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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera A > Sant' Anastasio di Salona (il Lavandaio) Condividi su Facebook

Sant' Anastasio di Salona (il Lavandaio) Martire

Festa: 26 agosto

Aquileia, III sec. - Salona, Croazia, 304 circa

Nel Martirologio Geronimiano è commemorato il 26 agosto con la qualifica di fullo (lavandaio). Nel Martirologio Romano, invece, al 21 agosto è ricordato un Anastasio cornicularius (ufficiale militare) ed al 7 settembre un Anastasio di Aquileia. Questi due ultimi nomi provengono da una leggendaria passio e furono introdotti nel martirologio da Adone. In realtà unico è il martire Anastasio e precisamente quello del 26 agosto. Secondo la passio, non di primo ordine, perché l'autore asserisce di averla composta su tradizioni orali, ma neppure da disprezzare completamente, Anastasio era originario di Aquileia: durante la persecuzione di Diocleziano si trovava a Salona dove fu arrestato e condannato ad essere gettato in mare con una pietra al collo. La matrona Asclepia lo fece seppellire fuori Salona in uno splendido mausoleo a due piani, attorno al quale si sviluppò il cimitero di Marusinac e che alla fine del sec. IV fu incluso in un santuario. Il papa Giovanni IV(640-42) ne fece trasportare a Roma le reliquie insieme con quelle di altri santi della Dalmazia e le pose nella cappella di S. Venanzio presso il battistero lateranense, dove il martire è raffiguratonello splendido mosaico ivi posto.

Patronato: Compatrono di Spalato

Etimologia: Dal greco 'anàstasis', che significa 'resurrezione'.

Emblema: Palma del martirio, croce.

Martirologio Romano: A Spalato in Dalmazia, nell’odierna Croazia, sant’Anastasio lavandaio, martire.


Le notizie storiche su Anastasio sono scarne e strettamente intrecciate con la tradizione agiografica tramandata dalla sua Passio (catalogata come BHL 414-415). L'epiteto che lo accompagna, 'il Lavandaio', traduce il latino Fullo (o Fullerus), indicando con precisione la sua professione: un addetto alla fullonica, l'antica bottega in cui si lavavano, si tingevano e si trattavano le stoffe. Questo dettaglio, lungi dall'essere un semplice aneddoto folcloristico, è di capitale importanza per gli storici del cristianesimo antico. Conferma infatti che il Vangelo aveva ormai permeato il tessuto urbano dell'Impero Romano, raggiungendo i ceti artigiani e operai, ben oltre le élite intellettuali o militari.
Secondo antiche tradizioni locali, Anastasio sarebbe originario di Aquileia, la grande metropoli dell'Italia nord-orientale, crocevia di commerci e fedi. La sua figura testimonia i fitti legami commerciali e culturali che univano l'Adriatico settentrionale alle coste dalmate. Spinto da motivi di lavoro o da un precoce fervore missionario, Anastasio si trasferì a Salona, capitale della provincia romana della Dalmazia.

La persecuzione e il martirio a Salona
All'alba del IV secolo, l'Impero Romano è attraversato da una profonda crisi. L'imperatore Diocleziano, che aveva fatto della vicina Spalato (sorta attorno al suo imponente palazzo) il centro del suo potere, scatenò nel 303-304 d.C. quella che passerà alla storia come la 'grande persecuzione'. Le chiese furono distrutte, le Scritture bruciate e i cristiani costretti a sacrificare agli dei pena la morte.
A Salona, la comunità cristiana era fiorente e ben strutturata, guidata da figure di spicco come il vescovo Domnione. Anastasio, pur non avendo ruoli gerarchici, non si nascose. La sua Passio lo descrive come un uomo dalla fede incrollabile, arrestato e processato per il suo rifiuto di abiurare. Non essendo un cittadino romano di alto rango, il suo martirio fu probabilmente rapido e brutale, destinato a servire da monito per la plebe e gli schiavi della città. La tradizione lo associa a un folto gruppo di martiri salonitani che sigillarono col sangue la loro appartenenza a Cristo.
La data esatta del suo supplizio si perde nelle nebbie del tempo, ma gli studiosi la collocano con alta probabilità attorno al 304 d.C., nel cuore della furia dioclezianea. Il suo corpo fu sepolto nei cimiteri cristiani sorti fuori dalle mura di Salona, divenendo presto meta di pellegrinaggi e venerazione.

Le reliquie e il mosaico lateranense
La storia di Anastasio non si conclude con la sua morte. Nel VII secolo, la Dalmazia fu sconvolta dalle devastanti invasioni degli Avari e degli Slavi. Salona fu rasa al suolo e i suoi abitanti superstiti si rifugiarono tra le rovine del Palazzo di Diocleziano, fondando la nuova città di Spalato (Split).
Per salvare le reliquie dei martiri dalla profanazione, Papa Giovanni IV (640-642), che era di origini dalmate, inviò in patria l'abate Martino per recuperare i resti dei santi concittadini. Tra questi, oltre al vescovo Domnione e a Venanzio, c'era anche Anastasio. Le spoglie furono traslate a Roma e collocate all'interno del Battistero Lateranense, dove il pontefice fece edificare la splendida Cappella di San Venanzio.
Ancora oggi, chi visita questa cappella può ammirare i mosaici a fondo oro che decorano l'abside. Tra le schiere dei santi dalmati, campeggia anche la figura di Sant'Anastasio, immortalato con la tunica e il pallio, mentre offre la corona del suo martirio. È una delle rarissime testimonianze iconografiche antiche che legano visivamente l'umile lavandaio dalmata alla gloria di Roma.
Ad Anastasio è strettamente legato il culto di San Doimo (Domnione), il vescovo patrono di Spalato. Nella devozione popolare dalmata e nelle antiche liturgie locali, i due martiri vengono spesso celebrati insieme come le due colonne portanti della Chiesa salonitana, rappresentando rispettivamente la guida pastorale e la santità del laicato operaio.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-08-12

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