una memoria che comprende persone di diversa condizione sociale, missionari, catechisti, uomini, donne e bambini.

Una famiglia cristiana nel tempo della clandestinità
Uno degli elementi più originali della memoria dei cinque martiri è la presenza di due coppie sposate e di un bambino. La loro testimonianza permette di cogliere una dimensione della persecuzione spesso oscurata dai racconti centrati sui sacerdoti e sui missionari.
La fede cristiana era entrata nelle famiglie e aveva creato legami comunitari capaci di sopravvivere anche quando la presenza ecclesiale ufficiale era stata duramente colpita. Il martirio di Simone e Maddalena e quello di Tommaso e Maria non furono quindi esperienze isolate. Essi morirono insieme, mentre Giacomo condivise la sorte dei genitori.
La loro memoria richiama così il carattere familiare e comunitario assunto dal cristianesimo giapponese nel periodo delle persecuzioni. È proprio questo uno degli elementi che rende la loro vicenda significativa nella storia della Chiesa in Giappone.

Culto e memoria liturgica
Il Martyrologium Romanum commemora i cinque il 16 agosto con una formulazione essenziale e precisa: a Kokura, in Giappone, ricorda Simone, catechista, Maddalena, sua moglie, Tommaso e Maria, anch'essi coniugi, e il piccolo Giacomo, loro figlio. La memoria sottolinea il loro comune destino e la particolare modalità della crocifissione.
La liturgia non presenta racconti dettagliati del supplizio, ma conserva ciò che costituisce il nucleo della loro testimonianza: la fedeltà cristiana durante una persecuzione e la morte inflitta per la loro appartenenza alla fede.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-08-07

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