La fonte più antica e importante per la conoscenza di Mama (Mamas, Mammas, Mamante, Mammes, Mammet, Mamantos, Mamantus) è l'omelia 23 di san Basilio di Cesarea, pronunciata nel IV secolo nel santuario del martire. Basilio non racconta una vita dettagliata, ma parla di Mama come di un pastore povero, lontano dalla ricchezza, dalle controversie dei tribunali e dalle ambizioni sociali. Proprio questa condizione umile diventa il punto centrale della sua interpretazione: il pastore che possiede poco viene presentato come esempio di una vita cristiana libera dall'attaccamento ai beni terreni. Basilio testimonia inoltre che il culto di Mama era già molto sviluppato. I fedeli si riunivano presso il suo santuario e gli attribuivano guarigioni e altri interventi miracolosi. La testimonianza è importante non tanto perché permetta di verificare storicamente ogni singolo miracolo, quanto perché documenta l'esistenza di un culto pubblico e ampiamente partecipato già nella seconda metà del IV secolo. Anche san Gregorio Nazianzeno parla di Mama nella sua orazione 44. Lo definisce contemporaneamente pastore e martire e ricorda che il santo, quando viveva nelle campagne, mungeva le cerve che gli fornivano il latte. Gregorio attesta inoltre che la festa del martire attirava migliaia di persone. Questa testimonianza è particolarmente preziosa perché mostra quanto rapidamente il culto di Mama fosse diventato uno dei più importanti della Cappadocia.
Un pastore povero La figura del pastore non è un dettaglio marginale della tradizione. È l'elemento sul quale Basilio costruisce gran parte della sua omelia. Mama viene ricordato come un uomo che viveva del proprio lavoro, possedeva soltanto il necessario e trascorreva la vita lontano dai centri del potere e della ricchezza. Basilio utilizza questa immagine per rovesciare i criteri di prestigio della società del suo tempo. Non sono la ricchezza, l'origine sociale o l'istruzione a rendere grande un uomo davanti a Dio. La povertà di Mama, unita alla sua fede, diventa invece un titolo di onore. In questa prospettiva il santo non viene presentato soltanto come un martire che affrontò la morte, ma come un cristiano la cui intera esistenza era già configurata secondo il Vangelo. Gregorio Nazianzeno aggiunge il suggestivo particolare delle cerve. Il motivo appartiene certamente alla tradizione antica di Mama, perché è già attestato nella predicazione del IV secolo. Non è però possibile stabilire se debba essere inteso come un ricordo storico in senso stretto oppure come un elemento simbolico sviluppatosi nella memoria del martire.
La persecuzione e il martirio Il Martirologio Romano colloca il martirio di Mama a Cesarea di Cappadocia intorno al 275, durante la persecuzione dell'imperatore Aureliano. Questa datazione è compatibile con la collocazione tradizionale del santo nel III secolo. Le fonti patristiche, tuttavia, non forniscono una descrizione delle circostanze concrete della sua morte. La versione più dettagliata degli eventi deriva dalla successiva tradizione agiografica, nella quale Mama appare come un giovane cristiano perseguitato dalle autorità e sottoposto a diverse torture prima di ricevere la corona del martirio. Secondo questa tradizione, dopo essere stato perseguitato Mama si sarebbe rifugiato sulle montagne presso Cesarea, conducendo una vita di preghiera e di pastorizia. Gli animali selvatici sarebbero diventati mansueti alla sua presenza e il santo avrebbe utilizzato il latte degli animali per nutrirsi e per preparare formaggi destinati ai poveri e ai cristiani perseguitati. Il racconto comprende poi una serie di episodi miracolosi e diverse forme di tortura. In alcune versioni Mama viene esposto alle fiere, che non lo aggrediscono; infine un sacerdote pagano lo colpisce con un tridente, provocandone la morte. Questi particolari appartengono alla tradizione agiografica sviluppatasi attorno al santo e non possono essere posti sullo stesso piano delle testimonianze di Basilio e Gregorio.
Dalla memoria del martire al grande culto cappadoce La straordinaria fortuna del culto di Mama è già evidente nel IV secolo. Quando Basilio e Gregorio ne parlano, il santuario di Cesarea è un luogo di pellegrinaggio e la sua memoria coinvolge una folla numerosa. L'importanza del culto dimostra che il martire aveva assunto un ruolo significativo nella memoria cristiana della città. Il caso di Mama è particolarmente interessante per la storia della santità tardoantica. Il suo culto mostra infatti come la memoria di un martire locale potesse trasformarsi rapidamente in un fenomeno religioso di ampia portata. La sua immagine unisce il martirio alla vita pastorale, la povertà alla protezione degli animali e la solitudine alla capacità di attirare una moltitudine di fedeli. Questa evoluzione spiega anche la grande quantità di racconti sviluppatisi successivamente intorno alla sua figura. La tradizione orientale lo presenta come un giovane asceta e martire; in Occidente la sua memoria assunse ulteriori significati legati alle reliquie, alle guarigioni e alla protezione dei più deboli.
Le reliquie e il culto in Occidente Uno dei centri occidentali più importanti del culto di Mama è Langres, in Francia. La cattedrale della città è dedicata a san Mammès e la diffusione del suo culto è legata all'arrivo di reliquie provenienti dall'Oriente. Il Museo d'Arte e di Storia di Langres ricorda in particolare l'arrivo, nella metà dell'VIII secolo, di una reliquia attribuita al santo e identificata come un osso della nuca. La storia delle reliquie è più complessa di quanto lascino intendere alcune narrazioni devozionali. Uno studio specialistico di Jean Durand ha ricostruito la presenza a Langres di diverse reliquie attribuite a Mama: un osso del collo attestato già prima del IX secolo, un osso del braccio giunto nell'XI secolo e il cranio, trasferito da Costantinopoli dopo il 1204. Le vicende documentarie delle reliquie mostrano quindi l'intensa circolazione medievale dei resti dei martiri tra Oriente e Occidente. La cattedrale di Langres conserva tuttora una significativa memoria artistica e reliquiaria di san Mammès. La sua presenza ha contribuito a consolidare il santo come patrono principale della cattedrale e a mantenere vivo in Francia il culto di un martire originario della Cappadocia.
Il leone e l'iconografia L'immagine più caratteristica di Mama è quella del pastore accompagnato da un leone. L'iconografia deriva dai racconti agiografici nei quali gli animali selvatici riconoscono la santità del giovane eremita e diventano mansueti alla sua presenza. Il leone non appartiene quindi alla testimonianza storica più antica, ma alla successiva costruzione leggendaria della sua figura. La sua presenza nelle immagini cristiane esprime visivamente il tema della pacificazione della natura attorno al santo e rende immediatamente riconoscibile Mama. Nelle rappresentazioni orientali e occidentali egli può essere raffigurato con il bastone pastorale, un agnello o altri animali, mentre in alcune immagini più tarde appare addirittura sul dorso del leone. La cattedrale di Langres conserva numerose testimonianze artistiche della sua leggenda, tra cui rilievi e opere dedicate al martirio. Un rilievo cinquecentesco proveniente dalla cattedrale raffigura, ad esempio, un episodio della passione secondo la tradizione locale.
Patronati e devozioni popolari Il principale patronato storicamente consolidato è quello di Langres e della sua cattedrale. In alcune aree europee il culto popolare di Mama si è invece arricchito di invocazioni legate alla salute, alla maternità e all'allevamento. In particolare, la tradizione occidentale lo ha associato alla protezione delle madri che allattano e, in alcune località, alla guarigione di determinate malattie. Tali patronati non devono però essere confusi con un patronato universale ufficialmente stabilito dalla Chiesa: appartengono soprattutto alla storia della devozione locale. Autore: Giampietro Cattini
Con questo nome vi sono due santi, ambedue martiri, uno maschile e una femminile, la donna è martire in Persia, mentre l’uomo è il nostro martire Mama di Cesarea di Cappadocia.
Egli è uno dei santi più popolari dell’Oriente bizantino e lo studio della sua vita interessa la storia, il folklore, la storia dell’arte, l’archeologia, la patristica. Le fonti che ne raccontano la vita sono tante, ma le più antiche ed attendibili sono due omelie, redatte da s. Basilio Magno e da s. Gregorio Nazianzeno intorno al 303, purtroppo pur essendo ricche di elogi per il martire, sono avare di particolari cronologici.
Mama di famiglia modesta e povera, faceva il pastore di pecore e con questo umile mestiere concluse la sua vita con il martirio, le due omelie non dicono altro, ne su lui, ne sui genitori, età, epoca, genere del martirio.
Poi i due vescovi si dilungano sulla popolarità del culto di Mama a Cesarea, dove subì il martirio e nei dintorni; culto alimentato dai numerosi miracoli operati dal martire taumaturgo, con addirittura risurrezioni di fanciulli defunti, al punto che è considerato ‘padre della città’.
Nelle successive recensioni agiografiche, il racconto della ‘Vita’ si fa più ampio e denso di particolari fantastici, che si aggiungono man mano, nelle varie scritture che si susseguono. Ne prendiamo la più antica, del secolo IV, scritta dopo le due omelie sopra citate; si tratta della ‘passio’ a forma di enciclica, dei vescovi Eutrepio, Cratone e Perigene.
Al tempo dell’imperatore Aureliano (270-275), Mama ragazzo di 12 anni venne affidato alla custodia del vescovo di Cesarea di Cappadocia, Taumasio; in quel tempo l'imperatore aveva scatenato una persecuzione contro i cristiani, per cui invia il conte Claudio con 400 soldati, per catturarli insieme al vescovo.
Però là giunto, il conte e 200 soldati si convertono al Cristianesimo, allora l’imperatore impegnato in guerra contro la Persia, sospende la persecuzione. In seguito il vescovo Taumasio muore ed i pagani si rivoltano, bruciano la chiesa e fanno strage di cristiani, risparmiando Mama, visto la giovane età.
Questo invece si mette a predicare contro l’idolatria pubblicamente, finché una voce che sente solo lui, gli ordina di lasciare la città e di portarsi sui monti, nel folto della foresta, per predicare il Vangelo alle bestie che là vivono; la stessa voce gli indica dove trovare un codice del Vangelo, che era sotterrato fra i ruderi di una chiesetta incendiata; una volta trovatolo se lo porta sul monte, dove vive in una grotta.
Trascorre il giorno in solitudine, cibandosi di quello che trova e bevendo il latte che munge agli animali, anche feroci, che insieme agli uccelli e altre specie, si radunano il pomeriggio intorno a lui per ascoltare la lettura del Vangelo.
Erano trascorsi cinque anni, quando l’imperatore Aureliano mandò un altro preside di nome Alessandro, feroce nemico dei cristiani, per riprendere la persecuzione sospesa. Questi saputo di Mama e del prodigio delle bestie che l’ascoltavano, attribuendo il fatto a magia, manda un manipolo di soldati ad arrestarlo.
Questi soldati, vengono accolti con cortesia da Mama, rifocillati col formaggio da lui prodotto e arrivata l’ora consueta, assistono alla venuta di una moltitudine di animali grandi e piccoli, innocui e feroci, che si radunano intorno al giovane.
Spaventati, specie per la presenza dei leoni, chiamano Mama in aiuto, il quale li calma e rassicura, parlando loro dell’unico Dio creatore e di Gesù suo figlio, artefice anche di quel prodigio e li invita alla conversione per non essere al di sotto delle bestie, che ascoltavano la lettura del Vangelo.
I soldati i cui nomi sono Abdan, Dan, Niceforo, Milezio, Romano, Didimo, Secondino e Prisco, si convertono e chiedono il battesimo; allora Mama scende con loro dal monte per accompagnarli dal preside, lungo la strada incontrano il prete Cratone che li battezza; giunti ad Alessandria per fare un’apologia del cristianesimo, vengono imprigionati.
Mama nel frattempo viene sottoposto a svariate torture, tutte con pericolo di vita, da cui esce incolume e dopo che insieme ai soldati convertiti supera il supplizio delle belve, vengono infine tutti decapitati (275).
Dopo un po’ di tempo, morì Aureliano e la persecuzione cessò, quindi i cristiani elevarono, una basilica, sul luogo del supplizio del grande martire.
Primo centro del culto di Mama, fu Cesarea di Cappadocia, oggi Kayseri in Turchia, dove sulla tomba del martire era sorto un santuario meta di ininterrotti pellegrinaggi, che giungevano attirati dalla fama taumaturgica del santo.
Altre chiese e monasteri gli vennero dedicati nei secoli successivi, in tutto l’Oriente cristiano, a partire da Costantinopoli. In seguito alla traslazione di reliquie, il culto si estese a Cipro, Grecia e in Occidente, dove il centro del culto fu ed è la cattedrale di Langres in Francia.
È venerato in Toscana e Veneto; in Occidente fu eletto a patrono delle nutrici a causa del suo nome e perché nutrito del latte delle bestie ammansite; in Oriente è soprattutto invocato come protettore del bestiame.
Il suo nome compare in decine di Martirologi, Calendari, Sinassari, orientali ed occidentali in tanti giorni diversi, il ‘Martirologio Romano’ prendendolo dallo ‘Geronimiano’ lo pone al 17 agosto, giorno che a Langres viene celebrato solennemente.
Pochi santi dell’antichità hanno avuto un culto così vasto; come pure Mama è diventato soggetto di tante opere d’arte che lo raffigurano, specie durante il prodigio della lettura evangelica agli animali e durante il suo martirio; a volte mentre è legato ad una colonna e un carnefice lo trafigge al ventre con un tridente.
Autore: Antonio Borrelli
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