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Broughton, presso Preston, Lancashire, Inghilterra, fine XVI sec. - Lancaster, Inghilterra, 29 agosto 1628
Fu un laico cattolico inglese, padre di famiglia e agricoltore della regione di Preston, nel Lancashire, condannato a morte a Lancaster il 29 agosto 1628. La sua vicenda si colloca in una fase della storia inglese nella quale la fedeltà alla Chiesa cattolica continuava a comportare gravi conseguenze civili e penali. Herst era un recusante, cioè un cattolico che rifiutava di conformarsi agli obblighi religiosi imposti dallo Stato. L'accusa formalmente rivolta contro di lui fu quella di omicidio. Un uomo incaricato del suo arresto, di nome Dewhurst, durante la fuga attraverso un campo arato, era caduto procurandosi una frattura alla gamba e in seguito era morto per le conseguenze della ferita. Prima della morte aveva dichiarato che l'incidente non era stato provocato da Herst. Nonostante ciò, il contadino fu perseguito e condannato. Le fonti agiografiche e storiche successive interpretano il processo come un procedimento nel quale l'accusa di omicidio servì a colpire la sua appartenenza cattolica. Gli fu prospettata la possibilità di salvarsi mediante un giuramento contrario alla sua fede. Herst rifiutò. La sua morte venne così riconosciuta dalla Chiesa come martirio per la fede. Fu beatificato da Pio XI il 15 dicembre 1929 e appartiene al gruppo dei 107 martiri d'Inghilterra e Galles beatificati in quella stagione della causa dei martiri inglesi.
Etimologia: Riccardo = potente e ricco, dal provenzale.
Emblema: Palma del martirio; in alcune raffigurazioni, spiga di grano o agnello.
Martirologio Romano: A Lancaster in Inghilterra, beato Riccardo Herst, martire, che, padre di famiglia e contadino, fu falsamente accusato di omicidio e condannato all’impiccagione per la sua fede in Cristo sotto il re Carlo I.
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Le notizie sulla vita di Riccardo Herst sono scarse. Le fonti concordano nel collocare la sua origine nella zona di Broughton, presso Preston, nel Lancashire, ma non tramandano la data della nascita. Era un yeoman, cioè un agricoltore proprietario o comunque un contadino di condizione relativamente agiata, che coltivava le proprie terre. Era sposato e padre di famiglia. Il suo profilo è significativo perché Herst non apparteneva al clero né a un ordine religioso: fu un laico che visse la propria appartenenza cattolica all'interno della normale vita familiare e agricola. Il Lancashire costituiva allora una delle regioni inglesi nelle quali il cattolicesimo aveva conservato una presenza particolarmente consistente. Dopo la rottura di Enrico VIII con Roma, la legislazione inglese aveva progressivamente trasformato la fedeltà alla Chiesa romana in una questione anche politica. I cattolici che rifiutavano di conformarsi alla religione ufficiale potevano essere sottoposti a multe, controlli, arresti e, in determinate circostanze, a pene molto più gravi. Herst apparteneva a questa realtà di cattolicesimo clandestino o comunque sottoposto a restrizioni. La sua condizione di recusant lo rendeva noto alle autorità.
L'arresto e la morte di Dewhurst Il vescovo di Chester inviò un gruppo di uomini, tra i quali viene ricordato il funzionario Norcross, per procedere all'arresto di Herst. Il contadino si trovava al lavoro nei campi. Nella vicenda intervennero alcuni suoi lavoratori e ne nacque un alterco durante il quale gli uomini incaricati dell'arresto furono costretti a ritirarsi. Durante la fuga uno degli uomini, identificato nelle fonti come Dewhurst, attraversò un terreno arato, cadde e si fratturò una gamba. La ferita si aggravò fino a provocarne la morte. Un elemento fondamentale della tradizione documentaria relativa al processo è la dichiarazione resa da Dewhurst prima di morire: egli attestò che la lesione era stata provocata accidentalmente e non da Herst o dai suoi uomini. Nonostante questa dichiarazione, contro Herst fu formulata un'accusa di omicidio. La vicenda giudiziaria assunse quindi una particolare gravità. La storiografia cattolica tradizionale ha letto il procedimento come un esempio di uso della giustizia penale contro un recusante; la Catholic Encyclopedia del 1913 riferisce inoltre che la giuria inizialmente esitò a condannarlo e che il presidente della giuria sarebbe stato sottoposto a forti pressioni affinché pronunciasse un verdetto di colpevolezza.
Il processo e il rifiuto di abiurare Gli amici di Herst tentarono di intervenire presso il sovrano. Fu presentata una supplica a Carlo I e la richiesta ricevette anche l'appoggio della regina Enrichetta Maria. La vicenda dimostra che il caso aveva suscitato attenzione anche al di fuori dell'ambiente locale. Herst venne comunque condannato a morte. Un episodio particolarmente significativo della fase finale della sua prigionia riguarda un sermone protestante al quale le autorità pretendevano che assistesse. Secondo le fonti tradizionali, Herst rifiutò di ascoltarlo e, quando fu condotto con la forza nella chiesa, si mise le dita nelle orecchie per non udire la predicazione. Il gesto, pur nella sua semplicità, è diventato uno degli episodi più caratteristici della sua memoria agiografica: il prigioniero non intendeva rinnegare la propria fede né partecipare contro la propria coscienza a un atto religioso che non riconosceva.
La scelta davanti alla morte Alla vigilia dell'esecuzione Herst ebbe ancora la possibilità di salvarsi. Gli fu offerta la libertà a condizione che prestasse il giuramento di fedeltà richiesto dalle autorità. Il problema non riguardava la semplice obbedienza civile al sovrano, ma il contenuto del giuramento, che implicava il riconoscimento di principi incompatibili con la sua fede cattolica. Herst rifiutò. È questo il punto decisivo della sua vicenda. L'accusa giudiziaria era formalmente legata alla morte di Dewhurst, ma il significato religioso riconosciuto dalla Chiesa al suo sacrificio nasce dal rifiuto di rinnegare la fede cattolica quando gli venne offerta la possibilità concreta di salvare la vita. Il 29 agosto 1628 Riccardo Herst fu condotto al patibolo di Lancaster e impiccato. Le fonti posteriori ricordano il suo atteggiamento composto e la sua professione di fede prima dell'esecuzione.
La memoria del martire La testimonianza relativa a Herst venne conservata insieme a quella del gesuita Edmund Arrowsmith, giustiziato a Lancaster il giorno precedente, 28 agosto 1628. Un'antica relazione sulla morte dei due cattolici fu pubblicata nel XVII secolo e successivamente riproposta nel 1737; il catalogo della Folger Shakespeare Library documenta l'edizione del 1737, intitolata A true and exact relation of the death of two catholicks. L'opera specifica che la morte del laico Richard Herst veniva ricordata accanto a quella di Arrowsmith. Questa fonte è importante perché mostra come la memoria di Herst fosse già inserita, entro la tradizione cattolica inglese, nel più ampio racconto dei martiri della persecuzione religiosa. La sua vicenda appare inoltre particolarmente significativa nel quadro della storia dei cattolici del Lancashire. Documenti dedicati ai martiri inglesi ricordano infatti Herst tra i martiri della contea, accanto a figure come Giorgio Haydock, Giovanni Nutter, Tommaso Whitaker e altri sacerdoti e laici uccisi tra XVI e XVII secolo.
La beatificazione La causa dei martiri inglesi riprese vigore dopo la restaurazione della gerarchia cattolica in Inghilterra e Galles nel 1850. Nel corso della seconda metà dell'Ottocento furono raccolti documenti e testimonianze relativi alle numerose vittime della persecuzione anticattolica. Nel 1886 Leone XIII introdusse formalmente una grande causa comprendente centinaia di martiri. Riccardo Herst fu beatificato da papa Pio XI il 15 dicembre 1929. La beatificazione si inserì nella grande celebrazione dei martiri inglesi di quell'anno: l'atto pontificio Atrocissima tormenta passi riconobbe il titolo di beati a numerosi servi di Dio uccisi in Inghilterra in odium fidei. Herst è annoverato tra i 107 martiri d'Inghilterra e Galles beatificati nel 1929. Il gruppo comprende sacerdoti, religiosi e laici uccisi tra il XVI e il XVII secolo in circostanze diverse, ma accomunati dalla testimonianza della fede cattolica. Non essendo stato successivamente inserito tra i Quaranta Martiri d'Inghilterra e Galles canonizzati da Paolo VI nel 1970, Riccardo Herst conserva il titolo di beato.
Un martire laico L'aspetto più caratteristico della figura di Herst è la sua condizione di laico. Nella storia dei martiri inglesi sono numerosi i sacerdoti che entrarono clandestinamente nel Paese e furono perseguitati proprio per l'esercizio del ministero. Herst rappresenta invece la componente domestica e quotidiana del cattolicesimo inglese: un uomo sposato, padre di famiglia e agricoltore che non abbandonò la propria appartenenza religiosa. La sua testimonianza mostra quindi che la persecuzione non riguardava esclusivamente i sacerdoti missionari. Anche i laici che rifiutavano le imposizioni religiose dello Stato potevano essere sottoposti a pressioni e procedimenti giudiziari.
Il contesto del regno di Carlo I Una precisazione cronologica è importante. Riccardo Herst morì nel 1628, durante il regno di Carlo I, iniziato nel 1625, e non durante quello di Giacomo I. Alcune redazioni agiografiche moderne hanno erroneamente collegato la sua vicenda alla persecuzione di Giacomo I. Le fonti storiche più solide e il Martirologio Romano collocano invece esplicitamente la sua condanna sotto Carlo I. Il quadro religioso dell'epoca era comunque complesso. Durante i primi anni del regno di Carlo I la persecuzione fu meno intensa rispetto ad altri periodi, anche per l'influenza della regina cattolica Enrichetta Maria e per la particolare situazione politica internazionale. Uno studio recente sulla presenza gesuitica nelle isole britanniche osserva che tra il 1625 e il 1639 furono soltanto due i cattolici messi a morte per la loro fede: il sacerdote gesuita Edmund Arrowsmith e il laico Richard Herst, entrambi nel 1628. Proprio per questo la vicenda di Herst assume un rilievo particolare: il suo caso costituisce una delle rare esecuzioni di cattolici avvenute nella prima parte del regno di Carlo I.
Il significato del martirio Nel caso di Herst è necessario distinguere attentamente il fatto giudiziario dal significato riconosciuto successivamente dalla Chiesa. Storicamente, egli fu condannato per omicidio in relazione alla morte di Dewhurst. Le fonti cattoliche, tuttavia, sottolineano che Dewhurst aveva dichiarato prima di morire che la lesione era stata accidentale e che l'accusa penale fu accompagnata da pressioni perché Herst rinunciasse alla propria fede. Il Martirologio Romano sintetizza questa vicenda affermando che fu falsamente accusato di omicidio e condannato all'impiccagione per la sua fede in Cristo. Per la Chiesa, dunque, l'elemento decisivo del martirio non è semplicemente l'ingiustizia del processo, ma il fatto che Herst avrebbe potuto evitare la morte rinunciando, attraverso il giuramento richiesto, a principi essenziali della fede cattolica. Autore: Giampietro Cattini
La storia delle persecuzioni anticattoliche in Inghilterra, Scozia, Galles, parte dal 1535 e arriva al 1681; il primo a scatenarla fu come è noto il re Enrico VIII, che provocò lo scisma d’Inghilterra con il distacco della Chiesa Anglicana da Roma.
Artefici più o meno cruenti furono oltre Enrico VIII, i suoi successori Edoardo VI (1547-1553), la terribile Elisabetta I, la ‘regina vergine’ († 1603), Giacomo I Stuart, Carlo I, Oliviero Cromwell, Carlo II Stuart.
Morirono in 150 anni di persecuzioni, migliaia di cattolici inglesi appartenenti ad ogni ramo sociale, testimoniando il loro attaccamento alla fede cattolica e al papa e rifiutando i giuramenti di fedeltà al re, nuovo capo della religione di Stato.
Primi a morire come gloriosi martiri, il 4 maggio e il 15 giugno 1535, furono 19 monaci Certosini, impiccati nel tristemente famoso Tyburn di Londra, l’ultima vittima fu l’arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda Oliviero Plunkett, giustiziato a Londra l’11 luglio 1681.
L’odio dei vari nemici del cattolicesimo, dai re ai puritani, dagli avventurieri agli spregevoli ecclesiastici eretici e scismatici, ai calvinisti, portò ad inventare efferati sistemi di tortura e sofferenze per i cattolici arrestati.
In particolare per tutti quei sacerdoti e gesuiti, che dalla Francia e da Roma, arrivavano clandestinamente come missionari in Inghilterra per cercare di riconvertire gli scismatici, per lo più essi erano considerati traditori dello Stato, in quanto inglesi rifugiatosi all’estero e preparati in opportuni Seminari per il rientro.
Tranne rarissime eccezioni come i funzionari di alto rango (Tommaso Moro, Giovanni Fisher, Margherita Pole) decapitati o uccisi velocemente, tutti gli altri subirono prima della morte, indicibili sofferenze, con interrogatori estenuanti, carcere duro, torture raffinate come “l’eculeo”, la “figlia della Scavinger”, i “guanti di ferro” e dove alla fine li attendeva una morte orribile; infatti essi venivano tutti impiccati, ma qualche attimo prima del soffocamento venivano liberati dal cappio e ancora semicoscienti venivano sventrati.
Dopo di ciò con una bestialità che superava ogni limite umano, i loro corpi venivano squartati ed i poveri tronconi cosparsi di pece, erano appesi alle porte e nelle zone principali della città.
Solo nel 1850 con la restaurazione della Gerarchia Cattolica in Inghilterra e Galles, si poté affrontare la possibilità di una beatificazione dei martiri, perlomeno di quelli il cui martirio era comprovato, nonostante i due-tre secoli trascorsi.
Nel 1874 l’arcivescovo di Westminster inviò a Roma un elenco di 360 nomi con le prove per ognuno di loro.
A partire dal 1886 i martiri a gruppi più o meno numerosi, furono beatificati dai Sommi Pontefici, una quarantina sono stati anche canonizzati nel 1970.
Di Riccardo Herst non si sa niente della sua nascita, egli era possidente terriero di Preston nel Lancaster e veniva insidiato dai protestanti per la sua fede cattolica.
Si era al tempo della persecuzione di re Giacomo I Stuart (1566-1625) di fede anglicana; il vescovo di Chester fedele al re, inviò tre suoi uomini per arrestarlo e lo trovarono a lavorare nei campi, ma i suoi contadini li costrinsero alla fuga.
Successe però che uno dei tre nello scappare, cadde e si fratturò una gamba, frattura che nel giro di trenta giorni lo portò alla morte, a questo punto Riccardo Herst fu arrestato con l’accusa di omicidio, fu un puro pretesto perché egli fu scagionato dallo stesso ferito prima di morire; era evidente che il vero motivo dell’arresto era la sua fede cattolica.
Infatti gli venne promessa la libertà se avesse prestato giuramento al re capo della religione di Stato e di mettersi al servizio protestante, ma Riccardo Herst rifiutò energicamente.
Allora per ordine dello sceriffo della contea, fu trascinato con la forza in chiesa per ascoltare il sermone, ma egli si turò le orecchie con le dita e appena poté ritornò alla prigione.
Ci sono pervenute tre sue lettere scritte al direttore spirituale, dove conferma la sua volontà di non cedere al peccato, si offre a Dio pienamente disposto alla sua volontà; chiede che vengano celebrate delle Messe per la sua anima, raccomanda i suoi figli e supplica che vengano pagati i suoi debiti.
Eroica figura di laico cattolico si avviò sereno al patibolo che baciò, con in mano un piccolo crocifisso recitò ad alta voce le preghiere; aiutò il boia a preparare la fune e infine venne impiccato a Lancaster il 29 agosto 1628.
Fu beatificato da papa Pio XI il 15 dicembre 1929 insieme ad altri 106 martiri della persecuzione anglicana.
Autore: Antonio Borrelli
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