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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera R > San Remaclo (Rimagilo) di Stavelot Condividi su Facebook

San Remaclo (Rimagilo) di Stavelot Abate

Festa: 3 settembre

Aquitania, Francia, inizio VII sec. - Stavelot, Belgio, 3 settembre 673 circa

Remaclo incarna la figura del monaco missionario che nel VII secolo portò il Vangelo nelle foreste selvagge delle Ardenne. Formatosi nella rigorosa scuola di Luxeuil, fondata da san Colombano, seppe fondere la spiritualità celtica con la nascente tradizione benedettina, creando un modello originale di vita monastica adattato alle esigenze dell'evangelizzazione. Chiamato dal re merovingio Sigeberto III a fondare un monastero nelle regioni ancora pagane, Remaclo diede vita al doppio monastero di Stavelot e Malmedy, istituzione che divenne per secoli faro di civiltà cristiana e culturale nel cuore dell'Europa germanica. La sua opera non si limitò alla costruzione di edifici monastici, ma seppe creare comunità cristiane stabili, formando discepoli che continuarono la sua missione dopo la sua morte. Remaclo rappresenta un ponte tra due mondi: l'eredità del monachesimo irlandese e la nuova organizzazione benedettina, la cultura gallo-romana e il mondo germanico in cristianizzazione. 

Etimologia: Dal germanico 'Regin-mahil' (consiglio potente) o dal latino 'Remaclus' (piccolo remo).

Emblema: Abito benedettino, pastorale, libro della Regola, due monasteri in mano, lupo.

Martirologio Romano: Nel monastero di Stavelot nel Brabante, nell’odierno Belgio, san Rimágilo, vescovo e abate, che, dopo quello di Solesmes, fondò i due monasteri di Stavelot e di Malmedy nella solitudine della foresta delle Ardenne.


La Vita prima Remacli del|a prima metà del secolo IX, è opera, in stile barbaro di un anonimo monaco di Stavelot, infatuato della gloria del suo eroe e nel contempo avaro di informazioni valide. Questo testo è stato ripreso, corretto e sviluppato da Erigerò di Lobbes in una Vita secunda redatta tra il 972 e il 980, che altro non è che una compilazione di opere conosciute e sconosciute e di tradizioni orali. La lettera a Werinfride, indirizzata da Erigerò all’abate di Stavelot, doveva servire da prefazione alla Vita secunda, mentre a torto figura all’inizio delle Gesta Pontificum Leodiensitim.
Una Homilia in Natale san Remagli, composta a Stavelot da un anonimo poco dopo la Vita prima ch’essa utilizza, fa prima di tutto l’elogio del suo eroe e tende verso uno sviluppo completo della leggenda/Altra fonte, di prim’ordine questa, sono i Aliracitla sancii Remacli, iniziati tra l’851 e P861 e ultimati dopo il 1008. Opera collettiva intrapresa dai monaci di Stavelot su richiesta di Airico, abati di Cornelimunster, è di capitale importanza per la storia della vita e dei costumi dei secoli IX e X, e illustra, con grande profusione di dettagli, di aneddoti e di quadretti dal vivo, il posto importanti che prese rapidamente il culto di san Remaclo nella vita e nell’economia della comunità stavelotana.
Una Vita tertia sancti Remacli del secolo XV riassume quelle anteriori. Attenendosi ai fatti storicamente fondati, ecco ciò che si conosce di Remaclo. Egli nacque alla fine del secolo VI o all’inizio del VII, senza dubbio in Aquitania. Secondo il suo principale storico, F. Baix, «Remaclo è senza padre, senza madre e senza genealogia». Entrò ancora giovane nell’abbazia di Luxeuil, nei Vosgi, sotto la regola di Colombano e, nel 632, Eligio lo chiamò a capo del monastero di Solignac da lui appena fondato.
Verso il 645-647, con l’appoggio di Sigeberto III d’Austrasia, Remaclo partì per Cugnon (Belgio, provincia di Lussemburgo, comune del cantone di Paliseul) con alcuni dei suoi monaci, per costruirvi un monastero; non tardò tuttavia ad abbandonare il progetto, poiché verso il 650 lo ritroviamo a Nord della foresta delle Ardenne, dove fonda i monasteri di Malmédy (diocesi di Colonia) e di Stavelot (diocesi di Tongres) che diviene ben presto per lui luogo di soggiorno abituale.
Capo di queste nuove comunità, Remaclo (lat. Remaclus, Remaglus, Rimagilus) fu consacrato vescovo-abate, sembra da sant'Amando, cosa che valse alle due case l’esenzione totale di fronte agli ordinari del luogo, cioè ai vescovi di Colonia e di Tongres. Remaclo adottò all’inizio della sua fondazione la regola di san Colombano, ma in seguito preferì le pratiche d’una regola mitigata, frutto delle sue letture, improntata alle sue tendenze ed essenzialmente ispirata dalla regola di san Benedetto.
La dotazione fondiaria regia, accordata all’epoca della fondazione, era stata generosa, e ben presto, con il loro lavoro, i monaci la svilupparono e la utilizzarono nel miglior modo. Il 6 dicembre 670, Remaclo ne fece confermare le delimitazioni precise dal vescovo di Liegi, Teodrado, dal domesticus Odone e dai forestali regi.
Si ammette generalmente che la morte di Remaclo avvenne un 3 settembre, dopo il 671 e prima del 23 dicembre 676.
Intorno alla sua memoria il culto dovette svilupparsi rapidamente se già il 25 giugno del 685 le sue reliquie furono elevate dall’abate Goduino (il corpo deposto in una cassa, tolto dall’oratorio di san Martino, fu posto nella chiesa abbaziale dietro l’altare dei SS. Pietro e Paolo) e ben presto da più parti si volle entrare in possesso di qualche sua reliquia o ricordo (l’abate di Kornelimiinster, Airico, si fece rimettere nel secolo IX una cuppa che si riteneva appartenuta al santo; Marche-en-Famenne e le abbazie di san Bavone di Gent e di san Gallo in Svizzera si vantavano di possedere reliquie del santo). Stavelot fece eseguire nel secolo XIII uno splendido reliquiario (attualmente conservato nei Musées Royaux d’Art et d’Histoire a Bruxelles), meravigliosa testimonianza dell’arte mosana. Il sarcofago fu ancora aperto nel 1610, nel 1657 e nel 1698, come attestano alcuni inventari e processi verbali.
Il culto di Remaclo non rimase però locale: se ne trovano tracce a Colonia (nelle litanie della cattedrale composte sotto il vescovo Ildebaldo [785-819]), Solignac, Germigny, Caen, Corbie e, in generale, nelle regioni in cui l’abbazia aveva delle proprietà: nel Belgio orientale (particolarmente nell’attuale diocesi di Namur, a Deulin, a Gérin, a Purnode, a Schaltin, ecc.), in Renania e nelle Ardenne francesi.
Per quanto riguarda le forme di questo culto nei secoli IX, X e XI, i Miracula Sancii Remacli riportano numerose scene verificatesi vicino alle reliquie o accanto ad una fontana che il taumaturgo avrebbe fatto sgorgare: i malati varcano una balaustra per raggiungere la tomba del santo circondata di ceri accesi; guariti, essi gettano grida, le campane suonano, i monaci intonano il Te Deum, poi si appendono i loro ex-voto baculi et scabelli alle porte della chiesa abbaziale.
Fra le diverse date in cui si festeggiava Remaclo ricordiamo: la commemorazione, il 10 maggio, la traslazione o dedicazione della chiesa, il 25 giugno e, la più importante, il 3 settembre, dies natalis o depositio sancii Remagli, giorno in cui era letta l'Homilia in Natale sancti Remagli e in cui avvenivano sovente dei miracoli. Ai nostri giorni l’Ufficio di Remaclo figura nel Proprio della diocesi di Namur alla data tradizionale del 3 settembre.
Remaclo è sovente rappresentato accompagnato da un lupo a ricordo di quello che, dopo aver divorato l’asino del santo, sarebbe divenuto il suo fedele compagno.

Autore: Mireille De Somer

ICONOGRAFIA
Del secolo XIII è l’urna reliquiaria, opera di scuola lotaringia, nella parrocchiale di Stavelot. Il santo appare anche nella cassa reliquiario di sant'Adelina, suo discepolo, del secolo XII, nella chiesa di St-Martin de Visé, nel Belgio: in essa sant'Adelina è rappresentato nell’atto di rendere omaggio al suo maestro. A Stavelot si trova anche una sua statua lignea, del secolo XVI. Purtroppo perduto è il paliotto di Wibald di Stavelot, in cui erano rappresentate otto scene della sua vita.

Autore: Antonietta Cardinali




Remaclo nacque in Aquitania, probabilmente nella regione del Poitou, nei primi anni del VII secolo, in un'epoca di profonda trasformazione per la Chiesa franca. Le notizie sulla sua famiglia sono scarse e avvolte nella nebbia della tradizione, ma è certo che ricevette una formazione solida, sia culturale che spirituale. La scelta della vita monastica lo portò verso nord, nell'abbazia di Luxeuil, fondata da san Colombano intorno al 590.
Luxeuil rappresentava allora il centro più vitale del monachesimo in Gallia, dove la regola colombaniana, caratterizzata da un'ascesi rigorosa e da uno slancio missionario appassionato, formava generazioni di monaci destinati a diventare apostoli delle regioni ancora pagane. Remaclo assorbì questa spiritualità fatta di preghiera intensa, studio delle Scritture e zelo evangelizzatore. Sotto la guida di abati come sant'Eustasio e san Valberto, il giovane monaco si distinse per prudenza, sapienza e capacità di governo.
La formazione a Luxeuil segnò indelebilmente Remaclo: da qui apprese l'importanza della vita comunitaria, la centralità della liturgia delle ore, l'amore per la cultura classica e sacra. Ma soprattutto interiorizzò quella spinta missionaria che caratterizzava il monachesimo colombaniano: il monastero non era fine a se stesso, ma base di partenza per l'annuncio del Vangelo.

La chiamata alle Ardenne
Intorno al 648, la Provvidenza - o meglio, la lungimiranza del re merovingio Sigeberto III - chiamò Remaclo a una nuova missione. Le foreste delle Ardenne, vasta regione boscosa che si estendeva tra l'attuale Belgio e la Germania occidentale, erano ancora in gran parte pagane o superficialmente cristianizzate. Sigeberto, sovrano del regno di Austrasia, desiderava consolidare la presenza cristiana in questi territori di frontiera e rafforzare al contempo il controllo reale su regioni strategicamente importanti.
Remaclo fu scelto per la sua prudenza, la sua esperienza e le sue qualità di leader. Non si trattava di un compito facile: le Ardenne erano terra di foreste impenetrabili, di popolazioni rurali legate a antichi culti pagani, di tradizioni radicate che resistevano alla cristianizzazione. Occorreva non solo costruire chiese e monasteri, ma creare comunità cristiane stabili, formare clero locale, evangelizzare con pazienza e rispetto.

La fondazione di Stavelot
Remaclo iniziò la sua opera scegliendo un luogo lungo il fiume Amblève, nella valle di Stavelot. La tradizione racconta che la scelta del sito fu guidata da segni providenziali, ma più probabilmente fu dettata da considerazioni pratiche: la presenza di acqua, la fertilità del suolo, la posizione strategica lungo vie di comunicazione.
Intorno al 651, Remaclo diede inizio alla costruzione del monastero di Stavelot, dedicandolo ai santi Pietro e Paolo. La fondazione seguiva il modello benedettino, ormai in ascesa in Occidente, ma conservava elementi della tradizione colombaniana, specialmente nell'impegno missionario. Remaclo radunò intorno a sé una comunità di monaci, molti dei quali probabilmente venuti da Luxeuil, e iniziò quel lavoro paziente di dissodamento fisico e spirituale della terra.
Il monastero divenne rapidamente centro di irradiazione cristiana: dalla preghiera liturgica che scandiva le ore, al lavoro manuale nei campi, allo studio e alla copia dei manoscritti, alla predicazione nelle campagne circostanti. Remaclo seppe creare un'istituzione stabile, capace di autosostentamento ma anche di servizio alle popolazioni locali. I monaci non si limitavano a pregare per il mondo, ma lavoravano con il mondo, insegnando tecniche agricole migliori, assistendo i malati, accogliendo i pellegrini.

L'espansione: Malmedy e le altre fondazioni
Il successo di Stavelot fu tale che ben presto si rese necessaria un'espansione. Intorno al 658, Remaclo fondò una seconda casa monastica a Malmedy, pochi chilometri a nord, lungo il fiume Warche. Malmedy nacque come dipendenza di Stavelot, ma con una sua autonomia operativa. Questa soluzione del doppio monastero - due case distinte ma unite sotto un unico abate - era innovativa e si rivelò vincente.
Remaclo stabilì che i due monasteri formassero un'unica abbazia, con un solo abate che avrebbe governato entrambe le comunità. I monaci potevano essere trasferiti da una casa all'altra secondo le necessità, e le risorse erano gestite in comune. Questa organizzazione permise una maggiore flessibilità e una più ampia presenza sul territorio.
Oltre a Stavelot e Malmedy, Remaclo fondò o riformò altri monasteri nella regione, creando una vera e propria rete monastica nelle Ardenne. Ogni fondazione diventava un centro di evangelizzazione, un punto di riferimento per le popolazioni locali, un luogo dove la fede si incarnava nella vita quotidiana.

Il governo abbaziale
Remaclo governò le sue fondazioni con sapienza e prudenza per circa venticinque anni. Le fonti lo descrivono come un abate severo ma giusto, esigente con se stesso prima che con i suoi monaci, dedito alla preghiera e allo studio ma anche attento alle necessità materiali della comunità.
La sua spiritualità era radicata nella Regola di san Benedetto, che stava diventando lo standard del monachesimo occidentale, ma conservava elementi della tradizione colombaniana, specialmente nell'accento posto sull'ascesi personale e sullo zelo missionario. Remaclo seppe operare una sintesi felice tra queste due correnti, creando un modello monastico adatto al contesto delle Ardenne.
Sotto il suo governo, Stavelot-Malmedy divenne non solo un centro spirituale, ma anche culturale ed economico. I monaci copiavano manoscritti, preservando la cultura classica e patristica, bonificavano terre, insegnavano arti e mestieri, assistevano i poveri. Il monastero divenne un faro di civiltà in una regione ancora selvaggia.
Remaclo mantenne buoni rapporti con la corte merovingia, ricevendo donazioni e privilegi che permisero l'espansione delle fondazioni. Ma seppe anche preservare l'autonomia del monastero, evitando che diventasse strumento del potere politico. La sua era un'opera di Chiesa, al servizio del Vangelo e delle anime, non degli interessi temporali.

Gli ultimi anni e la morte
Verso la fine della sua vita, Remaclo sentì il peso degli anni e delle responsabilità. Intorno al 670, forse già malato, decise di rinunciare al governo dell'abbazia, ritirandosi in una cella appartata per prepararsi all'incontro con Dio. Scelse come suo successore Teodardo, uno dei suoi discepoli più fidati, assicurando così la continuità dell'opera iniziata.
Remaclo morì il 3 settembre, probabilmente nel 673, circondato dai suoi monaci. Le fonti antiche descrivono la sua morte come serena, preceduta da ultime esortazioni alla comunità e dall'amministrazione dei sacramenti. Fu sepolto nella chiesa abbaziale di Stavelot, dove la sua tomba divenne rapidamente meta di pellegrinaggi.
La notizia della sua santità si diffuse rapidamente nelle regioni circostanti. I miracoli attribuiti alla sua intercessione, le grazie ricevute presso la sua tomba, la memoria della sua vita santa, alimentarono un culto che si consolidò nei secoli successivi.

Il culto e le reliquie
Il culto di san Remaclo si sviluppò rapidamente dopo la sua morte. Già nel VII secolo era venerato come santo nelle regioni delle Ardenne e oltre. La sua memoria liturgica fu fissata al 3 settembre, giorno della sua morte.
Le reliquie del santo furono conservate nella chiesa abbaziale di Stavelot, diventando oggetto di grande venerazione. Nel corso dei secoli, l'abbazia conobbe periodi di splendore e di decadenza, ma il culto di san Remaclo rimase sempre vivo. Durante la Rivoluzione francese, quando l'abbazia fu soppressa e distrutta, le reliquie andarono disperse. Oggi ne rimangono solo alcune piccole parti, conservate in diverse chiese della regione.

Stavelot-Malmedy nei secoli
L'abbazia fondata da Remaclo divenne una delle più importanti istituzioni monastiche dell'Europa medievale. Principato abbaziale del Sacro Romano Impero, Stavelot-Malmedy godette per secoli di grande autonomia e prestigio. Il monastero fu centro culturale di prim'ordine, con una scriptorium famoso per la qualità dei suoi manoscritti miniati.
Tra i discepoli di san Remaclo si distinsero figure di spicco come san Trond, san Lamberto e soprattutto sant'Uberto, che divenne vescovo di Liegi e apostolo delle Ardenne, continuando l'opera del maestro.

Iconografia
San Remaclo è raffigurato nell'arte con gli attributi tipici dell'abate benedettino: l'abito nero della regola, la pastorale, il libro della Regola. Spesso è rappresentato con due monasteri in mano, a simboleggiare la doppia fondazione di Stavelot e Malmedy. Un attributo particolare è il lupo, legato a una leggenda secondo cui il santo avrebbe ammansito un lupo che terrorizzava la regione.

Curiosità
Secondo una tradizione medievale, Remaclo avrebbe scelto il sito di Stavelot seguendo un segno divino: una colomba sarebbe scesa dal cielo indicando il luogo esatto dove costruire il monastero. Un'altra leggenda racconta che, durante la costruzione, un lupo che aveva sbranato il cavallo di uno dei monaci fu costretto dal santo a sostituire l'animale nel lavoro di trasporto dei materiali, fino a diventare mansueto.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-08-18

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