|
Ostia, Lazio, III sec.
I loro nomi, iscritti nel Martirologio Romano, rappresentano il nucleo di una primitiva comunità cristiana fiorita in un ambiente urbano cosmopolita. Tuttavia, al di là della loro commemorazione liturgica, le notizie biografiche su di loro sfuggono a una rigorosa verifica storica. Essi sono infatti protagonisti di antiche passiones agiografiche, testi redatti secoli dopo i fatti narrati, che mescolano elementi di devozione locale, riferimenti topografici reali e narrazioni romanzesche. Ciriaco, indicato come vescovo, Massimo come presbitero e Archelao come diacono, incarnano l'immagine ideale del clero martire che guida il gregge fino al sacrificio supremo.
Etimologia: Ciriaco deriva dal greco Kyriakòs, 'dedicato al Signore'; Massimo dal latino Maximus, 'il più grande'; Archelao dal greco Archélaos, 'che guida il popolo'.
Emblema: Palma del martirio, strumenti del supplizio, abbigliamento liturgico paleocristiano.
Martirologio Romano: Presso Ostia, nel Lazio, santi Ciriaco e Archelao, martiri.
|
La storia di Ciriaco, Massimo e Archelao non emerge da cronache ufficiali o da atti processuali romani, bensì da due antichi racconti agiografici noti come la Passio Aureae e la Passio Censorini. Questi testi, redatti verosimilmente tra il V e il VI secolo, non possiedono alcun valore di cronaca storica, ma sono preziosi per comprendere come la memoria dei martiri venisse rielaborata dalle comunità cristiane successive. Secondo la Passio Aureae, i fatti si svolgono al tempo dell'imperatore Claudio - probabilmente Claudio II il Gotico, nel III secolo. La nobile Aurea, arrestata e sottoposta a tortura, viene esiliata a Ostia, dove risiede in una sua villa. Qui entra in contatto con il vescovo Ciriaco, il presbitero Massimo e il diacono Archelao. I tre chierici, impegnati in un'intensa attività di evangelizzazione e taumaturgica, convertono numerosi pagani. L'imperatore, informato del loro successo apostolico, invia a Ostia il vicario Ulpio Romolo. I cristiani vengono arrestati, sottoposti a crudeli torture e infine condannati a morte: Massimo, Archelao e altri compagni sono decapitati in un luogo preciso, descritto come 'ad arcum ante theatrum', mentre Ciriaco trova la morte in carcere. I loro corpi vengono pietosamente seppelliti il 23 agosto da un fedele di nome Eusebio. Una seconda versione, contenuta nella Passio Censorini, sposta l'azione al tempo dell'imperatore Gallo, facendo del santo Censorino l'esiliato a Ostia e cambiando la data dell'esecuzione al 5 settembre, pur mantenendo intatti i nomi dei protagonisti e il luogo del supplizio.
Topografia sacra e realtà storica Ciò che conferisce un'aura di verosimiglianza a questi racconti leggendari è il preciso riferimento topografico al luogo dell'esecuzione: 'ad arcum ante theatrum'. Gli scavi archeologici di Ostia Antica hanno effettivamente riportato alla luce il teatro della città e diverse strutture ad arco nelle sue immediate vicinanze. È molto probabile che i cristiani ostiensi conservassero la memoria di un'area specifica, forse un luogo di culto o di esecuzione, associandola ai nomi dei loro primi leader spirituali. Le qualifiche gerarchiche di vescovo, presbitero e diacono, non presenti nel più antico Martirologio Geronimiano - che al 23 agosto ricorda semplicemente Ciriaco e Archelao senza titoli - furono probabilmente aggiunte in epoca successiva per dare una struttura ordinata al gruppo martiriale e riflettere l'organizzazione ecclesiastica del tempo in cui le passiones furono messe per iscrit.
Il problema delle omonimie Un'ulteriore complicazione storica riguarda la figura di Ciriaco. Il nome è piuttosto diffuso nell'agiografia paleocristiana. È molto probabile che il Ciriaco di Ostia sia stato in origine un martire locale, il cui culto si sia poi sovrapposto o confuso con quello di un altro celebre Ciriaco, il diacono venerato a Roma l'8 agosto insieme a Largo, Smaragdo e altri compagni, martirizzato durante la persecuzione di Diocleziano. La sovrapposizione di reliquie, la traslazione di corpi santi dalle catacombe e la fusione di leggende erano pratiche comuni nell'alto Medioevo, rendendo oggi quasi impossibile districare le singole identità storiche.
Il culto di Santa Aurea e la chiesa ostiense Se le figure di Massimo e Archelao rimangono confinate nell'ombra della leggenda, diversa è la sorte di Santa Aurea, coprotagonista delle passiones. Il suo culto a Ostia è storicamente documentato. Sappiamo che nella città portuale esisteva una chiesa a lei dedicata, la quale venne restaurata alla fine del VII secolo da papa Sergio I. Questo intervento papale dimostra che il sepolcro o il luogo di culto di Aurea godeva di una notevole importanza e attirava pellegrini, confermando che Ostia non fu solo un centro commerciale, ma anche un vivace polo di spiritualità cristiana.
La formazione della memoria nel Martirologio L'inserimento di Ciriaco, Massimo e Archelao nel calendario liturgico ufficiale della Chiesa è il risultato di un lungo lavoro di compilazione. Il Martirologio Geronimiano, la più antica raccolta di date festive dei martiri, li annota in modo scarno. Sarà solo con le revisioni successive, fino al nuovo Martirologio Romano scaturito dal Concilio Vaticano II, che la loro memoria è stata mantenuta al 23 agosto. Il testo attuale recita sobriamente: 'Presso Ostia, nel Lazio, santi Ciriaco e Archelao, martiri', lasciando da parte i compagni e i dettagli romanzeschi, per privilegiare il nucleo essenziale della testimonianza di fede legata a quel territorio.
Il mistero dell'Arco e del Teatro L'indicazione 'ad arcum ante theatrum' ha affascinato generazioni di archeologi. Sebbene il Teatro di Ostia sia uno dei monumenti meglio conservati dell'antichità, identificare con certezza l'arco menzionato negli atti martiriali rimane un'impresa ardua. Alcuni studiosi ipotizzano che potesse trattarsi di un arco trionfale o onorario che segnava l'ingresso a un'area pubblica specifica, forse utilizzata per le esecuzioni capitali per dare massima pubblicità alla condanna, secondo la prassi romana. Autore: Enrico Quiri
Santi CIRIACO, MASSIMO, ARCHELAO e COMPAGNI, martiri.
Sono commemorati nel Martirologio Romano il 23 agosto come martiri di Ostia, con la rispettiva qualifica di vescovo, presbitero e diacono. Alla stessa data nel Martirologio Geronimiano sono ricordati i soli Ciriaco e Archelao, ma senza menzione di alcuna dignità. Il loro martirio è raccontato dalle passiones di Aurea e di Censorino, ambedue di nessun valore storico, con qualche variante per la cronologia e per l'eroe principale, ma sostanzialmente identiche. Se si escludono Aurea, venerata certamente ad Ostia, dove esisteva una chiesa a lei dedicata e restaurata da papa Sergio I alla fine del sec. VII, e Ciriaco che probabilmente è lo stesso martire venerato l'8 agosto (vedi Ciriaco, Largo e compagni), tutti gli altri personaggi che compaiono nelle suddette passiones sono assolutamente sconosciuti alle antiche fonti agiografiche e perciò la loro esistenza è molto dubbia.
Secondo la passio Aureae, questa, al tempo di Claudio, è arrestata e, dopo essere stata sottoposta alla tortura, è esiliata ad Ostia dove vive in una sua villa. Ivi conosce il vescovo Ciriaco, il presbitero Massimo e il diacono Archelao che operano miracoli e convertono molti pagani i quali, battezzati da Massimo e da Archelao, sono confermati da Ciriaco. Conoscendo la loro attività apostolica, Claudio invia ad Ostia il vicario Ulpio Romolo che arresta quei fedeli, li sottopone alla tortura e li fa decapitare: Massimo ed Archelao insieme con altri, «ad arcum ante theatrum», Ciriaco in carcere. I loro corpi sono seppelliti il 23 agosto da un certo Eusebio.
Secondo la passio Censurini, invece, è questi l'esiliato ad Ostia al tempo dell'imperatore Gallo e ivi s'incontra con tutti gli altri martiri, ricordati nella precedente leggenda. Il vicario Ulpicio Romolo li condanna tutti alla decapitazione, che viene eseguita «ad arcum qui erat ante theatrum» il 5 settembre, e i loro corpi sono seppelliti dal presbitero Eusebio.
Autore: Agostino Amore
|
Fonte:
|
|
|
|