Per comprendere la figura e l'opera di San Costanzo (Constantius) è necessario inquadrare il contesto storico in cui operò. Aquino, antica città volsca poi romana, situata lungo la via Latina a circa 120 chilometri da Roma, aveva conosciuto nel periodo imperiale un notevole sviluppo, come testimoniano i resti archeologici ancora oggi visibili: l'anfiteatro, il teatro, le terme, l'arco onorario. Nel VI secolo, tuttavia, la città attraversava una fase di declino demografico ed economico, comune a molti centri dell'Italia centro-meridionale dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476. Il territorio era passato sotto il controllo degli Ostrogoti di Teodorico, ma ben presto sarebbe diventato teatro dello scontro tra Bizantini e Longobardi. La Guerra Greco-Gotica (535-553), voluta dall'imperatore Giustiniano per riconquistare l'Italia, aveva devastato ampie regioni della penisola, lasciando le popolazioni in balia di carestie, epidemie e violenze. In questo scenario di crisi profonda, i vescovi assumevano progressivamente non solo funzioni spirituali ma anche civili, diventando punti di riferimento per le comunità locali e garanti della sopravvivenza urbana.
Le origini e l'elezione episcopale Le notizie sulle origini di Costanzo sono scarse e in gran parte affidate alla tradizione agiografica tarda. Non esistono documenti coevi che ci informino sulla sua nascita, sulla famiglia di provenienza o sulla sua formazione. È probabile, secondo quanto suggeriscono alcune tradizioni locali, che fosse originario dello stesso territorio aquinate o comunque del Lazio meridionale, elemento che avrebbe facilitato la sua elezione alla sede vescovile. L'episcopato di Costanzo è collocabile, sulla base di elementi indiretti e della successione dei vescovi aquinati documentata dalle fonti successive, nella prima metà del VI secolo, con maggiore probabilità tra il 540 e il 560 circa. La cronologia esatta rimane incerta a causa della carenza di documentazione diretta, ma gli studiosi concordano nel situarlo nel pieno del VI secolo, periodo in cui la sede di Aquino era già consolidata e strutturata. Secondo alcune ricostruzioni basate sulle liste episcopali medievali, Costanzo sarebbe succeduto a un precedente vescovo omonimo (Costanzo I), creando talvolta confusione nelle fonti successive. Alcuni agiografi hanno ipotizzato che si tratti in realtà della stessa persona, mentre altri distinguono nettamente due vescovi di nome Costanzo che si sarebbero succeduti sulla cattedra aquinate. La questione rimane aperta e irrisolta per mancanza di elementi probanti.
Il ministero pastorale Dell'attività pastorale di San Costanzo non possediamo notizie dettagliate. Gli Acta Sanctorum e le altre fonti agiografiche non ci hanno tramandato racconti circostanziati del suo episcopato, dei suoi interventi pastorali o delle opere da lui realizzate. Questo silenzio documentario è in parte spiegabile con la scarsità di fonti scritte del periodo e con le distruzioni che colpirono gli archivi ecclesiastici nel corso dei secoli, specialmente durante le incursioni saracene del IX secolo e i terremoti che interessarono la regione. Possiamo tuttavia ricostruire, per analogia con altre sedi episcopali dello stesso periodo, quali dovessero essere le principali preoccupazioni di un vescovo del VI secolo in Italia centrale. In primo luogo, la cura liturgica e sacramentale della comunità cristiana, con particolare attenzione alla celebrazione dell'Eucaristia, all'amministrazione dei sacramenti e alla predicazione. In secondo luogo, l'assistenza ai poveri e ai bisognosi, funzione tradizionale della Chiesa che in tempi di crisi assumeva particolare rilievo. I vescovi gestivano il patrimonio ecclesiastico (il cosiddetto patrimonium pauperum) per soccorrere le vedove, gli orfani, i malati e i forestieri. Un altro compito cruciale era la difesa della comunità di fronte alle autorità civili e militari. In un'epoca in cui il potere imperiale era debole o assente, i vescovi assumevano spesso funzioni di mediazione tra la popolazione locale e i nuovi dominatori (Ostrogoti prima, Longobardi poi), cercando di ottenere condizioni di vita meno dure per i propri concittadini e di prevenire violenze e saccheggi. È plausibile che anche Costanzo abbia svolto questo ruolo di difensore civico ante litteram. Particolare importanza rivestiva infine la lotta contro le residue forme di paganesimo. Sebbene il cristianesimo fosse religione di stato da oltre due secoli, nelle aree rurali e in alcuni centri minori sopravvivevano pratiche e credenze di origine pagana. I vescovi del VI secolo erano impegnati in un'opera costante di evangelizzazione e di cristianizzazione dei luoghi di culto antichi, spesso trasformando templi pagani in chiese cristiane.
La morte e la sepoltura Secondo la tradizione, San Costanzo morì ad Aquino intorno al 560, dopo aver governato la diocesi per un periodo che le fonti non specificano con precisione. La data della morte è fissata dalla tradizione al 1 settembre, data che divenne poi la sua memoria liturgica. Non possediamo dettagli sulle circostanze del decesso, che secondo ogni probabilità avvenne per cause naturali dopo una vita dedicata al ministero episcopale. La sepoltura avvenne nella chiesa cattedrale di Aquino, dedicata a Santa Maria e nota come Sancta Maria de Episcopio. Questa chiesa, costruita probabilmente sui resti di un edificio di culto paleocristiano o addirittura pagano, divenne il centro del culto del santo vescovo. Nel corso dei secoli la cattedrale fu più volte ricostruita e modificata, ma mantenne sempre la funzione di custode delle reliquie del patrono.
Il culto e le reliquie Il culto di San Costanzo è documentato fin dall'alto Medioevo, anche se le prime testimonianze scritte certe risalgono a periodi successivi. L'inserimento nel Martirologio Romano testimonia l'antichità e l'universalità del suo culto, riconosciuto dalla Chiesa romana. La memoria liturgica del 1 settembre è stata celebrata ininterrottamente per oltre quattordici secoli, prima della riforma del calendario liturgico seguita al Concilio Vaticano II. Le reliquie del santo vescovo sono conservate nella cattedrale di Aquino, intitolata a Santa Maria Assunta e San Costanzo. Nel corso dei secoli le reliquie furono oggetto di varie traslazioni, specialmente in occasione di eventi bellici o di calamità naturali. La tradizione riporta che durante le incursioni saracene del IX secolo, che devastarono ampie zone del Lazio meridionale, le reliquie furono nascoste per evitarne la profanazione, per poi essere riportate in cattedrale quando cessò il pericolo. Nel XVII secolo, in seguito al Concilio di Trento che imponeva una maggiore attenzione nella conservazione e autenticazione delle reliquie, fu redatto un inventario dettagliato dei resti del santo. Attualmente le reliquie sono custodite in un'urna collocata nella cripta della cattedrale o in una cappella laterale, oggetto della devozione dei fedeli aquinati e dei pellegrini.
La cattedrale di Aquino La cattedrale di Aquino, dedicata a Santa Maria Assunta e a San Costanzo, rappresenta il centro spirituale e monumentale della città. L'edificio attuale è il risultato di una complessa stratificazione architettonica che riflette le vicende storiche della diocesi. Sorta probabilmente su un edificio paleocristiano del IV-V secolo, la cattedrale fu ricostruita in forme romaniche nell'XI-XII secolo, dopo le distruzioni causate dalle incursioni saracene. Ulteriori modifiche e restauri si ebbero in epoca barocca e nei secoli successivi. La cattedrale conserva, oltre alle reliquie di San Costanzo, importanti testimonianze artistiche e archeologiche, tra cui frammenti romani reimpiegati, affreschi medievali e opere d'arte sacra di varie epoche. La cripta, che custodisce le reliquie del santo patrono, rappresenta il cuore spirituale dell'edificio.
Iconografia L'iconografia di San Costanzo segue i canoni tradizionali della rappresentazione dei vescovi santi. È raffigurato con gli abiti pontificali: la mitra (il copricapo vescovile), il piviale (il mantello cerimoniale), la stola e il pastorale (il bastone pastorale a forma di riccio). Spesso tiene in mano il libro dei Vangeli, simbolo della predicazione e dell'insegnamento della dottrina cristiana. In alcune rappresentazioni più tarde compare anche il modello della città di Aquino, a indicare il suo ruolo di patrono e protettore della città. Le immagini più antiche, quando esistono, tendono a una maggiore sobrietà, mentre le rappresentazioni barocche e post-tridentine enfatizzano gli elementi di gloria e di potere spirituale.
Curiosità - La figura di San Costanzo è stata talvolta confusa con altri santi omonimi, in particolare con San Costanzo di Perugia (martire del II secolo) e con San Costanzo di Capri (eremita del VI secolo). Gli studiosi moderni hanno chiarito che si tratta di figure distinte, sebbene la tradizione popolare abbia talvolta sovrapposto elementi delle diverse agiografie. - Aquino vanta una continuità episcopale ininterrotta dal III secolo fino ai nostri giorni, e San Costanzo rappresenta uno degli anelli più antichi di questa catena. La diocesi di Aquino è stata poi unita nel 1986 con le diocesi di Sora, Pontecorvo e Cassino a formare l'attuale diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo. Autore: Enrico Quiri
Quanto sappiamo di Costanzo deriva da due passi di Gregorio Magno, il quale riferisce che questo santo vescovo di Aquino era venuto a morte non molto tempo prima, durante il pontificato di papa Giovanni. Dotato di spirito profetico, giunto in fin di vita, ai suoi vicini che, piangendone ormai imminente la perdita, gli domandavano trepidanti chi avrebbero avuto dopo di lui, Costanzo rispose: «Dopo Costanzo un mulattiere e, dopo il mulattiere, un lavapanni, ahi misera te, o Aquino, e questo ti basti!» Ciò detto spirò. Gli succedette nella cura pastorale il suo diacono Andrea, che prima aveva governato muli e cavalli, e, morto questi, fu elevato alla dignità episcopale Giovino, che nella stessa città era stato lavatore di panni. Egli era ancor vivo quando, devastata Aquino dai Longobardi, gli abitanti parte furono uccisi dagli invasori, parte perirono per fiera pestilenza, sicché, dopo la morte di lui, non si trovò più né chi fosse vescovo, né per chi alcuno dovesse esserlo. Si adempì così quanto l'uomo di Dio aveva annunziato: dopo la morte dei due suoi successori, la sua Chiesa non avrebbe avuto più alcun pastore.
Già nel narrare le gesta di san Benedetto, Gregorio aveva ricordato che un chierico di Aquino, vessato dal demonio, era stato indirizzato dal vescovo Costanzo a molti santuari di martiri. Questi, però, non vollero restiturgli la salute, per dimostrare quanta grazia fosse in Benedetto, che, infatti, avuto davanti il chierico, con le sue preghiere subito lo liberò dal nemico. Abbiamo perciò da Gregorio Magno stesso due dati certi per la cronologia della vita di Costanzo: era già vescovo di Aquino mentre era ancor vivo san Benedetto (m. 547) e morì durante il pontificato di Giovanni III (561-73). Il Cayro, invero, ha creduto si trattasse di due vescovi di Aquino di nome Costanzo, dei quali il primo sarebbe vissuto al tempo di san Benedetto, l'altro durante il pontificato di Giovanni III. Ma quantunque Gregorio non dichiari espressamente l'identità della persona, questa appare evidente dalle locuzioni da lui usate.
In alcuni codd. del Martirologio Geronimiano si trova al 1° settembre: «In Casino Constantii». Non è certo, però, che questo Costanzo sia proprio il vescovo di Aquino. Gli Acta Sanctorum (citt. in bibl., p. 245) riportano un elogio del santo, premesso alla narrazione di Gregorio Magno, a modo d'introduzione. L'anonimo autore di questa premessa si vale del significato letterale del nome Costanzo per lodare la costanza del santo vescovo nella pietà e la perseveranza di lui fino ai suoi giorni estremi; dopo aver ricordato genericamente i prodigi da lui operati dopo la morte, per introdurre a parlare Gregorio Magno stesso, dice, in particolare, che il santo rifulse per il dono della profezia.
Non pare che questo breve testo possa essere il prologo di una leggenda: ne sembra, piuttosto, l'ultimo tratto. Negli Acta Sanctorum è stato riprodotto da un piccolo ms., non troppo antico, fornito dall'Ughelli: da chi l'abbia avuto quest'ultimo, non risulta. L'autore non ci è noto: potrebbe forse trattarsi di un brano superstite della leggenda del santo, scritta da Pietro Diacono intorno al 1125 e da lui dedicata al vescovo di Aquino, Guarino. Questa leggenda è ricordata da Pietro Diacono stesso, ma non ci è pervenuta tra le sue opere. Forse essa fu composta e dedicata a Guarino quando, dopo il lungo periodo di abbandono seguito alla devastazione longobarda, la sede episcopale aquinate si ricostituì e ricercò le memorie del suo santo patrono. Se anche la leggenda, scritta dal diacono cassinese a distanza di parecchi secoli dalla vita del personaggio di cui tratta, non poteva essere troppo attendibile, essa è però per noi testimonianza del culto prestato a Costanzo nella rinata diocesi.
Il 10 dicembre 1742 il vescovo Spadea procedette alla ricognizione delle reliquie del santo patrono, rinvenute sotto l'altare dell'antica cattedrale dedicata a san Pietro. Dopo averle onorevolmente riposte in una nuova urna lignea, le fece trasferire nella nuova cattedrale dedicata a Costanzo, dove furono collocate sotto l'altare maggiore. Il medesimo vescovo ci fa anche sapere che, fino al 1644, il corpo del santo era stato conservato in una chiesa a lui dedicata, lontana dalle mura della città e ormai non più esistente.
La cattedrale di San Costanzo, distrutta nel maggio 1944 (per eventi bellici), è stata ricostruita dal vescovo Biagio Musto e dedicata, nell'ottobre 1963, ai ss. Costanzo e Tommaso d'Aquino.
Autore: Vincenzo Fenicchia
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