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San Quadrato di Utica Vescovo e martire
Festa:
21 agosto
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† Utica, antica Africa proconsolare, 21 agosto 258 circa
Sant'Agostino lo elogia per aver formato la comunità di Utica, di cui
era vescovo, al significato del martirio. Infatti nel 258 (o nel 259)
un numero cospicuo di suoi fedeli fu massacrato ed il gruppo è noto
sotto la denominazione di martiri della Massa Candida. Il 21 agosto,
quattro giorni dopo l’uccisione di questi cristiani, anche il vescovo
venne ucciso. Il suo culto fu molto diffuso in Africa, come testimonia
il Calendario Cartaginese; il nome di un martire Quadrato figura anche
nel Geronimiano al 26 maggio, sempre in Africa, ma con ogni probabilità
questo personaggio non va identificato col vescovo di Utica. Gli autori
dei martirologi medievali (Floro, Adone, Usuardo) invece identificarono
l'ignoto martire africano con l'omonimo vescovo di Atene, di cui non
risulta culto nell'antichità, ma che fu accolto, sulle loro orme, al 26
maggio nel Martirologio Romano, dove invece l'autentico vescovo di Utica
figura, ma senza identificazione topografica, al 21 agosto, suo dies
natalis.
Etimologia: Dal latino 'Quadratus', che significa squadrato, solido, di forma perfetta.
Emblema: Palma del martirio, mitria e pastorale, talvolta un cubo o un quadrato a richiamo del suo nome.
Martirologio Romano: A Utica in Africa, nell’odierna Tunisia, san Quadrato, vescovo e martire, che insieme a tutto il suo popolo, chierici e laici, rese testimonianza di fede in Cristo e, da buon pastore, seguì a quattro giorni di distanza il gregge che aveva pascolato.
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Della vita di San Quadrato prima della sua elezione episcopale non possediamo alcuna notizia documentata. Le fonti storiche e agiografiche tacciono completamente sul suo luogo di nascita, sulla sua famiglia e sugli anni della sua formazione. Ciò che è certo è che egli operò in un periodo di estrema tensione per la Chiesa dell'Africa proconsolare. Il III secolo fu infatti un'epoca segnata da crisi politiche, economiche e da periodiche ondate di persecuzioni anticristiane, culminate con gli editti di Decio nel 250 d.C. e, successivamente, di Valeriano nel 257 d.C. Utica, antica e ricca città situata nei pressi di Cartagine, ospitava una comunità cristiana numerosa e ben strutturata, guidata appunto dal vescovo Quadrato. La sua azione pastorale dovette essere intensa e capillare, capace di forgiare una comunità così coesa e determinata da affrontare unita le prove più dure.
La persecuzione di Valeriano Nell'agosto del 257, l'imperatore Valeriano promulgò il suo primo editto contro i cristiani, colpendo in modo particolare il clero e le classi dirigenti, imponendo l'obbligo di partecipare ai sacrifici agli dei romani e vietando le riunioni di culto. L'anno successivo, nel 258, un secondo e più sanguinario editto inasprì le pene, prevedendo la confisca dei beni e la pena capitale per vescovi, presbiteri e diaconi, e la riduzione in schiavitù o la condanna a morte per i laici cristiani di rango senatorio o equestre che avessero rifiutato l'abiura. In questo clima rovente, Quadrato si trovò a dover guidare la sua diocesi. Le fonti non riportano un suo arresto immediato nel 257, ma è probabile che egli abbia dovuto organizzare la resistenza spirituale della sua comunità, preparando i fedeli alla prova estrema. Come molti altri vescovi africani del tempo, tra cui il celebre Cipriano di Cartagine, Quadrato scelse di non fuggire, ma di rimanere in mezzo al suo popolo per confortarlo e guidarlo.
Il vescovo Quadrato e la 'Massa Candida' L'episodio centrale della vita di Quadrato è strettamente connesso al martirio di un gran numero di suoi fedeli, passati alla storia con il nome di 'Massa Candida'. Il 18 agosto di un anno compreso tra il 258 e il 260, una moltitudine di cristiani di Utica fu radunata dalle autorità romane e posta di fronte all'alternativa: offrire incenso agli idoli o subire la condanna a morte. Secondo la tradizione, raccolta e amplificata dal poeta Prudenzio e da Sant'Agostino, il numero dei martiri fu impressionante: si parla di 153 o addirittura 300 fedeli, tra chierici e laici, uomini e donne. Di fronte alla minaccia del supplizio, l'intera comunità, incoraggiata dal proprio vescovo, rifiutò unanimemente di tradire Cristo. Agostino, nel suo Sermone 306, descrive con commozione questo evento, spiegando che furono chiamati 'Massa' per la loro grande moltitudine e 'Candida' per lo splendore abbagliante dei loro meriti e per la purezza della loro fede.
Gli ultimi anni e la morte Il Martirologio Romano e le fonti liturgiche antiche fissano il martirio di San Quadrato il 21 agosto, esattamente quattro giorni dopo quello del suo gregge. Sant'Agostino, commentando questo dettaglio temporale, offre una lettura teologica e pastorale di grande profondità: il buon pastore non fuggì quando vide arrivare il lupo, ma non volle nemmeno precedere i suoi fedeli nel martirio. Egli li mandò avanti, preparandoli spiritualmente, e poi, da vero padre, li seguì nel trionfo finale, per non lasciare orfana la sua Chiesa nemmeno nell'ora della morte. Le modalità esatte del suo supplizio non ci sono note, ma è certo che egli subì la pena capitale per essersi rifiutato di abiurare. Con la sua morte, la Chiesa di Utica perdeva la sua guida terrena, ma guadagnava un potente intercessore in cielo. La salma del vescovo, verosimilmente sepolta insieme a quelle dei suoi fedeli presso la basilica fatta erigere in seguito sul luogo del martirio, divenne meta di pellegrinaggi e di profonda venerazione.
Il simbolismo del nome e i Sermoni di Agostino La figura di San Quadrato deve gran parte della sua sopravvivenza nella memoria della Chiesa ai sermoni che Sant'Agostino d'Ippona dedicò alla sua festa. Il Vescovo di Ippona, predicando probabilmente a Cartagine o nella stessa Utica alla fine del IV secolo, colse l'occasione per sviluppare un affascinante gioco di parole basato sul nome del martire. In latino, 'quadratus' indica non solo una figura piana, ma soprattutto un solido perfetto, il cubo, dotato di angoli retti e di inamovibile stabilità. Agostino utilizzò questa etimologia per descrivere la tempra spirituale del santo: un uomo saldo, incrollabile, non vacillante di fronte alle lusinghe o alle minacce del mondo. Questa 'quadratura' morale e spirituale fu il fondamento che permise non solo a lui, ma all'intera comunità di Utica, di resistere compatta fino al sacrificio supremo.
La basilica della 'Massa Candida' Sulle tombe dei martiri di Utica e del loro vescovo fu edificata, già nei primi decenni successivi alla fine delle persecuzioni, una basilica cimiteriale. Questo edificio sacro, noto come Basilica della 'Massa Candida', divenne uno dei centri di culto più importanti dell'Africa cristiana. Le omelie di Agostino confermano che la celebrazione liturgica del 21 agosto si svolgeva con grande concorso di popolo, a dimostrazione di quanto la memoria di quel tragico ma glorioso evento fosse radicata nell'identità religiosa della regione.
Autore: Enrico Quiri
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