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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera C > Santi Claudio, Asterio e Neone Condividi su Facebook

Santi Claudio, Asterio e Neone Martiri

Festa: 23 agosto

† Egea in Cilicia, inizio IV sec.

Negli Atti latini di san Claudiano si legge che Claudio, Asterio, Neone, Domnina, e Teonilla furono denunziati a Lisia, preside della Licia, nella città di Egea e che, dopo atroci tormenti, furono uccisi il 23 agosto. In diversi sinassari, Claudio, Asterio, Neone e Teonilla (o Neonilla) sono celebrati il 30 ottobre e si dice che patirono sotto Diocleziano e Lisia; l'elogio è ripetuto al 27 gennaio. Il nome di Teonilla non compare nel Geronimiano, mentre quello di Domnina non si legge nei sinassari; nella memoria del Martirologio Romano, fatta al 23 agosto, il nome di Domnina è erroneamente mutato in Donvina. In alcuni calendari mozarabici i primi tre santi sono celebrati con Domnica, Teomile e suo figlio. Secondo la passio, essi furono martirizzati nel primo anno del governo di Diocleziano (285); Asterio e i suoi due fratelli furono crocifissi e le donne morirono durante il supplizio. Il gruppo è occasionalmente ricordato anche nella passio di Zenobio e Zenobia. Le due recensioni latine della passio differiscono dagli elogi greci.

Etimologia: Claudio, dal latino 'claudus', zoppo, o dalla gens Claudia; Asterio, dal greco 'asterios', stellato; Neone, dal greco 'neos', nuovo, giovane.

Emblema: Croce, palma del martirio.

Martirologio Romano: Ad Egea in Cilicia, nel territorio dell’odierna Turchia, santi fratelli martiri Claudio, Asterio e Neone, che, accusati dalla matrigna per la loro fede cristiana, si dice siano stati decapitati sotto l’imperatore Diocleziano e il governatore Lisia.


La Cilicia, provincia romana situata nel sud-est dell'Asia Minore, era una regione vivace e strategicamente cruciale. Al suo interno spiccava la città di Egea (l'odierna Yumurtalık, in Turchia), un porto affacciato sul Golfo di Alessandretta, noto per i suoi traffici commerciali e per la presenza di un celebre santuario pagano dedicato ad Asclepio, il dio della medicina. In questo contesto multiculturale e profondamente legato ai culti tradizionali, vissero i tre fratelli Claudio, Asterio e Neone. Appartenenti a una famiglia di un certo rilievo sociale, i giovani erano stati iniziati alla fede cristiana, una religione che nell'Impero Romano era periodicamente vista con sospetto e, in determinati frangenti storici, apertamente perseguitata.
Il periodo in cui si colloca il loro martirio è tradizionalmente identificato con il regno dell'imperatore Diocleziano, in particolare durante l'ultima e più feroce ondata repressiva, nota come la grande persecuzione, avviata nel 303 d.C. Gli editti imperiali imponevano a tutti i cittadini di compiere sacrifici agli dei tradizionali e al genio dell'imperatore, pena la confisca dei beni, la tortura e la morte.

Il dramma familiare e la denuncia
Gli atti del martirio, giunti fino a noi attraverso la Passio trium fratrum, introducono un elemento narrativo di forte impatto emotivo: il conflitto generazionale e familiare. Secondo la tradizione agiografica, il padre dei tre fratelli era venuto a mancare, lasciando i figli sotto la tutela della loro matrigna. Questa donna, il cui nome non è stato tramandato con certezza, vedeva con crescente ostilità l'adesione dei figliastri al cristianesimo.
Il rifiuto di Claudio, Asterio e Neone di partecipare ai riti pagani e la loro aperta professione di fede costituivano non solo un pericolo per la loro incolumità, ma anche un potenziale motivo di scandalo e di rovina economica per l'intera famiglia. Spinta da risentimento, da paura o forse dalla volontà di appropriarsi indebitamente dell'eredità dei giovani, la matrigna decise di denunciarli alle autorità romane. Questo dettaglio sottolinea la radicalità della scelta cristiana: seguire Cristo poteva significare trovarsi soli, traditi persino da chi avrebbe dovuto proteggere e amare.

Il processo e il supplizio
La denuncia condusse i tre fratelli al cospetto del governatore della provincia, indicato nei testi con il nome di Lisia. Il processo seguì l'iter consueto per i cristiani accusati di empietà e disprezzo verso le leggi imperiali: l'ingiunzione di sacrificare agli dei. Di fronte all'ostinato rifiuto di Claudio, Asterio e Neone, il preside Lisia ordinò che fossero sottoposti a varie torture per piegarne la volontà.
Tuttavia, la fermezza dei tre giovani non venne meno. Le cronache agiografiche descrivono la loro incrollabile serenità, un tratto tipico dei resoconti martiriali che intendeva dimostrare la forza conferita dalla fede ai testimoni di Cristo. Poiché né le minacce né i tormenti riuscirono a farli apostatare, il governatore emanò la sentenza capitale. La condanna fu quella della crocifissione, un supplizio riservato agli schiavi, ai ribelli e ai nemici dello stato, considerato il più umiliante e doloroso del mondo romano. I tre fratelli furono condotti fuori dalle mura di Egea e inchiodati al legno, condividendo fino all'ultimo istante non solo il sangue, ma anche la sorte e la gloria del martirio.

Approfondimenti
La memoria di Claudio, Asterio e Neone è strettamente intrecciata, in diversi sinassari greci e martirologi latini, a quella di altre figure femminili, in particolare Domnina e la vedova Teonilla (o Neonilla). Secondo la medesima Passio, queste donne avrebbero subito il martirio nello stesso periodo e luogo, affrontando anch'esse torture efferate prima di essere uccise. La tradizione narra che i loro corpi, o ciò che ne rimaneva, furono pietosamente raccolti e sepolti dai cristiani della comunità locale, che iniziarono ben presto a venerarli come potenti intercessori.
La diffusione del loro culto è attestata dalla presenza dei loro nomi in antichi calendari liturgici orientali e nei martirologi storici di Beda e di Usuardo. Tuttavia, come accade per molti martiri dei primi secoli le cui reliquie andarono disperse durante le invasioni barbariche o le successive conquiste islamiche, non si hanno oggi tracce certe dei loro resti mortali.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-08-11

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