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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera F > Beata Filippa Guidoni Condividi su Facebook

Beata Filippa Guidoni Monaca

Festa: 29 agosto

† Arezzo, 29 agosto, primi decenni del XIV sec.

Nata ad Arezzo da una famiglia nobile, i Guidoni, entrò nella comunità delle cosiddette Santucce, il movimento monastico femminile sorto nel Duecento attorno alla beata Santuccia Terebotti di Gubbio e sviluppatosi anche nel territorio aretino. Filippa visse nel monastero di Santa Maria di Valverde, dove la tradizione la ricorda come monaca conversa, particolarmente dedita all'umiltà, alla purezza e alla mortificazione. La sua figura è significativa soprattutto per la precocità del culto locale. Gli studi sulla religiosità femminile ad Arezzo nel basso Medioevo attestano infatti che Filippa era già venerata come santa donna nel primo Trecento e che il suo culto era riconosciuto anche nell'ambiente civico della città. Lo Statuto comunale di Arezzo del 1327 costituisce una testimonianza particolarmente importante di questa venerazione. Le notizie sulla sua vita restano tuttavia scarse. Non conosciamo con certezza l'anno di nascita né quello della morte. La data del 29 agosto è tradizionalmente associata alla sua morte, collocata nei primi decenni del XIV secolo. Il suo corpo, sepolto inizialmente a Santa Maria di Valverde, seguì le vicende della comunità monastica nei trasferimenti successivi e continuò a essere oggetto di venerazione.

Etimologia: Dal greco 'Philippos', composto da philos, amante, e hippos, cavallo, quindi 'amante dei cavalli'.


Filippa Guidoni visse in un periodo nel quale Arezzo rappresentava uno dei centri più importanti della Toscana comunale e nel quale la presenza di comunità religiose femminili era ormai ben radicata nella vita cittadina. Tra XIII e XIV secolo si svilupparono nella regione numerose forme di vita religiosa femminile, alcune pienamente inserite nelle strutture monastiche tradizionali, altre legate a esperienze più recenti di consacrazione.
In questo contesto si diffuse anche la congregazione delle Santucce, nata dall'esperienza della beata Santuccia Terebotti di Gubbio. Santuccia, morta nel 1305, aveva posto la propria comunità sotto la Regola di san Benedetto ed era stata spiritualmente sostenuta dal beato Sperandio, abate del monastero di San Pietro di Gubbio. La congregazione conobbe una notevole diffusione nell'area aretina: a partire dal XIII secolo sono documentati monasteri ad Arezzo, Castiglion Fiorentino, Cortona e Sansepolcro.
Le Santucce costituivano dunque una realtà religiosa femminile inserita nella tradizione benedettina, ma dotata di una propria identità e di una rete di comunità. Nel corso dei secoli queste religiose furono successivamente conosciute anche con la denominazione di Serve di Maria.

Una donna della nobiltà aretina
Le fonti agiografiche tramandano che Filippa appartenesse alla nobile famiglia dei Guidoni, o Giudoni, di Arezzo. Non sono però disponibili elementi sufficienti per ricostruire con sicurezza la sua genealogia, l'infanzia o l'eventuale educazione ricevuta prima dell'ingresso nella vita religiosa.
Anche per questo la sua biografia deve essere trattata con prudenza. Le fonti posteriori insistono sulle sue virtù personali, ma non consentono di ricostruire una successione precisa degli avvenimenti della sua vita. Il dato più attendibile è la sua appartenenza alla comunità delle Santucce e la sua presenza nel monastero aretino di Santa Maria di Valverde.

Monaca a Santa Maria di Valverde
Filippa viene tradizionalmente descritta come monaca conversa. Il termine indica una religiosa dedita soprattutto ai servizi pratici della comunità monastica, distinta dalle monache coriste impegnate in modo particolare nella recita dell'Ufficio divino. Non bisogna tuttavia proiettare automaticamente sulle comunità medievali le rigide distinzioni proprie di epoche successive: la terminologia relativa alle diverse categorie di religiose poteva variare secondo il tempo e il luogo.
A Santa Maria di Valverde Filippa avrebbe condotto una vita caratterizzata dalla semplicità, dall'umiltà e dall'austerità. Le fonti agiografiche la ricordano soprattutto per la purezza della condotta e per il desiderio di mortificazione. Sono caratteristiche tipiche del linguaggio della santità medievale, ma assumono nel suo caso particolare rilievo perché costituiscono quasi l'unico profilo spirituale trasmesso dalla tradizione.
Non sono invece documentati scritti autografi, trattati spirituali o lettere attribuibili con sicurezza a Filippa. La sua influenza non sembra quindi essere passata attraverso un'opera letteraria, ma attraverso l'esempio personale e la memoria custodita dalla comunità.

Una santità riconosciuta in vita dalla città
L'aspetto storicamente più interessante della vicenda di Filippa è rappresentato dalla precocità del suo culto.
Lo storico Pierantonio Licciardello, studiando la santità femminile ad Arezzo all'epoca del vescovo Guido Tarlati, ricorda Filippa come una donna già venerata nella città nel primo Trecento. La sua morte viene collocata probabilmente agli inizi del XIV secolo e il suo culto risulta promosso anche dal Comune di Arezzo nello Statuto del 1327.
Questo dato è di particolare valore. Lo Statuto comunale non rappresenta semplicemente una testimonianza devozionale privata, ma mostra come la memoria di una religiosa potesse entrare nella sfera pubblica della città medievale. La venerazione di Filippa si colloca inoltre accanto ad altri culti femminili presenti nel territorio aretino, mostrando come la santità femminile fosse parte integrante della religiosità cittadina.
Il riconoscimento del culto non deve però essere confuso con una canonizzazione nel senso moderno del termine. Non risulta infatti un processo pontificio di beatificazione né un decreto formale che abbia conferito alla religiosa il titolo di beata secondo le procedure canoniche oggi vigenti. La sua denominazione di Beata appartiene dunque alla tradizione cultuale consolidatasi nel tempo.

La morte
La tradizione colloca la morte di Filippa il 29 agosto, in un anno non precisato dei primi decenni del XIV secolo. Non è possibile stabilire con sicurezza l'anno esatto e non devono quindi essere accolte come certe le date più precise talvolta riportate in pubblicazioni divulgative prive di adeguato apparato documentario.
La religiosa morì nel monastero di Santa Maria di Valverde, dove venne sepolta. La memoria della sua santità rimase legata al luogo nel quale aveva vissuto e nel quale il suo corpo era stato deposto.

La traslazione delle reliquie
La storia delle reliquie costituisce uno degli elementi meglio conservati della tradizione relativa a Filippa.
Nel 1520 la comunità monastica lasciò Santa Maria di Valverde e si trasferì nel monastero dello Spirito Santo. In occasione del trasferimento anche il corpo di Filippa venne traslato insieme alle religiose. La memoria del corpo della beata rimase così strettamente legata alla storia della comunità.
In epoca successiva il monastero dello Spirito Santo venne trasformato in istituzione ospedaliera. Le religiose trasferirono nuovamente le reliquie di Filippa nella sede del monastero nel quale la comunità si era stabilita. La tradizione riferisce che il corpo continua a essere esposto alla venerazione dei fedeli il 29 agosto.

Il significato della sua memoria
La vicenda di Filippa Guidoni acquista particolare interesse proprio attraverso ciò che non racconta. Non possediamo una grande Vita medievale, non conosciamo episodi spettacolari della sua esistenza e non le sono attribuite opere teologiche o letterarie. La sua memoria è invece quella di una religiosa appartenente a una famiglia importante della città che scelse la vita monastica e che venne ricordata dalla comunità cristiana aretina per la sua condotta austera.
La sua figura consente quindi di comprendere un aspetto importante della santità medievale: non tutti i culti locali nacquero attorno a personaggi dotati di una vasta fama sovraregionale. Accanto ai grandi santi e alle fondatrici di ordini, esistevano donne la cui santità rimaneva circoscritta a una città, a un monastero o a una comunità religiosa. Filippa appartiene precisamente a questa categoria.
Il suo culto è inoltre una testimonianza della vitalità della religiosità femminile nell'Arezzo del XIII e XIV secolo. Lo studio della sua vicenda, inserito nel quadro più ampio delle comunità delle Santucce, mostra come le donne consacrate potessero diventare figure di riferimento per la popolazione cittadina e acquisire una memoria cultuale capace di attraversare i secoli.

Le Santucce
La congregazione delle Santucce ebbe origine dall'esperienza della beata Santuccia Terebotti, religiosa di Gubbio morta nel 1305. La fondatrice diede alla propria comunità un'impostazione benedettina e l'esperienza si diffuse successivamente in varie località dell'Italia centrale.
Nell'area di Arezzo sono documentate comunità delle Santucce già nel XIII secolo. Tra queste figurava Santa Maria di Valverde, monastero nel quale visse Filippa. La presenza di queste comunità mostra quanto fosse articolata la geografia della vita religiosa femminile nell'Italia comunale.

Il culto nel contesto aretino
Il caso di Filippa è particolarmente significativo perché il suo culto viene ricordato dagli studi moderni insieme a quello di altre figure femminili venerate nella diocesi aretina. Licciardello osserva che, negli anni del vescovo Guido Tarlati, l'autorità ecclesiastica non si mostrò uniformemente ostile ai culti femminili locali: mentre il culto della beata Giustina incontrò difficoltà, Filippa Guidoni era già oggetto di venerazione e il Comune di Arezzo ne riconosceva la memoria nello Statuto del 1327.
Questo confronto permette di evitare una lettura semplicistica della religiosità femminile medievale. L'atteggiamento delle autorità poteva variare in relazione alla forma di vita religiosa, al grado di inserimento nella struttura ecclesiastica e alla natura del culto.

Reliquie
La tradizione relativa alle reliquie di Filippa è strettamente collegata alla storia delle sue comunità monastiche. Dopo la sepoltura a Santa Maria di Valverde, il corpo venne trasferito nel 1520 al monastero dello Spirito Santo insieme alle religiose. Una successiva traslazione seguì la trasformazione dell'antico monastero in istituzione ospedaliera. La memoria del corpo rimase comunque parte integrante del culto locale.

Culto e beatificazione
È necessario distinguere il titolo tradizionale di Beata dalla beatificazione canonica moderna. Per Filippa Guidoni non è documentato un atto ufficiale che abbia approvato il culto attraverso una procedura di beatificazione. Le fonti descrivono invece una venerazione antica, attestata già nel XIV secolo.
La documentazione storica disponibile rende pertanto più corretto parlare di culto antico o immemorabile, piuttosto che attribuire alla religiosa una beatificazione formale di cui non risulta traccia.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Della beata Filippa non esiste atto ufficiale che ne approvi il culto, che d’altra parte è antichissimo, sin dal secolo XIV. Della nobile famiglia dei Giudoni di Arezzo, fu monaca conversa, distinguendosi per una vita santa, piena di umiltà, purezza e grande volontà di mortificazione.
Appartenne ad una Congregazione religiosa detta delle “Santuccie” dal nome della fondatrice beata Santuccia Terebotti, che era stata guidata ed ispirata dal beato Sperandio, ambedue cittadini di Gubbio, fra gli altri, nel secolo XIII furono fondati alcuni monasteri ad Arezzo e dintorni posti sotto la Regola di s. Benedetto.
In seguito le “Santuccie” presero il nome di “Serve di Maria” e in uno di questi conventi in Arezzo dal titolo di S. Maria di Valverde, visse Filippa Guidoni, morendovi il 29 agosto di un anno imprecisato dei primi decenni del sec. XIV.
Il corpo fu tumulato nel convento, nel 1520 fu trasferito insieme a tutta la comunità nel monastero dello Spirito Santo. In epoca più vicina a noi, il monastero fu tramutato in manicomio e le monache traslarono di nuovo il corpo nel convento attuale, dove ogni anno il 29 agosto lo espongono alla venerazione dei fedeli.
Il nome Filippa / Filippo proviene dal greco Philippos che significa “amante dei cavalli”.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-08-13

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