|
† Saintes, Francia, 28 agosto 460 ca.
Visse fra il 419 e il 460 ca. Gregorio di Tours, che gli dedica il capo
LVII del suo In gloria confessorum, redatto su una Vita scritta da un
contemporaneo o quasi (520-30), loda Bibiano per aver coraggiosamente
difeso in due circostanze i suoi diocesani. La prima volta il santo
vescovo si recò a Tolosa a intercedere per la città oberata di tasse,
inducendo con un miracolo il re Teodorico, ariano, a esaudirlo; l'altra
volta liberò la città da un'invasione di Sassoni; si tratta, comunque,
di eventi di cui è lecito dubitare. Bibiano fece innalzare la
cattedrale, che, distrutta, fu riedificata e a lui intitolata: la sua
tomba attirò folle di pellegrini. Alcune reliquie di Bibiano furono
portate a Figeac e a Rouen e molti monasteri si intitolarono al suo
nome. La festa si celebra il 28 agosto.
Etimologia: Dal latino Vivianus, derivato di vivus, 'vivente, vivo'; Bibiano è variante dovuta al betacismo, lo scambio fra B e V, tipico della latinità tarda.
Emblema: Abiti episcopali con mitra e pastorale; modello di chiesa o cattedrale; scena della liberazione dei prigionieri.
Martirologio Romano: A Saintes in Francia, san Viviano, vescovo.
|
Bibiano (in latino Bibianus o Vivianus, in francese Vivien, in occitano Bebian) nacque verso la fine del IV secolo a Saintes, l'antica Mediolanum Santonum, una delle città più floride dell'Aquitania romana. La Vita più antica gli attribuisce un padre pagano e una madre cristiana: un dettaglio che, storico o letterario, fotografa bene la trama religiosa delle province gallo-romane, dove culti antichi e fede nuova convivevano ancora sotto lo stesso tetto. Il ragazzo crebbe all'ombra del vescovo Ambrogio, che ne curò l'istruzione: imparò così, prima ancora dei classici, il lessico concreto della carità e del governo di una comunità. La famiglia apparteneva a quella nobiltà provinciale che da secoli forniva quadri all'amministrazione imperiale. Per questo, narra la Vita, l'imperatore Onorio lo nominò amministratore della regione di Saintes: una carica civile prestigiosa, esercitata in una Gallia già scossa dalle prime ondate delle grandi migrazioni.
Dalla carica imperiale alla cattedra episcopale Intorno ai trentatré anni qualcosa ruppe l'equilibrio di una carriera già scritta. Bibiano rinunciò all'ufficio, fu ordinato prete e condivise per un periodo la vita cenobitica con altri chierici: una scelta che lo colloca in pieno in quel movimento di conversione aristocratica che, fra IV e V secolo, portò il meglio dell'élite gallo-romana dentro la Chiesa. Quando Ambrogio morì, all'inizio del V secolo, la scelta cadde su di lui: i vescovi della provincia e il senato della città, i due corpi che secondo il costume antico concorrevano alla designazione del pastore, lo elessero successore. Divenne così uno dei primi vescovi storicamente attestati della sede di Saintes, in un'epoca in cui l'episcopato si stava trasformando, con il progressivo ritirarsi del potere imperiale, nel vero baricentro della vita urbana.
L'urto dei Visigoti e la missione a Tolosa Gli anni del suo episcopato furono fra i più tempestosi della storia gallica. I Visigoti, insediati dal 418 come foederati in Aquitania, estendevano il proprio controllo fino alla Saintonge, e i rapporti fra la popolazione nicena e i nuovi signori ariani non erano semplici. La Vita racconta che il re Teodorico - Teodorico I o il suo successore Teodorico II: la cronologia delle fonti non consente di scegliere con certezza - fece arrestare i notabili della città che gli si erano opposti con le armi e li deportò a Tolosa. Bibiano non li abbandonò. Si mise in viaggio per portare conforto ai prigionieri, e la sua fama di uomo di Dio arrivò alle orecchie del sovrano, che lo invitò alla propria mensa insieme con altri vescovi. Da quell'incontro nacquero la liberazione degli ostaggi e, in un secondo momento, uno sgravio dei tributi che gravavano sulla città stremata. L'agiografia tarda aggiunse il dettaglio di un miracolo che avrebbe piegato il re ariano; ciò che resta storicamente plausibile è il profilo di un vescovo capace di muoversi con autorevolezza dentro una corte barbarica, mediatore fra due mondi che si guardavano con diffidenza.
I pirati sassoni e la cattedrale Le fonti gli attribuiscono un secondo atto di difesa del popolo: la liberazione della città da un'incursione di Sassoni, i pirati che nel V secolo battevano le coste atlantiche della Gallia. Che si trattò di uno scontro, di una trattativa o semplicemente del panico che la fama del vescovo seminò fra gli assalitori, non è dato sapere; il ricordo però rimase vivo nella Saintonge come immagine di un pastore che non arretrava davanti ad alcuna minaccia. A lui la tradizione collega infine la riedificazione della chiesa-madre della città, la cattedrale: in un'epoca di rovine, i cantieri delle chiese erano opera di fede e insieme segnale civile di rinascita.
La morte e il sepolcro Bibiano morì un 28 agosto, intorno all'anno 460, dopo un episcopato che aveva attraversato uno dei passaggi più drammatici della storia europea. Fu sepolto a Saintes, e la sua tomba divenne subito centro di un culto che le fonti consentono di seguire quasi passo passo: sulla sepoltura sorse una prima cappella funeraria, poi una basilica, e i pellegrini vi accorsero per secoli.
La Vita, Gregorio di Tours e i miracoli della tomba La biografia più antica fu composta verso il 520-530 da un autore prossimo ai luoghi; Dom Martène la pubblicò nella Gallia christiana, passò poi negli Acta Sanctorum e fu edita da Krusch alla fine dell'Ottocento. Nel 587-588 Gregorio di Tours le dedicò il capitolo 57 del De gloria confessorum: vi annota che un libro già scritto sulla vita del vescovo narrava gran parte dei suoi miracoli, e che alla tomba avvenivano guarigioni, citando l'esempio di una donna dalle mani inaridite che vi riacquistò l'uso degli arti. Intorno all'anno Mille, La Vie, la Translation et les Miracles de saint Vivien registra una trentina di miracoli legati alle feste annuali e ai concili di pace: segno di un santuario pienamente inserito nella religiosità del tempo.
La basilica funeraria e le reliquie Sul sepolcro si stabilì una comunità religiosa secondo la regola di sant'Agostino, che eresse la prima cappella funeraria. Nel VI secolo il vescovo Eusebio avviò una ricostruzione più ampia, portata avanti con il concorso di Leonzio il Giovane, vescovo di Bordeaux, e di sua moglie Placidina. Il corpo rimase integro nella tomba fino al IX secolo, quando una parte delle reliquie fu traslata all'abbazia di Figeac per sottrarle alle razzie normanne; nel 1329 il vescovo di Cahors, Bertrand de Cardaillac, le trasse dal tesoro per esporle alla venerazione. Nel XV secolo un'altra porzione fu inviata dal vescovo di Saintes, Guy de Rochechouart, a Rouen, alla chiesa di Saint-Vivien, unica di Normandia con questo titolo: le reliquie vi giunsero nel 1459. Le guerre di religione furono fatali ai depositi di Saintes e di Figeac: la chiesa di Saint-Vivien fu profanata e distrutta dai calvinisti e riedificata solo nel 1617; l'abbaziale di Figeac, presa nel 1577, fu incendiata e mutilata.
Il culto, i luoghi e l'iconografia La festa è fissata al 28 agosto; il Martirologio Romano lo ricorda con le parole 'A Saintes in Francia, san Viviano, vescovo'. Il culto è soprattutto locale, vivo oggi nella diocesi di La Rochelle e Saintes. La toponomastica ne conserva la traccia nelle numerose località francesi chiamate Saint-Vivien; nelle forme occitaniche Sent Bebian e Sent Bébian risuona ancora il latino Bibianus. A Rouen il santo divenne patrono dei tessitori di drappi. Nell'arte è raffigurato con gli abiti episcopali, mitra e pastorale, talora con il modello della cattedrale o inserito nella scena dell'intercessione presso il re visigoto a Tolosa e della liberazione dei prigionieri.
Curiosità - Il doppio nome non è un vezzo erudito: Bibianus è la forma latina originaria, mentre Vivien ne è l'adattamento francese; i toponimi occitanici Sent Bebian dimostrano che la B iniziale resistette per secoli nella parlata locale. - A Rouen, dove le reliquie arrivarono nel 1459, divenne il patrono dei tessitori di drappi: un vescovo del V secolo protettore dei drappieri è uno degli esiti più curiosi della sua diaspora reliquiaria. - Gregorio di Tours, citando 'un libro già scritto' sulla vita del santo, offre uno dei primi esempi di citazione esplicita di una fonte agiografica: senza quella nota, della prima Vita sapremmo ancora meno.
Autore: Enrico Quiri
|