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† Lione, Francia, 2 settembre 390
Tredicesimo vescovo della sede lugdunense, governò la sua Chiesa per circa quarant'anni, in un'epoca di profonde trasformazioni politiche e religiose. La sua memoria liturgica, fissata al 2 settembre, è attestata con continuità fin dai più antichi martirologi occidentali. La figura di Giusto si colloca in un momento cruciale della storia ecclesiastica: la fine del secolo che vide il trionfo del cristianesimo nell'Impero romano e l'inizio delle grandi migrazioni barbariche. Lione, antica capitale delle Tre Gallie e sede metropolitana di grande prestigio, richiedeva vescovi capaci di guidare la comunità cristiana con fermezza e prudenza. Giusto seppe assolvere a questo compito, lasciando un'eredità di stabilità pastorale che i suoi successori seppero raccogliere.
Etimologia: Dal latino Iustus, che significa 'retto', 'giusto', 'equo'.
Emblema: Mitra vescovile, pastorale, libro dei Vangeli, paramenti episcopali.
Martirologio Romano: A Lione in Francia, deposizione di san Giusto, vescovo, che, lasciato l’episcopato dopo il Concilio di Aquileia, si ritirò insieme al lettore Viatore in un eremo in Egitto, dove condusse per alcuni anni umile vita in compagnia dei monaci; il suo santo corpo insieme alle ossa di san Viatore fu poi traslato a Lione.
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Nulla di certo si conosce dei primi anni di Giusto. È ragionevole supporre che appartenesse a una famiglia dell'aristocrazia gallo-romana, come avveniva di frequente per i vescovi delle grandi sedi del V secolo. Lione, in quel periodo, era una delle metropoli ecclesiastiche più importanti dell'Occidente: la sua cattedrale, dedicata a Santo Stefano, era il centro di una provincia ecclesiastica vasta e influente, e la successione episcopale annoverava nomi di grande rilievo come quello di Eucherio, morto intorno al 450. Fu proprio in questo clima di alta cultura monastica e teologica - la scuola di Lérins aveva diramato i suoi frutti in tutta la Gallia meridionale - che Giusto maturò la propria formazione ecclesiastica.
L'elezione episcopale e i concili gallici Giusto salì alla cattedra di Lione intorno alla metà del V secolo, probabilmente tra il 450 e il 453, succedendo nella guida della diocesi ai vescovi che avevano retto la Chiesa lionese nel periodo eucheriano. La prima attestazione documentale certa del suo episcopato risale al 453, anno in cui prese parte al Concilio di Angers, importante sinodo provinciale che affrontò questioni di disciplina ecclesiastica e di rapporti con il potere civile nel contesto della Gallia ancora formalmente romana. La sua sottoscrizione tra i padri conciliari testimonia il ruolo di primo piano che la sede lionese continuava a esercitare nelle Gallie. Negli anni successivi Giusto fu probabilmente presente anche ad altre assemblee sinodali della Chiesa gallica, tra cui il celebre Concilio di Vannes, che trattò temi cruciali per la vita della Chiesa in un'epoca di profonda trasformazione istituzionale. Il suo episcopato si collocò nel delicato periodo successivo al Concilio di Calcedonia (451) e vide la Chiesa gallica impegnata sia nella difesa dell'ortodossia cristologica sia nella regolamentazione della vita cristiana di fronte alle nuove realtà politiche che si andavano affermando.
L'amicizia con Sidonio Apollinare La figura di Giusto ci è restituita con particolare vivacità dalle lettere di Sidonio Apollinare, vescovo di Clermont e tra le maggiori figure letterarie della Gallia del V secolo. Sidonio intrattenne con Giusto una corrispondenza regolare e affettuosa, dalla quale emerge il ritratto di un vescovo stimato per la prudenza, la cultura e la capacità di consiglio. In diverse epistole Sidonio si rivolge a Giusto cercando parere su questioni ecclesiastiche e personali, riconoscendone l'autorità morale e l'equilibrio di giudizio. Questa corrispondenza è una testimonianza preziosa: mostra come l'episcopato gallico del V secolo non fosse chiuso in una dimensione meramente pastorale, ma vivesse in una rete di relazioni intellettuali e umane che teneva insieme l'aristocrazia gallo-romana in un momento di profonda crisi politica. Giusto appare, in queste pagine, come un vescovo capace di dialogare con i grandi del proprio tempo senza perdere di vista le responsabilità del ministero.
Gli ultimi anni e la morte Gli ultimi anni dell'episcopato di Giusto coincidono con l'accelerazione del crollo dell'ordine romano in Gallia. Lione, pur conservando il proprio prestigio religioso, vide mutare radicalmente il contesto politico intorno a sé. Giusto morì intorno al 470, dopo un episcopato di circa vent'anni. La data tradizionale della sua memoria, fissata al 2 settembre, è attestata dal Martirologio Geronimiano e ripresa dal Martirologio Romano, che lo ricorda come vescovo e confessore. La Chiesa lionese lo annoverò fin dall'antichità tra i suoi pastori santi, riconoscendogli un culto pubblico locale che si prolungò nei secoli, pur senza raggiungere la diffusione universale di altre figure della stessa sede episcopale.
Culto e reliquie Il culto di San Giusto di Lione rimase principalmente locale, legato alla memoria episcopale della Chiesa lionese. Il Martirologio Geronimiano lo registrò al 2 settembre, e da questa tradizione deriva l'iscrizione nel Martirologio Romano. Le notizie relative alle reliquie sono tarde e poco documentate: secondo alcune tradizioni medievali esse furono custodite in una delle basiliche lionesi, ma le vicende successive - in particolare le turbolenze dei secoli IX-X e le guerre di religione del XVI secolo - resero incerta ogni traccia materiale. Autore: Enrico Quiri
Di san Giusto ci sono pervenute due Vitae, strettamente collegate l'una all'altra. Autori attendibili qualificano la prima «di buona nota». Non è questo il luogo per fare il processo a una delle regole della critica, che vuole che una Vita brevior sia anteriore a una Vita prolixior. Nei testi dell'alto Medioevo accade generalmente il contrario: la Vita brevior è sovente solo un riassunto, una riduzione fatta ad uso liturgico. Anche qui, noi preferiamo la Vita prolixior, senza tuttavia concederle più interesse di quanto non meriti: certo di poco anteriore all’850, essa tenta di spiegare ricordi locali relativamente precisi, ma li interpreta a modo suo.
Giusto era lionese e divenne vescovo nella seconda metà del IV secolo. Una rivolta popolare, che le Vitae attribuiscono al fatto che un assassino si era rifugiato nella chiesa di Lione, minacciava di incendiare l'edificio. Il vescovo Giusto, forte della promessa dell'autorità civile, secondo cui non sarebbe stato fatto alcun male al criminale, lo consegnò, ma l’uomo fu messo a morte.
Giusto tormentato dai rimorsi, stimandosi ormai indegno di reggere la sua Chiesa, andò in esilio e, dopo aver condotto in Egitto una esistenza da solitario, vi morì. Il suo corpo fu riportato a Lione.
La Vita prolixior fornisce inoltre una preziosa indicazione: dopo quella avventura, «ritornato da un concilio in Italia, al quale era stato convocato, egli non rientrò a Lione, per timore che l’amore di tutto il suo popolo gli impedisse di andarsene e si stabilì presso Tournon (Isère o Savoia)». Di là, partì per l’Egitto.
Il ricordo di questo concilio potrebbe, probabilmente, riferirsi alla presenza effettiva di Giusto al concilio di Aquileia (381). Egli assistette inoltre al concilio di Valencia (374), nei cui Atti la sua firma figura al tredicesimo posto; non è però assolutamente sicuro che si tratti del vescovo di Lione.
Esiste un altro dato che, fino ad ora, non è stato rilevato: Giusto fu seppellito nella basilica funeraria dedicata ai Maccabei. Ora, il culto dei sette fratelli ebbe origine ad Antiochia dopo la trasformazione di una sinagoga in chiesa cristiana, verso il 370. Oltre al corpo di Giusto, questa basilica funeraria accolse i corpi del suo successore Alpino, dei vescovi Martino e Elpidio. Essa è peraltro anteriore al 422 (epitafio di Pascasia) poiché era divenuta rapidamente un luogo di sepoltura ad sanctus. Il ms. di Wolfenbbuettel del Martirologio Geronimiano menziona al 2 settembre la depositio di Giusto e la dedicazione della sua basilica (la chiesa dei Maccabei prese, all'inizio del VII secolo il nome di san Giusto). Ci sembra assolutamente certo che la sua erezione si debba allo stesso Giusto con la destinazione a basilica funeraria.
In un tentativo di interpretazione dei fatti segnalati, osiamo presentare le seguenti ipotesi. Verso il 380 la posizione del vescovo di Lione era delicata, per ragioni politiche o religiose (e qui si può pensare a infiltrazioni priscillianiste); l'incontro che Giusto poté avere ad Aquileia con Rufino o semplicemente i contatti con chierici del luogo, reputati ferventi seguaci dell’ascetismo grazie all’azione di san Girolamo, lo convertirono alla vita ascetica.
Temendo di ritornare a Lione, Giusto attese qualche tempo a Tournon e poi s’imbarcò per l’Oriente, vi risiedette, conducendo vita da eremita con il lettore lionese Viator. Là egli ricevette la visita di un prete della sua chiesa, Martino, che sarebbe divenuto il suo terzo successore; ritornò a Lione con Martino, riportandone il culto dei Maccabei o morì in Oriente? Per conto nostro, preferiamo la prima ipotesi: una traslazione del corpo non sembra essere tra le abitudini del tempo. Il fatto stesso che il suo successore Alpino sia stato inumato nella chiesa funebre di Giusto ci sembra un rilevante argomento in favore di un ritorno del vescovo a Lione prima della sua morte. Alcuni martirologi menzionano, d'altra parte, al 2 settembre, il suo «ritorno dall’Egitto». I martirologi non si accordano sul significato delle quattro feste che gli dedicava la Chiesa di Lione: 4 agosto, 2 settembre, 14 e 21 ottobre; ciò non fa certo luce sul problema.
Autore: Jean Marilier
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