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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera L > Beato Ludovico Vulfilacio Huppy Condividi su Facebook

Beato Ludovico Vulfilacio Huppy Martire

Festa: 29 agosto

Rue, Somme, Francia, 1 aprile 1767 - Rochefort, Charente, Francia, 29 agosto 1794

Sacerdote della diocesi di Limoges nato in Piccardia nel 1767, Ludovico Vulfilacio Huppy è una delle vittime più giovani della deportazione del clero voluta dalla Rivoluzione francese. Arrestato unicamente in ragione del suo sacerdozio, nella primavera del 1794 fu rinchiuso sui pontoni ancorati al largo di Rochefort, le vecchie navi negriere Deux-Associés e Washington trasformate in prigioni galleggianti, dove centinaia di preti furono consumati dalla fame, dalla promiscuità e dal tifo. Morì il 29 agosto 1794, a ventisette anni, nel braccio di mare tra la stiva e l'ospedale improvvisato dell'île Madame, dopo mesi di prigionia sopportati con la mitezza di cui restò memoria tra i compagni. Il suo nome figura tra i sessantaquattro beati martiri di Rochefort, proclamati da Giovanni Paolo II il 1 ottobre 1995 insieme con Jean-Baptiste Souzy e compagni.

Etimologia: Ludovico, dal germanico Hlodwig, composto di hlod 'gloria, fama' e wig 'battaglia', dunque 'illustre nella battaglia'; Vulfilacio, dal gotico Wulfila, diminutivo di wulfs 'lupo', cioè 'piccolo lupo'.

Emblema: Palma del martirio; abito talare nero con stola; crocifisso o rosario; sullo sfondo il pontone prigione e il mare di Rochefort.

Martirologio Romano: Nel braccio di mare al largo di Rochefort in Francia, beato Ludovico Vulfilacio Huppy, sacerdote e martire, che durante la rivoluzione francese fu disumanamente detenuto per il suo sacerdozio in una sordida nave, dove morì consunto da malattia.


Rue, borgo della pianura marittima piccarda nell'attuale dipartimento della Somme, gli diede i natali l'1 aprile 1767. Della famiglia e dell'infanzia di Ludovico Vulfilacio Huppy le fonti tacciono quasi del tutto: di lui sopravvivono il nome, poche righe nei repertori del clero e la data della morte. Il doppio nome battesimale univa Luigi, il nome dinastico dei franchi, a Wulphy, quello del santo patrono del suo paese: un prete del luogo, vissuto a cavallo tra VI e VII secolo, fondatore della prima chiesa di Rue e infine eremita, ancora venerato come protettore della comunità. È ragionevole pensare che proprio la devozione paesana per l'antico eremita avesse suggerito ai genitori il secondo nome del bambino.
La formazione ecclesiastica lo condusse dapprima nella diocesi di Amiens, dove ricevette gli ordini sacri fino al diaconato; il cammino si concluse poi nella diocesi di Limoges, nella quale fu ordinato sacerdote e incardinato. Del suo ministero d'antico regime non restano tracce documentate: nessun aneddoto di parrocchia, nessun registro di predicazione. Quando la tempesta rivoluzionaria si abbatté sul clero di Francia, Huppy era un prete da poco, giovane di anni e probabilmente di primo incarico.

La Rivoluzione e la scelta della fedeltà
Dal 1790 la Costituzione civile del clero aveva spaccato la Chiesa di Francia, imponendo ai preti un giuramento che molti rifiutarono. Chi non giurò, o ritrattò il giuramento, fu classificato tra i refrattari e colpito da provvedimenti crescenti: sospensioni, arresti, confische. Huppy rimase dalla parte della fedeltà a Roma. Il 21 ottobre 1793 la Convenzione decretò la deportazione dei refrattari verso le colonie: era l'inizio della fine per centinaia di ecclesiastici. Nella primavera del 1794 anche il giovane prete di Limoges fu arrestato e avviato, con lunghe colonne di carretti e di prigionieri scortati, verso i porti dell'Atlantico. La sua destinazione fu Rochefort, sull'estuario della Charente.

I pontoni della morte
A Rochefort confluirono 829 ecclesiastici, stipati su due vecchie navi negriere ancorate nella rada: la Deux-Associés, nata per trasportare una quarantina di schiavi e arrivata a contenere fino a quattrocento prigionieri, e la Washington, aggiunta a metà giugno. Huppy fu imbarcato sulla prima. Nelle stive chiuse il caldo era soffocante, il cibo scarso e avariato, l'acqua putrida; ai prigionieri era vietato pregare ad alta voce e persino parlare latino. Eppure proprio in quelle stive nacque una regola di vita comune: preghiera mentale, condivisione del poco, assistenza ai malati, confessioni sussurrate a gesti. Tra giugno e settembre il tifo e lo sfinimento fecero strage: dei deportati giunti a Rochefort, più di cinquecento non videro la fine della prigionia.

L'ultimo approdo: l'île Madame
Nell'agosto 1794, quando la mortalità a bordo divenne insostenibile, le autorità ordinarono lo sbarco dei malati sull'île Madame, allora chiamata île Citoyenne, dove fu allestito un ospedale di tende. Tra il 18 e il 20 agosto vi furono portati 83 prigionieri: 36 morirono entro poche ore dallo sbarco, sulla sabbia. Ludovico Vulfilacio Huppy si spense il 29 agosto 1794, consumato dal contagio, nel suo ventottesimo anno. Il Martirologio Romano colloca la sua morte a bordo della nave sordida; i repertori francesi, sull'isola degli ammalati: in entrambi i casi, in quel braccio di mare al largo di Rochefort. Il suo corpo fu affidato alla sabbia, insieme con quello di almeno 254 compagni: un sepolcro comune senza lapidi, che la marea ricopre due volte al giorno.

La beatificazione e la memoria
I sopravvissuti furono liberati all'inizio del 1795 e portati a Saintes; la memoria dei morti restò affidata alle famiglie, ai confratelli e, col passare delle generazioni, alla pietà della Charente. Dal 1910, nella seconda metà di agosto, un pellegrinaggio attraversa a piedi il passaggio sabbioso che l'alta marea sommerge e raggiunge l'île Madame. Il 1 ottobre 1995 Giovanni Paolo II iscriveva Jean-Baptiste Souzy e 63 compagni, tra i quali Ludovico Vulfilacio Huppy, nell'albo dei beati, riconoscendo nel loro patire un martirio subito in odio alla fede. Il Martirologio Romano ricorda il giovane prete piccardo il 29 agosto; il gruppo dei martiri dei pontoni è celebrato collettivamente il 18 agosto.

Il culto e i luoghi della memoria
Il cuore geografico del culto è l'île Madame, isolotto piatto di fronte a Port-des-Barques, raggiungibile solo con la bassa marea. Vi si conserva la cosiddetta Croix des galets, una croce di legno piantata tra i sassi: la tradizione vuole che ogni pellegrino deponga ai suoi piedi un sasso della spiaggia, in memoria di uno dei preti deportati. Il pellegrinaggio diocesano, promosso dalla diocesi di La Rochelle, vi si raccoglie ogni anno nella seconda metà di agosto; la memoria liturgica del gruppo è fissata al 18 agosto, mentre il Martirologio Romano assegna a Huppy, come a ciascun beato, il giorno della morte quale dies natalis individuale.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-08-13

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