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Sant' Elpidio di Atella (Sant'Arpino) Vescovo

Festa: 1 settembre

La sua esistenza come vescovo di Atella trova un elemento particolarmente importante nella tradizione relativa a san Canione: la Passio del martire attribuisce infatti a Elpidio la costruzione di una basilica sul suo sepolcro e conserva un'iscrizione nella quale il vescovo è ricordato come fondatore dell'edificio. Una successiva Vita S. Elpidii presenta Elpidio come fratello di Cione e zio di Elpicio e lo colloca come vescovo di Atella nell'epoca di papa Siricio e dell'imperatore Arcadio. La cronologia proposta da questa fonte è stata ritenuta dagli studiosi più plausibile rispetto ad altre ricostruzioni posteriori, anche se non può essere considerata certa in ogni dettaglio. Molto più tarda è invece la celebre leggenda secondo cui Elpidio sarebbe stato uno dei dodici ecclesiastici africani espulsi dai Vandali e abbandonati in mare su una nave priva di remi e vele. La critica storica, soprattutto a partire dagli studi di Francesco Lanzoni, ha mostrato l'origine medievale di questo racconto, che sembra rielaborare la vicenda storicamente documentata dell'esilio del vescovo cartaginese Quodvultdeus. Il culto di Elpidio è rimasto profondamente legato all'antica Atella. Il suo nome sopravvisse nel territorio anche dopo la scomparsa della città e contribuì alla formazione del toponimo Sant'Elpidio, dal quale deriva l'attuale Sant'Arpino. Le reliquie, trasferite a Salerno, sono state oggetto di diverse ricognizioni canoniche, l'ultima delle quali ha aggiunto alcuni dati antropologici alla conoscenza materiale del santo.

Patronato: Sant'Arpino; Casapulla

Etimologia: Elpidio = speranza, dal greco

Emblema: Abiti episcopali, mitra e pastorale.

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Atella era un'antica città della Campania, posta nell'area compresa tra Capua e Napoli. In epoca romana ebbe notevole importanza e diede il nome alle celebri fabulae Atellanae, una forma di teatro popolare di origine osca. Con la diffusione del cristianesimo divenne sede episcopale, anche se le prime fasi della sua organizzazione ecclesiastica sono difficili da ricostruire con precisione.
Nel V secolo la città attraversò una fase storica particolarmente travagliata. Le guerre, le incursioni e le trasformazioni politiche che interessarono la Campania modificarono profondamente gli equilibri del territorio. In questo contesto si colloca la figura di Elpidio, ricordato come uno dei primi vescovi della sede atellana.
La sua importanza non deriva tanto dalla quantità delle notizie biografiche conservate, quanto dalla posizione che occupa nella memoria della comunità cristiana di Atella. La tradizione lo presenta infatti come un vescovo impegnato nella custodia della memoria dei martiri locali e nella costruzione di luoghi destinati al loro culto.

Le origini e la famiglia
Le fonti agiografiche più tarde attribuiscono a Elpidio un'origine africana e lo presentano come appartenente a una famiglia illustre. Gli stessi racconti indicano come suoi parenti Cione e Elpicio, rispettivamente presbitero e diacono. Questi rapporti familiari non possono essere verificati attraverso documenti indipendenti e devono pertanto essere presentati con prudenza.
Anche l'idea che Elpidio fosse nato in Africa intorno al 388-395 appartiene soprattutto alla tradizione locale e alle ricostruzioni agiografiche moderne. La ricerca storica più prudente si limita a collocarlo tra la fine del IV e gli inizi del V secolo, senza poter stabilire con certezza né il luogo né l'anno della nascita.
È quindi preferibile evitare una biografia eccessivamente dettagliata della sua giovinezza. Le fonti non consentono di ricostruire con sicurezza la sua formazione, il momento dell'ordinazione sacerdotale o le circostanze precise che lo condussero all'episcopato.

Il vescovo di Atella

La tradizione riconosce in Elpidio un vescovo di Atella vissuto tra la fine del IV e la prima metà del V secolo. La Vita S. Elpidii lo collega al pontificato di Siricio e al regno di Arcadio, mentre alcune ricostruzioni locali lo fanno consacrare vescovo intorno ai trent'anni e gli attribuiscono circa ventidue anni di episcopato. Quest'ultima cronologia, tuttavia, non può essere considerata definitivamente acquisita.
L'elemento più importante per la sua identificazione storica è costituito dalla tradizione relativa a san Canione. La Passio del martire di Atella attribuisce infatti al vescovo Elpidio la costruzione di una basilica sul luogo della sepoltura del santo e conserva il testo di un'iscrizione dedicatoria:
Elpidius praesul hoc templum condidit almum,
o Canio martyr, ductus amore tuo.

La formula identifica Elpidio come il vescovo che fece costruire il tempio in onore del martire Canione. Al di là degli elementi leggendari presenti nella Passio, questa tradizione è particolarmente significativa perché collega direttamente il nome di Elpidio alla topografia cristiana dell'antica Atella.

La basilica di san Canione
La costruzione della basilica dedicata a Canione costituisce probabilmente l'aspetto più importante della memoria storica di Elpidio.
Secondo la tradizione, il vescovo volle dare una sistemazione dignitosa alla tomba del martire e costruì sopra il sepolcro un edificio destinato al culto. L'episodio mostra il ruolo che i vescovi delle comunità antiche esercitavano nella conservazione della memoria dei martiri e nell'organizzazione degli spazi sacri.
Il rapporto tra Elpidio e Canione è inoltre alla base della successiva tradizione religiosa di Sant'Arpino. Nell'area dell'antica Atella la memoria dei due vescovi rimase infatti strettamente collegata, mentre il territorio conservò per secoli il nome di Sant'Elpidio.
La tradizione locale identifica ancora oggi nei pressi di Sant'Arpino un antico romitorio legato al culto di san Canione. La struttura attuale è però il risultato di trasformazioni successive e non può essere identificata senza riserve con l'edificio originario del V secolo.

La leggenda dei dodici vescovi africani
Una delle narrazioni più conosciute relative a Elpidio racconta che egli fosse uno dei dodici vescovi o sacerdoti africani perseguitati dai Vandali ariani.
Secondo questo racconto, i dodici ecclesiastici sarebbero stati sottoposti a torture e quindi abbandonati in mare su una vecchia nave priva di remi e vele, con l'intento di provocar­ne la morte. La nave, tuttavia, non sarebbe affondata e, sospinta dalle correnti, avrebbe raggiunto le coste della Campania. Da qui i protagonisti si sarebbero dispersi nelle diverse città campane, dove avrebbero esercitato il ministero episcopale.
Il racconto ebbe grande fortuna e fu collegato anche alle figure di Prisco, Castrense, Tammaro, Rosio, Eraclio, Secondino, Adiutore, Marco, Agostino, Canione e Vindonio.
La critica storica ha però ridimensionato radicalmente questo episodio. Ruinart e Tillemont avevano già manifestato dubbi sulla sua attendibilità e Francesco Lanzoni ne studiò sistematicamente l'origine, riconoscendovi una costruzione agiografica medievale, probabilmente del XII secolo. Il racconto sembra riprendere e amplificare la vicenda, questa volta storicamente attestata, dell'esilio del vescovo Quodvultdeus di Cartagine e dei suoi chierici, espulsi dall'Africa vandala e giunti nell'area napoletana intorno al 439-440.
Per questa ragione la navigazione miracolosa dei dodici africani deve essere considerata una tradizione agiografica e non un dato storico sulla vita di Elpidio.

Una cronologia difficile
La cronologia di Elpidio presenta notevoli problemi.
La Vita S. Elpidii lo colloca ai tempi di papa Siricio, morto nel 399, e dell'imperatore Arcadio, morto nel 408. Alcune tradizioni successive, invece, collocano la sua consacrazione episcopale intorno al 420 e il suo episcopato ad Atella dal 432 per circa ventidue anni, arrivando a una morte tra il 452 e il 459.
Le due ricostruzioni non coincidono perfettamente. Per questo gli studiosi moderni tendono a evitare una cronologia troppo precisa e considerano Elpidio un vescovo di Atella attivo tra la fine del IV e gli inizi del V secolo, con una possibile permanenza sulla cattedra anche nella prima metà del V.
La prudenza è necessaria anche perché la lista dei primi vescovi di Atella è in parte costruita attraverso fonti agiografiche e tradizioni locali. Dopo Elpidio, la documentazione diventa progressivamente più solida: il vescovo Primo è attestato al sinodo romano del 465, Felice a quello del 501, Importuno nelle lettere di Gregorio Magno tra il 592 e il 599 ed Eusebio al concilio lateranense del 649.

La memoria di Elpidio ad Atella
La permanenza del culto di Elpidio ad Atella è documentata anche dopo la sua morte.
Un documento dell'820 testimonia che la zona era già indicata con il nome di Sant'Elpidio. Gli Atti della traslazione di sant'Atanasio di Napoli ricordano inoltre che nell'872 ad Atella esisteva una ecclesia Sancti Elpidii. Questi dati sono particolarmente importanti perché dimostrano quanto profondamente il nome del vescovo fosse rimasto legato al territorio.
Il successivo sviluppo del villaggio di Sant'Elpidio e la trasformazione linguistica del nome portarono infine alla forma Sant'Arpino. Il toponimo moderno conserva quindi la memoria di Elpidio e costituisce una delle più evidenti testimonianze della persistenza del suo culto attraverso i secoli.

La distruzione di Atella e il trasferimento delle reliquie
Con il progressivo declino dell'antica Atella e le devastazioni che interessarono la Campania nell'alto Medioevo, anche il patrimonio sacro della città fu messo in pericolo.
Secondo la tradizione, alcuni abitanti di Atella trasferirono a Salerno i corpi di Elpidio, Cione ed Elpicio. Le reliquie furono conservate nell'antica cattedrale salernitana e successivamente sistemate nella cripta del Duomo.
La documentazione salernitana collega la sistemazione delle reliquie all'arcivescovo Alfano I, che nel marzo 1081 ne curò la collocazione sotto un altare dell'antica cattedrale. Un'iscrizione marmorea posta all'interno della lastra di copertura costituisce una testimonianza importante della sistemazione medievale delle reliquie.
La presenza a Salerno è dunque molto più documentata della presunta permanenza del corpo ad Atella fino a una precisa data del 787, che appartiene a una ricostruzione tradizionale.

Le reliquie a Salerno
Il culto salernitano di Elpidio è strettamente collegato a quello di Cione ed Elpicio.
Le reliquie dei tre santi sono state oggetto di ricognizioni canoniche nel XX secolo. Nel 1958 l'arcivescovo Demetrio Moscato dispose una ricognizione delle reliquie conservate nella cripta del Duomo di Salerno. Successivamente esse furono nuovamente esaminate e, nel 1969, collocate nella nuova cappella dedicata alle reliquie dei santi vescovi salernitani.
Una nuova ricognizione canonica dei resti attribuiti a Elpidio è stata effettuata il 16 aprile 2021. L'esame antropologico ha identificato i resti come appartenenti a un individuo di sesso maschile di età superiore ai trentacinque anni. Le condizioni delle ossa, fortemente deteriorate, non hanno consentito di precisare ulteriormente l'età. Sono state inoltre osservate una frattura del mignolo della mano destra e caratteristiche degli arti inferiori compatibili con una discreta attività motoria.
Questi dati non possono dimostrare da soli l'identità storica dei resti, ma documentano scientificamente lo stato delle reliquie oggi associate al culto di sant'Elpidio.

Il culto e le diverse memorie liturgiche
La memoria liturgica di Elpidio presenta una storia complessa.
La tradizione oggi legata a Sant'Arpino celebra il santo il 1 settembre, data indicata nella scheda liturgica tradizionale. La tradizione salernitana, invece, conserva il 24 maggio come giorno della sua memoria. La Vita S. Elpidii lo ricorda anch'essa il 24 maggio.
Un'ulteriore testimonianza è rappresentata dal Calendario marmoreo di Napoli, nel quale compare al 15 gennaio la formula ET S. EEPIDII EPI[SCOPI]. Anche su questa identificazione esiste però una discussione tra gli studiosi. Hippolyte Delehaye ritenne che il nome potesse riferirsi a un omonimo venerato in Oriente; Francesco Lanzoni e Domenico Mallardo accettarono invece la possibilità che il calendario ricordasse proprio il vescovo di Atella.
La pluralità delle date non è quindi necessariamente indice di errore: riflette la storia stratificata del culto e la confluenza di tradizioni locali differenti.

Il patrono di Sant'Arpino
Il legame tra Elpidio e Sant'Arpino è particolarmente profondo.
Il nome stesso del comune deriva dalla trasformazione popolare di Sant'Elpidio. Dopo il progressivo abbandono dell'antica Atella, il nome del vescovo continuò a identificare il territorio circostante, fino a diventare il nome del nuovo centro abitato.
La principale chiesa del paese è dedicata a Sant'Elpidio vescovo. L'attuale edificio fu voluto alla fine del XVI secolo e sorse in sostituzione di una precedente chiesa dedicata al santo. L'edificio venne poi più volte modificato fino ad assumere l'aspetto attuale nel XIX secolo. Al suo interno è conservata una statua lignea di Sant'Elpidio raffigurato con gli attributi propri del vescovo.
Il culto locale non è quindi soltanto una devozione sviluppatasi attorno a una figura del passato: il nome stesso del paese costituisce la sopravvivenza storica della sua memoria.

Il patronato di Casapulla
Elpidio è venerato anche come patrono di Casapulla, nel territorio casertano.
La tradizione locale attribuisce al santo la fondazione di un antico luogo di culto, successivamente trasformato e ricostruito nei secoli. La parrocchiale di Casapulla è dedicata a Sant'Elpidio e la devozione cittadina si sviluppò in modo particolarmente intenso tra l'età moderna e quella contemporanea.
La statua lignea del santo, attribuita alla fine del XVI o ai primi anni del XVII secolo, lo rappresenta in piedi con gli abiti episcopali, la mano destra benedicente e il pastorale nella sinistra. Secondo la tradizione locale, fu proprio tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento che Elpidio venne ufficialmente riconosciuto patrono di Casapulla.

Miracoli e tradizioni popolari
Alla figura di Elpidio sono stati attribuiti diversi miracoli, soprattutto nella tradizione locale di Sant'Arpino.
Il racconto più celebre riguarda Carmine Tanzillo, un uomo paralitico che, secondo la tradizione, nel luglio 1809 avrebbe ottenuto la guarigione dopo l'apparizione del santo. Elpidio gli avrebbe rivolto le parole evangeliche Surge et ambula, cioè 'Alzati e cammina'. L'uomo, sempre secondo il racconto, avrebbe quindi recuperato immediatamente la capacità di camminare.
Il racconto appartiene alla tradizione devozionale locale e non deve essere presentato come fatto storicamente verificato. La sua importanza risiede soprattutto nella continuità del culto e nella memoria popolare del santo come protettore della comunità.
Anche altri prodigi sono collegati alla tradizione di Elpidio, ma le fonti disponibili non permettono di sottoporli a una verifica storica indipendente. È pertanto preferibile considerarli parte del patrimonio agiografico e religioso sviluppatosi intorno alla sua figura.

Iconografia
L'iconografia di Elpidio è quella tradizionale del vescovo della Chiesa antica.
L'attributo principale è il pastorale, già indicato nelle più antiche schede agiografiche moderne. Nelle immagini conservate a Sant'Arpino e Casapulla il santo appare in abiti episcopali, con mitra e pastorale. La rappresentazione sottolinea soprattutto la sua funzione di pastore della Chiesa di Atella.
A Sant'Arpino una statua lignea del santo è conservata nella chiesa principale della comunità. L'opera appartiene alla storia artistica del culto locale e testimonia la continuità della venerazione attraverso l'età moderna.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

E’ celebrato il 1° settembre dal Martirologio Romano, il cui latercolo riepiloga una non antica leggenda secondo la quale Elpidio fu uno dei dodici vescovi o preti africani che, durante la persecuzione vandalica del V sec. o durante quella ariana del IV, dopo vari tormenti furono caricati su di una vecchia nave senza remi e senza vele perché morissero in mare. Ma la nave non affondò e, spinta da correnti favorevoli, raggiunse la Campania. Tale leggenda, come avevano già sospettato il Ruinart ed il Tillemont e come dimostra ampiamente il Lanzoni, è recente (sec. XII) e non merita alcuna fiducia: essa non fa che riprendere e rifare, ampliandoli, altri episodi del genere, come quello del vescovo di Cartagine Quodvultdens giunto coi suoi chierici a Napoli nel 439-440. Il Lanzoni vede in tutti i dodici nomi, vescovi o santi locali. Prima, infatti, che in tale leggenda, il nome di Elpidio appare in altre fonti ben più importanti.
La passio del martire atellano s. Canione dice che il vescovo Elpidio eresse una basilica sul suo sepolcro ed anzi ne riporta l'iscrizione dedicatoria col nome del costruttore. Un altro documento, la Vita S. Elpidii, lo celebra al 24 maggio, lo dice fratello di s. Cione, zio di s. Elpicio, non altrimenti noto, e vescovo di Atella ai tempi di papa Siricio (384-399) e di Arcadio (395-408): questi dati cronologici sono probabilmente quelli giusti. Gli Atti della traslazione di s. Atanasio di Napoli ci informano che in Atella nell'872 vi era una ecclesia S. Elpidii, mentre un istrumento notarile dell'820 testimonia che già in quell'epoca tutta la zona circostante era chiamata S. Elpidio (oggi S. Arpino). E, finalmente, il Calendario marmoreo di Napoli (cf. Mallardo, op. cit in bibl., p. 21) ne celebra la memoria al 15 gennaio con le parole: ET s. EEPIDII EPI[SCOPI]; e, malgrado che l'identità della data abbia fatto concludere al Delehaye che in questa nota si tratti dell'omonimo Elpidio, celebrato pure al 15 gennaio dal Sinassario Costantinopolitano, il Lanzoni ed il Mallardo accettano la tradizione di quegli studiosi che videro celebrato nel Calendario marmoreo il vescovo di Atella, perché l'Elpidio bizantino non consta fosse vescovo.
Distrutta la città con l'invasione longobarda, pare che alcuni cittadini atellani, portando con sé i corpi di Elpidio, Cione ed Elpicio, si rifugiassero a Salerno, dove le sacre reliquie vennero collocate sotto un altare dell'antica cattedrale. Il clero di Salerno da secoli ne celebra la festa liturgica al 24 maggio. Recentemente, nel 1958, l'arcivescovo Demetrio Moscato ha voluto compiere una ricognizione canonica delle reliquie dei santi che la storia salernitana confermava essere sepolti nella cripta del duomo, propriamente sotto l'altare denominato "dei santi confessori". Fra le altre reliquie furono rinvenute anche quelle dei tre santi Elpidio, Cione ed Elpicio, ivi collocate dall'arcivescovo Alfano I nel marzo 1081, come è chiaramente detto in un'iscrizione marmorea, collocata dal medesimo arcivescovo nella parte interna della lastra di copertura delle reliquie, che ora avranno nuova decorosa sistemazione. Anche nella lista episcopale di Reggio Emilia, si incontra un Elpidio, vescovo di Atella, che, distrutta la sua sede, cercò rifugio nientemeno che a Reggio Emilia, città di cui sarebbe stato vescovo dal 448 al 453; morto, sarebbe stato sepolto, non si comprende per quale motivo, a Salerno. Il Lanzoni, accennando a queste notizie, le ritiene, e non a torto, "un ammasso mostruoso di errori".


Autore:
Antonio Balducci - Giovanni Lucchesi


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-08-18

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