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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera A > Santi Agatonico, Zotico e compagni Condividi su Facebook

Santi Agatonico, Zotico e compagni Martiri

Festa: 21 agosto

† Selimbria, Tracia, odierna Turchia, inizio IV sec.

La loro vicenda si inserisce nel solco delle grandi persecuzioni che scossero l'Impero Romano tra la fine del III e l'inizio del IV secolo. Più che una semplice esecuzione, il loro martirio assunse i tratti di un vero e proprio itinerario della fede, un cammino di sofferenza che toccò alcune delle città più importanti della Bitinia e della Tracia. Agatonico, un cristiano di nobile estrazione, e Zotico, un predicatore instancabile, furono travolti dalla repressione ordinata dall'imperatore Massimiano. Arrestati a Nicomedia, non si piegarono alle torture, anzi, la loro fermezza divenne motivo di conversione per molti pagani. Il viaggio verso il patibolo finale si trasformò in una processione di sangue e grazia: a ogni tappa, da Potamone a Calcedonia, fino alle porte di Bisanzio, i compagni venivano giustiziati, finché Agatonico e i superstiti giunsero a Selimbria, al cospetto dell'imperatore.

Etimologia: Agatonico, dal greco 'agathos', che significa buono, e 'nike', che significa vittoria, nel senso di vittorioso nel bene. Zotico, dal greco 'zotikos', che significa vivificante o pieno di vita.

Emblema: Palma del martirio, spada, croce.

Martirologio Romano: In Tracia, nell’odierna Turchia, santi Agatoníco, Zótico e altri, martiri, che si tramanda abbiano subito il martirio a Silivri e in altri luoghi.


Le notizie storiche su Agatonico e Zotico derivano principalmente da antiche passiones, rielaborate nei secoli dai menologi greci e dai sinassari orientali. La tradizione colloca il loro martirio durante la grande persecuzione scatenata da Massimiano o, più in generale, nel periodo delle repressioni dioclezianee. Nicomedia, capitale della Bitinia e una delle residenze imperiali, era un centro nevralgico per il cristianesimo nascente, ma anche un luogo di estrema pericolosità per i fedeli.
Zotico era un cristiano impegnato nell'evangelizzazione, noto per aver convertito molti pagani sulle coste meridionali del Mar Nero. La sua attività attirò l'attenzione di Eutolmio, il prefetto di Nicomedia, incaricato di scovare e punire i seguaci di Cristo. Zotico fu arrestato e messo a morte insieme a due suoi discepoli.
Parallelamente, le autorità imperiali presero di mira Agatonico. A differenza di molti altri martiri di estrazione umile, Agatonico proveniva da una famiglia di alto rango: la tradizione lo indica come figlio di Asclepiade, un prefetto della regione. Nonostante i privilegi che il suo lignaggio avrebbe potuto garantirgli, Agatonico scelse di non rinnegare la propria fede. Arrestato e condotto a Nicomedia, affrontò interrogatori e torture con un coraggio tale da spingere numerosi astanti, inclusi alcuni pagani, ad abbracciare il cristianesimo. Questi nuovi convertiti furono immediatamente decapitati, unendosi alla schiera dei martiri.

Il viaggio verso la Tracia
La sentenza per Agatonico e per un gruppo di cristiani superstiti non fu eseguita immediatamente in Bitinia. Furono invece incatenati e trasferiti in Tracia, dove si trovava l'imperatore in quel periodo. Questo trasferimento si trasformò in un drammatico itinerario di morte, le cui tappe sono state minuziosamente conservate dalla tradizione agiografica.
Lungo la strada, a Potamone in Bitinia, il gruppo subì una prima decimazione: Zenone, Teoprepio e Acindino furono decapitati. Il cammino proseguì verso ovest, attraversando il Bosforo. Presso Calcedonia, fu la volta di Severiano, descritto dalle fonti come un anziano vegliardo, che subì il supplizio.
Giunti a Bisanzio, la futura Costantinopoli, Agatonico fu nuovamente sottoposto a interrogatori e a pesanti torture. La sua resistenza fisica e spirituale rimase incrollabile. I compagni che ancora lo affiancavano - tra cui la tradizione menziona Vittore, Cesario, Cristoforo, Teona e Antonino - condividevano la sua stessa sorte, sostenendosi a vicenda nell'imminenza della prova finale.

Il martirio a Selimbria
La tappa conclusiva del loro viaggio fu Selimbria, l'odierna Silivri, una città situata sulla costa della Tracia, lungo la Via Egnatia. Qui, al cospetto dell'imperatore, si consumò l'atto finale della loro testimonianza. Agatonico e tutti i compagni superstiti furono condannati alla decapitazione. La loro esecuzione non segnò la fine della loro vicenda, ma l'inizio di una venerazione che avrebbe attraversato i secoli, legando indissolubilmente la Bitinia alla Tracia nel ricordo di questi testimoni della fede.

Il culto e la basilica a Costantinopoli
Se le notizie sui singoli compagni di martirio rimangono confinate alla leggenda agiografica, il culto di sant'Agatonico è storicamente inoppugnabile. La sua venerazione dovette diffondersi molto rapidamente. Già al tempo dell'imperatore Costantino, fu eretta a Costantinopoli una basilica in suo onore. L'edificio acquisì un'importanza tale che, sotto il regno di Giustiniano, fu sottoposto a un profondo rinnovamento architettonico.
Nei secoli successivi, la chiesa di Sant'Agatonico fu incorporata nel complesso dei palazzi imperiali durante il regno di Maurizio. La sua rilevanza ecclesiastica e politica è confermata dal fatto che i patriarchi di Costantinopoli vi stabilirono il loro trono per quasi sessant'anni, e ben quattro imperatori bizantini vi furono incoronati. Agatonico fu venerato anche in altri importanti luoghi di culto della capitale, come la chiesa di Santa Teodora e il Monastero Xylokerkos.

Le reliquie e la tradizione orientale
Fino al XIV secolo, la città di Selimbria custodì gelosamente parte delle reliquie del martire. Il vescovo locale Filateo, vissuto nel Trecento, accusò successivamente i latini di averle manomesse o disperse, a riprova di quanto il culto fosse ancora sentito e radicato in quell'area.
La venerazione per Agatonico e Zotico trovò ampio spazio nella liturgia bizantina. Il celebre innografo Giuseppe compose un intero Canone di Mattutino in loro onore. Inoltre, i loro nomi furono inseriti nel Piccolo Martirologio Siriaco già nel IV secolo, un testo fondamentale che fece da ponte per il successivo inserimento nel Martirologio Geronimiano e, infine, in quello Romano.

Autore: Enrico Quiri
 


 

AGATONICO, ZOTICO, TEOPREPIO, ACINDINO, SEVERIANO, ZENONE, VITTORE, CESAREO, CRISTOFORO, TEONA e ANTONINO, santi martiri in BITINIA e in TRACIA

I nomi di questi martiri sono variamente distribuiti nei menologi greci e nel Martirologio romano, che li ricorda, infatti, alcuni il 20 aprile, altri il 22 agosto. Secondo la passio leggendaria, durante la persecuzione di Massimiano, il prefetto Eutolmio di Nicomedia prese a ricercare i cristiani della costa meridionale del Mar Nero. Mise a morte Zotico, con due suoi discepoli, poi scoprì Agatonico, figlio del prefetto Asclepiade, che risiedeva in Bitinia. Arrestato e condotto a Nicomedia, Agatonico sostenne impavido interrogatori e torture al punto che molti pagani si convertirono e per questo furono decapitati. Agatonico e alcuni altri cristiani furono successivamente avviati in Tracia, dove allora si trovava l'imperatore. Lungo la strada, a Potamone in Bitinia, furono decapitati Zenone, Teoprepio ed Acindino, mentre presso Calcedonia subì il supplizio un vegliardo di nome Severiano. Giunto a Bisanzio, Agatonico fu nuovamente interrogato e torturato. Finalmente a Selimbria, in Tracia, alla presenza dell'imperatore Agatonico e tutti i compagni superstiti furono decapitati.
Se mancano prove di un culto reso agli occasionali compagni del martirio di Agatonico, non altrettanto si può dire di lui. Fino al sec. XIV Selimbria possedette parte delle sue reliquie, che poi sarebbero state manomesse dai latini, secondo l'accusa di Filateo, vescovo di Selimbria, vissuto nel sec. XIV. Già al tempo di Costantino fu eretta a Costantinopoli una chiesa in suo onore, che fu poi rinnovata sotto Giustiniano e incorporata nei palazzi imperiali al tempo di Maurizio Vero. In questa chiesa i patriarchi ebbero il loro trono per cinquantasette anni e quattro imperatori vi furono incoronati. Un certo pellegrino di nome Antonio avrebbe visto nel 1200 a Costantinopoli le reliquie di sant'Agatonico. Nel rito bizantino esiste un intero Ufficio in onore di sant'Agatonico e soci. Giuseppe, il celebre autore di canoni, compose per quest'Ufficio il Canone di Mattutino. I santi Agatonico e Zotico, poi, furono molto venerati in Oriente: i loro nomi furono inseriti fra quelli degli altri martiri nel piccolo menologio siriaco fin dal IV sec., donde passarono nei sinassari orientali e, infine, nel Martirologio Geronimiano. Sant'Agatonico fu venerato, oltre che nella chiesa a lui dedicata, anche in Santa Teodora e nel Monastero Xylokerkos a Costantinopoli.
Fanno menzione di questi santi martiri il Tipikon della Grande Chiesa di Costantinopoli (IX-X sec.), tutti i menologi greci pubblicati dopo il menologio che si trova nel Vangelo greco dell'VIII sec., il meneo greco di Montfaucon (IX sec.), il Martirologio geronimiano, il Martirologio romano, i menei greci dell'XI e XII sec., i menei greci del Monastero di Grottaferrata (XI-XII sec.); soltanto il Menologio che si trova nell'Epistolario della Biblioteca di Coalen a Parigi sembra non conoscerli.


Autore:
Antonio Koren


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-08-11

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