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San Pellegrino Martire

Festa: 25 agosto

† Roma, 192

E' uno dei quattro martiri romani commemorati il 25 agosto insieme a Eusebio, Ponziano e Vincenzo. La sua figura è inseparabile da quella dei compagni, perché le fonti agiografiche antiche li presentano come un unico gruppo di cristiani vissuti a Roma durante il regno dell'imperatore Commodo, tra il 180 e il 192. Il Martirologio Romano, nella formulazione attuale, non racconta una biografia individuale di Pellegrino, ma ricorda la deposizione dei quattro martiri al sesto miglio della via Aurelia. Le notizie più dettagliate provengono dalla Passio dei santi Eusebio, Ponziano, Vincenzo e Pellegrino, conservata in diverse redazioni catalogate nella Bibliotheca Hagiographica Latina ai numeri 2742-2747. Si tratta però di un testo agiografico di carattere narrativo, non di un verbale contemporaneo del processo. La tradizione racconta che i quattro cristiani distribuirono i loro beni ai poveri, evangelizzarono a Roma e furono coinvolti nella conversione del senatore Giulio. Arrestati dal giudice Vitellio, subirono torture e furono infine uccisi con strumenti muniti di piombo.

Etimologia: Dal latino peregrinus, cioè straniero, forestiero, persona proveniente da un altro luogo; in epoca cristiana il termine assunse anche il significato di pellegrino, colui che viaggia verso un luogo sac

Emblema: Palma del martirio.

Martirologio Romano: A Roma, al sesto miglio della via Aurelia, deposizione dei santi Eusebio, Ponziano, Vincenzo e Pellegrino, martiri.


Pellegrino compare nelle fonti sempre insieme a Eusebio, Ponziano e Vincenzo. Secondo la Passio, i quattro appartenevano alla comunità cristiana di Roma e avevano scelto di mettere i propri beni a disposizione dei poveri. Il loro comportamento viene presentato come conseguenza concreta della conversione cristiana: la rinuncia alle ricchezze non era soltanto un gesto individuale, ma diventava uno strumento di assistenza ai membri più poveri della comunità.
La narrazione colloca la loro vicenda sotto l'imperatore Commodo, il cui regno terminò nel 192. Le fonti agiografiche collegano la persecuzione a un ordine di partecipare ai culti pagani promossi in occasione della celebrazione dell'imperatore. Pellegrino e i suoi compagni avrebbero rifiutato di sacrificare agli dèi e avrebbero continuato a professare pubblicamente la fede cristiana.
Il contesto storico è plausibile nella misura in cui la comunità cristiana romana viveva ancora in una condizione giuridica precaria. Tuttavia, non è possibile ricostruire con certezza dalle fonti conservate l'esatta natura di un eventuale procedimento giudiziario contro Pellegrino. La Passio deve quindi essere utilizzata soprattutto come testimonianza della memoria cultuale del gruppo martiriale, non come cronaca giudiziaria contemporanea.

La vicenda del senatore Giulio
La Passio inserisce nella storia dei quattro martiri anche un personaggio di rango elevato, il senatore Giulio. Pellegrino e i suoi compagni lo avrebbero condotto alla fede cristiana insieme alla sua famiglia. Dopo la conversione, Giulio avrebbe distribuito ai poveri le proprie ricchezze.
Il gesto avrebbe provocato l'intervento delle autorità. Giulio fu condannato a morte e, secondo la tradizione, morì sotto le percosse. I quattro cristiani avrebbero poi recuperato il suo corpo e provveduto alla sepoltura. Proprio questo atto di pietà verso il morto sarebbe diventato uno dei motivi immediati del loro arresto.
Il racconto presenta quindi un tema tipico dell'antica letteratura martiriale: la sepoltura dei defunti come opera di misericordia cristiana, compiuta anche quando tale gesto poteva attirare l'attenzione delle autorità. La vicenda di Giulio è però inseparabile dalla costruzione agiografica della Passio e non può essere verificata autonomamente attraverso fonti contemporanee.

Arresto, torture e martirio
Secondo la Passio, il gruppo fu sottoposto all'autorità del giudice Vitellio. I quattro avrebbero rifiutato di consegnare i beni di Giulio e di sacrificare agli dèi.
La tradizione descrive una lunga sequenza di torture. I martiri sarebbero stati sottoposti all'equuleus, uno strumento utilizzato nella narrativa martiriale romana per rappresentare la tortura, quindi percossi e sottoposti al fuoco. La versione tramandata nei martirologi ricorda infine l'uso delle plumbatae, strumenti o fruste muniti di elementi di piombo, fino alla morte.
La Passio aggiunge episodi prodigiosi, tra cui la guarigione dei martiri dopo le torture e la conversione del carceriere Antonino. Racconta inoltre che Eusebio, dopo che gli sarebbe stata tagliata la lingua, avrebbe continuato a lodare Dio. Questi elementi appartengono chiaramente al linguaggio della letteratura martiriale e non possono essere assunti come fatti storici verificati.
La data del 25 agosto è invece solidamente legata alla memoria liturgica dei quattro martiri. La tradizione antica identifica il luogo della loro deposizione con il territorio romano situato al sesto miglio della via Aurelia.

La memoria nei martirologi
La memoria di Pellegrino e dei suoi compagni è antica. I quattro compaiono nel Martyrologium di Adone di Vienne per il 25 agosto, dove vengono ricordati come martiri romani vissuti sotto Commodo e sottoposti al giudizio di Vitellio.
La loro presenza nei martirologi medievali mostra che il culto del gruppo era ormai stabilmente inserito nella memoria liturgica occidentale. Anche il Martyrologium dell'Usuardo, nella tradizione manoscritta, conserva per il 25 agosto la memoria di Eusebio, Ponziano, Pellegrino e Vincenzo.
La stessa tradizione confluisce nel Martirologio Romano, che ancora oggi ricorda a Roma la deposizione dei quattro martiri al sesto miglio della via Aurelia. È significativo che la formulazione liturgica contemporanea sia molto più sobria rispetto alla Passio: non ripropone l'intera narrazione delle torture, ma conserva essenzialmente il nucleo della memoria martiriale.

Le reliquie e San Lorenzo in Lucina
La storia delle reliquie offre una delle testimonianze più interessanti sulla fortuna del culto.
Una documentazione epigrafica conservata nella basilica romana di San Lorenzo in Lucina registra una fase decisiva della loro vicenda. Un'iscrizione ricorda che nel 1112 il presbitero Benedetto, accompagnato da alcuni laici, rinvenne nella chiesa di Santo Stefano in località Aqua Transversa i corpi dei martiri Ponziano, Eusebio, Vincenzo e Pellegrino e li trasferì a San Lorenzo in Lucina. Le reliquie furono quindi deposte sotto l'altare maggiore.
Questo dato è particolarmente importante perché permette di correggere una notizia presente nella precedente redazione della scheda. La data del 1196, tradizionalmente collegata alla sistemazione delle reliquie a San Lorenzo in Lucina, riguarda una successiva fase della storia della basilica e non l'originario trasferimento dei quattro martiri. La documentazione relativa al loro rinvenimento e trasferimento è infatti collegata al 1112, sotto Pasquale II.
La stessa iscrizione del 1112 elenca esplicitamente, tra le reliquie custodite nell'altare, Ponziano, Eusebio, Vincenzo e Pellegrino Romani. È una testimonianza di particolare interesse perché, a differenza della Passio, appartiene alla documentazione epigrafica della basilica medievale. Non dimostra naturalmente l'autenticità materiale delle ossa, ma documenta con certezza la loro venerazione come reliquie dei quattro martiri all'inizio del XII secolo.

Il culto ad Altavilla Irpina
Una particolare fortuna cultuale si sviluppò molti secoli dopo ad Altavilla Irpina, in provincia di Avellino.
Nel 1780, durante il pontificato di Pio VI, le reliquie attribuite a San Pellegrino furono trasferite da Roma ad Altavilla per iniziativa del sacerdote Giuseppe Maria Crescitelli. La documentazione locale conserva le memorie della traslazione e il santuario altavillese continua a custodire e venerare il corpo attribuito al martire.
La tradizione racconta che Crescitelli e il vescovo Landini, recatisi nelle catacombe di Ciriaca alla ricerca delle reliquie di un martire da destinare ad Altavilla, avrebbero udito per tre volte un rumore proveniente dalla zona in cui si trovava un'arca recante l'iscrizione latina Peregrinus martyr sub Commodo imperatore mactatus anno Domini CXCII. L'episodio appartiene alla tradizione relativa alla traslazione e non può essere utilizzato come prova storica dell'identità del martire. La documentazione del trasferimento delle reliquie nel 1780, invece, è attestata dalla tradizione documentaria locale.
L'arrivo delle reliquie trasformò profondamente la vita religiosa di Altavilla. La Chiesa Madre, oggi Santuario dei Santi Martiri Pellegrino e Alberico, divenne il principale centro del culto. La stessa struttura dell'edificio fu ampliata e rinnovata anche in relazione all'afflusso dei fedeli.

I Battenti di Altavilla
Uno degli aspetti più caratteristici della fortuna del culto di Pellegrino è la tradizione dei Battenti di Altavilla Irpina.
Il 24 agosto, alla vigilia della festa, gruppi di penitenti provenienti da diversi centri dell'Irpinia e dell'area napoletana raggiungono Altavilla a piedi. La tradizione contemporanea comprende il cammino a piedi nudi, il battimento del petto e l'ingresso nel santuario procedendo in ginocchio o a carponi. Nel 2026 la Regione Campania ha inserito la celebrazione tra le manifestazioni del patrimonio culturale regionale, descrivendo una partecipazione di oltre 1.800 devoti suddivisi in otto sezioni.
Si tratta di una manifestazione nata e sviluppatasi molti secoli dopo la morte del martire e che non deve quindi essere proiettata sulla cristianità del II secolo. Il suo interesse storico consiste piuttosto nel mostrare come la memoria di un antico martire romano sia stata reinterpretata e incorporata nella religiosità comunitaria dell'Italia meridionale.

Pellegrino e Padre Pio
Alla storia moderna del culto di Pellegrino è legato anche un episodio della biografia di Francesco Forgione, il futuro san Pio da Pietrelcina.
Secondo una testimonianza tramandata negli ambienti legati a Padre Pio, il 25 agosto 1896, quando aveva nove anni, Francesco si trovava ad Altavilla Irpina insieme al padre Grazio per la festa di San Pellegrino. Avrebbe assistito a una guarigione prodigiosa di una bambina e, secondo la tradizione successiva, quell'esperienza avrebbe avuto un ruolo nella maturazione della sua vocazione religiosa.
L'episodio appartiene alla memoria biografica e devozionale di Padre Pio e non costituisce una fonte sulla vita dell'antico martire. È tuttavia significativo per comprendere la forza raggiunta dal culto di Pellegrino ad Altavilla tra XVIII e XX secolo.

Da non confondere con altri santi Pellegrino
Il nome Pellegrino è stato portato da diversi santi e beati. Il martire romano del 25 agosto non deve essere confuso, tra gli altri, con Pellegrino di Auxerre, con Pellegrino di Triocala, con Pellegrino Laziosi, con il Pellegrino martire ricordato il 17 giugno insieme a Isauro e con il Pellegrino venerato in area istriana come patrono di Umago.
Quest'ultima distinzione è particolarmente importante. La tradizione di San Pellegrino di Umago gli attribuisce infatti una vicenda diversa, collocando il martirio in Istria durante la persecuzione di Diocleziano, tradizionalmente nel 303. Non vi sono quindi elementi sufficienti per identificare automaticamente quel Pellegrino con il martire romano commemorato il 25 agosto.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Al 25 agosto si celebra la festa dei santi martiri Pellegrino, Eusebio, Ponziano, Vincenzo, uccisi a Roma.
Pertanto la biografia di s. Pellegrino non si isola dagli altri tre martiri, perché le notizie pervenute li accomuna tutti e quattro. Vissero al tempo dell’imperatore Commodo (180-92).
Convertitisi al Cristianesimo distribuirono ai poveri i loro averi. Quando l’imperatore ordinò un atto pubblico di culto a Giove ed Ercole essi rifiutarono e nel contempo intensificarono la loro diffusione cristiana.
Convertirono anche il senatore Giulio, il quale anch’esso distribuì le sue ricchezze ai poveri ma fu poi condannato a morire di frustate; il gruppo di Eusebio e compagni ne seppellì il corpo con onore, il giudice Vitellio che già aveva condannato Giulio li fece arrestare e sottoporre a crudeli tormenti, ma essi prodigiosamente vennero guariti da un angelo, il fatto visto dal carceriere Antonino, suscitò in questi una conversione che purtroppo finì con la sua condanna a morte. Allora Vitellio ricevuto ordini dall’imperatore, li condannò a morire a colpi di frusta munita di palline di piombo.
Furono seppelliti in una cripta tra la Via Aurelia e quella Trionfale al sesto miglio da Roma.
La loro “Passio” compendiata da Adone e da Usuardo passò nel ‘Martirologio Romano’ al 25 agosto giorno della loro morte. Nel 1196 si ha notizia della deposizione delle loro reliquie insieme a quelle di altri martiri sotto l’altare maggiore della consacranda Basilica di S. Lorenzo in Lucina.
Alcune reliquie dei soli Ponziano ed Eusebio furono poi traslate a Vezelay e a Pothieres in Francia e del solo Ponziano a Lucca nell’omonima chiesa, nel sec. X.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-08-12

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